Collegati con noi

Politica

Pressing Draghi per riforme, avanti anche con giustizia

Pubblicato

del

Il premier Mario Draghi, incassato l’accordo di maggioranza su balneari e fisco, spinge sull’acceleratore delle riforme, necessarie per portare a casa il Pnrr. Ed esorta a completare “con prontezza” la riforma sulla giustizia, utile agli italiani perche’ snellisce i tempi del giudizio, ma anche agli stessi magistrati di cui “rafforza credibilita’ e terzieta’”. Sull’ultimo via libera del Senato, dove e’ bloccato il testo, pesano le forti perplessita’ (e gli emendamenti) di Lega e Italia Viva: una modifica a Palazzo Madama implicherebbe una terza lettura alla Camera e l’impossibilita’ di eleggere il nuovo Csm a settembre, come il governo vorrebbe. E’ plausibile, sul fronte di via Bellerio, che la situazione si sblocchi dopo il referendum sulla giustizia del 12 giugno. Forse non a caso, a poche ore dal messaggio che Draghi invia all’Universita’ di Padova in occasione di un convegno a tema, la Lega rilancia la mobilitazione per i referendum: i gazebo del partito in piu’ di mille piazze italiane nei prossimi weekend: “un’occasione di ascolto e confronto con i cittadini – da nord a sud – per promuovere il Si’ ai 5 quesiti”. Da Forza Italia, Antonio Tajani sostiene l’alleato: “I referendum completano la riforma Cartabia,voteremo si’, ma bisogna che ne se parli un po’ di piu'”. Dopo lo sciopero dei magistrati, che a 12 anni di distanza dall’ultima protesta, hanno incrociato le braccia proprio contro la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario, i dem difendono l’operato dell’esecutivo dando manforte al premier. “E’ necessario completare il ciclo delle riforme con quella del Csm. Il Pd e’ pronto e chiede di votarlo”, dice la responsabile di settore Anna Rossomando. Tranchant, invece, il giudizio di Matteo Renzi, secondo cui “rispetto a Bonafede anche Godzilla avrebbe segnato un passo avanti”, ma il testo della Cartabia e’ “inutile”. Gli obiettivi del governo, determinato a correre per ottenere tutti i fondi del Recovery Plan, e le rivendicazioni dei partiti di maggioranza, che si moltiplicano con l’avvicinarsi delle amministrative, non combaciano naturalmente. Ma sono frutto di trattative serrate, condotte fino all’ultima parola utile. Cosi’, nonostante le intese politiche raggiunte sul fisco e i balneari, la compattezza della maggioranza dovra’ ancora essere provata sul campo. La delega fiscale, in stallo dall’8 marzo, quando la commissione Finanze approvo’ la riforma del catasto con il voto contrario di Lega e FI, riprendera’ l’esame il 13 giugno rispettando l’approdo in Aula previsto il 20. Ma c’e’ un pezzo della sinistra che – sul capitolo Irpef – non ci sta. Per la sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra (Liberi e Uguali) “l’accordo raggiunto e’ una base di partenza per la discussione”, ma “ha fatto anche emergere le forti differenze che attraversano questa maggioranza. Cio’ e’ particolarmente vero con riferimento all’articolo 2 sulla tassazione personale del reddito che, dopo l’ultimo compromesso voluto dal centrodestra, conferma di fatto lo status quo, cristallizzando tutte le ingiustizie che caratterizzano il nostro sistema fiscale. Su questo articolo – annuncia – Leu non puo’ dare e non dara’ il suo assenso”. Il Partito Democratico appare molto piu’ morbido, cosciente – come spiega il referente Antonio Misiani – che “in una maggioranza cosi’ articolata ogni passo in avanti e’ frutto di compromessi”. Quanto alla riforma della concorrenza, che e’ politicamente intrecciata con il fisco, si e’ sbloccata dopo mesi, rinviando lo scioglimento dell’ultimo nodo (la definizione degli indennizzi per le aziende che dopo anni di attivita’ non ottengono il rinnovo della concessione): se ne occupera’ il governo entro fine anno con i decreti attuativi. La delega, invece, e’ calendarizzata in Aula gia’ lunedi’.

