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Economia

Poste lancia l’Opas su Tim: offerta dal 20 luglio, obiettivo delisting a settembre

Parte lunedì 20 luglio l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste Italiane su Tim. Il periodo di adesione durerà fino all’11 settembre, con pagamento il 18 settembre. Poste punta a superare la soglia del 66,67%, delistare Tim e creare un gruppo integrato nei pagamenti, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nell’energia.

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L’offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste Italiane su Tim è pronta a partire. Le adesioni potranno essere presentate da lunedì 20 luglio fino all’11 settembre, per complessivi quaranta giorni di Borsa aperta. Il pagamento del corrispettivo è previsto per il 18 settembre, salvo proroghe.

L’operazione, annunciata nel marzo scorso, ha ricevuto negli ultimi giorni l’autorizzazione della Banca d’Italia per l’acquisizione indiretta della partecipazione in TimFin e il via libera della Consob al documento d’offerta.

L’obiettivo finale è il ritiro di Tim dalla Borsa e il suo consolidamento all’interno del gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante.

Il corrispettivo offerto agli azionisti Tim

Per ogni azione Tim portata in adesione, Poste riconoscerà una componente in denaro pari a 1,67 euro e 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione.

I valori riflettono il raggruppamento azionario di Tim intervenuto rispetto ai termini originariamente annunciati a marzo, quando il corrispettivo era indicato in 0,167 euro in contanti e 0,0218 azioni Poste per ciascun titolo Tim.

In caso di adesione totale, l’esborso massimo in contanti dovrebbe raggiungere circa 2,85 miliardi di euro. Poste potrebbe inoltre emettere quasi 372 milioni di nuove azioni, grazie all’aumento di capitale approvato dagli azionisti e successivamente deliberato dal consiglio di amministrazione.

La soglia minima di efficacia dell’offerta è stata fissata al 66,67% del capitale oggetto dell’operazione.

Il confronto con i prezzi di Borsa

Alla chiusura del 16 luglio il titolo Tim valeva circa 7,80 euro, mentre Poste Italiane si muoveva poco sotto i 28 euro.

Sulla base di queste quotazioni, il valore implicito dell’offerta risulta vicino al prezzo di mercato di Tim, con uno scarto limitato. Per gli azionisti la valutazione dipenderà quindi non soltanto dal premio immediato, ma anche dalle prospettive del nuovo gruppo e dall’andamento futuro delle azioni Poste ricevute in cambio.

L’associazione dei piccoli azionisti Asati ha giudicato positivamente la logica industriale dell’operazione, ma ha espresso perplessità sulla valorizzazione economica riconosciuta ai soci Tim.

Poste possiede già il 27,32% di Tim

Poste Italiane parte da una posizione già molto rilevante nell’azionariato di Tim, con una partecipazione del 27,32%.

Il gruppo è controllato dal ministero dell’Economia e dalla Cassa depositi e prestiti. La presenza pubblica nel capitale e il peso dei grandi investitori istituzionali rendono meno probabili sorprese sull’esito dell’offerta, anche se Tim conta circa 242mila azionisti.

Il consiglio di amministrazione della società telefonica deve ancora esprimere il proprio parere formale sulla congruità dell’operazione.

Il consiglio Tim prepara la valutazione

I consiglieri di Tim si riuniranno venerdì per ricevere un’informativa sull’offerta. Sabato è invece prevista l’approvazione della fairness opinion, la valutazione sulla ragionevolezza finanziaria del corrispettivo.

Tim si è affidata per l’analisi finanziaria a Evercore e Goldman Sachs e, per gli aspetti legali, agli studi BonelliErede e Gatti Pavesi Bianchi Ludovici.

Il documento sarà determinante per consentire al consiglio di amministrazione di formulare il proprio giudizio agli azionisti prima dell’apertura delle adesioni.

Verso l’addio di Tim alla Borsa

In caso di successo, Tim sarà delistata e consolidata nel gruppo Poste Italiane. Il progetto industriale punta alla creazione di una grande piattaforma nazionale integrata nei servizi di pagamento, assicurazione, risparmio, logistica, telecomunicazioni, digitale ed energia.

