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Cronache

Pordenone, i primi risultati dell’autopsia: il quindicenne morto in campo colpito da una probabile aritmia maligna

L’autopsia chiarisce le cause della morte del quindicenne deceduto a Pordenone la vigilia di Natale: probabile aritmia maligna, non un trauma da gioco.

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Il quindicenne morto la vigilia di Natale mentre giocava a calcio con gli amici in un campetto di Pordenone sarebbe stato colpito da una verosimile aritmia maligna, e non da un trauma legato al gioco subito pochi istanti prima di accasciarsi a terra privo di conoscenza. È quanto emerge dall’autopsia eseguita nel pomeriggio su incarico della Procura.

L’esame medico-legale

L’accertamento è stato condotto dal medico legale Antonello Cirnelli, alla presenza del cardiologo Paolo Ius e dei consulenti nominati dall’indagato, un medico dello sport di 39 anni. L’esame ha escluso che la causa del decesso sia riconducibile direttamente al colpo ricevuto durante l’azione di gioco.

Gli accertamenti ancora da svolgere

Nelle prossime settimane Cirnelli e Ius dovranno stabilire, attraverso ulteriori accertamenti specialistici, se l’aritmia potesse essere intercettata dagli esami di idoneità sportiva cui il ragazzo si era sottoposto negli ultimi tre anni per giocare nella società calcistica Torre.

L’obiettivo è chiarire se il quadro clinico fosse prevedibile e quindi potenzialmente prevenibile, oppure se si sia trattato di una tragica fatalità non rilevabile con i controlli ordinari.

Un nodo centrale: la prevenzione

L’esito definitivo degli accertamenti sarà determinante per comprendere se vi siano profili di responsabilità o se, invece, la morte del giovane sia riconducibile a un evento improvviso e imprevedibile. Un tema, quello della prevenzione cardiologica in ambito sportivo giovanile, che torna così al centro dell’attenzione, in attesa delle conclusioni finali dell’inchiesta.

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Cronache

Sabotaggi alle linee ferroviarie, vertice al Viminale: indagini per terrorismo

Escalation di sabotaggi sulle linee ferroviarie tra Bologna, Pesaro e Roma. Vertice al Viminale convocato da Matteo Piantedosi. Indagini per possibile terrorismo.

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Da Bologna a Pesaro fino a Roma: una serie di sabotaggi ha mandato in tilt negli ultimi giorni la circolazione ferroviaria, in particolare sulla linea dell’Alta Velocità.

Sabato, poco prima dell’alba, sono stati segnalati due danneggiamenti sulla tratta Roma-Firenze a distanza di un’ora l’uno dall’altro. Secondo gli investigatori, la pista dolosa appare evidente: sono stati trovati pozzetti manomessi, cavi bruciati e, in un caso, un innesco.

Un episodio analogo, avvenuto a Pesaro nel primo giorno dei Giochi di Milano Cortina 2026, è stato rivendicato su un blog di controinformazione anarchica. Gli inquirenti ipotizzano un possibile collegamento tra i diversi episodi, inserendoli in una stessa campagna.

Vertice al Viminale

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato per domani pomeriggio al Viminale un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Al tavolo siederanno i vertici delle forze di polizia, dell’intelligence e i referenti del Ferrovie dello Stato Italiane.

Dopo una prima informativa della Digos, la Procura di Roma potrebbe aprire un fascicolo. Non si esclude che, come già avvenuto a Bologna e Ancona, si possa procedere anche per associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Rafforzata la vigilanza sulla rete

È stato nel frattempo innalzato il livello di attenzione sulla rete ferroviaria, con il potenziamento dei pattugliamenti lungo i binari e il monitoraggio dei nodi tecnici e delle aree meno coperte da videosorveglianza.

Lunedì sono previsti accertamenti della polizia scientifica sull’ordigno incendiario rimasto intatto nei pressi di Castel Maggiore, nel Bolognese. L’ordigno sarà confrontato con altri reperti sequestrati in precedenti attentati. Saranno inoltre ricercate eventuali tracce biologiche utili alle indagini.

Le reazioni politiche

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di “odiosi atti criminali”, assicurando il massimo impegno per individuare i responsabili.

Il presidente dei senatori della Lega Massimiliano Romeo ha invitato la sinistra a prendere le distanze da simili gesti, richiamando il rischio di un clima che richiama stagioni di tensione del passato.

Le indagini sono in corso e l’eventuale qualificazione giuridica dei fatti spetterà all’autorità giudiziaria, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

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Cronache

Caivano, minacce a don Patriciello e Meloni: il sindaco Angelino “Lo Stato non arretra”

Il sindaco di Caivano Antonio Angelino esprime solidarietà a don Maurizio Patriciello e alla premier Giorgia Meloni dopo nuove minacce. “Lo Stato non arretra”, scrive sui social.

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“Voglio esprimere con forza personalmente e a nome dell’amministrazione comunale la piena solidarietà al nostro parroco padre Maurizio Patriciello e al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per le ulteriori indegne, sconcertanti minacce subite”.

Lo scrive sui social il sindaco di Caivano, Antonio Angelino, ribadendo la vicinanza dell’amministrazione comunale al parroco del Parco Verde.

“Totale abiura di illegalità e camorra”

Nel messaggio, il primo cittadino sottolinea la “totale abiura ad ogni forma di illegalità, soprusi, violenza, camorra”, affermando che lo Stato non arretra e che il processo di cambiamento avviato per restituire dignità alla comunità non si fermerà davanti alle intimidazioni.

Angelino richiama il percorso di rinascita e riscatto sociale intrapreso da istituzioni, associazioni, comunità ecclesiastiche e cittadini, ribadendo che Caivano non tornerà “nel clima buio” del passato.

“La città è pronta a reagire”

Il sindaco conclude assicurando che la città è a disposizione per qualsiasi iniziativa si voglia organizzare in risposta alle intimidazioni.

Le minacce richiamate nel post si inseriscono in un contesto già segnato da tensioni e attenzione istituzionale sul territorio. Resta alta la vigilanza delle autorità competenti.

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Cronache

Tentato furto da un milione in hotel di lusso a Milano, arrestato 36enne

Tentato furto da un milione di euro in un hotel di lusso a Porta Venezia, Milano. Arrestato un 36enne colombiano per furto aggravato dopo essere stato sorpreso dal cliente.

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Tentato furto dal valore stimato in circa un milione di euro in un hotel di lusso nella zona di Porta Venezia, a Milano.

Un uomo di 36 anni, di nazionalità colombiana, è stato arrestato dalla Polizia locale con l’accusa di furto aggravato.

Sorpreso dal cliente nella stanza

Secondo la ricostruzione, il 36enne sarebbe entrato in una camera al secondo piano approfittando della porta lasciata momentaneamente aperta dall’ospite, un cittadino americano.

L’uomo avrebbe agito insieme a un complice e sarebbe stato sorpreso dallo stesso cliente mentre tentava di impossessarsi di orologi e gioielli custoditi nella stanza.

Il tentativo di fuga e l’arresto

Colto sul fatto, il presunto ladro avrebbe tentato di fuggire, ma è stato immediatamente bloccato dal personale dell’hotel e dagli addetti alla sicurezza.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia locale che hanno proceduto all’arresto.

La posizione dell’indagato sarà ora valutata dall’autorità giudiziaria competente. Come previsto dalla legge, l’uomo è da considerarsi non colpevole fino a eventuale sentenza definitiva.

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