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Economia

Produttori di vino italiani guardano al grande mercato della Cina dove la Francia è padrona

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I produttori di vino italiani stanno compiendo sforzi notevoli per aumentare la loro presenza in Cina mentre la maggior parte dell’economia mondiale fatica a riprendersi dai profondi impatti della pandemia di coronavirus. L’Italia si contende con la Francia il titolo per il principale produttore di vino al mondo in termini di volume, ma i dati raccolti nel 2019 dall’ISWR – un gruppo che raccoglie i dati delle bevande alcoliche sul mercato globale – dimostrano che nel mercato cinese in forte espansione, l’Italia è quarta classificata, non solo dietro alla Francia ma anche ad Australia e Cile. Cinque anni fa, l’Italia era classificata settima. I rappresentanti del settore vitivinicolo hanno dichiarato all’agenzia cinese Xinhua di voler proseguire la scalata in classifica. Vinitaly, il principale salone del vino in Italia, quest’anno ha portato la sua fiera in Cina, partecipando a degli eventi in tre citta’ cinesi: Xiamen, Chengdu e Shanghai. Shanghai ha ospitato l’ultimo e il principale dei tre eventi, che si concludera’ oggi. L’Italia e’ stata rappresentata da 65 produttori e distributori di vino, un numero record.

In Italia intanto, i gruppi industriali stanno tenendo una serie di incontri strategici per individuare il miglior percorso di crescita nel mercato cinese. Nonostante le difficolta’ di un’estate calda e asciutta nella maggior parte d’Italia e una carenza di manodopera causata delle restrizioni di viaggio per il coronavirus, per quanto riguarda la qualita’ il 2020 si prospetta come un buon anno per il vino italiano. Liv-ex, un gruppo di monitoraggio del settore vino, ha riportato che a fine agosto di quest’anno il commercio del vino italiano aveva gia’ superato il valore complessivo del 2019. Gli analisti e gli osservatori sostengono che una delle sfide principali adesso e’ trasferire quella domanda sul mercato cinese. “Il mercato cinese ha un tale potenziale da non poter essere ignorato,” ha dichiarato Simone Incontro, direttore dell’ufficio di Verona Fiere (societa’ madre di Vinitaly) a Shanghai. Incontro sostiene che la Cina diverra’ una destinazione sempre piu’ importante per le esportazioni di vino italiano nei prossimi cinque o dieci anni.

Francesco Zaganelli, export manager per Lungarotti, uno dei principali produttori di vino nella regione centrale italiana dell’Umbria, concorda con Incontro che nonostante le difficolta’ economiche questo periodo potrebbe rappresentare un punto di svolta per i produttori di vino italiani. Tra i produttori italiani, Lungarotti e’ stato un pioniere del mercato del vino cinese, esportando direttamente in Cina per 15 anni. Zaganelli ha detto che a fare la differenza e’ stata una combinazione di fattori, incluso un maggiore riconoscimento dei vini italiani in Cina e il passaggio a un distributore di nicchia specializzato nel mercato cinese, sottolineando che adesso la Cina e’ il settimo mercato principale tra i 47 in cui esporta Lungarotti.

