Cronache
Pupo torna sui banchi a 70 anni: “Faccio la maturità per i miei genitori”
Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, affronterà l’esame di Maturità a 70 anni. Il cantante punta al diploma al Liceo delle Scienze umane e racconta al Corriere della Sera di volerlo dedicare ai genitori.
A 70 anni, dopo una vita di palchi, canzoni e successi popolari, Pupo torna sui banchi di scuola. Enzo Ghinazzi, oltre 20 milioni di dischi venduti, sarà tra i 527.747 candidati che affronteranno l’esame di Maturità 2026. Lo farà da privatista, al Liceo delle Scienze umane con indirizzo economico sociale, all’istituto Minerva di Roma.
Il cantante lo ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera, spiegando che questo diploma è soprattutto un gesto d’amore verso i genitori. “Vorrei fare un regalo al mio babbo che non c’è più e alla mia mamma che se n’è andata un mese fa. Ci tenevano tanto”, ha detto.
Una sfida personale dopo una vita di successi
Pupo lasciò la scuola a 16 anni. Prima un anno di Ragioneria, poi il passaggio allo Scientifico, scelto anche per seguire una ragazza che gli piaceva. Ma la musica, i club, le balere e le prime canzoni finirono presto per prendere il posto dei libri.
Ora il cantante ha deciso di recuperare. Ha studiato in un istituto privato di Arezzo, seguendo lezioni individuali una o due volte alla settimana, e ha sostenuto l’esame preliminare previsto per i privatisti.
L’esame e l’obiettivo del voto
Pupo affronterà prima lo scritto di italiano, poi quello di diritto. Agli orali porterà italiano, inglese, diritto e scienze umane. Dice di sentirsi tranquillo, senza ansia da esame, forte di un credito di 32 punti e con un obiettivo dichiarato: non il 100, ma almeno 80.
Con il consueto tono ironico, ha raccontato che si presenterà in doppiopetto blu, camicia bianca, occhiali, Rolex al polso e una Montblanc nel taschino.
Dopo il diploma il sogno della laurea
Per Pupo la maturità potrebbe non essere l’ultimo traguardo. Dopo il diploma vorrebbe iscriversi a Scienze della comunicazione e provare a laurearsi in tre anni.
“Preparatevi al dottor Pupo”, ha scherzato. Ma dietro la battuta resta una storia semplice e forte: quella di un artista che, dopo avere conquistato il pubblico, sceglie di tornare in aula per chiudere un conto rimasto aperto con la scuola, con la famiglia e con se stesso.
Cronache
Poggioreale, abbattuto un drone con hashish e un iPhone diretto nel carcere
Un drone carico di hashish e con un telefono di ultima generazione è stato abbattuto prima di raggiungere il carcere di Poggioreale. L’Uspp chiede più agenti e sistemi tecnologici contro le consegne illegali.
Cronache
Ranucci-Lavitola, incontri, cene e affari mancati: sotto esame un rapporto iniziato nel 2019
Gli investigatori ricostruiscono il rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, iniziato nel 2019 e diventato progressivamente personale. Al centro delle verifiche ci sono le cene al Cefalù Bistrò, i crediti di carbonio e alcune mediazioni imprenditoriali. Ranucci resta vittima e parte lesa.
«Valter mi portava ovunque, neanche fossi la Madonna di Pompei. Come testimonial, però, sono stato un fallimento». Con questa battuta Sigfrido Ranucci ha descritto il rapporto complesso costruito negli anni con Valter Lavitola, tra incontri, cene e presentazioni organizzate al Cefalù Bistrò di Roma.
È proprio la natura di quella frequentazione a occupare uno spazio rilevante nell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025. Lavitola è indicato come il presunto mandante dell’esplosione, mentre Ranucci resta vittima e parte lesa. Le responsabilità dell’ex editore dovranno essere accertate definitivamente nel processo.
I primi incontri risalgono al 2019
Il rapporto sarebbe cominciato almeno nel 2019, quando Lavitola entrò nella sede della Rai per incontrare Ranucci. Un secondo accesso risulta nel 2021.
Durante la pandemia, Lavitola avrebbe inoltre ospitato gratuitamente nel bed and breakfast vicino al proprio ristorante un inviato di Report rientrato dal Brasile e sottoposto a quarantena.
Ranucci avrebbe inizialmente considerato Lavitola una fonte utile per arrivare a un’intervista con Marcello Dell’Utri. Con il passare del tempo, tuttavia, il legame sarebbe diventato più personale, alimentato anche dalle frequenti cene nel locale romano.
Lavitola parla di «amicizia interessata»
Davanti al Tribunale del Riesame, Lavitola ha definito il rapporto con Ranucci un’«amicizia interessata». Il giornalista, secondo la sua ricostruzione, avrebbe potuto aiutarlo a riconquistare una reputazione dopo le precedenti vicende giudiziarie.
