Cultura
Pulcinella venduto al lusso: la pernacchia diventa business per pochi
A Napoli la cultura popolare diventa prodotto di lusso: simboli del popolo trasformati in oggetti esclusivi tra contraddizioni e ipocrisie.
A Napoli succede qualcosa che, se non fosse tragicamente reale, sarebbe da sceneggiatura comica. Di quelle scritte male, però. Si prende un simbolo popolare, uno di quelli che nascono per prendere in giro il potere, smascherarlo, ridicolizzarlo. Lo si ripulisce, lo si lucida, gli si mette il papillon e lo si chiude in una teca. Prezzo? Migliaia di euro. Non è una provocazione: è il listino.
Così la cultura del popolo diventa un oggetto per chi il popolo non lo incontra nemmeno per sbaglio, se non quando serve citarlo in qualche intervista o evocarlo con aria ispirata.
Pulcinella, che nasce per fare pernacchie al potere, oggi sembra seduto a tavola con il potere. E non mangia pane e cipolla: brinda, fattura e incassa.
Non è arte che circola, non è cultura che si diffonde. È lusso che si giustifica con la cultura. Un’operazione elegante nella forma, molto meno nella sostanza.
Il punto, però, non è solo estetico. È etico.
Perché quando a guidare queste operazioni sono artisti che si proclamano paladini dell’uguaglianza, che si richiamano a tradizioni politiche anche nobili, ma poi nei fatti inseguono esclusività, mercato e rendite, la contraddizione non è più una sfumatura. È il cuore del problema.
Si predica contro il denaro e si vive di denaro. Si parla di popolo e si lavora per pochi. Si evoca la libertà e si costruiscono prodotti blindati dal prezzo.
E poi c’è il livello successivo, quello più delicato. Quando queste iniziative trovano spazio, sostegno o semplicemente tolleranza dentro sistemi pubblici o partecipati, il cortocircuito diventa completo.
Perché a quel punto non è più solo una scelta artistica o commerciale. Diventa una questione di responsabilità.
Chi paga? Sempre gli stessi. Chi lavora, chi paga le tasse, chi non ha accesso a quel lusso travestito da cultura ma lo finanzia indirettamente dentro un sistema che spesso non distingue più tra promozione culturale e operazione di mercato.
Il rischio è evidente: trasformare la cultura popolare in una caricatura di se stessa. Non più viva, non più condivisa, ma confezionata e venduta.
E quando la pernacchia si trasforma in fattura, qualcosa si è rotto.
Il resto — le opacità, i retroscena, le dinamiche meno visibili — meriterebbe forse altri approfondimenti, altri strumenti, altri livelli di indagine.
Per ora resta questa fotografia: Pulcinella in vetrina. E il popolo fuori dalla porta.
Cultura
Ischia, successo e commozione per il Premio Internazionale Domenico Savio: 14 premiati e messaggi di pace
Grande partecipazione a Ischia per il Premio Domenico Savio: premiati giornalisti, atleti e protagonisti dell’inclusione. Un evento tra emozione e impegno per la pace.
Sull’isola d’Ischia ho vissuto momenti di grande emozione e commozione nel corso della quinta edizione del Premio Internazionale “Domenico Savio”, dedicato alla memoria di mio padre, dirigente politico, sindacalista e giornalista scomparso nel 2020.
Nella sala convegni dell’Hotel Michelangelo di Lacco Ameno, gremita in ogni ordine di posto, abbiamo premiato 14 personalità, oltre a circa trenta tra atleti speciali, coach e dirigenti dell’Ischia Baskin.
Un premio che cresce e si apre al mondo
Tra i premiati di questa edizione c’è stato Talal Khrais, giornalista di caratura internazionale, storico inviato di guerra e firma autorevole del giornalismo mondiale. Ha lavorato in oltre quaranta Paesi e ha raccontato con grande onestà intellettuale i conflitti più drammatici, in particolare in Medio Oriente.
La notizia della sua premiazione è stata pubblicata sul sito Assadakah, testata dell’Associazione Italo-Araba, e persino sul sito della NNA, la principale agenzia di informazione del Medio Oriente. Questo ha contribuito a far conoscere il Premio e la figura di mio padre anche nel mondo arabo, creando un ponte ideale di pace tra l’Italia e quelle popolazioni.