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Economia

Governo apre a sindacati su blocco licenziamenti

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Non basta la proroga della cassa integrazione Covid per altre sei settimane ed il blocco dei licenziamenti fino al prossimo 31 gennaio. Cgil, Cisl e Uil incontrano il premier Giuseppe Conte e, all’indomani dell’ok al decreto Ristori, insistono perche’ le misure vengano ulteriormente prolungate e vadano di pari passo, almeno fino a marzo. Lo spazio puo’ essere quello della legge di Bilancio. Il braccio di ferro continua. Ma poi il governo, durante il confronto andato avanti per quasi cinque ore, apre sulla possibilita’ di prolungare il blocco (magari per i settori “piu’ deboli”, maggiormente penalizzati dalla crisi). Prima, pero’, e’ necessario un confronto con le associazioni imprenditoriali, atteso gia’ nelle prossime ore. Intanto, il confronto con i sindacati viene aggiornato a venerdi’ pomeriggio. Serve dare “un messaggio positivo”, “un segnale di rassicurazione” ai lavoratori in questa fase di emergenza sanitaria ma anche economica e sociale, sostengono i segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri. Una direzione che non piace affatto a Confindustria: “Il governo ha deciso il blocco dei licenziamenti senza coinvolgerci. Vedo un governo che non ascolta e prende decisioni unilaterali”, attacca il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. “Il Governo ha confermato le 18 settimane di cassa Covid e la disponibilita’ a prevedere un prolungamento del blocco dei licenziamenti anche dopo la scadenza del 31 gennaio. La proposta del sindacato e’ di prolungare il blocco fino alla scadenza delle 18 settimane di cassa Covid. Il Governo – affermano Cgil, Cisl e Uil – si e’ riservato di fare una verifica nelle prossime ore ascoltando le associazioni imprenditoriali”. Sulle prossime sei settimane di cig Covid previste dal dl Ristori, che potranno essere utilizzate dal 16 novembre al 31 gennaio 2021, il governo ha destinato oltre 2 miliardi di euro, sottolinea Gualtieri, rimarcando che gli indennizzi saranno veloci: “Abbiamo cercato di avere la massima rapidita’, non sara’ necessario fare domanda e dovremmo farcela entro il 15 novembre, forse anche qualche giorno prima”. Sull’altro capitolo centrale, quello dell’utilizzo delle risorse del Recovery fund, Conte intanto assicura che ci sara’ un tavolo ad hoc: “Faremo un incontro specifico con i sindacati sul Next Generation Ue, assieme naturalmente al ministro Amendola, con le indicazioni progettuali a cui stiamo lavorando, fermo restando le linee guida e gli obiettivi gia’ approvati dal Parlamento”, afferma il presidente del Consiglio, spiegando che “non abbiamo varato il piano dei progetti, siamo ancora in una sua fase di elaborazione e definizione. C’e’ ancora tempo e avremo la possibilita’ di ricevere i vostri suggerimenti”. Durante il confronto in videoconferenza anche con i ministri del Lavoro, dell’Economia e dello Sviluppo economico, Nunzia Catalfo, Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, l’accento e’ tornato sulla questione della “protezione” ai lavoratori. Vanno previste almeno 18 settimane di cassa integrazione con il “contestuale” bocco dei licenziamenti, per arrivare a dare una copertura ai lavoratori fino alla fine dell’inverno, ovvero fino al 21 marzo, dice Landini: “Serve dare un messaggio positivo” di fronte al “rischio di emergenza sociale”. In un momento “complicato come questo non trovare un’intesa sul blocco dei licenziamenti sarebbe nefasto per il destino del Paese. Diventerebbe socialmente ingestibile, soprattutto per quello che puo’ accadere nelle piccole imprese”, insiste Furlan. A ribadire la posizione del sindacato anche Bombardieri: “se c’e’ cassa integrazione a disposizione, le aziende non possono licenziare. Altrimenti viene ulteriormente meno la tranquillita’ delle lavoratrici e dei lavoratori”. Contrario all’ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti che “non puo’ andare avanti all’infinito”, il presidente di Confindustria. “Dobbiamo pensare a sostenere le persone che perdono il lavoro”, insiste Bonomi guardando alle politiche attive. “Se le imprese non fanno ricorso alla cassa integrazione Covid o fanno ricorso solo alla cassa integrazione ordinaria, che paghiamo noi, non mi puoi mettere il blocco dei licenziamenti”, afferma.

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Economia

Whirlpool, Conte conferma i licenziamenti: ma stipendi pagati fino al 31 dicembre

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“Lo scorso 22 ottobre” Whirpool “ha evidenziato di aver subito un drastico crollo nella domanda globale per il modello di lavatrici di alta gamma prodotto nel sito di Napoli. Pur ritenendo l’Italia un Paese strategico, dove prevede di investire 250 milioni di euro entro il 2021, Whirlpool ha confermato il 31 ottobre come data di cessazione della produzione a Napoli”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al question time alla Camera. “Nel confermare tale decisione – ha aggiunto – la multinazionale ha affermato che avrebbe comunque garantito la retribuzione dei lavoratori fino al 31 dicembre 2020 e che solo dopo tale data avrebbe avviato le procedure di licenziamento”.

Whirlpool chiude il 31 ottobre, gli operai bloccano raccordo autostradale di Napoli

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Economia

Whirlpool chiude il 31 ottobre, gli operai bloccano raccordo autostradale di Napoli

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I lavoratori della Whirlpool di Napoli hanno bloccato il raccordo autostradale all’altezza dello stabilimento di via Argine. La protesta rientra nelle iniziative di lotta contro la chiusura dello stabilimento prevista per sabato prossimo, 31 ottobre. Oggi i lavoratori stanno effettuando otto ore di sciopero proclamate dalle organizzazioni sindacali di categoria per sollecitare il governo ad un intervento deciso sulla multinazionale per scongiurare la cessazione delle attivita’ produttive.

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