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Cronache

Processo Baiardo, il ministro Mazzi in aula: “La chiusura di Non è l’Arena fu improvvisa”

Al processo contro Salvatore Baiardo a Firenze, il ministro Gianmarco Mazzi racconta la chiusura improvvisa di “Non è l’Arena” su La7 e i retroscena del mancato rinnovo di Massimo Giletti.

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Al processo in corso a Firenze contro Salvatore Baiardo, è arrivata la testimonianza del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, ex manager e amico storico del giornalista e conduttore televisivo Massimo Giletti.

Davanti ai magistrati Lorenzo Gestri e Leopoldo De Gregorio, Mazzi ha ricostruito le circostanze che portarono alla chiusura del programma “Non è l’Arena” su LA7 nell’aprile 2023.

“Non era mai accaduto che una trasmissione fosse interrotta dall’oggi al domani”, ha dichiarato il ministro durante la deposizione.

“Cairo disse che i costi erano troppo alti”

Secondo quanto riferito in aula, Mazzi fu convocato dall’amministratore delegato della rete per un incontro con l’editore Urbano Cairo.

“Cairo disse che i costi della trasmissione erano alti, ma pensavo scherzasse”, ha raccontato il ministro. Mazzi ha sottolineato come il programma ottenesse ascolti rilevanti per la rete, inizialmente intorno all’8% di share e poi stabilmente sul 6%, dati che – secondo il teste – sarebbero stati in linea con quelli di Giovanni Floris e superiori a quelli di Fabio Fazio in quel periodo televisivo.

Nonostante ciò, Cairo avrebbe comunicato che il programma non sarebbe più andato in onda.

Il rapporto tra Cairo e Giletti

Nel corso della testimonianza, Mazzi ha evidenziato anche il rapporto personale esistente tra Cairo e Giletti.

“Avevano un rapporto amichevole e Urbano aveva partecipato anche al funerale del padre di Massimo”, ha spiegato il ministro, aggiungendo che non fu direttamente l’editore a comunicare al giornalista il mancato rinnovo del contratto.

Mazzi partecipò personalmente, nel 2023, alla trattativa per il rinnovo di Giletti con La7, trattativa che aveva portato anche all’annuncio via mail di un prolungamento biennale dell’accordo.

Le puntate con Baiardo e la foto su Graviano

La vicenda si intreccia con le puntate di “Non è l’Arena” dedicate alle dichiarazioni di Baiardo, figura storicamente considerata vicina ai fratelli Graviano.

Nel processo fiorentino, Baiardo è imputato per favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa e per calunnia aggravata ai danni dello stesso Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa, Giancarlo Ricca. L’imputato, difeso dall’avvocato Roberto Ventrella, ha partecipato all’udienza in collegamento da remoto.

Al centro delle trasmissioni finite sotto attenzione giudiziaria vi sarebbe anche una fotografia mostrata da Baiardo a Giletti, nella quale il conduttore avrebbe riconosciuto un giovane Silvio Berlusconi e il generale Delfino. Secondo quanto riferito, Baiardo avrebbe sostenuto che nella foto comparisse anche il boss mafioso Giuseppe Graviano.

“Mondi scivolosi”

Rispondendo alle domande dei pm, Mazzi ha ricordato di aver detto a Giletti che si era spinto su “mondi scivolosi”, riferendosi ai temi affrontati nelle ultime puntate del programma.

Il procedimento giudiziario prosegue davanti al Tribunale di Firenze. Come previsto dall’ordinamento italiano, le accuse contestate agli imputati dovranno essere accertate con sentenza definitiva nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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Cronache

Omicidio di Luigi “Luca” Esposito, in auto con lui c’era un’altra persona: si cerca il misterioso accompagnatore

Le immagini di videosorveglianza mostrerebbero Luigi “Luca” Esposito arrivare nella zona periferica di Eboli insieme a un’altra persona. Gli investigatori cercano l’uomo che potrebbe conoscere dettagli decisivi sull’omicidio del giornalista 53enne.

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Luigi “Luca” Esposito non sarebbe arrivato da solo nella strada interpoderale di località Cioffi, alla periferia di Eboli, dove il suo corpo carbonizzato è stato ritrovato all’alba di domenica.

Secondo quanto emergerebbe da un esame più approfondito delle immagini di videosorveglianza, il giornalista sportivo di 53 anni avrebbe raggiunto la zona a bordo della sua Lancia Y bianca insieme a un’altra persona.

Un particolare che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire le ultime ore di vita della vittima.

Il mistero dell’accompagnatore

Dell’uomo che si trovava con Esposito non ci sarebbe, al momento, alcuna traccia.

Gli investigatori stanno cercando di identificarlo e di chiarire quale ruolo abbia avuto nella vicenda. Potrebbe aver partecipato al delitto oppure essere in possesso di informazioni fondamentali sull’incontro e sulle circostanze che hanno preceduto la morte del giornalista.

Le immagini, già visionate in una prima fase dai carabinieri, sono state analizzate nuovamente fotogramma per fotogramma nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Salerno.

Gli accertamenti sui rapporti personali

La ricostruzione della rete di conoscenze di Esposito si sta rivelando complessa.

Dopo l’Arpac e la Regione Campania, anche l’Ordine dei biologi avrebbe escluso che il 53enne fosse iscritto al relativo albo professionale. Gli investigatori stanno quindi verificando le informazioni relative alla sua attività lavorativa, ma l’attenzione resta concentrata soprattutto sui rapporti personali.

Le sorelle della vittima sono assistite dall’avvocata Annalisa Califano.

