Collegati con noi

Politica

Presidenze di Commissione, nei 5 Stelle è processo a Crimi

Avatar

Pubblicato

del

Alla Camera la galassia M5S è in fibrillazione. Perché Italia viva conquista 4 commissioni, il Pd 9, a bocca asciutta Leu, a sorpresa la Lega ne conferma 2, e il M5S 13. Il Movimento è “una polveriera”. Incomprensibili le 5 commissioni ai renziani. Leu è arrabbiata. Leonardo Donno scrive una missiva indirizzata al direttivo del gruppo nella quale si dimette da capogruppo della commissione Bilancio: “È evidente che il ruolo del “capo”, lo avete esercitato in maniera egregia, creando però spaccature enormi all’ interno del gruppo…”. Un giro di orologio e tocca a Davide Tripiedi. In un amen le firme del malcontento diventano 30 e imputano ai vertici “una gestione fallimentare”.
Fra le richieste, la convocazione di un’assemblea del gruppo parlamentare, che viene prima fissata per la tarda sera di ieri ma poi slitta al 4 agosto. Il processo si estende al reggente Vito Crimi, ai capigruppo Gianluca Perilli e Davide Crippa. Una reggenza, quella di Crimi, non condivisa, non voluta da nessuno, e che va avanti da troppo tempo. La leadership quando non è legittimata rischia di provocare danni e tensioni enormi. E questo è il caso. “Con un vero e legittimo capo politico una forzatura così eccessiva, di certo, non l’avremmo mai avuta”, è l’accusa del sottosegretario Alessio Villarosa. Il riferimento è “alla sostituzione forzata” di 10 deputati M5S su 15 dalla commissione Finanze per agevolare l’elezione di Luigi Marattin. Alle due di notte l’economista renziano ottiene la presidenza della Finanze con 26 voti, contrari 18. Eppure la sua elezione, non gradita al M5S, e forse caldeggiata da almeno due berlusconiani, si sblocca solo quando il renziano Catello Vitiello si dimette, dopo esser stato eletto a presidente della commissione Giustizia. Raccontano che in quei minuti una furibonda Maria Elena Boschi si rivolgeva così ai suoi in commissione Finanze: “Non fate iniziare fin quando non viene sanata la questione giustizia”. Un mercanteggiamento assurdo.

