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Cultura

Premio Strega, 80 anni di storia: finale in Campidoglio e nuove iniziative per l’edizione 2026

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Il Premio Strega compie 80 anni e celebra l’anniversario con una svolta storica: per la prima volta la serata finale si terrà in piazza del Campidoglio, nel cuore di Roma, l’8 luglio. Una scelta definita “fortemente simbolica” dal presidente della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimine, che intende rafforzare il legame tra il premio e la città.

La finale in Campidoglio e il rapporto con Roma

La serata conclusiva dell’edizione celebrativa si sposta dunque dal tradizionale Museo Etrusco di Villa Giulia alla piazza simbolo delle istituzioni cittadine. Un passaggio che, secondo l’assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio, rappresenta anche l’occasione per consolidare la collaborazione tra il Comune e la Fondazione Bellonci, con l’obiettivo di rinnovare la convenzione per il triennio 2026-2028. Come da tradizione, il vincitore sarà poi ospite del Festival Letterature.

Calendario e tappe dell’edizione 2026

Dal 3 febbraio sono ufficialmente aperte le candidature per l’edizione 2026. Il percorso di selezione prevede:

  • 1 aprile: annuncio dei finalisti al Tempio di Vibia Sabina e Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma;
  • 3 giugno: proclamazione della cinquina al Teatro Romano di Benevento;
  • 8 luglio: serata finale in piazza del Campidoglio.

Non è la prima volta che il Premio Strega sperimenta nuove sedi per la finale: era già accaduto per il 70° anniversario all’Auditorium Parco della Musica.

Il claim e l’identità degli 80 anni

L’edizione celebrativa adotta il claim “Quasi una vita”, titolo del romanzo di Corrado Alvaro vincitore nel 1951. Un omaggio alla parola “vita”, la più ricorrente nella storia del premio, presente 23 volte nei titoli candidati e sei volte tra i vincitori. L’illustrazione ufficiale 2026, firmata da Marco Oggian, ruota attorno a due figure simboliche – la Letteratura e la Strega – unite dall’iconica bottiglia di liquore.

Mostra, cinema e memoria del Premio

Tra le iniziative centrali per l’anniversario, la mostra che aprirà il 29 aprile al Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, l’esposizione propone un viaggio nella storia del Premio Strega attraverso i 1.023 libri finalisti e vincitori, immagini d’archivio, ritagli di giornale e la ricostruzione del Salotto Bellonci. Il percorso include anche una rassegna cinematografica dedicata ai film tratti dai libri premiati, curata da Gian Luca Farinelli della Cineteca di Bologna.

Spinta sull’internazionalizzazione

Cresce il peso della dimensione internazionale. I cinque finalisti saranno protagonisti di una tappa speciale a Città del Messico e Guadalajara, in vista della partecipazione dell’Italia come ospite d’onore alla Feria Internacional del Libro. I votanti all’estero, indicati dagli Istituti di Cultura, sono oggi 245 su 700, con un’incidenza significativa sull’esito finale. È previsto inoltre un investimento mirato sulla traduzione, in particolare verso il mercato ispanofono.

Archivi e digitalizzazione

Tra le novità figura anche il progetto di digitalizzazione del Fondo archivistico del Premio Strega (1947-1986) e del Fondo Maria Bellonci, finanziato con risorse del Pnrr. I materiali saranno consultabili online e attraverso uno spazio dedicato a Casa Bellonci, a Roma.

Un anniversario dal valore storico

L’ottantesimo anniversario del Premio Strega coincide simbolicamente con gli 80 anni della proclamazione della Repubblica e con l’avvio dell’Assemblea Costituente. Un intreccio tra cultura e storia civile che rafforza il valore del riconoscimento letterario come specchio dell’identità culturale italiana e del suo percorso nel tempo.

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Cultura

È morto Frederick Wiseman, maestro del documentario americano aveva 96 anni

È morto a 96 anni Frederick Wiseman, maestro del documentario e autore di 45 film. Leone d’oro alla carriera nel 2014 e Oscar onorario nel 2017.

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È morto a 96 anni Frederick Wiseman, tra i più influenti documentaristi contemporanei, regista per il cinema e il palcoscenico, produttore e fondatore della Zipporah Films.

Ad annunciarlo sono stati la sua società di produzione e la famiglia. Per quasi sessant’anni Wiseman ha costruito un corpus cinematografico unico, dedicato all’analisi delle istituzioni sociali e dell’esperienza quotidiana, soprattutto negli Stati Uniti e in Francia.

I premi e il riconoscimento internazionale

Nel corso della carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia nel 2014 e l’Oscar onorario nel 2017.

I suoi film, da Titicut Follies fino al più recente Menus-Plaisirs – Les Troisgros, sono stati celebrati per la complessità narrativa, la forza drammatica e lo sguardo umanista.

Tra le opere più note figurano High School, Law and Order, Hospital, Public Housing, Near Death, Domestic Violence, At Berkeley e National Gallery. In totale ha prodotto e diretto 45 film.

Il suo cinema tra documentario e finzione

In occasione del Leone d’oro alla carriera, Wiseman aveva spiegato di non vedere una distinzione sostanziale tra documentario e fiction.

