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Prima immunoterapia contro la Leucemia linfoblastica acuta

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E’ la prima immunoterapia contro la Leucemia linfoblastica acuta (Lla) – tumore aggressivo del sangue che colpisce gli adulti ma soprattutto i bambini, con 400 casi l’anno in Italia – in grado di aggredire il ‘residuo minimo di malattia’, ovvero le cellule tumorali ‘sopravvissute’ e invisibili agli esami standard dopo che la malattia è andata in remissione, diminuendo cosi’ il rischio di ricadute e dando nuove speranza ai pazienti pediatrici che vanno incontro a recidive. Il nuovo trattamento (blinatumomab), gia’ in uso contro la Lla negli adulti, ha appena ottenuto il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco per l’estensione d’uso sia sugli adulti con malattia residua da Lla sia sui bambini quando la malattia si ripresenta o non regredisce dopo 2 precedenti linee di trattamento o dopo essere stati sottoposti a trapianto di cellule staminali. E’ stato presentato a Venezia, nell’incontro ‘Un ‘ponte’ verso il futuro dell’oncoematologia‘, dal direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell’Ospedale Bambino Gesu’ di Roma Franco Locatelli e dal direttore dell’Unita’ di Ematologia dell’Aulss Serenissima Renato Bassan. Proprio l’attacco alla malattia residua, spiegano gli esperti, e’ la premessa per arrivare in futuro all’eradicazione della Lla.

Infatti, in circa il 30% dei pazienti adulti con Lla da precursori delle cellule B anche dopo la remissione della patologia (che non da’ piu’ segni evidenti) permane un residuo di malattia, ovvero un piccolo numero di cellule leucemiche rilevabili solo con tecniche di citofluorimetria o di biologia molecolare e potenzialmente in grado di dar vita a una ripresa o recidiva di malattia. Per questi pazienti la sopravvivenza mediana e’ di circa 2 anni. E’ a questo punto che entra in azione la nuova immunoterapia, il cui meccanismo d’azione e’ basato sull’innovativa tecnologia BiTE che consente alla molecola immunoterapica, un anticorpo a ‘doppio bersaglio’, di legarsi contemporaneamente proprio a due bersagli, costruendo un “ponte” che connette le cellule T, gli agenti piu’ potenti del sistema immunitario, alle cellule tumorali bersaglio. Grazie a questo “ponte”, le cellule T possono agire a distanza ravvicinata sulle cellule tumorali, riconoscendole e rilasciando molecole che ne provocano la morte. Ad evidenziarne l’efficacia e’ il recente studio BLAST, in cui oltre la meta’ dei pazienti che avevano ottenuto una negativizzazione della malattia residua dopo il primo ciclo di trattamento con blinatumomab era ancora in vita a 5 anni. Inoltre, il 91% dei pazienti pediatrici rispondenti al trattamento raggiunge uno status di negativita’ alla malattia residua, e questo permette di procedere tempestivamente al trapianto con piu’ possibilita’ di successo.

Lo studio effettuato sui bambini (studio 215), spiega Locatelli, e’ stato addirittura sospeso prematuramente per la manifesta superiorita’ dei risultati del nuovo trattamento rispetto alla sola chemioterapia. Nei bambini refrattari alle cure convenzionali, sottolinea, “le chance di recupero erano fino ad oggi marcatamente basse. Da adesso, abbiamo a disposizione un’arma in piu’ e blinatumomab rappresenta uno dei maggiori esempi di successo dell’immunoterapia, una forma innovativa di trattamento che sta rivoluzionando l’oncologia pediatrica dando nuove speranze alle famiglie”. Quanto all’eradicazione definitiva della malattia, “questo dovra’ essere confermato da studi su numeri piu’ ampi di pazienti e monitoraggi molto lunghi nel tempo; tuttavia – rileva Bassan – i dati attuali sono abbastanza consistenti, perche’ disponiamo di un monitoraggio di alcuni anni, e vanno in questa direzione. Vi sono numerosi soggetti che sono confermati essere senza malattia residua e senza recidiva dopo 4-5 anni”. Gli anticorpi BiTE sono attualmente allo studio anche per diversi altri tumori, come il mieloma multiplo, il tumore alla prostata, il glioblastoma e il carcinoma polmonare a piccole cellule.