Advertisement

Politica

Tutti contro la patrimoniale, e resta il nodo del superbonus

Avatar

Pubblicato

del

 La patrimoniale non ha le gambe lunghe. La proposta lanciata da un gruppo di parlamentari di Leu e del Pd e’ stata in 24 ore bocciata dagli alleati: sono contrari i Cinque Stelle, Italia viva e pure la maggioranza Dem. Anche sulla proroga al 2023 del superbonus non c’e’ una compatezza granitica. Tutti sono d’accordo sulla necessita’ di allungare la durata delle detrazioni fiscali al 110%, ma l’intervento e’ molto oneroso e il governo valuta l’opportunita’ di rinviarlo a quando saranno disponibili le risorse del Ricovery fund. La cosiddetta “tassa sui super-ricchi” lanciata da Nicola Fratoianni (LeU) e Matteo Orfini (Pd), primi firmatari di un emendamento alla Manovra, e’ sopravvissuta lo spazio di un giorno. L’idea e’ quella di introdurre un’aliquota crescente, partendo da uno 0,2% su patrimoni tra 500 mila euro e un milione di euro per arrivare al 2% oltre i 50 milioni. Le opposizioni hanno subito detto “No”. “Il solo pensare di tassare ora chi ha casa e risparmi e’ da arresto immediato”, ha commentato Matteo Salvini. “A Salvini – ha replicato Orfini – ricordo che la giustizia sociale non e’ un reato: lo e’ rubare 49 milioni di euro agli italiani”. Anche gran parte della maggioranza ha sparato a zero sulla patrimoniale. “E’ la solita orfinata che crea solo danni e confusione”, e’ stato il commento di un parlamentare vicino al segretario Nicola Zingaretti. “Siamo sempre stati contrari”, ha ricordato il capogruppo renziano al Senato, Davide Farone, che per una volta va d’accordo con i Cinque Stelle: “Introdurre qualsiasi tipo di patrimoniale sarebbe folle”, ha detto il ministro Luigi Di Maio. Leu continua a difendere l’impostazione dell’intervento. Il capogruppo alla Camera, Federico Fornaro, e’ primo firmatario di un altro emendamento per istituire, per il solo 2021, un ‘Contributo di solidarieta” “differente e alternativo alla cosiddetta patrimoniale”. Si tratta di un’aliquota dell’1% per ricchezze superiori a 1,5 milioni di euro, escludendo la prima casa. La battaglia si sposta in commissione, dove sono stati depositati 7 mila emendamenti. Di questi, “quasi 3 mila arrivano dai partiti di Conte, Gualtieri, Di Maio, Renzi e Speranza – ha commentato Giorgia Meloni – Se non credono loro stessi nelle leggi che scrivono, perche’ dovrebbero farlo gli italiani?”. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha chiesto “collaborazione e spirito di coesione, ma anche visione”. Il problema sulla proroga del superbonus sugli interventi di miglioramento antisismico ed energetico degli immobili e’ di risorse. Quelle che servono sono ingenti e superiori a quanto previsto in un primo momento. “Stiamo incontrando difficolta’ di ordine tecnico-burocratico segnalate anche dall’Agenzia delle entrate – ha aggiunto Martina Nardi (Pd), presidente della commissione Attivita’ produttive della Camera – Sara’ aperto un tavolo con il Governo per valutare tutti gli interventi necessari”. Certo e’ che il tema non potra’ essere rinviato troppo, visto che anche Forza Italia ha presentato emendamenti per una proroga al 2023 del superbonus. I voti in commissione alla Camera cominceranno il 9 dicembre. Fra le richieste di modifica, Claudio Mancini (Pd) propone uno stop per 4 mesi ai versamenti delle tasse per federazioni e societa’ sportive professionistiche che stanno continuando a giocare. Poi c’e’ quella dei Cinque Stelle per mettere i bastoni fra le ruote a un eventuale salvataggio di Mps targato Unicredit. Di fatto, l’emendamento riduce da 3 miliardi a un massimo di 500 milioni i crediti d’imposta per le aziende che si aggregano nel 2021, quindi anche per chi si facesse carico della banca senese. Mentre nel Pd ci sarebbe una certa attenzione a mantenere il radicamento toscano dell’istituto.

Continua a leggere

Politica

Manovra economica, ora spuntano la proroga del superbonus e una richiesta di patrimoniale