I sommozzatori nel canale vicino al luogo del delitto

I carabinieri del nucleo sommozzatori sono tornati nella zona del ritrovamento per controllare un piccolo corso d’acqua pieno di rifiuti che scorre alle spalle del terreno.

L’obiettivo è individuare eventuali oggetti utilizzati per colpire Esposito e poi abbandonati nel canale. Gli accertamenti medico-legali avrebbero infatti escluso l’uso di armi da fuoco.

Gli investigatori cercano bastoni, corpi contundenti o altri strumenti compatibili con le profonde lesioni riscontrate sul corpo.

L’autopsia e le lesioni

L’autopsia è stata eseguita dal medico legale incaricato dalla Procura, Gabriele Casaburi, alla presenza del consulente della famiglia, Giuseppe Raimo.

Sono stati effettuati esami istologici, tossicologici e genetici, questi ultimi necessari anche per la conferma definitiva dell’identità della vittima.

Gli accertamenti dovranno chiarire la causa e l’orario della morte e soprattutto stabilire se Esposito fosse già morto quando il corpo è stato dato alle fiamme.

Fratture al volto e alla clavicola

L’esame autoptico avrebbe confermato le lesioni già emerse dalla Tac total body effettuata dal dottore Fiorentino Mondillo, direttore dell’Unità operativa di Radiologia del Dea di Battipaglia-Eboli-Roccadaspide.

Sono state rilevate fratture alle ossa nasali, a una clavicola e al volto. Sarebbe invece esclusa, allo stato, l’ipotesi dello strangolamento, non essendo state riscontrate lesioni compatibili alle vertebre cervicali o alle cartilagini del collo.

Una frattura al bacino potrebbe essere stata provocata dall’aggressione oppure dall’azione del fuoco appiccato nel tentativo di distruggere il corpo e cancellare le tracce del delitto.

La salma resta sotto sequestro in attesa degli esiti completi degli esami.

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Cronache

Tragedia in Alta Valtellina, bambino di un anno travolto e ucciso da un pick-up

Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up guidato da un familiare a Valdidentro, in Alta Valtellina. La tragedia è avvenuta durante la raccolta del fieno. Indagano i carabinieri.

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Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up in località Plator, nel territorio comunale di Valdidentro, in Alta Valtellina.

L’incidente è avvenuto poco prima delle 18.30 durante le operazioni di raccolta del fieno.

Il mezzo era guidato da un familiare

Secondo le prime informazioni, il veicolo era guidato da un familiare stretto del piccolo.

Il bambino sarebbe sfuggito al controllo dei genitori e sarebbe finito nella traiettoria del mezzo. Si tratta tuttavia di una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori.

Indagano i carabinieri

Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Tirano, chiamati a ricostruire con precisione la dinamica della tragedia e le circostanze nelle quali il bambino si trovava vicino al pick-up.

Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli. La comunità dell’Alta Valtellina è sconvolta per la morte del piccolo.

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Cronache

Tragedia nel lago di Como, muore a 9 anni davanti ai familiari

Arwa Rfali, bambina marocchina di 9 anni in vacanza con la famiglia, è annegata nel lago di Como davanti al Tempio Voltiano. Il corpo è stato recuperato dai sommozzatori dopo ore di ricerche.

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Una bambina di 9 anni, Arwa Rfali, di nazionalità marocchina, è morta dopo essere scomparsa nelle acque del lago di Como, davanti al Tempio Voltiano, nella zona dei cosiddetti Giardini a lago.

La piccola si trovava in Italia con i genitori per trascorrere un periodo di vacanza e fare visita ad alcuni parenti residenti da anni nel Monzese. Nel pomeriggio stava giocando in acqua insieme ai cuginetti, a pochi metri dalla riva, quando è improvvisamente scomparsa.

L’allarme e le ricerche nel lago

A raccogliere per prima la richiesta di aiuto dei genitori è stata una pattuglia della polizia che si trovava nella zona. È quindi scattata una vasta operazione di ricerca alla quale hanno partecipato vigili del fuoco, unità navali della Guardia di finanza, personale sanitario e sommozzatori arrivati anche da Torino.

Le ricerche sono proseguite per circa otto ore, fino al ritrovamento del corpo nella tarda serata di martedì 21 luglio. Per la bambina, che avrebbe compiuto 10 anni il mese successivo, non c’era ormai più nulla da fare.

Il pericolo della falsa secca

La tragedia si è consumata in un tratto del lago caratterizzato da un fondale particolarmente insidioso. Per alcuni metri l’acqua appare poco profonda e il terreno sembra scendere gradualmente, ma subito dopo si apre un improvviso dislivello.

È possibile che la bambina sia stata sorpresa dalla profondità o trascinata dalla corrente. Saranno gli accertamenti a ricostruire con precisione la dinamica.

Un tratto vietato alla balneazione

Nella zona è in vigore il divieto di balneazione, segnalato da numerosi cartelli. Nonostante questo, nelle giornate estive la spiaggetta davanti al Tempio Voltiano viene frequentata da centinaia di persone, soprattutto turisti.

Lo stesso tratto del lago era già stato teatro, negli anni passati, di diversi annegamenti. Le vittime erano in molti casi giovani stranieri che non conoscevano l’andamento del fondale e i pericoli di quell’area.

I genitori sotto choc

I genitori di Arwa hanno assistito per ore alle operazioni di soccorso e sono stati successivamente accompagnati in questura, profondamente provati.

La morte della bambina riapre a Como il tema della sicurezza nella zona dei Giardini a lago e dell’effettiva possibilità di far rispettare il divieto di balneazione in un’area liberamente accessibile e frequentata ogni estate da moltissime persone.

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