Cultura
Premio Strega 2026, Michele Mari guida la sestina degli 80 anni
Michele Mari conquista il primo posto nella votazione del Premio Strega 2026 con I convitati di pietra. Nell’edizione degli 80 anni guiderà una sestina finalista verso la serata decisiva dell’8 luglio in Campidoglio.
Il favorito ha rispettato il pronostico. Michele Mari (foto Imagoeconomica) guida la sestina finalista del Premio Strega 2026 con I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi, ottenendo 280 voti nella prima votazione al Teatro Romano di Benevento.
Per lo scrittore milanese, 70 anni, è la prima partecipazione al più ambito riconoscimento letterario italiano. Una prima volta arrivata però con il peso immediato del ruolo di grande favorito, rafforzato anche dalla vittoria del Premio Strega Giovani 2026.
Subito dopo l’annuncio, Mari ha raccontato il proprio spaesamento davanti all’attenzione mediatica. Si è detto sorpreso, quasi impreparato, come se la luce improvvisa dei riflettori fosse una condizione da metabolizzare più che un trionfo da esibire.
Il romanzo del patto e della ferocia
I convitati di pietra è un romanzo corale costruito attorno a un patto goliardico, di sangue e di denaro, tra compagni di classe di un liceo milanese nel 1975. Quello che nasce come gioco diventa competizione, ferocia, antagonismo.
Mari ha spiegato che buona parte del libro è stata scritta sotto il segno del cinismo e della spietatezza. Ma alcuni personaggi, proprio attraversando quella durezza, arrivano alla fine conquistandosi una forma di umanità, una possibilità di empatia.
È forse qui la forza del libro: nella capacità di partire da un capriccio narrativo e trasformarlo in una riflessione sul tempo, sui legami, sulla crudeltà e sulla possibilità, mai garantita, di diventare esseri umani.
Matteo Nucci secondo a sorpresa
Il secondo posto è andato a Matteo Nucci, autore di Platone. Una storia d’amore, pubblicato da Feltrinelli, con 242 voti. Una rimonta importante, non scontata, che lo porta nella fase finale a soli 38 voti da Mari.
Il libro, oltre 400 pagine, ricostruisce la vita di Platone e il suo incontro decisivo con Socrate, mettendo al centro il tema dell’eros come forza di conoscenza. Nucci ha raccontato di essersi innamorato di Platone da ragazzo, a 16 anni, e di aver voluto restituire una vita fatta anche di sconfitte, passione e battaglia per la giustizia.
La sua presenza al secondo posto rende meno chiusa la corsa finale. Mari resta il favorito, ma il distacco non è tale da trasformare l’8 luglio in una pura formalità.
Bianca Pitzorno sul podio con La sonnambula
Al terzo posto si è classificata Bianca Pitzorno con La sonnambula, pubblicato da Bompiani, con 195 voti. La scrittrice, 84 anni, più volte vincitrice del Premio Andersen, non ha potuto partecipare alla serata per motivi di salute.
A rappresentarla sul palco è stata la sua editor Giulia Ichino, che ha ricordato come la protagonista del romanzo sia una donna realmente esistita. Il libro dà voce a Ofelia, sensitiva nella Sardegna di fine Ottocento, fuggita da un matrimonio violento e capace di vedere il futuro.
Anche in questo caso il romanzo attraversa il confine tra realtà e finzione, storia individuale e immaginazione letteraria.
Ciabatti, Pierantozzi e Rui completano la sestina
Quarto posto per Teresa Ciabatti, al suo terzo Premio Strega, con Donnaregina, pubblicato da Mondadori, che ha ottenuto 184 voti. Il libro costruisce un fitto dialogo con Giuseppe Misso, detto “’o Nasone”, e diventa anche un’indagine sulla responsabilità della scrittura davanti al male.
Quinto posto per Alcide Pierantozzi con Lo sbilico, edito da Einaudi, a quota 170 voti. Il romanzo, già entrato anche nella cinquina del Premio Campiello 2026, intreccia autobiografia e narrazione attorno all’esperienza della malattia mentale. Pierantozzi ha spiegato di aver scritto il libro anche come richiesta di aiuto, dando forma letteraria a una condizione di equilibrio instabile tra vita quotidiana e malattia.
A completare la sestina è Elena Rui con Vedove di Camus, pubblicato da L’orma, 163 voti. La sua presenza è legata al meccanismo di tutela degli editori medio-piccoli: se tra i primi cinque non entra almeno un libro di un editore indipendente, viene ripescato il più votato tra quelli pubblicati da realtà editoriali minori. Il romanzo racconta Albert Camus attraverso le voci di quattro donne che lo hanno amato, partendo dalla morte improvvisa dello scrittore in un incidente stradale nel 1960.
Un’edizione speciale per gli 80 anni
L’edizione 2026 del Premio Strega ha un valore particolare: celebra gli 80 anni del riconoscimento fondato nel dopoguerra e diventato nel tempo uno degli osservatori più importanti della narrativa italiana. Proprio per questo, la tradizionale cinquina si è trasformata in una sestina.
