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Guerra Ucraina

Prende il largo la prima nave con il grano ucraino

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L’accordo sul grano tra Russia e Ucraina, raggiunto con grande fatica con la mediazione di Onu e Turchia, inizia a produrre risultati. Un primo cargo carico di mais e’ partito dal porto di Odessa in direzione Libano, con uno scalo a Istanbul per le ispezioni. Una possibile svolta, salutata anche dagli occidentali, nella speranza che almeno la crisi alimentare provocata dal conflitto possa essere mitigata. Sul fronte dei combattimenti, invece, non c’e’ spazio per ottimismo. Perche’ i russi continuano a bombardare il Donbass e gli ucraini contrattaccano nel sud, rivendicando successi a Kherson. All’inizio della giornata le autorita’ turche hanno dato l’annuncio tanto atteso, che ha sancito la fine (o almeno l’inizio della fine) del blocco navale russo nel Mar Nero. La nave Razoni, registrata in Sierra Leone, con a bordo 26mila tonnellate di mais, ha lasciato il porto di Odessa per dirigersi in Libano, che nel 2020 aveva importato oltre il 60% del suo grano dall’Ucraina. Il cargo terminera’ la sua traversata nel porto di Tripoli, ma domani e’ atteso a Istanbul, dove le autorita’ locali effettueranno le ispezioni concordate tra le parti lo scorso 22 luglio, giorno della firma dell’intesa. Si tratta della prima spedizione dopo cinque mesi, nei quali decine di milioni di tonnellate di grano ucraine sono rimaste chiuse nei silos, con il rischio di marcire, contribuendo all’impennata dei prezzi e dei generi alimentari. E colpendo soprattutto i Paesi piu’ poveri del mondo. Non a caso il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha auspicato che questa svolta “portera’ sollievo necessario alla sicurezza alimentare globale, specialmente nei contesti umanitari piu’ fragili”. Anche Ue e Nato hanno accolto positivamente la partenza del carico di mais, ma con cautela. E’ “un primo passo”, ha detto il portavoce dell’Alto Rappresentante Joseph Borrell, attendendo tuttavia che ci sia una ripresa totale delle esportazioni di cereali.

A Bruxelles tra l’altro non e’ stato dimenticato che la Russia, proprio all’indomani della firma dell’intesa, aveva lanciato missili sul porto di Odessa, facendo temere un ennesimo fallimento. Allo stesso tempo, anche se la spedizione verso il Libano rappresenta solo una goccia nel mare, i mercati hanno dato subito dei segnali positivi: il prezzo del grano ha iniziato a scendere (mentre invece non c’e’ tregua per le quotazioni del gas). Anche Mosca e Kiev hanno espresso soddisfazione per il primo sblocco dei porti, ma questo segno tangibile di collaborazione tra i contendenti non autorizza ad ipotizzare un rallentamento del conflitto. Nel Donetsk i russi non allentano i raid, in attesa di lanciare l’offensiva di terra sulle citta’ ancora in mano agli ucraini (secondo le autorita’ locali, almeno tre persone sono state uccise in 24 ore). E la morsa rimane stretta anche sulla costa, in particolare a Mykolaiv. La polizia e il sindaco hanno denunciato bombardamenti massicci che hanno provocato almeno due morti e diversi feriti, e danneggiato decine di edifici, incluso un ospedale. La situazione appare potenzialmente ancora piu’ incandescente a Kherson. Le forze di difesa hanno rivendicato la riconquista di 46 insediamenti nella regione, potendo contare sui pezzi di artiglieria a lungo raggio arrivati dagli alleati occidentali (il ministero della difesa di Kiev ha fatto sapere di aver appena ricevuto altri quattro lanciarazzi Himars da Washington e il primo di un lotto di sistemi tedeschi Mars-II, altrettanto moderni e precisi). In risposta i russi stanno spostando un gran numero di truppe che finora erano state a concentrate ad est proprio sul fronte meridionale. L’obiettivo, secondo il presidente Volodymyr Zelensky, e’ puntare sul capoluogo di Kherson e sulla regione di Zaporizhzhia. E gli echi del conflitto restano forti anche a Kiev: nella regione della capitale circa 300 persone risultano disperse. Per la polizia molti risultano detenuti in Bielorussia. (