Realizzava film con una struttura drammatica, concentrandosi sugli aspetti complessi e sottili del comportamento umano. La tecnica poteva cambiare, ma l’obiettivo restava lo stesso: mettere lo spettatore nella condizione di osservare e giudicare autonomamente.

Rivendicava la scelta di non utilizzare interviste o voci narranti, preferendo che il pubblico avesse la sensazione di essere presente nei luoghi filmati. Non indicava mai esplicitamente cosa pensare, ma costruiva un contesto in cui ciascuno potesse formarsi un’opinione.

Una vita tra cinema e riservatezza

Wiseman si definiva “un po’ solitario” rispetto all’ambiente cinematografico. Non amava le dinamiche competitive del settore e ha mantenuto per tutta la carriera una posizione indipendente.

Era rimasto sposato per 65 anni con Zipporah Batshaw Wiseman, scomparsa nel 2021. Lascia i figli David ed Eric e tre nipoti. Con lui ha lavorato per decenni anche la collaboratrice Karen Konicek.

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale del cinema documentario mondiale, segnato da uno sguardo rigoroso, libero e profondamente umano.

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Cultura

Allemandi rilancia: nasce il Tg dell’Arte e torna Vernissage nel 2026

La Società Editrice Allemandi chiude il primo anno con ricavi in crescita dell’80% e annuncia per il 2026 il Tg dell’Arte, il ritorno di Vernissage e nuovi progetti editoriali e librari.

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La Società Editrice Allemandi, editore de Il Giornale dell’Arte, chiude il primo anno della nuova gestione con un aumento dei ricavi dell’80% e annuncia un piano di sviluppo che punta a trasformare l’azienda in una media company a 360 gradi.

La società è oggi guidata da Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Il Tg dell’Arte e il ritorno di Vernissage

Tra le novità per il 2026 spicca la creazione del Telegiornale dell’Arte, format settimanale dedicato al mondo artistico, co-ideato e condotto da Nicolas Ballario, che sarà distribuito sulle piattaforme digitali.

Torna inoltre Vernissage, storico inserto che rinasce come magazine semestrale di approfondimento e dibattito culturale. Il progetto editoriale è firmato dal direttore Luca Zuccalà insieme ad Alessio Vannetti e Jacopo Bedussi.

È previsto anche il rilancio del Giornale delle Fondazioni, lo sviluppo dei servizi museali e il potenziamento dell’attività libraria.

Un ecosistema editoriale

Il Giornale dell’Arte ha raggiunto le 200 pagine mensili nell’edizione cartacea, con una tiratura media di 20mila copie e picchi di 30mila, oltre 1,5 milioni di visualizzazioni online e un archivio digitale di 55mila pagine.

Dal 2025 sono attive un’area premium e un nuovo e-commerce. Dopo l’apertura della sede di Milano, sono previsti presìdi a Venezia e Roma.

I libri evento del 2026

Nel catalogo 2026 figurano volumi come “Bernini e Barberini”, “Giovanni Gastel. Rewind”, collegato alla mostra a Palazzo Citterio, e “Giorgio Armani. Milano per amore”, legato all’esposizione alla Pinacoteca di Brera. Torna inoltre “Le fabbriche del design”, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Salone del Mobile di Milano.

Secondo il presidente Michele Coppola, i risultati raggiunti rappresentano lo stimolo per proseguire nel percorso di innovazione e consolidamento del progetto editoriale.

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Cultura

Homo sapiens, incisioni geometriche di 60 mila anni fa su gusci di uova di struzzo

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Le più antiche forme geometriche attribuite all’Homo sapiens sono incise su centinaia di frammenti di guscio di uova di struzzo rinvenuti tra Sudafrica e Namibia e risalenti a oltre 60 mila anni fa.

È quanto emerge da uno studio dell’Università di Bologna pubblicato sulla rivista PLOS One.

Analisi geometrica e statistica su 112 frammenti

I ricercatori hanno analizzato 112 frammenti provenienti da due siti archeologici del Sudafrica e da uno in Namibia. L’indagine è stata condotta con un approccio quantitativo e sistematico, applicando metodi di analisi geometrica e statistica finora mai utilizzati su questi reperti.

La ricostruzione dettagliata di linee, angoli e traiettorie ha mostrato che i segni incisi non sono casuali. Oltre l’80% delle configurazioni presenta regolarità spaziali coerenti, con un uso ricorrente di angoli prossimi ai 90 gradi e di gruppi di linee parallele.

Pianificazione visuo-spaziale e operazioni cognitive complesse

Le composizioni più elaborate – bande tratteggiate, reticoli e motivi a rombo – rivelano operazioni cognitive come rotazione, traslazione, ripetizione e “embedding”, cioè la costruzione di livelli gerarchici di segni sulla stessa superficie.

Secondo Silvia Ferrara, coordinatrice dello studio e docente al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’ateneo bolognese, le incisioni mostrano una vera pianificazione visuo-spaziale, come se l’autore avesse già concepito l’immagine complessiva prima di inciderla.

Valentina Decembrini, prima autrice della ricerca, sottolinea che la capacità di trasformare forme semplici in sistemi complessi seguendo regole definite rappresenta un tratto profondamente umano, che attraversa i millenni dalla decorazione ai sistemi simbolici fino alla scrittura.

Lo studio contribuisce così a ridefinire le origini del pensiero astratto, collocandole molto più indietro nel tempo di quanto finora documentato.

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