Talal, nonostante fosse in convalescenza, ha voluto essere presente a Ischia per onorare la memoria di Domenico Savio. Un gesto che ho apprezzato profondamente.
L’emozione degli atleti speciali
Uno dei momenti più toccanti è stato quello dedicato agli atleti dell’Ischia Baskin, la prima squadra inclusiva della Campania, laureatasi quattro volte campione regionale.
Abbiamo consegnato a ciascuno di loro una medaglietta del Premio, e loro, in cambio, ci hanno regalato il loro entusiasmo e il loro slogan vincente. È stato un momento autentico, carico di energia e significato.
Commovente anche la consegna del premio ai genitori del piccolo Leo Bailey, il “LEOncino” ischitano colpito da SMA e scomparso il giorno dopo che il farmaco Zolgensma era stato reso gratuito per i neonati fino a 21 mesi. Una tragedia che, come ha raccontato la mamma Francesca, si è trasformata in amore con la nascita della piccola Vittoria.
Tra i più piccoli premiati anche Davide Granato, di appena tre anni, accompagnato dai suoi genitori e dal fratellino.
I protagonisti del territorio
Abbiamo premiato anche tante figure significative del nostro territorio e non solo: Franco Di Iorio, detto Garibaldi, Ida Trofa e Ciro Cenatiempo, giornalisti coraggiosi; Vito Iacono, consigliere comunale di Forio, accompagnato dal padre Franco, già parlamentare europeo; Paolo Esposito, presidente dell’Ordine interprovinciale dei fisioterapisti, impegnato da sempre per garantire questo diritto a tutti.
Un riconoscimento è andato anche al professor Domenico Castagna, maestro di vita oltre che docente, a Pasquale Patalano e al figlio Vito dell’Associazione Genitori Autismo Ischia, e ai lavoratori Ciro Sasso e Paco Patalano.
Abbiamo inoltre premiato l’attore Angelo Iannelli, per il suo impegno nel portare sulle scene i ragazzi speciali.
Il ricordo di Domenico Savio
Particolarmente significativo è stato il videomessaggio del professor Louis Godart, figura di fama internazionale, che ha ricordato con parole profonde la figura di mio padre.
Come segretario del comitato organizzatore, non posso che esprimere grande soddisfazione per questa quinta edizione. È stata una giornata straordinariamente ricca di emozioni e di umanità.
La presenza di Talal Khrais ha contribuito ad accrescere ulteriormente il prestigio internazionale del Premio e ci ha dato la possibilità concreta di rafforzare un ponte di pace tra l’Italia e il Medio Oriente, un impegno che intendiamo portare avanti con nuove iniziative.
Desidero ringraziare di cuore il presidente del comitato organizzatore Angelo Giancotti per il grande lavoro svolto e Celestino Iacono, titolare dell’Hotel Michelangelo, per aver messo a disposizione la sala convegni.
È stato un momento importante, che ci spinge a continuare su questa strada, nel segno della memoria, dell’impegno e della solidarietà.
Cultura
Biennale Venezia, scontro con l’Ue sul Padiglione russo: rischio taglio fondi
La Commissione europea minaccia di tagliare i fondi alla Biennale di Venezia per il Padiglione russo. Scontro politico in Italia.
Cultura
Pietra Viva di Carotenuto, a Villa Campolieto un vernissage che unisce arte, memoria e coscienza civile
Grande successo per il vernissage di Pietra Viva a Villa Campolieto: arte, istituzioni e territorio si incontrano in un progetto identitario dedicato al Vesuvio.
Oltre duecento persone, un flusso continuo di presenze, un clima di partecipazione autentica. Non è stato soltanto un vernissage quello di “Pietra Viva. Memoria e identità del Vesuvio”, ma un momento in cui una comunità si è riconosciuta dentro un racconto.
Negli spazi del Salone delle Feste di Villa Campolieto, affacciati sul mare di Ercolano, l’arte di Antonio Carotenuto ha incontrato istituzioni, cittadini, professionisti, creando un dialogo che è andato oltre l’esposizione.
A condurre l’incontro, con un registro volutamente diretto, è stato il curatore Paolo Chiariello, che ha trasformato la presentazione in un confronto aperto tra visioni, responsabilità e identità.