Poste ha definito il futuro gruppo una “Connecting Platform”, capace di unire infrastrutture fisiche e digitali e di valorizzare la rete degli uffici postali, i clienti di Tim e l’offerta di servizi finanziari ed energetici.

La società aveva stimato, al momento dell’annuncio, sinergie di ricavi e costi per circa 700 milioni di euro all’anno.

Rinviato l’aggiornamento strategico

Il piano industriale completo del nuovo gruppo, tuttavia, non sarà ancora presentato il 24 luglio.

In quella data Del Fante illustrerà esclusivamente i risultati finanziari consolidati del secondo trimestre e del primo semestre 2026. L’aggiornamento strategico separato è stato rinviato anche alla luce dell’avvio dell’offerta.

Restano quindi ancora da definire nel dettaglio la governance, l’integrazione delle attività, l’organizzazione manageriale e il futuro delle diverse divisioni.

Labriola prepara il piano di Tim

L’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola sta intanto lavorando a un piano autonomo, costruito in continuità con la strategia seguita negli ultimi anni.

Il documento, insieme ai conti semestrali, dovrebbe essere esaminato dal consiglio di amministrazione il 29 luglio e presentato al mercato il giorno successivo.

Il piano servirà a offrire agli azionisti una visione prospettica del business di Tim anche durante il periodo dell’Opas e consentirà di confrontare il valore della società come entità autonoma con quello prospettato dall’integrazione in Poste.

Dal 20 luglio inizierà dunque la fase decisiva. L’esito dell’offerta stabilirà se Tim, dopo decenni di permanenza a Piazza Affari, diventerà definitivamente una componente del nuovo polo pubblico guidato da Poste Italiane.

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Economia

Il debito italiano sfonda quota 3.200 miliardi: nuovo record a giugno

A giugno il debito pubblico italiano è aumentato di 26,2 miliardi, raggiungendo il record di 3.207,2 miliardi. Cresce la quota detenuta dagli investitori stranieri, mentre diminuiscono quelle di Bankitalia, famiglie e imprese. Il governo punta a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.

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Il debito pubblico italiano supera per la prima volta i 3.200 miliardi di euro. A giugno è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo il nuovo massimo storico di 3.207,2 miliardi: circa 136 miliardi in più rispetto a un anno prima.

Dopo il rallentamento registrato alla fine del 2025, il debito è tornato a crescere quasi senza interruzioni dall’inizio del 2026, con la sola eccezione della lieve diminuzione di aprile.

Aumenta la quota detenuta all’estero

Continua a ridursi la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia, scesa a giugno dal 17,2% al 16,7%. In base agli ultimi dati disponibili, riferiti a maggio, sale invece dal 35,7% al 35,9% la parte in mano ai non residenti.

In diminuzione anche la quota detenuta dagli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, passata dal 14,7% al 14,5%.

Il record assoluto fornisce la dimensione nominale del debito, ma per valutarne la sostenibilità sono determinanti anche il rapporto con il Pil, la crescita economica e il costo degli interessi.

Entrate in calo a giugno, ma crescono nel semestre

A giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,2 miliardi, in diminuzione di 600 milioni rispetto allo stesso mese del 2025.

Il bilancio dei primi sei mesi rimane però positivo: le entrate hanno raggiunto i 261 miliardi, con un incremento di 3,6 miliardi, pari all’1,4%.

Il governo punta a uscire dalla procedura europea

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta fiduciosa sulla possibilità che l’Italia possa uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo dopo la revisione dei conti del 2025 attesa dall’Istat a settembre.

Meloni ha nuovamente attribuito al costo del Superbonus il mancato raggiungimento anticipato dell’obiettivo. L’uscita dalla procedura eliminerebbe alcuni vincoli di sorveglianza rafforzata, ma non garantirebbe automaticamente maggiore libertà di spesa, perché resterebbero gli impegni previsti dalle nuove regole europee.

Tra le ipotesi per la prossima manovra figura una riduzione dell’Irpef per i redditi fino a 60mila euro. Le simulazioni indicano benefici compresi tra 100 e 1.000 euro, ma platea, costi e soglie devono ancora essere definiti.

L’Italia cresce meno della media europea

Nel secondo trimestre il Pil è aumentato dello 0,4% nell’Eurozona e dello 0,5% nell’intera Unione europea. L’Italia si è fermata al +0,2%, dopo il +0,3% dei primi tre mesi dell’anno.

Tra i Paesi considerati, l’incremento italiano figura nella parte bassa della classifica insieme a Germania, Francia e Slovacchia. L’Irlanda registra invece la crescita più elevata, con un +3,9%.

Frase chiave: Il debito pubblico italiano ha superato a giugno i 3.200 miliardi di euro, raggiungendo un nuovo massimo storico.

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Riassunto SEO: A giugno il debito pubblico italiano è aumentato di 26,2 miliardi, raggiungendo il record di 3.207,2 miliardi. Cresce la quota detenuta dagli investitori stranieri, mentre diminuiscono quelle di Bankitalia, famiglie e imprese. Il governo punta a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.

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Ferrero acquisisce Purely Elizabeth e rafforza la colazione salutistica negli Usa

Ferrero Group ha firmato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, marchio americano specializzato in granola, cereali e prodotti salutistici. L’operazione rafforza la strategia del gruppo nel mercato nordamericano dopo l’acquisizione di WK Kellogg Co. Non sono stati resi noti i termini economici.

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Ferrero Group ha siglato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, azienda statunitense specializzata in prodotti per la colazione e alimenti posizionati nel segmento salutistico.

L’operazione rafforza ulteriormente la presenza del gruppo di Alba nel mercato nordamericano, soprattutto nelle categorie dei cereali, della granola e dei prodotti cosiddetti “better-for-you”. Non sono stati comunicati il valore economico dell’accordo e i tempi previsti per il completamento dell’acquisizione.

Il marchio americano fondato nel 2009

Purely Elizabeth è stata fondata nel 2009 da Elizabeth Stein e ha sede a Boulder, in Colorado. Il suo portafoglio comprende granola, cereali, oatmeal e prodotti realizzati anche con cereali antichi, frutta secca e semi.

Il marchio propone diverse linee certificate senza glutine, biologiche, vegane o prive di organismi geneticamente modificati. Negli ultimi anni l’azienda ha registrato una forte crescita, sostenuta dall’interesse dei consumatori americani verso alimenti percepiti come più naturali e funzionali.

La strategia di Ferrero negli Stati Uniti

«Con il suo straordinario portafoglio di prodotti di qualità e gustosi, Purely Elizabeth è un’ottima aggiunta a Ferrero», ha dichiarato Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International, la holding del gruppo.

Secondo Ferrero, l’acquisizione completa e rafforza quella di WK Kellogg Co, il gruppo che controlla numerosi marchi storici dei cereali per la colazione negli Stati Uniti, in Canada e nei Caraibi.

L’obiettivo è consolidare la presenza nel mercato americano della prima colazione e, contemporaneamente, ampliare l’offerta di prodotti salutistici. In questo segmento Ferrero ha già investito attraverso marchi come Eat Natural e Fulfil in Europa, Power Crunch in Nord America e Bold Snacks in Brasile.

L’acquisizione di Purely Elizabeth conferma la strategia di diversificazione perseguita dal gruppo: accanto ai tradizionali prodotti dolciari, Ferrero sta ampliando la propria presenza nei biscotti, nei gelati, nei cereali, negli snack proteici e negli alimenti destinati ai consumatori maggiormente attenti agli ingredienti e ai valori nutrizionali.

Frase chiave: Ferrero acquisisce Purely Elizabeth

Meta descrizione: Ferrero sigla l’accordo per acquisire Purely Elizabeth e rafforza negli Stati Uniti il business della colazione e dei prodotti salutistici.

Riassunto SEO: Ferrero Group ha firmato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, marchio americano specializzato in granola, cereali e prodotti salutistici. L’operazione rafforza la strategia del gruppo nel mercato nordamericano dopo l’acquisizione di WK Kellogg Co. Non sono stati resi noti i termini economici.