A presiedere il seggio è stata Melania Mazzucco, al posto di Andrea Bajani, vincitore della scorsa edizione, impossibilitato a raggiungere Benevento dagli Stati Uniti dove vive. Bajani sarà comunque presente alla serata finale.
Hanno espresso il proprio voto 677 aventi diritto su 800, pari all’84,6 per cento. Un dato alto, che conferma l’attenzione attorno a un’edizione molto attesa.
Finale l’8 luglio in Campidoglio
La serata decisiva si terrà l’8 luglio in Piazza del Campidoglio, a Roma, con diretta televisiva su Rai 3. A condurla saranno Pino Strabioli e Gloria Campaner.
Mari parte davanti a tutti, con il favore del pronostico e il successo già ottenuto tra i giovani lettori. Ma la storia dello Strega insegna che la finale può riservare sorprese. Nucci è vicino, Pitzorno porta una voce autorevole, Ciabatti e Pierantozzi hanno libri forti e personali, Rui rappresenta la vitalità dell’editoria indipendente.
La corsa degli 80 anni è cominciata con un favorito netto. Ma il Premio Strega, fino all’ultima urna, resta anche un romanzo dentro il romanzo.
Cultura
Biennale di Venezia, l’Ue raccomanda lo stop a 2 milioni di fondi per il padiglione russo: scontro nella maggioranza
La Commissione europea raccomanda all’Eacea di revocare il finanziamento da due milioni di euro alla Biennale di Venezia dopo la riapertura del padiglione russo. La Lega difende la Fondazione, mentre nel governo e tra le opposizioni emergono posizioni contrapposte.
La riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia torna ad alimentare lo scontro politico italiano e il confronto con Bruxelles. La Commissione europea ha formalmente raccomandato all’Eacea, l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, di revocare il finanziamento da due milioni di euro concesso alla Fondazione veneziana.
L’annuncio è arrivato dalla vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, secondo la quale la decisione è maturata dopo l’esame delle risposte inviate dalla Biennale per giustificare la partecipazione russa. Per Bruxelles, i progetti culturali sostenuti con denaro europeo devono promuovere e tutelare valori democratici che l’attuale governo russo non rispetterebbe.
La raccomandazione politica è stata trasmessa all’agenzia competente, ma la procedura tecnica non risulta ancora definitivamente conclusa. La Biennale attende quindi la comunicazione formale prima di valutare le iniziative da assumere.
La Biennale pronta a difendersi
La Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco sostiene di aver risposto puntualmente alle richieste di chiarimento ricevute nei mesi scorsi e si dichiara pronta a far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.
La Commissione aveva contestato già in primavera la riapertura del padiglione russo, tornato alla Biennale per la prima volta dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Ventidue Paesi europei avevano chiesto di escludere la partecipazione ufficiale di Mosca, ritenendo che potesse essere utilizzata come strumento di legittimazione e propaganda.
La Biennale ha invece difeso la propria autonomia e il principio secondo cui l’arte dovrebbe restare uno spazio di dialogo, nonostante le guerre e le tensioni internazionali.
La Lega contro Bruxelles
La decisione europea ha aperto una nuova frattura nella maggioranza. La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, esponente della Lega, ha definito l’intervento di Bruxelles «inaccettabile» e una decisione politica assunta prima dell’individuazione di una concreta violazione delle regole.
Secondo Borgonzoni, la sospensione dei finanziamenti costituirebbe un danno per un’istituzione che svolge da anni un’attività culturale di rilievo internazionale e rappresenterebbe una forma di pressione economica incompatibile con la libertà artistica.
Sulla stessa linea il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, che ha espresso sostegno a Buttafuoco e ha invitato il governo a difendere la Biennale, sostenendo che gli artisti non possano essere assimilati ai governi o agli eserciti.
Giuli contrario alla riapertura del padiglione
La posizione leghista si distingue da quella assunta dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che aveva espresso contrarietà alla scelta di riaprire il padiglione russo, pur riconoscendo l’autonomia della Fondazione.
La controversia aveva già provocato forti tensioni istituzionali e proteste durante l’esposizione. Anche la giuria aveva assunto una posizione critica nei confronti dei Paesi coinvolti in contestazioni internazionali per presunte violazioni dei diritti umani, alimentando ulteriormente il dibattito sull’indipendenza dell’arte e sul rapporto tra cultura e politica.
Il M5s con la Lega, il Pd sostiene l’Ue
Sul caso si registra una convergenza tra la Lega e il Movimento 5 Stelle, già emersa in altre occasioni legate alla guerra in Ucraina.
Il capogruppo pentastellato al Senato Luca Pirondini ha parlato di un «ricatto» e di un’intimidazione politica contro l’autonomia della Biennale, chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di opporsi alla decisione europea.
Di segno opposto la posizione del senatore del Partito democratico Filippo Sensi, che ha difeso l’intervento dell’Unione europea e accusato i sostenitori della riapertura del padiglione di confondere la libertà artistica con la propaganda del Cremlino.