Avatar

Pubblicato

del

Torna in campo la proroga dei bonus al 110% e spunta una richiesta di patrimoniale. Ci sono anche proposte per prolungare l’ecobonus sull’acquisto delle auto. Nel passaggio in Parlamento, i partiti di maggioranza mirano ad aggiungere tasselli significativi alla Manovra. Poi c’e’ l’altro provvedimento, il Dl Ristori Quater, che sara’ varato dal governo nelle prossime ore. Una prima bozza prevede una serie di rinvii delle tasse e uno stop alle ganasce del fisco per chi sia in difficolta’ economiche. Le modifiche effettive alla Manovra saranno il frutto degli emendamenti che verranno approvati nelle prossime settimane in commissione Bilancio della Camera. La richiesta di una proroga al dicembre 2023 dei superbonus, cioe’ delle detrazioni fiscali al 110% per interventi di miglioramento energetico e sismico degli immobili, e’ firmata da una settantina di deputati di tutte le forze di maggioranza: M5s, Pd, Iv e Leu. Malgrado questo, il suo passaggio in Parlamento non sara’ indolore. “La misura e’ appena partita – ha spiegato la presidente della commissione Attivita’ produttive della Camera, Marina Nardi (Pd) – ma rischia di subire altri stop a causa del covid. Per questo la proroga e’ necessaria”. L’intento e’ condiviso, ma nella maggioranza e nel governo ci sono perplessita’ legate al costo. Per questo l’idea di prolungare la misura potrebbe essere messa in frigo fino all’arrivo del Recovery fund. Per rinviare la scadenza dell’ecobonus sulle auto c’e’ piu’ di una richiesta di diverse forze di maggioranza, come Iv e Pd. In questo caso, a storcere il naso e’ il M5s, che vorrebbe concentrare gli incentivi solo sulle auto elettriche, mentre gli alleati puntano anche a diesel e benzina di ultima generazione. La patrimoniale e’ contenuta in un emendamento firmato da deputati di Leu e del Pd che chiede l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli, per sostituirle con un’aliquota progressiva minima dello 0,2% “sui grandi patrimoni la cui base imponibile e’ costituita da una ricchezza netta superiore a 500 mila euro”. I primi firmatari sono Nicola Fratoianni, che fa parte della componente di Sinistra Italiana in Leu, e Matteo Orfini, della minoranza Pd. La strada di questo emendamento appare in salita: non trova troppi sponsor fra gli alleati e non piace alle opposizioni: “Un nuovo episodio del serial ‘Anche i ricchi piangono'”, ha commentato la capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini. Superbonus, ecobonus e patrimoniale. Anche un altro tema creera’ qualche tensione in maggioranza. Iv e Leu chiedono di alzare l’accisa sulle ultime arrivate fra le sigarette, quelle con tabacco ‘da inalazione senza combustione’. Anche Forza Italia vuole misure analoghe: “E’ necessario aumentare la tassazione sui prodotti del tabacco riscaldato. A prescindere dai presunti legami tra la multinazionale Philip Morris e la Casaleggio Associati”, ha detto il deputato azzurro Osvaldo Napoli, ricordando le polemiche di questi ultimi giorni. Lo stop alle ganasce contenuto nella bozza del decreto Ristori Quater prevede il blocco di pignoramenti e fermi amministrativi per chi chieda una dilazione dei ‘debiti fiscali’ per “comprovate” difficolta’ economiche. Il provvedimento comprende anche il rinvio delle scadenze fiscali del 30 novembre e nuovi aiuti una tantum per i lavoratori stagionali del turismo, dello spettacolo e per i lavoratori impiegati nel settore dello sport. “La proroga di appena dieci giorni delle scadenze fiscali per il versamento della seconda o unica rata d’acconto delle imposte sui redditi e dell’Irap e’ risibile”, ha commentato il senatore di Forza Italia Dario Damiani.

Continua a leggere

Politica

La partita rimpasto agita il governo, Conte e Mattarella prudenti

Avatar

Pubblicato

del

Un rimpasto “pilotato”. Un cambio di squadra che dia slancio al governo ma non precipiti tutti in una crisi dagli esiti insondabili. Con “un passo avanti”, cioe’ un coinvolgimento piu’ diretto, dei leader dei partiti di maggioranza. Ecco il progetto accarezzato da mesi da Matteo Renzi, con una parte maggioritaria del Pd e un pezzo di M5s. Potrebbe concretizzarsi “entro l’Epifania”, secondo i desiderata di Iv, o “dopo l’emergenza”, teorizza dal Pd Goffredo Bettini indicando un orizzonte che potrebbe essere quello della distribuzione del vaccino. Il premier Giuseppe Conte la parola rimpasto non ha mai voluto pronunciarla e si oppone a ipotesi come quella di farsi affiancare da due vicepremier, come nella stagione M5s-Lega. Ma e’ chiaro che lo spettro di un cambio di squadra agita i suoi ministri. Le smentite, percio’, fioccano. Ma l’ipotesi esiste: se ne parlera’, nel governo, a valle del lavoro sul programma di legislatura e soprattutto sul Recovery plan, per il quale inizia a delinearsi la cabina di regia. Conte prova a definire la “governance” dei piani legati al Recovery e, dopo le tensioni legate a un’ipotesi di cabina di regia a Palazzo Chigi, propone una “testa” politica a tre Conte-Gualtieri-Patuanelli, affiancati dal comitato interministeriale Ciae, e da sei manager che vigilerebbero sui sei cluster di progetti del Recovery, col potere di sostituirsi ai soggetti attuatori. Ad Enzo Amendola andrebbe il raccordo con l’Ue. Ma questa ipotesi e’ destinata a far discutere chi, nella maggioranza, vorrebbe limitare il ruolo di manager esterni. Sul fronte piu’ politico, Conte potrebbe convocare i leader di maggioranza nei prossimi giorni, per sciogliere i nodi che stanno emergenza ai tavoli della verifica di governo (si litiga, per iniziare, su legge elettorale e riforme).