Cultura e coscienza civile: il senso del progetto
Ad aprire gli interventi è stata Anna Brancaccio, presidente dell’associazione In Oltre, promotrice della mostra:
«Abbiamo sempre cercato di uscire dalle aule dei tribunali per raccontare il bello e il buono del nostro territorio, senza mai smettere di illuminare le criticità e i problemi atavici che ancora lo attraversano. Questa mostra rappresenta esattamente questo spirito: un ponte tra coscienza civile e valorizzazione culturale».
Un passaggio che definisce la natura stessa di “Pietra Viva”: non semplice evento artistico, ma progetto culturale con una responsabilità sociale.

Le istituzioni: Villa Campolieto come luogo vivo
Nel dialogo con il curatore sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni, che hanno riconosciuto nel progetto un valore strategico.
Gennaro Miranda ha sottolineato: «La Fondazione è impegnata a mantenere aperti tutti i canali con il presente artistico. La mostra di Antonio Carotenuto rappresenta uno dei momenti più alti di questo percorso, dimostrando come Villa Campolieto possa essere un luogo vivo, capace di accogliere e valorizzare esperienze artistiche di grande spessore».

Sulla stessa linea Raffaele De Luca: «Tenere alta l’attenzione su questo territorio significa investire nella cultura. La comunità vesuviana è straordinaria e ha tutte le potenzialità per essere protagonista anche sotto il profilo culturale. Mostre come questa dimostrano che la sinergia tra istituzioni non è solo auspicabile, ma necessaria per preservare e tramandare un patrimonio unico al mondo».
Cultura, sviluppo e responsabilità
Il vicepresidente della Camera Sergio Costa ha collegato il progetto al tema dello sviluppo: «Quando le istituzioni lavorano insieme e utilizzano bene le risorse, i risultati arrivano. Questo territorio ha ricevuto investimenti importanti e oggi è fondamentale continuare su questa strada, valorizzando progetti come quello di Carotenuto, che uniscono cultura, identità e sviluppo».
Mentre il procuratore Nunzio Fragliasso ha riportato il discorso su un piano etico: «Siamo davanti a un territorio straordinario che non può essere raccontato solo attraverso le sue ombre. È necessario alzare il tasso di moralità e continuare a contrastare con determinazione chi deturpa ambiente e territorio. La cultura è uno strumento fondamentale anche in questa battaglia».

La chiave critica: la pietra come linguaggio
Lo storico dell’arte Massimo Bignardi ha offerto la lettura più profonda dell’opera:
«La pietra lavica, nelle mani dell’artista, diventa materia viva, capace di raccontare il tempo, la memoria e l’identità di un intero territorio. Non è mai decorazione, ma presenza attiva, corpo e linguaggio». Una definizione che sintetizza l’intero impianto della mostra.
Il senso della mostra secondo il curatore
Nel suo intervento, Paolo Chiariello ha dato la chiave etica del progetto: «Antonio Carotenuto è un artista che non ha mai inseguito il mercato. Ha scelto, con coerenza e rigore, di restare fedele alla propria ricerca, scavando nella pietra viva per raccontare non solo una materia, ma una storia collettiva».
E ancora: «Dentro queste opere c’è il passato, il presente e il futuro di una comunità operosa, quella vesuviana, che ha sempre saputo esprimere valori universali. Questa mostra è un atto di restituzione al territorio, ma anche un invito a guardarlo con occhi diversi, riconoscendone la forza, la dignità e la bellezza».
L’emozione di Carotenuto
Il momento più intenso è stato quello dell’artista: «Non pensavo di vedere così tanta gente riunita per il mio lavoro. Qui dentro ci sono quarant’anni della mia vita, della mia fatica e della mia ricerca. La pietra lavica è la mia storia, è il Vesuvio, è la nostra identità». Parole semplici, interrotte dall’emozione, che hanno reso evidente il legame profondo tra opera e vita.

Una mostra vissuta, non solo visitata
Dopo l’apertura ufficiale, il pubblico ha affollato per ore il piano nobile della villa. Non una visita frettolosa, ma un confronto diretto con le opere e con l’artista, presente tra i visitatori.
A suggellare la giornata, la distribuzione del catalogo edito da Ebone Edizioni, con prefazione di Maurizio de Giovanni e saggio critico di Bignardi, concepito come opera autonoma.

Un evento che va oltre l’arte
Tra i presenti anche personalità del mondo dell’informazione, della cultura e della magistratura, segno di un interesse che travalica il perimetro artistico.
“Pietra Viva” si conferma così come qualcosa di più di una mostra: un momento di sintesi tra arte, istituzioni e territorio, capace di restituire al Vesuvio non solo la sua immagine, ma il suo significato più profondo.