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Esteri

Aerei da guerra russi distrutti nell’attacco a base Crimea

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Almeno otto aerei da guerra russi sono stati danneggiati o distrutti nell’attacco alla base aerea di Saky in Crimea di due giorni fa: lo mostrano immagini satellitari riprese dall’operatore sprivato Planet Labs. I media internazionali pubblicano le foto di prima e dopo l’attacco mostrando la prima conferma indipendente dei danni alla base che si trova a piu’ di160 chilometri dalla prima linea. Finora Kiev ha ufficialmente negato la responsabilita’ dell’attacco. Mosca ha minimizzato negando che qualsiasi aereo sia stato danneggiato e ammettendo solo che “diverse munizioni sono esplose” in un’area di stoccaggio presso la struttura.

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Esteri

Nuovamente fermata a Mosca la reporter ‘no-war’, per la CNN si tratta di una ‘montatura’

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Marina Ovsyannikova e’ stata fermata dalla polizia russa e rischia fino a dieci anni di reclusione per aver avuto il coraggio di condannare l’invasione dell’Ucraina ordinata da Putin. A dare la notizia e’ stato il suo avvocato, Dmitry Zakhvatov, che ha detto all’Afp che contro la giornalista – nota in tutto il mondo per la sua inattesa protesta in tv contro la guerra – “e’ stato aperto un procedimento penale” con l’accusa di “diffusione di informazioni false” sull’esercito: un’imputazione di ovvia matrice politica, che si basa su una nuova legge “bavaglio” che in pratica fa rischiare multe e pesanti pene detentive fino a 15 anni di reclusione a chiunque si schieri contro l’invasione dell’Ucraina. L’avvocato Zakhvatov afferma che le nuove accuse contro Ovsyannikova sono legate a una protesta solitaria di inizio luglio, quando la giornalista si piazzo’ in una via non lontana dal Cremlino con in mano un cartello in cui denunciava la morte di bambini nella guerra in Ucraina e a terra due bambole e un peluche sporchi di vernice rossa. Secondo il legale, la reporter trascorrera’ la notte in un centro di detenzione temporanea, mentre si attende che un tribunale si pronunci su un’eventuale misura cautelare. In questi mesi, Marina Ovsyannikova non ha mai smesso di criticare la guerra in Ucraina. Gia’ a marzo aveva colto in contropiede la macchina della propaganda del Cremlino presentandosi in diretta durante il tg della tv di Stato con un cartello contro la guerra. Le immagini della reporter con in mano quel grande foglio con la scritta “No war” fecero immediatamente il giro del mondo e costarono a Ovsyannikova l’arresto e una multa di 30.000 rubli. Dopo alcuni mesi all’estero e una breve collaborazione con la testata tedesca Die Welt, la giornalista e’ tornata in Russia, dove altre volte e’ stata multata e fermata dalla polizia per i suoi commenti contro la guerra. Stamattina – stando a quanto racconta lei stessa – una decina di agenti si sono presentati nella sua abitazione e l’hanno perquisita. Il governo russo sta inasprendo sempre di piu’ la repressione contro ogni forma di dissenso. Per la nuova legge liberticida, che proibisce di fatto di criticare l’aggressione militare contro l’Ucraina, sono stati arrestati due oppositori di spicco come Ilya Yashin e Vladimir Kara-Murza, che rischiano pesanti pene, mentre un altro dissidente, Alexey Gorinov, e’ stato condannato in primo grado a 7 anni.

Cnn, una montatura la versione russa su prigione Olenivka 

“La versione russa sull’attacco del 29 luglio alla prigione di Olenivka in cui sono morti oltre 50 prigionieri di guerra ucraini, per la maggior parte del battaglione Azov, e’ molto probabilmente un’invenzione”: e’ la conclusione di un’inchiesta della Cnn basata sull’analisi di video e fotografie, immagini satellitari, e sul lavoro di esperti forensi e di armi. Secondo gli specialisti la mancanza di accesso rende impossibili conclusioni definitive, ma la maggior parte dei segnali indica che nel centro di detenzione c’e’ stato un incendio intenso e, secondo diversi testimoni, non si e’ sentito il rumore di un razzo in arrivo.

