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Cronache

Pozzuoli, 1.700 sfollati e 691 case inagibili: la città resta con il fiato sospeso

Sette giorni dopo il sisma di magnitudo 4.7, nei Campi Flegrei si contano 1.700 sfollati e 691 abitazioni inagibili. Proseguono verifiche e proteste.

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Pozzuoli vive nell’attesa. Sette giorni dopo il terremoto di magnitudo 4.7 del 31 luglio, il più forte registrato nell’attuale fase bradisismica, la città resta sospesa tra la paura di nuove scosse e la speranza che il fenomeno possa rallentare, come accadde dopo la crisi del 1984.

Due sentimenti opposti attraversano una comunità provata, mentre continua a crescere il numero degli sfollati e delle abitazioni dichiarate inagibili. La cautela resta tuttavia indispensabile: l’Ingv ha chiarito che un singolo terremoto, anche di questa intensità, non consente di stabilire l’evoluzione del sistema vulcanico né di prevedere se e quando la crisi potrà attenuarsi.

Gli sfollati salgono a 1.700

Dopo lo sgombero di altre sei palazzine nel rione Cappuccini, a ridosso del lungomare di via Napoli, il numero delle persone costrette a lasciare le proprie case nell’intera area flegrea ha raggiunto quota 1.700. Sono invece 691 le unità abitative dichiarate inagibili.

La quasi totalità degli sfollati si trova a Pozzuoli, epicentro della scossa del 31 luglio. Nel territorio comunale risultano sgomberate 1.652 persone: 1.514 hanno trovato autonomamente una sistemazione, 78 sono ospitate negli alberghi e 60 hanno trovato accoglienza al Pala Trincone, l’hub predisposto dal Comune con il supporto della Protezione civile.

A Bacoli sono dieci le persone che hanno scelto l’autonoma sistemazione, mentre a Monte di Procida se ne contano 38.

In campo 37 squadre specializzate

Proseguono senza sosta le verifiche dei vigili del fuoco nelle strade e nei quartieri maggiormente danneggiati. Sono operative 37 squadre Mo.Re.C.S. provenienti dai comandi di diverse regioni italiane.

Si tratta di moduli specializzati impiegati nelle prime fasi dell’emergenza per effettuare controlli rapidi sugli edifici e individuare le situazioni che richiedono verifiche più approfondite.

Dalle prime ore successive alla scossa i vigili del fuoco hanno effettuato 576 interventi. Altri 689 risultavano ancora in coda all’ultimo aggiornamento. I numeri sono destinati a cambiare perché continuano ad arrivare richieste di sopralluogo da parte dei cittadini.

Verifiche nelle scuole e nelle chiese

I controlli interessano anche gli edifici pubblici. La Città metropolitana sta intervenendo su quattro istituti superiori di Pozzuoli: Pitagora, Pareto, Tassinari e Virgilio.

Tra le scuole comunali che presentano danni figurano la Marconi, la Quasimodo, la Pergolesi e la Borsellino. Altri cinque istituti avrebbero riportato lesioni più lievi. Saranno necessari ulteriori accertamenti e lavori per garantire la sicurezza prima della ripresa delle attività scolastiche.

Sono invece 17 gli edifici di culto dichiarati inagibili. Tra questi figurano le chiese di Sant’Antonio, San Raffaele e Santa Maria delle Grazie, nel centro storico di Pozzuoli. La chiusura degli edifici ha costretto le parrocchie ad annullare o trasferire battesimi, matrimoni e altre celebrazioni già programmate.

Acqua ancora razionata in diversi quartieri

Resta complessa la situazione della rete idrica, danneggiata dal violento sciame sismico. Sono state attivate sei autobotti nelle zone della Solfatara, dell’area C9, delle Palazzine, di piazza della Repubblica, piazza a Mare e del Rione Solfatara.