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Slama, il vincitore del Panettone World Championship: da Ischia voglio addolcire un Natale che sarà difficile per tutti

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Esattamente un anno fa, il 20 ottobre 2019, nel giorno del suo compleanno, Alessandro Slama vinceva a Milano il Panettone World Championship, portando a casa il titolo di miglior panettone artigianale del mondo. Panificatore ischitano di origini tunisine, Slama eredita dalla sua famiglia la passione per l’arte dei lievitati e del lievito madre. Dietro al suo panettone, leggero e molto profumato, ci sono studio, ricerca e una continua sperimentazione di ingredienti e ricette. Dopo il premio, Alessandro ha avuto molta visibilità e ha iniziato anche a tenere corsi in giro per l’Italia e l’Europa per spiegare come viene preparato il panettone migliore del mondo. Poi è arrivato il Covid che ha paralizzato l’economia e ha rimesso tutto in discussione. Alessandro però non si è fermato e ha continuato a studiare e a sperimentare, pronto ad inseguire nuove sfide e nuovi traguardi. La sua base è l’isola d’Ischia, per lui è il luogo dell’anima non solo della sua impresa   

 

Slama, ci racconti la vittoria dell’anno scorso Panettone World Championship. Un panificatore di Ischia che vince a Milano… 

Le dirò la verità: non credevo di vincere. Ero in mezzo ai grandi nomi della pasticceria italiana, io ero il più piccolo. In finale a Milano eravamo arrivati in trentadue. Quando i prodotti in gara furono posizionati sul tavolo e i giurati iniziarono ad assaggiarli, compresi che le cose si stavano mettendo bene. Io seguivo con lo sguardo il mio prodotto e notavo l’apprezzamento dei giudici, però non mi sarei mai aspettato di vincere. 

Che cosa le dissero i giudici? Quando si terrà la prossima edizione?

Il giudizio fu unanime: mi dissero che era un panettone perfetto, equilibrato, profumato, con la giusta lievitazione. Per me fu una soddisfazione enorme, poi era pure il mio compleanno, fu una gioia doppia.

Quando si terrà la prossima edizione?

La gara si svolgerà l’anno prossimo, si tiene ogni due anni. Per quest’anno quindi sono ancora il campione in carica. 

Come nasce la sua passione per questo mestiere?

La nostra è una famiglia di fornai; la mia passione per la panificazione nasce sin da quando ero piccolo. Durante il mio percorso ho avuto molti maestri, ma solo alcuni hanno lasciato il segno, formandomi sul piano professionale ed umano. 

Come definirebbe il suo panettone?

Il mio è un panettone morbido, molto profumato, in cui prevalgono gli aromi dell’arancia e del burro. Uso sempre prodotti innovativi e di qualità, questo è un aspetto fondamentale affinché arrivino i risultati; nulla succede per caso. L’elemento vincente credo sia la lunga lievitazione che rende il panettone più leggero e profumato. Dietro al prodotto c’è un complesso lavoro di ricerca  di studio delle materie prime. 

Com’è cambiato il suo business dopo la vittoria del Panettone World Championship?

Nei mesi successivi alla vittoria ho registrato un incremento del fatturato e ho avuto tantissima visibilità. Molte persone erano curiose di scoprire come veniva preparato il panettone campione del mondo. Allora ho iniziato a tenere corsi, dimostrazioni, eventi. Ora stiamo per lanciare un altro brand, sempre ad Ischia, “Dar Slama”, che in arabo significa casa Slama. Il punto storico è invece Ischia Pane, in via delle Terme. 

Poi è arrivato il Covid. Che impatto ha avuto il lockdown sulla sua attività?

È stato un disastro, abbiamo dovuto annullare molti lavori per Pasqua, per esempio. Per fortuna però abbiamo lavorato lo stesso. Inoltre il lockdown ci ha dato la possibilità di studiare e sperimentare nuovi ingredienti e ricette. A volte, non tutti i mali vengono per nuocere. Ho fatto dei sacrifici ma non ho licenziato nessuno dei ragazzi, non me la sono sentita di lasciare qualcuno a casa in un momento così drammatico. 

Che cosa si aspetta dal prossimo Natale?

Mi aspetto almeno di confermare gli ottimi numeri dell’anno scorso. È vero, c’è il Covid, ma noi lavoriamo molto anche online, con le spedizioni. In ogni caso, affari a parte, dal prossimo Natale mi aspetto soprattutto serenità, tranquillità e voglia di tornare a vivere per tutti. 