Advertisement

Politica

Fitto, da gennaio partono le modifiche al Pnrr

Pubblicato

del

 Le richieste di modificare il Pnrr già si moltiplicavano da settimane, ma ora c’è anche una data per avviare il processo formale assieme alla Ue: l’iter comincerà a gennaio, dopo che il governo presenterà al Parlamento la relazione aggiornata sullo stato di avanzamento delle riforme e degli investimenti, facendo il punto sulle difficoltà che molti ministri stanno evidenziando. Intanto, è sempre più vicina la scadenza di fine anno: sono 55 gli obiettivi da centrare entro il 31 dicembre, e ne mancano ancora 30. Una cabina di regia, la prossima settimana, farà il punto su quelli alla portata, cercando lo sprint di fine anno che assicuri la terza rata da 19 miliardi di euro.

Il ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, ha aggiornato i deputati che lo interrogavano proprio sull’attuazione del piano di rilancio italiano, preoccupati dalle difficoltà, tra cui i costi delle opere ormai non più realistici. Il ministro ha annunciato che da gennaio sarà avviato l’iter di modifica del programma, come prevede l’articolo 21 del regolamento europeo che istituisce il piano nazionale per la ripresa e la resilienza. Secondo le regole, se il piano non può più essere realizzato in tutto o in parte, a causa di circostanze oggettive, lo Stato può presentare alla Commissione una richiesta motivata e una proposta di modifica. Se le motivazioni vengono accolte, la decisione passa al Consiglio per l’ok finale.

Il team di Bruxelles, durante la sua missione a Roma per verificare il lavoro del nuovo governo sul Pnrr, aveva già aperto alle modifiche. Una disponibilità confermata anche nell’incontro di oggi tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Le modifiche, però, dovranno limitarsi agli investimenti, in particolare a quelli i cui costi sono lievitati a causa del caro-materiali. Sulle riforme, invece, non ci sono margini per cambiamenti perché sono proprio il banco di prova su cui Bruxelles misura l’impegno dell’Italia a cambiare. Dopo il confronto con la task force Ue, che ha evidenziato ritardi su alcuni capitoli come il codice per gli appalti e la legge sulla concorrenza, Fitto ha incalzato i ministeri. “Proprio ieri ho inviato ai ministeri una nota per acquisire aggiornamenti sullo stato di avanzamento degli obiettivi con scadenza dicembre, anche in vista della cabina di regia della prossima settimana, nella quale si prenderà atto dei risultati raggiunti e di quelli realisticamente raggiungibili entro la data”, ha detto alla Camera. Anche la Ragioneria dello Stato va in pressing, sollecitando le amministrazioni a comunicare lo stato di attuazione degli obiettivi entro il 23 dicembre.

In una circolare, la Rgs spiega che le attività di rendicontazione su “ReGiS” (lo strumento attraverso cui le amministrazioni devono adempiere agli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e controllo dei progetti), connesse ai 55 obiettivi del terzo e quarto trimestre, “dovranno essere concluse entro e non oltre il 23 dicembre”, per consentire il successivo caricamento della documentazione sulla piattaforma Ue. Le difficoltà nell’attuazione ci sono, ed erano emerse già all’indomani dell’insediamento del nuovo governo. Il confronto con i ministeri aveva già “messo in evidenza diverse criticità, nonché l’esigenza di ulteriori semplificazioni normative e amministrative”, ha sottolineato Fitto. Su alcune si può intervenire subito: ad esempio, laddove vi siano ritardi da parte dei soggetti responsabili delle opere, “c’è la possibilità di rendere più semplice e veloce l’esercizio dei poteri sostitutivi”.

Continua a leggere

Politica

Manovra economica, valanga di 3000 emendamenti

Pubblicato

del

Oltre tremila emendamenti in commissione. Nel primo stress test sulla manovra alla Camera quello che si registra, di fatto, è che l’accordo non scritto tra maggioranza e opposizione per limitare il numero delle proposte di modifica resta, per ora, solo sulla carta. Nel frattempo dalla riunione tra la premier Giorgia Meloni e i partiti di centrodestra emergono alcune modifiche già in pista, in primis l’estensione del mese in più di congedo parentale pagato all’80% anche ai papà. Possibili cambiamenti anche sul fronte delle assunzioni dei giovani e delle pensioni minime. Il prossimo step, intanto, è quello che prevede che i gruppi indichino un numero contingentato di proposte segnalate e dunque da esaminare con priorità. Il tetto, in questo caso, è fissato a 450 emendamenti, 250 di opposizione e 200 di maggioranza.

