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Puglia, Emiliano ci riesce: abrogato l’assegno di fine mandato per i consiglieri regionali

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Il Trattamento di fine mandato (Tfm), reintrodotto in Puglia con voto unanime a fine luglio a distanza di otto anni dalla sua eliminazione all’epoca della Giunta Vendola, e’ stato cancellato: oggi il Consiglio regionale, sempre all’unanimita’, ha abrogato la norma approvata due mesi fa e che ha suscitato numerose polemiche che ancora non si placano. A far cadere la norma e’ stato il voto in favore dell’emendamento abrogativo presentato dal centrodestra. Negli ultimi 50 giorni le critiche sul Tfm sono piovute da parte di sindacati, organizzazioni datoriali con Confindustria Puglia in testa, e dall’opinione pubblica. Lo stesso presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, aveva a piu’ riprese evidenziato l’inopportunita’ di avere reintrodotto l’assegno di fine mandato che avrebbe garantito circa 35mila euro a consigliere alla fine della legislatura. Domenica scorsa sono arrivate pesanti come pietre le dichiarazioni a favore dell’abolizione da parte dei leader di Pd e M5s, Enrico Letta e Giuseppe Conte, con i quali proprio Emiliano avrebbe interloquito. “Mi chiedono cosa pensi della scelta del Consiglio regionale della Puglia di reintrodurre il Tfr per i consiglieri regionali. Semplice, sarebbe bene che il gruppo del Pd pugliese tornasse sui suoi passi e che il Consiglio si occupasse di altri problemi”, aveva twittato Letta. Anche il leader del M5s, in tour elettorale in Puglia, aveva preannunciato: “L’assegno di fine mandato verra’ abrogato”. A questo punto, i gruppi in Consiglio, convocati ieri dallo stesso Emiliano per un confronto, hanno optato per fare un passo indietro. Questa mattina, pero’, non sono mancati i “colpi di scena” e le diatribe in Aula: la maggioranza di centrosinistra, per permettere anche a Emiliano di partecipare (oggi il governatore era assente per motivi familiari) avrebbe voluto rinviare la discussione e la votazione al prossimo 28 settembre, ma il centrodestra ha giocato di anticipo e ha depositato l’emendamento abrogativo della norma. Dopo quasi due ore di botta e risposta, si e’ arrivati alla votazione: all’unanimita’ il Tfm e’ stato cancellato. Almeno per ora, perche’ in Aula, durante gli interventi, il concetto ribadito piu’ volte e’ che “il trattamento di fine mandato e’ legittimo”, ma sarebbero “state sbagliate” le modalita’ con cui e’ stato riattivato e la tempistica. L’abrogazione del Tfm, dunque, sembra aver lasciato l’amaro in bocca ai consiglieri pugliesi che hanno ricordato come il Trattamento di fine mandato sia applicato in 16 Regioni su 20.

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Kiev, Mosca verso nuovo esercito privato ‘anti-Wagner’

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Mosca ha nominato un nuovo “guardiano” per le carceri in Russia e nei territori dell’Ucraina occupati con il compito di creare una nuova “compagnia militare privata” per cercare di contrastare il monopolio detenuto in questo settore da Evgenij Viktorovic Prigozhin, proprietario del Gruppo Wagner, de facto l’esercito privato (PMC) di Putin. Lo riferisce l’Odessa Journal. Secondo il capo dell’intelligence della Difesa ucraina, un criminale di Horlivka vicino alla famiglia dell’ex presidente fuggitivo Viktor Yanukovych – Armen Sarkisyan – è diventato la nuova “guardia” per le carceri della Federazione Russa e dei territori ucraini occupati. L’Odessa Journal ricorda che Sarkisyan è sulla lista dei ricercati ucraini come uno degli organizzatori degli omicidi di Maidan (gli ucraini definiscono “Cento eroi celesti” i connazionali che hanno perso la vita durante le proteste antigovernative nel 2013-14). “Uno degli scopi principali della sua attività è la creazione di una nuova ‘compagnia militare privata’ – scrive l’intelligence della Difesa ucraina -. Si ipotizza che entro un tempo limitato la nuova struttura recluterà un numero significativo di ‘reclute'”. Il modello del progetto dovrebbe essere il famigerato Gruppo Wagner e le nuove forze saranno reclutate nelle carceri. Il “progetto”, commenta l’intelligence, dovrebbe rafforzare il contingente di occupazione e creare concorrenza interna tra gli eserciti privati russi. Il nuovo PMC è stato sponsorizzato dall’uomo d’affari russo-armeno Samvel Karapetyan, fedele di Putin di origine armena, uno degli sponsor dell’invasione russa in Ucraina. I servizi d’intelligence di Kiev commentano infine che una “nuova struttura è un tentativo di contrastare l’effettivo monopolio di Evgenij Viktorovic Prigozhin nel campo delle PMC in Russia”.

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Esteri

Kiev, russi si preparano a lasciare centrale Zaporizhzhia

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 Secondo il presidente dell’agenzia nucleare ucraina Energoatom Petr Kotin ci sarebbero segnali che l’esercito russo si starebbe preparando a lasciare la centrale nucleare di Zaporizhzhia: “Nelle ultime settimane abbiamo effettivamente avuto informazioni secondo cui ci sono segnali che i russi potrebbero lasciare la centrale di Zaporizhzhia”, ha detto alla tv nazionale, citato da Ukrainska Pravda. Kotin ha sottolineato che “è troppo presto per dire che l’esercito russo stia lasciando l’impianto”, ma si può dire che si stanno “preparando”, “c’è l’impressione che stiano facendo le valigie e rubando tutto quello che riescono a trovare”.

Kotin ha anche sottolineato che “sulla stampa russa viene indicato che potrebbe valere la pena di abbandonare la centrale di Zaporìzhzhia e di porla sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea)”. Il presidente di Energoatom infine ha ricordato che i russi “hanno stipato tutto quello che potevano nell’impianto di Zaporizhzhia: attrezzature militari, il personale, camion, probabilmente con armi ed esplosivi” e hanno messo trappole esplosive nel territorio della centrale.

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Esteri

Madri dei soldati russi lanciano petizione contro la guerra

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Un gruppo di madri di soldati russi si è unito ad un gruppo di attiviste per chiedere il ritiro delle truppe di Mosca dall’Ucraina, lanciando domenica una petizione online. lo riporta la Cnn. La campagna, organizzata dal gruppo russo Resistenza femminista contro la guerra, coincide con la festa della mamma che si celebra oggi in Russia. La petizione è pubblicata su Change.org e indirizzata ai parlamentari delle commissioni competenti della Duma e del Consiglio della Federazione. La petizione aveva oltre 1.800 firme alle 16.30 italiane. “Da nove mesi va avanti la cosiddetta ‘operazione militare speciale’, che porta distruzione, dolore, sangue e lacrime”, si legge nella petizione. “Tutto ciò che accade in Ucraina e in Russia preoccupa i nostri cuori. Indipendentemente da nazionalità, religione o stato sociale, noi – le madri della Russia – siamo unite da un desiderio: vivere in pace e armonia, crescere i nostri figli in un ambiente pacifico e non aver paura per il loro futuro”. “In molte regioni le famiglie dei mobilitati hanno dovuto provvedere autonomamente alla raccolta dell’equipaggiamento per i propri uomini da mandare a morire, comprando tutto a proprie spese, anche i giubbotti antiproiettile. Chi provvederà alle famiglie che hanno perso i loro capifamiglia? Conosciamo la risposta. Tutte queste difficoltà saranno un peso aggiuntivo sulle spalle già sovraccariche delle madri!”, continua la petizione. L’iniziativa descrive le madri dei coscritti e dei soldati mobilitati come “costrette a bussare alle soglie delle amministrazioni cittadine” per tentare di riportare a casa i loro uomini. Organizzano sit-in, scrivono appelli collettivi, depositano petizioni, ma “nessuno le ascolta”. “Siamo contrarie alla partecipazione dei nostri figli, fratelli, mariti, padri. Il vostro dovere è proteggere i diritti e le libertà delle madri e dei bambini, non dovresti chiudere un occhio davanti a tutto questo”, si legge nella petizione.

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