Il nodo tra libertà artistica e fondi pubblici
Il confronto ruota attorno a due principi contrapposti. Da una parte, la Biennale rivendica l’autonomia della cultura e il rifiuto della censura preventiva. Dall’altra, la Commissione sostiene che l’utilizzo di fondi pubblici europei imponga il rispetto di precise condizioni etiche e politiche.
La decisione finale dell’Eacea chiarirà se i due milioni di euro saranno effettivamente revocati. La battaglia, tuttavia, appare destinata a proseguire anche sul piano politico e, probabilmente, su quello legale.
Cultura
Padiglione russo alla Biennale, l’Ue chiede lo stop a 2 milioni di finanziamenti
La Commissione europea ha raccomandato all’Eacea di interrompere il finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia dopo il caso del padiglione russo. La Lega protesta e chiede al governo di compensare le risorse.
La Commissione europea ha raccomandato ufficialmente all’Eacea, l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, di interrompere il finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Fondazione Biennale di Venezia.
La decisione arriva al termine del lungo confronto sulla presenza del padiglione russo alla 61ª Esposizione internazionale d’arte, inaugurata il 9 maggio. La raccomandazione non rappresenta ancora la revoca formale del contributo, che spetta all’agenzia competente, ma appare destinata a tradursi nello stop alle risorse europee.
La decisione annunciata da Virkkunen
Ad annunciare la posizione della Commissione è stata la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen.
«La cultura in Europa, finanziata con il denaro dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Tali valori non vengono rispettati nella Russia odierna», ha scritto la commissaria finlandese.
La raccomandazione è stata formulata dopo una valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura e la presenza del padiglione della Federazione Russa.
Il confronto tra Bruxelles e la Biennale
Il caso era esploso in primavera. Il governo italiano, attraverso il ministro della Cultura Alessandro Giuli, aveva espresso la propria contrarietà alla partecipazione ufficiale della Russia, precisando che la decisione era stata assunta in autonomia dalla Fondazione.
La Commissione europea e l’Eacea avevano quindi avviato un carteggio con la Biennale, chiedendo chiarimenti sulla compatibilità della partecipazione russa con le sanzioni europee e con le condizioni previste per l’assegnazione dei finanziamenti comunitari.
Bruxelles aveva avvertito che la prosecuzione dell’iniziativa avrebbe potuto determinare la sospensione o la cessazione del contributo. La Biennale ha tuttavia inaugurato l’esposizione il 9 maggio, mantenendo il padiglione russo nel programma, pur sostenendo di non avere violato le misure restrittive dell’Unione.
Un finanziamento previsto per tre anni
Il contributo contestato ammonta complessivamente a 2 milioni di euro ed è collegato a un programma europeo pluriennale.
La gestione operativa delle risorse spetta all’Eacea, chiamata ora a valutare e formalizzare la raccomandazione della Commissione. La Biennale potrà eventualmente attivare gli strumenti amministrativi e giudiziari previsti per contestare il provvedimento definitivo.
La Fondazione ha fatto sapere di avere appreso la notizia attraverso il messaggio pubblicato sui social e ha definito marginale l’incidenza del contributo rispetto al proprio bilancio complessivo, annunciando la volontà di tutelare le proprie ragioni.
La reazione della Lega
La decisione europea ha provocato una dura reazione della Lega, che ha difeso l’autonomia culturale della manifestazione veneziana.
«La Biennale è storia, cultura, arte, innovazione e libertà. Se qualche burocrate di Bruxelles non riesce a capirlo, ce ne faremo una ragione», ha affermato il partito di Matteo Salvini.
La Lega ha annunciato che chiederà al governo italiano di integrare le somme eventualmente revocate dall’Unione europea, sostenendo che «la cultura non si piega ai diktat di Bruxelles».
La linea europea sulla Russia
La controversia si inserisce nella più ampia politica europea di isolamento della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
Nelle conclusioni del Consiglio europeo di giugno è stato ribadito che, fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura, non dovrebbe esserci una normalizzazione della partecipazione russa agli eventi culturali e sportivi internazionali.
La stessa posizione è stata richiamata nel confronto sulla possibile riammissione degli atleti russi nelle competizioni internazionali e alle Paralimpiadi di Milano-Cortina.
Il caso della Biennale apre così uno scontro che va oltre il valore economico dei fondi: da una parte Bruxelles rivendica il diritto di subordinare le proprie risorse al rispetto dei valori e delle politiche dell’Unione; dall’altra viene invocata l’autonomia delle istituzioni culturali e la libertà dell’arte rispetto alle contrapposizioni geopolitiche.
Cultura
Premio Strega 2026, Michele Mari vince con “I convitati di pietra”
Michele Mari vince il Premio Strega 2026 con “I convitati di pietra”, edito da Einaudi, ottenendo 190 voti. Secondo Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore”, terza Bianca Pitzorno con “La sonnambula”.


