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Economia

Previdenza in equilibrio, assistenza in forte crescita: l’allarme del Rapporto Itinerari previdenziali

Il Rapporto Itinerari previdenziali segnala un sistema pensionistico in equilibrio, ma una spesa assistenziale in forte crescita che rischia di diventare insostenibile.

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In Italia la spesa strettamente previdenziale risulta sostanzialmente in equilibrio, mentre quella assistenziale cresce a ritmi sostenuti e pone seri interrogativi sulla sostenibilità futura. È quanto emerge dal Rapporto di Itinerari Previdenziali, presentato dal presidente Alberto Brambilla, che fotografa un sistema sempre più sbilanciato a favore degli interventi assistenziali.

Pensionati assistiti e rapporto attivi-pensionati

Secondo lo studio, 7,1 milioni di pensionati, pari al 43,99% del totale, risultano totalmente o parzialmente assistiti, in quanto titolari di assegni sociali, pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento, maggiorazioni sociali o importi aggiuntivi. Migliora invece il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati, salito a 1,4758 occupati per ogni pensionato, il valore più alto mai registrato dall’Osservatorio, grazie alla crescita dell’occupazione.

La spesa per la protezione sociale

Nel 2024 l’Italia ha destinato complessivamente alla protezione sociale – pensioni, sanità, assistenza, sostegno ai redditi e welfare degli enti locali – 627,933 miliardi di euro, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. La sola spesa assistenziale ha raggiunto i 180,554 miliardi, in crescita del 9,8% su base annua. Rispetto al 2012, la spesa sociale complessiva è aumentata di 195,67 miliardi (+45%), trainata soprattutto dagli oneri assistenziali a carico della fiscalità generale, cresciuti del 163,3%.

Previdenza IVS e saldo finanziario

La spesa pensionistica di natura previdenziale IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti), comprensiva delle integrazioni al minimo e della GIAS per i dipendenti pubblici, ha raggiunto nel 2024 i 286,14 miliardi di euro, con un incremento del 7,1%. L’aumento è legato sia al maggior numero di pensionati (+75.723 rispetto al 2023) sia alla rivalutazione degli assegni per l’inflazione. Grazie alla crescita delle entrate contributive, il disavanzo tra entrate e uscite si è ridotto a 25,55 miliardi, migliorando rispetto ai 30,72 miliardi dell’anno precedente.

Il nodo della durata delle prestazioni

Il sistema resta sotto pressione anche per la lunga durata delle pensioni. Oltre 1,5 milioni di prestazioni sono in pagamento da più di 30 anni, di cui circa 400mila da oltre 42 anni. Le pensioni di anzianità e anticipate superano in media i 31 anni di durata, quelle di vecchiaia i 25 anni, mentre le reversibilità superano i 14 anni.

Le valutazioni politiche

Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, i dati confermano che «la spesa previdenziale in senso stretto è sotto controllo e in linea con i Paesi dell’Unione», mentre «la spesa assistenziale, a carico della fiscalità generale, è cresciuta in modo molto sostenuto ed è arrivata a 180 miliardi nel 2024, rischiando di non essere sostenibile».

Tajani ha inoltre sottolineato l’importanza della crescita occupazionale, evidenziando però la necessità di affrontare il tema del lavoro povero e dei salari insufficienti, che alimentano il rischio di nuove sacche di assistenza futura.

Una sfida aperta

Il Rapporto evidenzia così una doppia faccia del sistema italiano: da un lato una previdenza più stabile grazie all’aumento degli occupati, dall’altro un welfare assistenziale in espansione che pone una sfida strutturale alle finanze pubbliche e alle politiche sociali dei prossimi anni.

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Economia

Mps, Cda verso il rinnovo: 15 membri “adeguati”, almeno 11 indipendenti

Il Cda di Monte dei Paschi di Siena ritiene adeguato l’attuale numero di 15 membri in vista dell’assemblea del 15 aprile per bilancio e rinnovo organi sociali.

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Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ritiene che l’attuale composizione a 15 membri sia adeguata rispetto alle dimensioni, alla complessità organizzativa e alle dinamiche di funzionamento dell’istituto.

La posizione è contenuta negli “Orientamenti per gli azionisti” approvati dal Cda in vista della prossima assemblea del 15 aprile, chiamata ad approvare il bilancio e a rinnovare gli organi sociali.

Composizione e indipendenza

Secondo il documento, il consiglio considera appropriata la presenza di un amministratore esecutivo e di 14 amministratori non esecutivi, di cui almeno 11 indipendenti.

Gli orientamenti sono stati resi noti insieme a quelli relativi al rinnovo del Collegio dei Sindaci, anch’essi in agenda nella prossima assemblea.

La definizione della futura governance rappresenta uno dei passaggi centrali per l’istituto senese in questa fase di consolidamento e rilancio.

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Economia

Fiori eduli, boom della Flower economy: mercato da 7 milioni tra cucina e cocktail

I fiori eduli valgono 7 milioni di euro in Italia. Cresce la filiera tra alta ristorazione e cocktail. Puglia, Campania e Liguria regioni leader.

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Begonia, calendula, margherita, rosa, viola, petunia, bocca di leone, geranio. Belli e profumati, ma anche commestibili. I fiori eduli rappresentano una delle filiere emergenti dell’agroalimentare italiano, con un valore stimato da Coldiretti in circa 7 milioni di euro.

Utilizzati fin dall’antichità, sono tornati protagonisti nelle cucine contemporanee, sostenuti dalla visibilità mediatica e dall’alta ristorazione. Oltre all’impatto estetico, offrono una gamma organolettica che spazia dal dolce al piccante, dal floreale all’erbaceo, con utilizzi che vanno dal fresco all’essiccato, fino alle preparazioni in infusione o cristallizzate.

Produzione e regioni leader

Secondo i dati di Coldiretti, la produzione nazionale copre circa il 20% del fabbisogno europeo. Le regioni più attive sono Puglia, Campania, Veneto, Toscana e Liguria, quest’ultima simbolo del settore florovivaistico italiano anche grazie alla visibilità internazionale del Festival di Sanremo.

Le imprese impegnate nella filiera sono 73. Francia e Spagna rappresentano altri poli produttivi di rilievo, ma l’Italia, grazie alle condizioni climatiche favorevoli, riesce a rifornire anche Paesi che in alcune stagioni non dispongono di fioriture locali.

Un settore da 3,3 miliardi

I fiori eduli costituiscono una nicchia della più ampia Flower economy italiana, che nel complesso vale 3,3 miliardi di euro. Il presidente Coldiretti Ettore Prandini definisce il comparto strategico e richiama la necessità di reciprocità negli standard ambientali e sociali rispetto alle importazioni.

Valore nutrizionale e ricerca

Secondo il CREA, i fiori commestibili sono poveri di grassi e ricchi di minerali, vitamine (A, B, C ed E), fibra e composti bioattivi come flavonoidi e carotenoidi.

Le specie potenzialmente utilizzabili a fini alimentari sono circa 1.600, ma in Italia ne sono state studiate 40 e quelle effettivamente in commercio sono circa 25.

Barbara Ruffoni, ricercatrice del CREA orticoltura e florovivaismo di Sanremo, sottolinea come la filiera si stia consolidando anche attraverso la trasformazione: essiccati, conserve, creme, marmellate di rosa, violetta, begonia o bocca di leone, fino a succhi, sciroppi e liquori.

Cocktail fioriti, l’ultima tendenza

Tra le applicazioni più recenti spiccano i cocktail “fioriti”, sempre più presenti negli eventi e nell’alta mixology. La begonia, con il suo gusto agrumato, è tra le varietà più richieste, al punto da essere utilizzata anche per la produzione di gin aromatizzati.

Una nicchia ancora limitata nei numeri, ma in espansione, che unisce agricoltura, ristorazione e innovazione gastronomica.

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Economia

Gas in Europa, scorte sotto la media ma prezzi in calo: Ttf giù a 32 euro

Le scorte di gas in Europa scendono sotto il 35%, ma i prezzi calano al Ttf di Amsterdam grazie a forniture regolari e Gnl. Italia sopra il 50%, Germania sotto il 25%.

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Scorte sotto la media stagionale, ma prezzi in discesa. È il quadro che emerge a metà inverno dal mercato europeo del gas, dove l’attenzione resta alta sugli stoccaggi, mentre le quotazioni mostrano segnali di allentamento.

Al Title Transfer Facility di Amsterdam, riferimento per i contratti future in Europa, nell’ultima settimana si è registrato uno dei cali più marcati dalla scorsa estate. Venerdì le quotazioni hanno chiuso a 32,37 euro al MWh, in ribasso di oltre l’1,5%. Nei giorni precedenti si erano toccati 33,5 euro, poi 31,85 euro, con oscillazioni legate soprattutto alle previsioni meteo e alla stabilità delle forniture.

Stoccaggi sotto il 35% in Europa

Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, le scorte europee sono al 34,82%, pari a 387,82 TWh, contro i 526,74 TWh dello scorso anno nello stesso periodo. La media degli ultimi cinque anni superava il 50%.

Il dato varia sensibilmente tra i Paesi. L’Italia si mantiene al 51,83% con 105,4 TWh in deposito, in calo rispetto al 60% del 2025 ma sopra la media europea. Più critica la situazione della Germania, tradizionalmente primo Paese per capacità di stoccaggio, oggi al 24,83% con 62,36 TWh, contro il 51% di un anno fa.

Prezzi in calo nonostante le tensioni geopolitiche

Il progressivo svuotamento degli stoccaggi non si riflette sui prezzi. Le temperature più miti attese in Europa e la regolarità delle consegne hanno contribuito a raffreddare le quotazioni. Le tensioni geopolitiche, dal Medio Oriente al conflitto tra Russia e Ucraina, non stanno incidendo in modo significativo sulle negoziazioni.

Il mercato appare orientato a una percezione di equilibrio, sostenuta dall’assenza di ondate di gelo e da flussi costanti.

Norvegia e Gnl Usa pilastri delle forniture

A coprire il fabbisogno europeo contribuisce in modo determinante la Norvegia, che rappresenta circa il 30% delle forniture. Cresce il peso del gas naturale liquefatto, con gli Stati Uniti che coprono ormai circa il 60% del Gnl importato in Europa.

Il tema della dipendenza energetica è stato richiamato dal commissario europeo all’energia Dan Jorgensen, che ha invitato a evitare il rischio di sostituire una dipendenza con un’altra.

Il quadro italiano secondo Snam

Per l’Italia, il rischio appare più contenuto. Il Gnl rappresenta circa il 30% delle importazioni, mentre il restante 70% arriva via gasdotto. Secondo le stime di Snam, dei 95,65 GWh oggi disponibili sulla rete nazionale, 64,26 GWh sono importati, 3,29 GWh provengono dalla produzione interna e 28,03 GWh derivano dagli stoccaggi.

Il primo fornitore resta l’Algeria tramite il gasdotto Transmed, seguita dai flussi dall’Azerbaijan attraverso il Tap e dai carichi rigassificati nei terminali di Cavarzere, Livorno e Piombino. Contributi minori arrivano dalla Libia e dal Nord Europa.

Il quadro complessivo indica un mercato in equilibrio, con scorte inferiori alla media ma ritenute al momento sufficienti a fronteggiare eventuali picchi di domanda.

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