L’ipotesi accusatoria è che l’attentato fosse stato organizzato anche per favorire un aumento della protezione assegnata a Ranucci e spingerlo verso una futura candidatura politica. Lavitola avrebbe immaginato per sé il ruolo di consigliere e mediatore.
La Procura ritiene che il giornalista sia stato progressivamente manipolato. Ranucci, invece, ha spiegato di aver fornito soltanto consigli personali e disinteressati.
Le cene al Cefalù Bistrò
Il ristorante di via dei Quattro Venti sarebbe stato il punto d’incontro tra giornalisti, imprenditori e persone vicine a Lavitola.
Tra le cene finite sotto osservazione c’è quella alla quale parteciparono Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni di Urban Vision, società della quale Report si era occupato in passato per l’ingresso di Marco Dell’Utri, figlio di Marcello.
Gli inviti sarebbero stati organizzati da Giuseppe Lavitola, figlio ventiduenne di Valter e consigliere di Urban Venture, società partecipata dal gruppo. Urban Vision non avrebbe poi investito nel progetto africano sui crediti di carbonio al quale lavorava Lavitola.
Il progetto dei crediti di carbonio
Un altro passaggio riguarda l’intervista concessa da Ranucci il 5 luglio a un giornale dello Zimbabwe. L’iniziativa sarebbe stata sollecitata da Lavitola, impegnato in un’attività imprenditoriale nel settore dei crediti di carbonio.
Durante il colloquio, il giornalista accennò a un possibile interesse di Report per la corruzione nel Paese africano. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se quell’intervento avesse una finalità esclusivamente giornalistica o potesse essere utile agli interessi di Lavitola.
Ranucci ha sempre respinto l’ipotesi di condizionamenti sulle scelte editoriali della trasmissione. Ha inoltre negato l’esistenza di un’inchiesta sull’eolico influenzata dall’ex editore, dopo l’annuncio di un esposto da parte di Fratelli d’Italia.
La mediazione per acquistare il ristorante
Lavitola avrebbe chiesto a Ranucci anche un intervento per tentare di acquistare le mura del Cefalù Bistrò dalla famiglia Pulcini. Il giornalista ha spiegato che i proprietari erano estimatori di Report e che il suo ruolo si sarebbe limitato a una mediazione personale.
L’operazione non si concluse. Le conversazioni successive, però, mostrerebbero una notevole confidenza tra i due. Lavitola ringraziò il giornalista con parole molto calorose e Ranucci gli rispose confermando il proprio affetto.
Messaggi che non dimostrano il coinvolgimento di Ranucci negli affari dell’ex editore, ma documentano un rapporto personale più stretto di una semplice relazione tra giornalista e fonte. È su questa zona di confine che si concentrano ora gli accertamenti.
Cronache
Ranucci ironizza sul sondaggio: “Io al 7% senza neppure fare campagna elettorale”
Sigfrido Ranucci ironizza sul sondaggio Swg che gli attribuisce il 7% in un’ipotesi politica. Il giornalista rivendica inoltre una credibilità personale e di Report superiore al 60%, dato da lui riferito ma non ancora pubblicato.
«Il sondaggio è stato una sorpresa: non ho annunciato di volermi candidare e non ho neppure fatto campagna elettorale». Sigfrido Ranucci commenta con ironia la rilevazione realizzata da Swg e diffusa da La7, che gli attribuisce il 7% nell’ipotesi di una sua discesa in campo.
Il giornalista è intervenuto a margine della presentazione del libro “Il ritorno della casta”, a Roma.
“Più interessanti gli elettori ancora incerti”
Ranucci invita a leggere anche gli altri risultati della rilevazione. «Più interessante è il 23% che, alla domanda se mi voterebbe, risponde “può darsi”, oppure il 30% che dice “non saprei”», osserva.
Le percentuali, secondo il conduttore, mostrerebbero l’esistenza di un’area ancora molto ampia di persone che non esclude di sostenerlo. Ranucci non ha però annunciato alcuna candidatura né indicato un eventuale progetto politico.
La rivendicazione sulla credibilità di Report
Il giornalista richiama poi una parte della rilevazione che, a suo dire, non sarebbe stata resa pubblica e riguarderebbe la sua credibilità personale e quella delle inchieste di Report.
«È sopra il 60%, dopo tre mesi di campagne vergognose», afferma Ranucci, parlando della «più grande character assassination della storia».
Il dato sulla credibilità superiore al 60% viene riferito dal diretto interessato e non è contenuto nei risultati del sondaggio finora diffusi pubblicamente.
L’attacco agli autori degli articoli
Ranucci sostiene di essere stato oggetto di una campagna finalizzata a danneggiarne la reputazione e attacca quanti hanno pubblicato articoli critici nei suoi confronti.
«Qualcuno dovrà dire a quelli che hanno scritto tutti questi articoli che hanno sbagliato», conclude il giornalista.
Le sue parole alimentano il dibattito su un possibile futuro politico, ma al momento restano dichiarazioni pronunciate in risposta a uno scenario ipotetico formulato attraverso un sondaggio.


