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Esteri

Protesta contro le deportazioni in Minnesota: arrestati circa 100 religiosi all’aeroporto di Minneapolis

Circa 100 membri del clero arrestati all’aeroporto di Minneapolis-St. Paul durante una manifestazione contro la politica migratoria dell’amministrazione Trump.

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Circa 100 membri del clero sono stati arrestati al Minneapolis–St. Paul International Airport durante una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Donald Trump. Lo riferiscono gli organizzatori della protesta, che si è svolta in Minnesota.

Secondo quanto ricostruito, all’iniziativa hanno preso parte soprattutto religiosi cristiani e leader di diverse comunità confessionali, che si sono radunati all’interno dell’aeroporto per denunciare presunte operazioni di deportazione di migranti detenuti.

Preghiere e canti prima degli arresti

I manifestanti si sono inginocchiati in segno di protesta, cantando inni religiosi e recitando il Padre Nostro, nonostante le temperature polari. Le immagini diffuse sui social mostrano i partecipanti ammanettati e portati via dalle forze dell’ordine al termine del sit-in.

Secondo il racconto di Justin Lind-Ayres, tra gli organizzatori della protesta, alcuni aerei in partenza dallo scalo sarebbero stati utilizzati per trasferire migranti detenuti verso destinazioni di deportazione. Si tratta, al momento, di affermazioni che rientrano nella denuncia politica dei manifestanti e non di accertamenti giudiziari.

Il contesto politico e le reazioni

La protesta si inserisce in un clima di forte tensione legato alle politiche migratorie federali, che negli ultimi mesi hanno suscitato critiche da parte di associazioni civili e religiose. Gli arresti, avvenuti durante una manifestazione dichiaratamente pacifica, hanno alimentato il dibattito sul diritto di protesta e sul ruolo delle comunità religiose nel confronto pubblico.

Le autorità aeroportuali e di polizia non hanno al momento diffuso un bilancio ufficiale dettagliato né indicazioni su eventuali accuse formali a carico degli arrestati. Le verifiche sono in corso.

Un gesto simbolico

Per gli organizzatori, l’iniziativa aveva un valore simbolico e morale: richiamare l’attenzione sul destino dei migranti e sulla responsabilità etica delle istituzioni. L’episodio riporta al centro del dibattito statunitense il tema dell’immigrazione, tra sicurezza, diritti e libertà di espressione, in un confronto che resta fortemente polarizzato.

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Esteri

Ucraina, Zakharova: “Ogni passo verso la soluzione del conflitto è importante”

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova afferma che ogni passo verso la risoluzione del conflitto ucraino è di grande importanza.

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Tutti gli sforzi che possano contribuire alla risoluzione del conflitto in Ucraina sono considerati di grande importanza da Mosca.

A dichiararlo è stata Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, commentando i negoziati trilaterali in corso a Ginevra.

Il riferimento ai colloqui trilaterali

Zakharova, intervenendo alla radio Sputnik, ha affermato che qualsiasi passo capace di guidare il processo verso una soluzione della crisi rappresenta un elemento rilevante.

Le dichiarazioni arrivano nel contesto degli sforzi diplomatici internazionali volti a favorire un’intesa tra le parti coinvolte nel conflitto.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle posizioni negoziali o su eventuali sviluppi concreti dei colloqui.

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Esteri

Perù, destituito il presidente ad interim José Jerí: nuova crisi politica a pochi mesi dal voto

Il Parlamento del Perù destituisce il presidente ad interim José Jerí per presunto traffico di influenze. Nuova fase di instabilità politica a Lima.

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Il Parlamento del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí al termine di un procedimento di impeachment per presunto traffico di influenze e presunte assunzioni irregolari.

La mozione di censura, presentata dall’opposizione, è stata approvata con 75 voti favorevoli, 24 contrari e tre astensioni. L’assemblea ha quindi dichiarato vacante l’incarico di Capo dello Stato in attesa dell’elezione di un nuovo presidente del Parlamento che assuma anche la guida della Repubblica.

Il meccanismo istituzionale e il ruolo del Parlamento

Jerí esercitava la presidenza ad interim in quanto presidente del Congresso, subentrato dopo la destituzione di Dina Boluarte nell’ottobre 2025.

Con l’approvazione della mozione, Jerí è stato rimosso dalla carica parlamentare, perdendo automaticamente la facoltà di esercitare la funzione presidenziale.

Poco prima del voto aveva respinto ogni accusa, minimizzando il cosiddetto “chifagate”, lo scandalo legato a presunti incontri riservati con imprenditori cinesi, definendolo un errore formale.

Verso un nuovo presidente ad interim

La votazione per eleggere il nuovo presidente del Parlamento è stata convocata per domani. L’attuale vicepresidente del Congresso, Fernando Rospigliosi, aveva già annunciato che non avrebbe assunto la presidenza in caso di approvazione della mozione.

Il Paese si trova così a vivere l’ennesima transizione politica, con otto presidenti succedutisi negli ultimi dieci anni.

Elezioni imminenti e clima di instabilità

La nuova guida ad interim sarà chiamata a traghettare il Perù fino a luglio 2026, quando entrerà in carica il presidente che verrà eletto nelle consultazioni generali previste ad aprile.

Nonostante la crisi istituzionale, diversi analisti locali ritengono improbabile una stagione di proteste violente come quella seguita alla destituzione di Pedro Castillo nel dicembre 2022, quando le manifestazioni furono represse con un bilancio di oltre 70 vittime.

La situazione resta tuttavia delicata, in un contesto segnato da instabilità politica ricorrente e forte polarizzazione interna.

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Uomo armato vicino al Campidoglio, arrestato 18enne con fucile carico

Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato vicino al Campidoglio degli Stati Uniti. Crescono le minacce contro i membri del Congresso.

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Un diciottenne armato di fucile è stato arrestato a un isolato dal Campidoglio degli Stati Uniti dopo essere sceso dalla propria auto e aver iniziato a correre verso l’edificio.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, il giovane è stato immediatamente affrontato dagli agenti della United States Capitol Police, che gli hanno intimato di gettare l’arma. Il sospettato avrebbe obbedito, si sarebbe sdraiato a terra ed è stato preso in custodia senza che venissero esplosi colpi.

Fucile carico e equipaggiamento tattico

Il capo della polizia del Capitol, Michael Sullivan, ha spiegato in conferenza stampa che il fucile era carico e che il giovane indossava un giubbotto tattico e guanti tattici. Aveva inoltre con sé ulteriori munizioni.

All’interno dell’auto sarebbero stati trovati un casco in kevlar e una maschera antigas. Le autorità non hanno reso nota l’identità del sospettato.

Minacce in aumento contro il Congresso

L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme per la sicurezza dei membri del Congresso. Secondo i dati forniti dalla polizia del Capitol, lo scorso anno sono stati aperti quasi 15.000 casi di valutazione delle minacce, con un incremento di circa il 60% rispetto ai 9.474 casi registrati nel 2024.

Le indagini sono in corso per chiarire le intenzioni del giovane e verificare eventuali collegamenti o motivazioni.

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