Suggerimento immagini: confezioni di granola Purely Elizabeth accanto al logo Ferrero oppure Giovanni Ferrero durante un evento aziendale. Evitare fotomontaggi che possano suggerire la conclusione definitiva dell’operazione prima del perfezionamento dell’accordo.

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Economia

UniCredit-Commerzbank, primo confronto Orcel-Orlopp sul cambio di controllo

Primo confronto diretto tra Andrea Orcel e Bettina Orlopp dopo la conquista da parte di UniCredit di circa il 48% di Commerzbank. Al centro gli effetti contabili, legali e gestionali del cambio di controllo.

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Si apre il dialogo diretto tra UniCredit e Commerzbank. Andrea Orcel e Bettina Orlopp hanno partecipato alla fine della scorsa settimana a una videoconferenza insieme con altri dirigenti dei due istituti, avviando il confronto sulle conseguenze del passaggio del controllo della banca tedesca.

Il colloquio non rappresenta ancora l’apertura di una trattativa formale sulla fusione. Le discussioni si sarebbero concentrate soprattutto sugli aspetti contabili, legali e sulla gestione dei rischi legati alla nuova struttura azionaria.

UniCredit vicina al 50 per cento

Tra le azioni già detenute e quelle ottenute attraverso l’offerta pubblica di scambio conclusa a luglio, UniCredit può contare su una partecipazione di circa il 48 per cento di Commerzbank.

Restano necessari gli ultimi passaggi regolamentari prima che il gruppo italiano possa esercitare pienamente i diritti collegati alla quota. Il confronto servirà quindi a preparare le due banche agli effetti concreti del cambio di controllo.

La telefonata apre la strada a ulteriori incontri nei prossimi mesi, durante i quali potranno essere affrontati anche il futuro assetto industriale, la governance e i rapporti tra Commerzbank e Hvb, la controllata tedesca di UniCredit.

Le divergenze sul piano industriale

Il progetto di UniCredit punta a rafforzare il posizionamento di Commerzbank sul mercato domestico tedesco, riducendo la dipendenza dalle attività internazionali di finanziamento e negoziazione.

Proprio su questo punto restano le maggiori distanze. Bettina Orlopp considera la rete internazionale una componente essenziale del modello industriale e si opporrebbe a un suo ridimensionamento. Le proposte riguardanti la divisione retail e le attività amministrative sarebbero invece meno controverse.

La stessa amministratrice delegata ha ricordato che qualsiasi modifica strutturale, compreso un eventuale accordo di controllo, richiederebbe almeno il 75 per cento dei voti in assemblea.

«Solo un approccio congiunto ha delle potenzialità», ha affermato Orlopp durante la recente presentazione dei risultati.

La posizione del governo tedesco

Nella partita resta centrale il governo di Berlino, ancora titolare di circa il 13 per cento di Commerzbank. L’esecutivo tedesco ha sempre chiesto garanzie sul mantenimento della sede a Francoforte, sui posti di lavoro e sul ruolo della banca nel finanziamento delle imprese nazionali.

Finora Berlino ha mostrato forti resistenze all’operazione e ha respinto le richieste di Orcel di avviare un negoziato diretto. Il nuovo equilibrio azionario rende però sempre più difficile ignorare il peso raggiunto da UniCredit.

Secondo le ipotesi allo studio, Commerzbank potrebbe restare un’entità autonoma per almeno due anni dopo il cambio di controllo. Soltanto in una fase successiva UniCredit valuterebbe una possibile integrazione con Hvb.

Nessuna scossa in Borsa

I mercati hanno accolto senza particolari reazioni la notizia del primo confronto. Commerzbank ha terminato la seduta di Francoforte in rialzo dello 0,2 per cento a 39,1 euro, mentre UniCredit ha registrato a Milano un aumento analogo, chiudendo a 84,6 euro.

Alla fine dello scorso anno Commerzbank impiegava quasi 40 mila persone, circa 25 mila delle quali in Germania e diecimila in Polonia. La forza lavoro di Hvb era invece composta da circa 8.400 dipendenti. Numeri che spiegano perché l’eventuale integrazione sia destinata a restare una questione industriale e politica di primo piano in Germania.

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