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Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità: le prime vaccinazioni Covid in primavera 2021  

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Il traguardo di un vaccino anti Covid appare sempre piu’ prossimo e vanno proprio in questa direzione le previsioni di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanita’ e componente del Comitato tecnico scientifico: “Si sta facendo un grande sforzo internazionale sui vaccini e realisticamente – ha affermato – credo che potremmo far partire le vaccinazioni per le persone fragili, le forze dell’ordine e gli operatori sanitari nei primi mesi della prossima primavera”. Una previsione ancora piu’ ottimistica arriva dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, su Facebook, ha scritto che “presto arrivera’ il vaccino e torneremo a guardare avanti”. Nei giorni scorsi Di Maio aveva inoltre gia’ sottolineato come “la verita’ e’ che questo potrebbe essere l’ultimo miglio: per fine anno arriveranno in Italia le prime dosi del vaccino. E da gennaio inizieremo le vaccinazioni”, ha affermato. Il ministro ha anche ricordato che l’Italia ha firmato un accordo con diversi Paesi europei per 250 milioni di dosi. Dunque, e’ il suo commento, “potremo cominciare a respirare e sara’ un segnale di fiducia per i mercati mondiali”. A rafforzare le speranze sono state anche le recenti dichiarazioni del direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) Guido Rasi, secondo il quale le “prime dosi importanti per le popolazioni a rischio potrebbero arrivare nella primavera del 2021 con un inizio di vaccinazione importante. La disponibilita’ di dosi – ha aggiunto – andra’ aumentando molto rapidamente dopo l’approvazione; credo che, se siamo fortunati, molti di quelli che vorranno essere vaccinati potrebbero esserlo per l’estate del 2021”. In effetti sono vari i candidati vaccini gia’ giunti in fase di sperimentazione avanzata e cio’ lascia ben sperare. Secondo i dati aggiornati dell’Istituto superiore di sanita’, infatti, nel mondo sono 75 gli studi registrati su vaccini per Covid-19, con nove candidati arrivati alla fase 3, l’ultima prima della richiesta di autorizzazione. In totale, gli studi prevedono di arruolare quasi 310mila pazienti. La Cina continua a guidare la ‘classifica’, con 23 test, quasi il doppio degli Usa che ne hanno in corso 12, mentre l’Italia ne ha uno. Tra i candidati vaccini che sembrerebbero essere piu’ vicini al traguardo vi e’ quello messo a punto dalla Oxford University con la collaborazione della Irbm di Pomezia a che sara’ prodotto dalla multinazionale farmaceutica AstraZeneca. Dopo una sospensione temporanea di alcuni giorni per una reazione avversa in uno dei volontari partecipanti alla sperimentazione – poi dimostratasi non collegata alla vaccinazione – i test di fase 3 sono ripresi nei giorni scorsi, e ieri Jonathan Van-Tam, vicecapo dei consiglieri medici del governo britannico, in un’udienza a porte chiuse con una commissione della camera dei Comuni, ha annunciato che “non siamo ad anni luce di distanza e non e’ completamente irrealistico aspettarsi che potremo distribuire il vaccino subito dopo Natale”. In corsa e’ anche l’azienda farmaceutica Pfizer, che prevede di chiedere l’autorizzazione per il suo vaccino anti-Covid la terza settimana di novembre. L’azienda e’ pronta infatti a richiedere la procedura di emergenza all’autorita’ regolatoria statunitense per i farmaci, la Fda, se i dati della sperimentazione di questo mese saranno positivi. Ad ogni modo, la prudenza resta d’obbligo e l’arrivo del vaccino, pur rappresentando “l’inizio della fine della pandemia – ha avvertito Rasi – non e’ la fine”. Infatti, solo “dopo un anno che avremo a disposizione il vaccino – ha chiarito il direttore esecutivo dell’Ema – vedremo la pandemia diminuire in maniera importante”.

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Corona Virus

Coronavirus, Zangrillo: il virus sta mordendo ma no al terrorismo, dobbiamo convivere

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“A maggio il virus era in ritirata, oggi è tornato a mordere, probabilmente anche per comportamenti negligenti. Ma solo di pochi”, “siamo in tempo per un’azione tempestiva. Non è una catastrofe. Dobbiamo mantenere lucidità d’azione”. Così il professor Alberto Zangrillo del San Raffaele di Milano intervistato dal Corriere della Sera. “Io, però”, specifica Zangrillo, “sono contrario al metodo della paura: ossia a spaventare i cittadini affinché reagiscano come voglio io”, “lo ripeto: con il virus dobbiamo imparare a convivere”.

“Oggi siamo in una fase decisiva. Ci vuole senso civico da parte di tutti. Ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità. Altrimenti il problema diventa di proporzioni importanti”, aggiunge Zangrillo specificando che le terapie intensive sono “ancora sotto controllo perché la risposta alle terapie è migliore rispetto allo scorso marzo e aprile. L’esito è più favorevole”. E sul coprifuoco in Lombardia commenta, “Il mio senso civico mi obbliga a obbedire, ma certe terminologie evocano scenari che non vorrei lasciare in eredità ai miei figli”.

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