Il Presidente Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di giuramento del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e dei membri del nuovo Governo
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

La convinzione e’ che non ci si possa impelagare, nel bel mezzo della seconda ondata Covid, in una discussione sul governo. Ma c’e’ anche la consapevolezza che le truppe di maggioranza sono sempre piu’ irrequiete. E che, come sottolineano fonti di Iv, se non governa lui il rimpasto, rischia di esserne vittima, magari in favore di un premier alla Draghi o Cottarelli e con una nuova maggioranza, che prefiguri la platea che eleggera’ il nuovo capo dello Stato.. Ma cosa ne pensa della possibilita’ di un rimpasto uno dei possibili protagonisti, cioe’ l’inquilino del Colle? Premesso che un’eventualita’ del genere riguarda in prima battuta le forze di maggioranza e il Parlamento, al Quirinale si osserva che nessuno ha mai parlato al capo dello Stato della possibilita’ di un avvicendamento di ministri. E, ove avvenisse, Sergio Mattarella non potrebbe che suggerire “prudenza” in una fase cosi delicata per il Paese nella comune – anche nei partiti di maggioranza – consapevolezza che si potrebbero aprire scenari incontrollabili. E’ chiaro pero’, si ricorda, che la prassi prevede che in caso di sostituzione di piu’ di un ministro servira’ un nuovo voto di fiducia del Parlamento per certificare il passaggio. Si tratterebbe quindi, chiosano in ambienti di maggioranza, di uno snodo politico complesso e importante con tutti i rischi che si possono determinare in una maggioranza di vasta coalizione. Renzi, che giovedi’ a Palazzo Chigi ha incontrato Conte, bolla il dibattito come “stucchevole chiacchiericcio”, invoca “prima l’agenda”, e nega di voler entrare in squadra, anche se il suo nome ricorre (accanto a quelli di Ettore Rosato e Maria Elena Boschi).

Su una linea simile Andrea Orlando che chiede “progetti piu’ ambiziosi” e non esclude un rimpasto dopo che si sara’ definita una nuova agenda. Dal M5s a difesa dei ministri si erge Vito Crimi che parla di “ipotesi fuori dalla realta’”, ma tra le fila pentastellate c’e’ chi un rimpasto non lo esclude. Nel Pd Nicola Zingaretti nega di voler entrare nel governo e si mostra concentrato sull’emergenza Covid. Ma Bettini caldeggia una “ripartenza” del governo con la regia di Conte. I nomi di cui piu’ si parla per una possibile sostituzione sono quelli della Dem Paola De Micheli e delle pentastellate Nunzia Catalfo e Paola Pisano (possibile candidata sindaco di Torino?). In ingresso vengono dati Andrea Orlando (ma si parla di lui come capogruppo alla Camera), Graziano Delrio, Stefano Buffagni, Carla Ruocco. Prematuro. C’e’ chi dubita che, con una maggioranza cosi’ fibrillante, il rimpasto si fara’. Di sicuro il tema terra’ banco nelle prossime settimane.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto