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Cultura

Pompei, Scavi con percorso segnalato nelle aree all’aperto

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Il sito archeologico di Pompei riapre, a partire dal 27 aprile, dopo l’ultima chiusura degli ultimi mesi e le modalita’ saranno quelle gia’ attuate nelle precedenti aperture. L’accesso al sito sara’ possibile dal martedi’ alla domenica nei consueti orari estivi (Pompei 9-19 con ultimo ingresso 17,30). Giorno di chiusura il lunedi’ fino al 7 giugno. Poi, dal 7 giugno e per tutto il periodo estivo e fino a nuova comunicazione il sito restera’ aperto tutti i giorni. Il sabato e la domenica la prenotazione per l’ingresso sara’ possibile esclusivamente con acquisto on line sul sito https://urlsand.esvalabs.com/ u=http%3A%2F%2Fwww.ticketone.it&e=c9024bf9&h=234456f0&f=n&p=y , da effettuarsi il giorno precedente. L’accesso e l’uscita per l’area archeologica di Pompei saranno possibili dal varco di Piazza Anfiteatro e di Piazza Esedra. La visita si sviluppera’ lungo un percorso consigliato da apposita segnaletica all’interno del sito e sull’app di supporto My Pompeii, allo scopo di assicurare una visita in sicurezza e nel pieno rispetto delle disposizioni sanitarie anti Covid. Sara’ possibile passeggiare all’interno dell’Anfiteatro, accedere alla Palestra grande e alla mostra ”Venustas. Grazia e Bellezza a Pompei”. Si potranno visitare i Praedia di Giulia Felice e spostarsi su Via dell’Abbondanza con accesso alle principali domus, ma anche attraversare la necropoli di Porta Nocera, l’Orto dei fuggiaschi, arrivare al quartiere dei teatri e al Foro triangolare. Da Via dell’Abbondanza, inoltre, si potra’ raggiungere il Foro con tutti i suoi edifici pubblici e religiosi, visitare lo spazio esterno delle Terme Stabiane o risalire Via Stabiana fino a Via del Vesuvio dove ammirare la casa di Leda e il cigno. L’ingresso di Piazza Esedra e’ consigliato per chi volesse accedere immediatamente all’Antiquarium di Pompei, di recente inaugurato nel suo nuovo allestimento. L’elenco completo degli edifici visitabili e’ consultabile sul sito https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.pompeiisites.or g&e=c9024bf9&h=361096f0&f=n&p=y . Il costo del biglietto intero e’ di 16 euro – ridotto 2 euro – gratuita’ e riduzioni come da normativa.

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Cultura

Arte, dal 20 maggio a Napoli ‘Claude Monet: The Immersive Experience’-2-

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La grande mostra internazionale “Claude Monet: the Immersive Experience” arriva a Napoli dal 20 maggio, nella seicentesca Chiesa di San Potito, in via Salvatore Tommasi, nei pressi del MANN – Museo Archeologico Nazionale.Dopo Barcellona, Bruxelles, Milano e Torino, la coloratissima mostra immersiva adatta a tutta la famiglia arricchisce la monumentale Chiesa di San Potito, nel cuore del centro storico di Napoli. Un’esposizione site specific che si fonde con il luogo in cui si trova, rendendo l’esperienza unica.

A scegliere Napoli come location è Exhibition Hub, società di Bruxelles specializzata nella progettazione e produzione di mostre immersive. “Claude Monet: The Immersive Experience” si avvale delle più recenti tecniche di mappatura digitale per creare un’interpretazione totalmente nuova delle opere del padre dell’impressionismo. Tra pennellate proiettate a 360 gradi, su più di 1000 m2 di schermi, e realtà virtuale (VR), il visitatore viene accompagnato in un viaggio attraverso i colori e i giochi di luce di oltre 300 dipinti di Monet. Il connubio tra arte e tecnologia che ne deriva porta a un risveglio dei sensi e a un piacere per gli occhi e per la mente. L’esperienza indica la strada per un nuovo modo di fruire l’arte, svelando la vita e l’opera di un grande artista come il fondatore del movimento impressionista. L’ultima sala, dedicata ai workshop, permetterà ai più piccoli di cimentarsi nell’arte di Monet, creando opere a lui ispirate, da portare con sé come ricordo della visita.

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Cultura

Fotografia, mostre, esposizioni e quell’insano uso dell’autoproduzione stimolato dalle istituzioni

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E’ da un po’ di tempo che non mi occupavo più di bulimia da  mostre “fotografiche”, dopo un paio d’anni, pensavo che l’argomento, di cui si era discusso, ampiamente, con posizioni contrastanti che poi man mano sono divenute, ragionevolmente vicine, avesse trovato un equilibrio che prima di tutto tutelasse la Fotografia, anzi, credevo, sbagliando evidentemente, che tutti, professionisti, amatori, appassionati, utenti, fruitori e prima di tutto istituzioni, avessero percepito, (capire forse è difficile, infatti speravo avessero percepito), la differenza che passa tra il rispetto della fotografia, tutta, sia essa praticata da professionisti o amatori e la smodata voglia di autodefinirsi fotografo/autore/artista per spiattellare al mondo, anche se limitato ai canali social, la capacità di premere il dito su di un pulsante di scatto. Certo, tutto può sembrare lecito, ma con i miei tre corsi di sopravvivenza in ambienti ostili (guerre, per chi non afferrasse il termine) ho imparato, anzi, mi hanno insegnato a rianimare un ferito grave, a fermare una emorragia da un’arteria femorale o omerale, a praticare massaggi cardiaci, a tamponare un buco di pallottola nel polmone, a ridurre una frattura scomposta e trasportare un ferito con le gambe sanguinanti e fratturate, nonché’ a muovermi in ambienti tossici e riuscire a disintossicare pazienti aggrediti da gas asfissianti. Pur con queste capacità, che in inglese vengono detti skills, io non mi sento e non mi arrogherei mai il diritto di dirmi Medico o almeno Infermiere, mentre invece, si assiste alla fiera del “fotografo” che proveniente da qualsiasi altra professione senza aver minimamente appurato le sue capacità e senza alcun ritegno e rispetto per coloro che questa professione la praticano, si arrogano il diritto di dirsi tali, proponendo tra l’altro mostre e esposizioni di indubbio, se non inesistente valore fotografico/artistico/autoriale. Le colpe, ovviamente chiamiamole con nome e cognome, le colpe, ovviamente non sono di chi, anche ingenuamente si propone come tale, ma di quelle istituzioni che dovrebbero tutelare il senso comune dell’arte e proporre ricerche che siano almeno conseguenze di scelte, vite e pensieri legati alla fotografia professionale o autoriale. Non si discute sulla possibilità di tutti a poter esporre e dichiarare il proprio pensiero, anzi, chi lavora in ambiti cosi strettamente particolari come la fotografia, è strenuo difensore dell’articolo 21 della nostra costituzione, ma ci si chiede il perché, tale diritto debba essere cosi ostentatamente sfoggiato in luoghi pubblici, chiedendosi, come ci si arriva ad esporre in una Galleria Principe Umberto, nel mezzo di due istituzioni quali il Museo Archeologico Nazionale e l’Accademia di Belle arti di Napoli, con una mostra dichiarata fotografica, ma che di fotografico ha ben poco, se non le stampe che evidentemente sono più semplici da realizzare rispetto ad una tela dipinta.  Ci sarebbe bisogno, in questa città di un piano strategico che collochi la fotografia negli spazi che gli competono e che già internazionalmente abita. Un piano di intervento che valorizzi la fotografia abbandonando definitivamente la rincorsa alla visibilità temporanea basata su rabberciate mostre, molte delle quali autoprodotte. Ed è proprio sull’autoproduzione che le istituzioni cittadine hanno le più pesanti responsabilità, come il PAN, (Palazzo delle Arti a spese degli espositori) oramai quasi un  ricettacolo di iniziative autoprodotte, con enorme danno  per la qualità, ma prima di tutto della democrazia. L’usanza, la modalità, l’abitudine, la consuetudine di far esporre le proprie opere a coloro che possono   pagare per le proprie mostre in un qualsiasi spazio e specialmente in quelli pubblici è quanto di più antidemocratico e classista che possa essere perpetrato alle spalle di chi invece non può, ma ne avrebbe ben più diritto ed è di fatto un attentato mortale all’arte. Non vale la regola del risparmio, come accampato da sempre dalle amministrazioni che non hanno  e non conoscono il valore del lavoro, che si sono impettite, ribadendo sempre e vantandosi di non aver speso un euro per determinate mostre, ma un conto è trovare collezionisti, gallerie, privati, che prestano temporaneamente opere d’arte alle istituzioni per mostre o eventi, un’altra è far accedere a luoghi e spazi museali o cittadini coloro che possono pagarsi le stampe o le sculture che nel tempo libero dalle loro professioni riescono a produrre. Aprire una discussione con le amministrazioni che verranno è di fondamentale importanza per poter almeno definire le modalità di approccio e partecipazione, affinché non si ripetano le brutture finora viste e si vada verso una strategia democratica di esposizione delle opere autoriali, evitando di privilegiare solo chi ha la forza di impegnare e sprecare il proprio denaro per una effimera vanagloria

 

Giffoni, Italia – 23 luglio 2009. Fotografi alla 39a edizione del Giffoni Film Festival.
Ph. Mario Laporta Ag. Controluce
ITALY, Giffoni – Photographers during the 39th edition of Giffoni Film Festinal in Giffoni Valle Piana, near Salerno, south of Italy on July 23, 2009.

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Cultura

L’arte a Napoli non teme il covid, nuove inaugurazioni di mostre in musei e gallerie

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Sotto il giogo della roulette russa che ogni venerdì decide il colore della nostra vita immediatamente futura, imponendoci il  colore con il quale passeremo i nostri prossimi 15 giorni e cosa potremmo fare, dire, guardare, ammirare, l’arte continua a non fermarsi. Come abbiamo visto con le grandi mostre museali, confermate anche dalla apertura al Museo di Capodimonte della personale di Diego Cibelli, “l’arte del danzare insieme”, con la curatela di Angela Tecce e Sylvain Bellenger, inaugurata nell’ambito delle mostre-focus “Incontri sensibili” che mettono in dialogo artisti contemporanei con la collezione storica del Museo e Real Bosco di Capodimonte, l’esposizione è l’ennesimo segnale che non si arresta la creatività e la progettualità inventiva dell’arte e dei suoi protagonisti. Il MANN, che aveva avviato questo percorso di rinascita, insieme a Villa Campolieto, propone con le inaugurazioni di LEIB_il corpo vivente, mostra personale con le opere di Danilo Ambrosino e Trame sottili, di Annamaria Laneri uno spaccato su pittura e fotografia tese alla ricerca e all’indagine sul corpo. Infatti le opere di Ambrosino hanno l’intenzione di rappresentare ed indagare il corpo diaframma di separazione tra l’Io ed il Noi non assunto come corpo-oggetto (Körper) ma come corpo vivente e sensiente, portatore di esperienza (Leib). Le 21 opere sono allestite al primo piano del Museo, nelle sale attigue al grande plastico di Pompei e nella loro rappresentazione della forma umana, che a volte, molto da vicino, ricordano i calchi lavici dei corpi umani prodotti dall’eruzione del ’79 dc, consentono una riflessione a prescindere dall’approccio puramente estetico divenendo testimonianze del mondo antico e concentrandosi sulla produzione artistica contemporanea intesa come momento unico di indagine storica e sociale. Come ci dice Olga Scotto di Vettimo che ha curato la mostra e ne ha scritto le interessanti note che l’accompagnano “ I corpi di Danilo Ambrosino appartengono a migranti, profughi, viaggiatori ancora oggi, da sempre e per sempre, intenti a tessere la trama tragica, epica ed eroica di una vicenda sociale complessa che garantisce l’esistenza collettiva. Attraverso l’uso di un medium pittorico che trasforma il corpo umano in pretesto utilizzandolo come strumento l’artista rende il pubblico partecipe del fare propria l’esperienza del corpo, intesa quale esperienza dell’altro, operando un passaggio, mai scontato, dal solus ipse all’alter ego. Tra gli scuri dei corpi l’artista lascia spazio a improvvisi bagliori aurei, che come le cicatrici degli antichi Gladiatori, combattenti per la libertà, evidenziano la magmatica drammaturgia che lega l’origine al presente.”

 

Annamaria Laneri sceglie, con la fotografia di raccontare le donne con la sua mostra curata da Miriam Capobianco che doveva inaugurare in pieno periodo rosso, il titolo Trame sottili assume forte valenza simbolica dall’operazione della  tessitura che è da sempre collegata al femminile: tessere è arte del creare, necessita progettazione, cura, attenzione, concentrazione, meditazione attiva, utile e benefica per sé e per gli altri. I fili, che prima erano sciolti, si intrecciano dando vita a un tessuto nuovo. Un progetto che dura da tempo e che l’autrice ci spiega cosi: “Ho scattato le fotografie in posti e momenti diversi; possono sembrare foto singole, ma diventano racconto per la capacità di coinvolgimento emotivo delle donne; ciascuna può rivedere il proprio vissuto in quei sentimenti di rabbia, stupore, lutto, gioia, abissi, risalite”.

Girando poi tra le gallerie che hanno ripreso la loro attività, Andrea Nuovo Home Gallery in via Monte di Dio, propone un viaggio tra le opere di Paolo La Motta, un viaggio nello storico quartiere di Napoli  in cui è cresciuto e tutt’ora lavora, la Sanità, che  con un approccio quasi cinematografico, ci fa percorrere con  vedute degli e sugli edifici antichi del rione, massacrati dalle superfetazioni moderne e invecchiati da un’incuria che talmente storica che è divenuta bellezza quei muri che quotidianamente costeggia e che  muri che gli offrono continuamente nuovi spunti creativi, muri che fa suoi e interpreta con i suoi mezzi espressivi.  Due gruppi di opere, come ci spiega Manuel Carrera nella presentazione, parlando di uno con  paesaggi il colore, pur nelle varie sovrapposizioni di stesure, risulta fluido, forse diluito, nell’altro gruppo esso si esprime invece con una ricercata irruenza e poi la serie delle finestre, nella quale l’autore si sofferma su di  un misterioso rigore di forme e colori nella casualità delle pareti lacere del suo quartiere, che riporta a noi, nei suoi lavori esasperandone i valori materici.

 

 

Anche La Luigi Solito Galleria Contemporanea ha riaperto, dopo il battesimo che la vide, sempre in era pandemica inaugurare con Ryan Mendoza, propone una collettiva con un titolo dal chiaro sapore  digitale  Portal #2 Napoli/Berlino, una collettiva di 16 artisti internazionali che da anni gravitano intorno alla scena berlinese, pensata per Napoli e presentata alla Schaufenster di Berlino nel novembre 2020. A cura di Anna Nezhnaya affiancata per l’occasione da Fabia Mendoza espongono le proprie opere Minor Alexander (Germania), Kristina Bekker (Germania-Russia), Diego Cibelli (Italia), Katya Quel Elizarova (Germania-Russia), Wolfgang Flad (Germania), Lukas Glinkowski (Germania), Andrej Golder (Germania), Gregor Hildebrandt (Germania), John Isaacs (Inghilterra), Ryan Mendoza (USA), Anna Nezhnaya (Germania-Russia), Emmanuel Pidré (Argentina), Tim Plamper (Germania), Frédéric Platéus (Belgio), Alexander Skorobogatov (Germania) e Sergej Tchoban (Germania-Russia). Un insieme eterogeneo di opere che comprende tele, sculture, istallazioni, fotografie e disegni. Una scelta, quella di presentare questa mostra nella versione #2 che ci spiega Luigi Solito, patron della Galleria presso l’ex Lanificio in piazza Enrico De Nicola:   «I motivi di queste scelte sono molteplici. Il primo è legato al mercato: dobbiamo fare una netta distinzione tra ciò che era il mercato prima della pandemia e quello che si è rivelato essere dopo. Si è inevitabilmente interrotta una ciclicità e una ripetitività legate alla moda e alle tendenze di mercato. Il mercato tedesco ha in sé una tradizione unica, e non a caso tra gli artisti europei in vita più influenti al mondo vi sono Gerhard Richter e Anselm Kiefer. La Germania è una delle poche nazioni che finanzia gli artisti; insomma, se deve succedere qualcosa lo vedremo accadere in Europa e di sicuro in Germania, quindi a Berlino. Napoli era una delle poche città, prima del Covid, che per motivi storici o per nuove energie rappresentava the place to be per gli artisti. E noi vogliamo credere che sia ancora così, soprattutto analizzando la visione che ci giunge dall’esterno».

 

 

Per mostre che inaugurano, altre celebrano il finissage, come “Entro domani” dell’artista Jacopo Dimastrogiovanni che insieme al  curatore Vincenzo Restelli e all’ideatore del progetto Armando Minopoli dalle 18.00 di Sabato 15 Maggio saluteranno i visitatori, con le sue otto opere su tela che esplorano, attraverso i volti di donne e uomini, la natura umana nelle sue inquietudini e ossessioni e tireranno le somme di una esposizione inaugurata a Settembre 2020 che ha attraversato tutti i periodi colorati di rosso e arancio per approdare a questo periodo giallo per darsi appuntamento ai prossimi eventi che arriveranno presto.

 

 

Dai luoghi espositivi fisici a quelli virtuali, cui questa pandemia e le ristrettezze di movimento ci hanno abituato e fatto conoscere una realtà che sembrava solo appannaggio di film fantascientifici a sfondo complottistico. E’ il caso della Flow e Foto, un interessante eperimento per una galleria interamente digitale, visitabile esclusivamente su schermo, con una rappresentazione in stile rendering  che inaugurerà con una mostra fotografica di Angelo Moscarino curata da Francesca Sciarra e Federica Cerami dal titolo “I tempi del tempo” , un progetto fotografico imperniato su di  una delicata e raffinata dedica al tempo che Angelo ha vissuto accanto al padre.

 

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