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Prevenzione come salvezza del Servizio sanitario: l’appello di Alberto Mantovani da Napoli

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«La prevenzione va intesa non solo per il benessere individuale ma anche come la salvezza del nostro Servizio sanitario nazionale universalistico». Con queste parole al Corriere della Sera, Alberto Mantovani (foto Imagoeconomica), immunologo di fama internazionale e presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca, ha aperto a Napoli, insieme al ministro della Salute Orazio Schillaci e alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la prima edizione degli Stati generali della prevenzione.

Prevenzione come pilastro della sostenibilità del sistema

Secondo Mantovani, la prevenzione è un elemento essenziale per garantire la sostenibilità economica e clinica del Servizio sanitario: «È uno dei pilastri, insieme a qualità, efficienza, appropriatezza». La qualità, sottolinea, passa anche attraverso il lavoro dell’Agenas, il cui ruolo è fondamentale nella valutazione, ricerca e innovazione dei servizi sanitari.

L’allarme su fumo, alcol e obesità

Sul fronte della prevenzione primaria, i dati non sono rassicuranti: «Un quarto dei nostri cittadini fuma e un sesto consuma alcol in quantità rischiose. Ma il dato che più mi preoccupa è quello sull’obesità: nel mondo 1,9 miliardi di persone sono in sovrappeso, di cui 650 milioni sono obese. In Europa, l’Italia è il secondo peggior Paese per tasso di obesità infantile».

Il grasso e l’immunità: un legame pericoloso

Mantovani evidenzia anche il legame tra grasso corporeo e sistema immunitario: «Il tessuto adiposo è composto in gran parte da cellule del sistema immunitario: quando siamo in sovrappeso, queste cellule vanno in tilt. L’esercizio fisico, invece, è un ottimo stimolo per l’immunità e può persino aiutare nella terapia oncologica».

Vaccini e screening: progressi e criticità

Sul fronte vaccinale, l’Italia si posiziona tra i Paesi più avanzati per standard e produzione, ma la copertura è ancora disomogenea e discontinua da regione a regione. Anche per quanto riguarda gli screening oncologici, il 90% della popolazione riceve gli inviti, ma la risposta è elevata solo nel Centro-Nord. «Servono strumenti nuovi come la biopsia liquida, che grazie anche all’uso dell’intelligenza artificiale, potrà integrare gli screening tradizionali e migliorarne l’efficacia», aggiunge Mantovani.

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Economia

Difesa europea, l’Italia aderisce all’accordo sull’export di armamenti. Asse rafforzato con la Germania

L’Italia aderisce all’accordo multilaterale sull’esportazione di armamenti già firmato da Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Rafforzato l’asse con Berlino.

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L’Italia compie un nuovo passo nel rafforzamento della difesa europea aderendo a un accordo multilaterale sull’esportazione di armamenti già sottoscritto da Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.

L’iniziativa è stata annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al termine del vertice intergovernativo con Berlino e mira a consolidare il contributo italiano alla costruzione del pilastro europeo della Nato.

“Consentirà ai nostri sistemi produttivi di dare un contributo concreto a un obiettivo che per anni abbiamo invocato senza agire di conseguenza”, ha sottolineato la premier.

Tutela delle imprese e semplificazione delle commesse

L’accordo introduce un meccanismo che tutela maggiormente le aziende del comparto difesa. Le condizioni per l’export vengono infatti definite in una fase iniziale e restano valide per tutta la durata delle commesse, proteggendo le imprese da eventuali blocchi o veti politici successivi.

In questo modo vengono salvaguardate anche le co-produzioni, evitando che decisioni unilaterali dei singoli Stati possano compromettere progetti industriali già avviati.

L’intesa bilaterale Italia-Germania sulla difesa

Nel quadro del potenziamento del pilastro europeo della Nato, Italia e Germania hanno siglato anche una nuova intesa bilaterale sulla difesa, che rilancia e amplia l’accordo già firmato nel 2023. Il documento, articolato in oltre trenta punti, prevede consultazioni regolari per rafforzare la deterrenza e la difesa della Nato e per promuovere la prontezza difensiva dell’Unione europea.

Sono previste consultazioni annuali nel formato 2+2 tra ministri degli Esteri e della Difesa, oltre a un rafforzamento della cooperazione tra forze armate attraverso addestramento, esercitazioni e formazione, con la possibilità di partecipazione congiunta alle missioni Ue e Nato.

Cooperazione operativa e industriale

L’accordo estende la cooperazione anche alle operazioni di ricerca e soccorso, alla risposta alle catastrofi e all’assistenza umanitaria, valorizzando le rispettive capacità navali e logistiche.

Un capitolo centrale riguarda il miglioramento della competitività della base industriale e tecnologica della difesa europea, puntando su una maggiore integrazione tra le industrie, minore frammentazione, standardizzazione e intercambiabilità dei sistemi.

Italia e Germania indicano come modello vincente le joint venture tra Paesi che condividono know how su progetti specifici. In questo contesto rientra la collaborazione tra Leonardo e Rheinmetall per lo sviluppo di carri armati di nuova generazione.

Un vertice a largo raggio

La difesa è solo uno dei numerosi ambiti toccati dal vertice intergovernativo ospitato a Roma. Gli accordi siglati spaziano dalle start up agli scambi culturali, dall’istruzione al trasporto combinato, dall’energia al supporto alle pmi, con una forte componente di intese B2B che hanno coinvolto anche Sace, Simest e Confapi.

Materie critiche e asse transatlantico

Altro tema strategico affrontato è quello delle materie prime critiche, considerate decisive per ridurre la dipendenza dal sostanziale monopolio cinese. In questa prospettiva, Roma e Berlino lavoreranno insieme per sostenere il negoziato tra Unione europea e Stati Uniti.

L’adesione italiana all’accordo sull’export di armamenti e il rafforzamento dell’asse con la Germania segnano così un passaggio politico e industriale rilevante nella costruzione di una difesa europea più integrata e competitiva.

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Esteri

Davos, gelo in Europa dopo l’attacco di Zelensky: sostegno confermato, ma irritazione nelle cancellerie

Le parole di Volodymyr Zelensky a Davos deludono Bruxelles e le capitali europee. Sostegno all’Ucraina confermato, ma cresce l’irritazione politica.

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Una certa delusione, accompagnata da un evidente fastidio, ha attraversato le cancellerie europee dopo la sferzata lanciata da Volodymyr Zelensky nel suo intervento al Forum di Davos. Le parole del leader ucraino, molto dure nei confronti dell’Europa, non hanno raccolto consensi convinti a Bruxelles, dove si riconosce che in alcuni passaggi l’Unione avrebbe potuto fare di più, ma si rivendica anche il peso concreto dell’impegno finora sostenuto.

A Commissione europea ricordano che l’Unione è composta da 27 Stati e che i processi decisionali sono per loro natura complessi e non sempre rapidi. Un dato, però, viene ribadito con forza: finora l’Ue ha garantito a Kiev circa 200 miliardi di euro tra aiuti finanziari, politici e militari.

Le reazioni del governo italiano

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, da sempre sostenitore della causa ucraina, ha definito le parole di Zelensky “ingenerose” nei confronti dell’Europa. Una posizione condivisa, seppur con toni più diplomatici, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di “dispiacere”.

“La prima a dire che l’Europa deve svegliarsi sono stata io – ha osservato Meloni – ma per quello che riguarda Zelensky dobbiamo anche ricordare che abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Per questo mi è dispiaciuto”.

A Bruxelles nessuno intende aprire uno scontro frontale con il presidente ucraino, soprattutto in una fase delicata sul piano militare e negoziale. Resta però la convinzione, espressa da Tajani, che “l’Europa abbia garantito l’indipendenza dell’Ucraina e fatto tutto il possibile per sostenerla”.

Le voci critiche nella maggioranza

Di segno opposto le reazioni di chi, all’interno del governo italiano, ha spesso espresso posizioni più fredde sull’assistenza a Kiev. Matteo Salvini ha invitato Zelensky a “firmare al più presto un accordo”, sostenendo che il conflitto stia costando all’Ucraina uomini e territori. Ancora più netto Roberto Vannacci, secondo cui il presidente ucraino “vuole solo miliardi e armi”.

Verso nuove sanzioni e il piano per il dopo-guerra

L’intervento di Zelensky arriva alla vigilia di un mese cruciale per gli equilibri del conflitto. Già dalla prossima settimana i ministri degli Esteri dell’Ue discuteranno il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, con particolare attenzione alle misure economiche e alla cosiddetta “flotta ombra” di Mosca. L’obiettivo è approvare il pacchetto il 24 febbraio, nel quarto anniversario dell’inizio della guerra.

Parallelamente, la Commissione europea ha iniziato a pianificare il futuro dell’Ucraina. In un documento informale inviato alle 27 capitali, Bruxelles prevede investimenti per circa 800 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni tra capitali pubblici e privati, prestiti e sovvenzioni. Cinquecento miliardi sarebbero necessari solo per coprire il deficit di Kiev, ricostruire le abitazioni e rilanciare le aree devastate dal conflitto.

Il testo, intitolato “Roadmap per la prosperità dell’Ucraina: una visione per l’Ucraina 2040”, definisce la ricostruzione come “un’opportunità unica per costruire un’economia resiliente, digitalizzata e competitiva”.

Pace e sicurezza restano il nodo centrale

Prima di qualsiasi piano, però, resta una pace da costruire. L’Ue guarda con interesse ai negoziati di Abu Dhabi, ribadendo che la sicurezza dell’Ucraina coincide con quella europea. Per ora, tuttavia, a Bruxelles si ritiene prematuro avviare un confronto diretto con Mosca.

Il gelo seguito alle parole di Zelensky non mette in discussione il sostegno europeo, ma segnala una frattura comunicativa che, in una fase così delicata, rischia di pesare sugli equilibri politici interni all’Unione.

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Sinner supera Spizzirri e vola al quarto turno dell’Australian Open

Jannik Sinner batte Spizzirri in quattro set e accede al quarto turno degli Australian Open, superando caldo e difficoltà fisiche.

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Jannik Sinner supera l’americano Spizzirri con il punteggio di 6-4, 3-6, 6-4, 6-4, centrando l’accesso agli ottavi di finale  degli Australian Open.

Una partita più dura del previsto

L’incontro si è rivelato più complicato di quanto dica il ranking. Spizzirri ha espresso un buon livello di tennis, approfittando anche delle difficoltà fisiche di Sinner legate alle alte temperature, riuscendo a strappare il secondo set.

La superiorità alla distanza

Nei momenti decisivi è però emersa la maggiore solidità dell’azzurro, che ha alzato l’intensità negli scambi e gestito con lucidità i game chiave, evitando il quinto set.

Sinner avanti con fiducia

Una vittoria importante sul piano mentale e fisico, che conferma la continuità di rendimento del numero due del mondo e lo proietta con fiducia al turno successivo dello Slam australiano.

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