Cinque squadre di operai e tecnici hanno lavorato per riparare le condotte principali. Le difficoltà maggiori sono però legate alle numerose microlesioni presenti nelle tubazioni secondarie e negli impianti interni dei singoli edifici.

In alcuni quartieri l’acqua continua ad arrivare a intermittenza, con disagi particolarmente pesanti per le persone anziane, le famiglie con bambini e chi vive ai piani più alti.

Rocciatori al lavoro sul Monte Olibano

Per il secondo giorno consecutivo sono entrati in azione anche i rocciatori incaricati di mettere in sicurezza il costone del Monte Olibano.

La sera del 31 luglio il terremoto aveva provocato il distacco di grossi massi, precipitati all’interno di un parcheggio e capaci di distruggere quattro automobili. Gli interventi puntano a rimuovere le parti instabili e a ridurre il rischio di nuovi crolli.

Lunedì partono i lavori nell’hub di via Artiaco

Per lunedì è previsto l’inizio dei lavori nell’area di via Artiaco destinata all’hub di accoglienza. La struttura era stata occupata simbolicamente mercoledì da centinaia di cittadini, scesi in strada per protestare contro i ritardi nella realizzazione di un presidio annunciato da tempo.

«L’obiettivo è offrire nel minor tempo possibile un presidio temporaneo operativo che, al termine degli interventi, diventerà a tutti gli effetti una struttura permanente», spiega il sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni.

L’hub dovrebbe offrire uno spazio attrezzato per l’accoglienza della popolazione durante le emergenze, evitando il ricorso a soluzioni improvvisate ogni volta che una nuova sequenza sismica spinge i cittadini a lasciare le proprie abitazioni.

Una task force per il contributo agli sfollati

Il prefetto di Napoli Michele di Bari ha annunciato che il Comune di Pozzuoli sta lavorando con una task force per accelerare l’erogazione del Contributo di autonoma sistemazione, destinato alle famiglie che hanno dovuto abbandonare le proprie case.

In Prefettura sarà inoltre insediata una cabina di regia, come proposto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

«Questa struttura dovrà elaborare proposte emendative al decreto varato dal Consiglio dei ministri per affrontare le questioni che al momento non sono previste nel provvedimento e che auspichiamo con fiducia siano inserite in sede di conversione», afferma il prefetto.

Alla cabina di regia parteciperà anche un rappresentante dei comitati cittadini, affinché le richieste della popolazione possano entrare direttamente nel confronto istituzionale.

Nuova assemblea a Largo Palazzine

I comitati hanno convocato per le 17.30 di oggi una nuova assemblea pubblica a Largo Palazzine, nel cuore di una delle aree maggiormente colpite.

La mobilitazione prosegue dopo il blocco del porto e l’occupazione simbolica dell’area di via Artiaco. Al centro delle richieste ci sono la sistemazione degli sfollati, il ripristino della fornitura idrica, tempi certi per le verifiche sugli edifici e interventi strutturali capaci di proteggere stabilmente il territorio.

A una settimana dalla scossa, Pozzuoli non chiede soltanto assistenza nell’emergenza. Chiede di conoscere tempi, risorse e modalità della ricostruzione. E soprattutto di non essere lasciata sola ad aspettare la prossima scossa.

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Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma

Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.

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Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.

La caduta durante la tumulazione

L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.

Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.

Il ricovero all’ospedale del Mare

Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.

Le indagini sulla dinamica

Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.

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Cronache

Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite

Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.

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Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.

L’aggressione sotto casa

Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.

Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.

Il presunto riconoscimento di un aggressore

Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.

Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.

Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.

Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»

Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».

Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.

Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.

 

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Cronache

Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca

Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.

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Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.

La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.

Le dichiarazioni richiamate da Terranova

Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.

La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.

Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.

«Non esprimo giudizi sulla persona»

Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.

«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.

Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.

Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia

Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.

La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.

Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.

Il sostegno di Antonello Cracolici

Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.

Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.

Il precedente della festa del 2025

Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.

Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.

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