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Esteri

Allarme Onu a Zaporizhia. Putin brucia il gas che non dà a Ue

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 Le tensioni tra Russia e Usa, nemiche nella guerra in Ucraina, arrivano a mettere in pericolo l’unico accordo ancora in vigore tra le due potenze per il controllo delle armi nucleari. Mosca ha infatti sospeso “temporaneamente” le ispezioni americane ai suoi siti nell’ambito del trattato New Start, affermando che Washington ostacola le ispezioni russe negli Stati Uniti. Un nuovo campanello d’allarme che si aggiunge a quello relativo alla centrale atomica di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina, controllata dai russi. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha lanciato un appello perche’ si metta fine ad azioni che giudica “suicide”, cioe’ i bombardamenti di cui russi e ucraini si accusano a vicenda. E Washington ha invitato la Russia “cessare tutte le operazioni militari all’interno e intorno alle centrali nucleari ucraine”. Intanto “la Russia sta bruciando il gas in eccesso che non esporta nei Paesi europei”, secondo quanto risulta da immagini satellitari della Nasa. A riferirlo diversi media internazionali che rilanciano anche un’immagine della televisione finlandese Yle. In particolare le fiamme sarebbero state segnalate nella stazione di compressione di Portovaya, di proprieta’ di Gazprom, a partire da meta’ giugno, cioe’ dal momento in cui sono state limitate le consegne del Nord Stream 1, attualmente non superiori al 20% della capacita’ della conduttura. La decisione di Mosca di sospendere di fatto gli obblighi derivanti dal New Start, in scadenza nel 2026, porta invece un duro colpo alla collaborazione con Washington nel contenimento delle armi nucleari. E l’annuncio e’ stato fatto proprio nel giorno in cui gli Usa hanno deciso un nuovo pacchetto di aiuti militari per Kiev per un valore di un miliardo di dollari: “Il piu’ grande pacchetto di assistenza alla sicurezza per l’Ucraina sino a oggi”, lo ha definito il presidente Joe Biden. Sia la parte ucraina sia quella russa tornano nel frattempo ad affermare che non esiste per il momento alcuna prospettiva di un ritorno al tavolo negoziale, tanto meno di un incontro al vertice tra i presidente Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. E lo stesso Putin annuncia che non partecipera’ all’Assemblea generale dell’Onu, nemmeno in collegamento video. Mentre la diplomazia tace, sul campo continuano a parlare i missili. Fonti di Kiev riferiscono che le forze russe hanno bombardato Kharkiv, nel nordest dell’Ucraina, prendendo di mira una zona densamente popolata della citta’, dove si registra almeno un morto. Fonti della autoproclamata Repubblica filorussa di Lugansk, invece, denunciano l’uccisione di due civili in un bombardamento ucraino sulla localita’ di Svetlodarsk. Sul piano militare, il ministero della Difesa russo rivendica l’uccisione di non meno di 250 soldati ucraini in tre raid aerei su Kharkiv e sulle regioni meridionali di Kherson e Mykolaiv. Le forze ucraine affermano da parte loro di avere ucciso 12 militari russi che muovevano verso Donetsk. L’allarme riguardante Zaporizhzhia e’ stato lanciato gia’ dal mese scorso, quando gli ucraini hanno detto che i russi stavano piazzando postazioni missilistiche all’interno del sito e i russi hanno accusato le forze di Kiev di attaccare la centrale con droni kamikaze. Nelle ultime ore Mosca ha accusato la 44/a Brigata di artiglieria dell’esercito di Kiev di avere bombardato le vicinanze del sito, uccidendo una persona e danneggiando la linea ad alta tensione che fornisce l’elettricita’ all’impianto. Per motivi di sicurezza la produzione dei due reattori funzionanti (su un totale di sei) e’ stata ridotta a 500 megawatt. Antonio Guterres ha auspicato che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) possa effettuare presto un’ispezione al sito. Ma la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che la Russia ha fatto “tutto il necessario gia’ da alcune settimane” per rendere possibile la visita, che non si e’ potuta realizzare a causa della resistenza ucraina. Kiev, rincara Zakharova, sta “prendendo in ostaggio tutta l’Europa”. Al che l’agenzia nucleare ucraina Energoatom risponde arrivando ad affermare che le forze russe sono pronte a far saltare in aria la centrale.

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