Allo stato resta il fatto che i gruppi di FdI, Lega, Fi e Noi Moderati hanno presentato complessivamente oltre 600 proposte (285 Fratelli d’Italia, 151 della Lega, 136 da Forza Italia, 45 i Centristi). Le opposizioni sono sul piede di guerra. “Avevamo già pronti più di mille emendamenti – sottolinea il capogruppo di Avs in commissioneBilancio Marco Grimaldi – ma, alla fine, abbiamo deciso di depositarne 200 di merito per non dare alibi alla maggioranza. Certo, chiedono rispetto a noi e poi ne fanno 600 loro: le prassi si rispettano se c’è il rispetto delle opposizioni e dei regolamenti”.

“Tsunami parlamentare” di 772 emendamenti, invece, dal Movimento cinque stelle che promette battaglia “per invertirne radicalmente la rotta della manovra in favore di persone in difficoltà e per una maggiore equità fiscale”. Dal Terzo Polo ne arrivano, invece, 311. Corposo il pacchetto di proposte di modifica del Pd con quasi mille emendamenti (957). “Meno tasse sul lavoro e salario minimo. Quattordicesima pensionistica e Opzione donna. Più soldi per sanità e scuola. Transizione 4.0 e credito d’imposta investimenti Sud. Stop condoni e norme su Pos e contante.

Più tasse sugli extraprofitti” sono gli emendamenti Dem riassunti dal responsabile economico Antonio Misiani. La partita, dunque, per il momento, sembra in salita, complicata anche dai tempi stretti per il dibattito (si va in Aula il 20 dicembre) ma soprattutto dalle esigue risorse a disposizione: il tesoretto di 400 milioni a disposizione per le modifiche parlamentari delle quali una parte da destinare all’opposizione, a partire dal Terzo Polo, quantomeno per provare a garantire alla manovra un percorso meno accidentato.

Forza Italia insiste sulle proprie battaglie: oltre al Superbonus anche l’innalzamento delle pensioni minime che secondo quanto riferito dalla capogruppo in Senato Licia Ronzulli dovrebbe poter trovare spazio. “Abbiamo bisogno ancora di qualche giorno – spiega sempre Ronzulli – per trovare delle migliorie anche per la decontribuzione delle nuove assunzioni di giovani under 35 che sarà probabilmente spostata da 6mila a 8mila”. Intanto dall’Intergruppo parlamentare della Camera per le Donne, i Diritti e le Pari opportunità, arriva un emendamento bipartisa, siglato da 29 deputate e deputati per potenziare il piano strategico contro la violenza sulle donne.

Continua a leggere

Politica

Superbonus: Fi insiste, serve la proroga al 31 dicembre

Pubblicato

del

“Forza Italia è, come sempre” al fianco di famiglie e imprese e “per questo siamo già al lavoro per mettere a punto una soluzione di buon senso” sul superbonus “che vada incontro alle esigenze dei cittadini e degli operatori di questo comparto strategico, in primo luogo sbloccando i crediti fiscali e, al contempo, prorogando il termine al 31 dicembre”. Così Alessandro Cattaneo, presidente dei deputati di Forza Italia, dopo un incontro con una rappresentanza di imprenditori del mondo edile. “Lo diciamo con pacatezza – aggiunge – ma fermezza: cambiare le regole in corsa significa aggiungere danno al danno”.

“Oggi – sottolinea Cattaneo -con l’onorevole Erica Mazzetti, ho incontrato una rappresentanza di imprenditori del settore edile, che ci hanno descritto la gravissima situazione della quale sono vittime migliaia di famiglie, i cosiddetti ‘Esodati del superbonus’. Durante l’incontro, hanno illustrato, dati alla mano, le drammatiche ricadute di questa condizione in cui, da oltre dieci mesi, si trovano famiglie, lavoratori e imprese. Forza Italia e’, come sempre, al loro fianco: per questo siamo già al lavoro per mettere a punto una soluzione di buon senso, che vada incontro alle esigenze dei cittadini e degli operatori di questo comparto strategico, in primo luogo sbloccando i crediti fiscali e, al contempo, prorogando il termine al 31 dicembre”. “Lo diciamo – conclude – con pacatezza, ma fermezza: cambiare le regole in corsa significa aggiungere danno al danno. Occorre, invece, rimboccarci le maniche per arrivare a punto di mediazione percorribile per mettere in sicurezza le procedure già avviate, che altresì rischierebbero di essere definitivamente compromesse. La casa è il bene più importante della famiglia, così come il presidente Berlusconi ci ha insegnato, e il nostro partito l’ha sempre considerata tale. In questo senso, abbandonare imprese e famiglie per noi e’ inaccettabile”, ha concluso.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto