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Politica e ordine pubblico: dall’assalto alla Cgil al silenzio di Draghi

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Penso, semplicemente, che l’assalto alla CGIL di sabato scorso rappresenti un tema di ordine pubblico. Esattamente come l’assalto di gennaio a Capitol Hill, a Washington. Quest’oggi, se fossi a Roma, parteciperei alla manifestazione indetta dal Sindacato, per testimoniare il mio attaccamento alle istituzioni democratiche e per esigere due cose: 

  • Dovere civico e dunque rispetto dei luoghi e dei simboli repubblicani da parte di tutti; 
  • Vigilanza accresciuta degli organi preposti alla tutela della sicurezza pubblica.

Insomma, non mi farei invischiare nelle fumisterie mediatiche su quel che ha detto o che pensa della faccenda Tizio (un politico) oppure Caio (un giornalista), oppure Sempronio (uno senza arte né parte). Tutto questo ci allontana dalla p.o.l.i.t.i.c.a.. E infatti da una settimana abbiamo perso di vista il nocciolo di quel che conta e che, dal punto di vista della p.o.l.i.t.i.c.a., riassumerei di nuovo in due punti come segue:

  1. Come vanno ad essere ripartiti i benefici della ripresa post-pandemica? Verso quali tasche si avvia quel 6% di crescita economica di cui si parla, generato dal vaccino anti-Covid (inutile girarci troppo attorno)? Orienterà un cammino del sistema-Paese verso situazioni di maggiore equità sociale e territoriale, oppure rafforzerà -e in che modo- la mappa dei divari e delle disuguaglianze?
  2. Quali sono le riforme nel cui quadro andranno a collocarsi gli investimenti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), in coerenza con il nocciolo duro di quel documento, che ha a che fare con la transizione ecologica? E in specie, abbiamo qualche idea sulle politiche energetiche, finora affidate a dichiarazioni tanto vaghe quanto preoccupanti di esponenti del Governo su un possibile ritorno del nucleare in Italia?

Assalto Cgil. Le devastazioni dentro il sindacato

Apprezzo, contrariamente alla più gran parte dei commentatori, il silenzio di Mario Draghi sui fatti di Roma. Una questione di polizia. La Ministra degli Interni è lì per gestire come sa, se sa, la faccenda: e sarà valutata per questo nelle sedi opportune. Mi aspetto per contro che il Presidente del Consiglio si esprima quanto prima, possibilmente con dichiarazioni seguite da atti di legge, sui temi indicati più sopra. La partita vera. Il futuro del nostro Paese. 

Angelo Turco, africanista, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM.

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Asteroidi da record, dai più grandi ai più vicini

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 I piu’ famosi sono sicuramente gli impatti di Tunguska del 1908 e quello avvenuto a sorpresa vicino a Cheliabinsk nel 2013, ma i sassi cosmici che di anno in anno si limitano invece a salutare la Terra sono numerosissimi, almeno 30.000 secondo le stime piu’ recenti. Tenerli d’occhio e’ fondamentale per individuare quelli che potrebbero avere una probabilita’ di impatto, secondo calcoli che in tutto il mondo vengono continuamente rivisti. Con il suo diametro di 1,8 chilometri, l’asteroide 7335 (1989 JA) il cui passaggio ravvicinato alla Terra e’ avvenuto oggi e’ stato il piu’ grande a salutare il nostro nel 2022 e conservera’ questo primato per i prossimi 12 mesi: “e’ un ottimo rappresentate degli asteroidi vicini alla Terra ed e’ abbastanza grande da meritare approfondimenti e attenzione”, dice l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile scientifico del Virtual Telescope. 7335 (1989 JA) fa parte dei Near Earth Object (Neo), gli asteroidi la cui orbita si avvicina a quella della Terra. E’ lo stesso gruppo al quale appartengono protagonisti di passaggi memorabili, come 2017 GM, dal diametro di 4 metri, che nel 2017 e’ passato a meno di 16.000 chilometri: una delle distanze piu’ ravvicinati mai registrate. Un altro incontro da ricordare e’ avvenuto nel 2014 con l’asteroide 2014 DX110, dal diametro di circa 30 metri e protagonista di un passaggio all’interno della distanza che separa Terra e Luna, considerato fra i 200 piu’ ravvicinati avvenuti dall’inizio del ‘900. Altri passaggi degni di nota sono stati quelli di 2011 MD, dal diametro di circa 20 metri, che il 27 giugno 2011 e’ transitato a circa 20.000 chilometri dalla Terra; 2004 FH, dal diametro di 20 metri, il 18 marzo 2004 e’ passato a circa 50.000 chilometri dalla Terra, e ancora 2014 DA14, che il 15 febbraio 2013 e’ passato a circa 36.500 chilometri e che, con i suoi 40 metri di diametro, e’ il piu’ grande fra gli asteroidi che si sono avvicinati a meno di 100.000 chilometri dalla Terra. Fra i 30.000 asteroidi vicini alla Terra, sono attualmente 1.371 quelli che, secondo la lista stilata dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) richiedono una particolare attenzione: sono gli oggetti per i quali e’ stata calcolata una probabilita’ d’impatto non nulla. Per esempio, una vecchia conoscenza come (29075) 1950 DA, scoperto nel 1950 e poi perso di vista per mezzo secolo, ha una traiettoria tale da portarlo a colpire la Terra il 16 marzo 2880, ma nuovi calcoli potrebbero aggiornare la traiettoria e addirittura farlo uscire dalla lista. Lo stesso vale per 2021QM1, che secondo i calcoli attuali potrebbe colpire il nostro pianeta nel 2052; 2010RF12 e’ a rischio d’impatto nel 2095 e 2000SG344 lo e’ nel 2071. “Quella degli astroroidi a rischio e’ una lista dinamica, che varia sulla base dei nuovi dati che vengono raccolti costantemente dagli astronomi di tutto il mondo, e utile – dice Masi – per indicare quali sono gli oggetti sui quali concentrare l’attenzione”. E’ un elenco che indica probabilita’, non certezze, e dalle quale possono uscire vecchie conoscenze ed entrarne di nuove.

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Verso le amministrative, 10 giorni di stop alle Camere

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Chiuso per elezioni, e qualcosa in piu’. Cosi’ il Parlamento si prepara alla pausa elettorale per il voto del 12 giugno in quasi 1000 Comuni, oltre ai referendum sulla giustizia. Ma stavolta – complici coincidenze per congressi politici e feste del calendario – lo stop per consentire ai parlamentari di girare l’Italia per comizi, si allunga a piu’ di 10 giorni rispetto ai 7 tradizionali. Slittano cosi’ alcuni provvedimenti clou, gia’ in standby per divisioni politiche e ora finiti nel limbo elettorale. Per altri disegni di legge il ‘fermo’ rischia di non essere casuale, politicamente. E’ il caso della riforma del Csm, che in piu’ punti coincide con i quesiti referendari promossi da Lega e Radicali. Il testo e’ all’esame della commissione Giustizia del Senato che deve votare gli emendamenti (260 quelli presentati), prima dell’approdo in aula fissato il 14. Di certo lo stop ai lavori parlamentari riguardera’ Aula e commissioni. A Montecitorio la chiusura e’ gia’ ufficiale e copre 11 giorni, dal 2 al 12 giugno. Cosi’ hanno deciso i presidenti dei gruppi, inglobando anche il ‘ponte’ per la festa della Repubblica. A Palazzo Madama il ‘sigillo’ dovrebbe arrivare lunedi’, con la conferenza dei capigruppo. La pausa parlamentare nei fatti si allunga di un paio di giorni e include il summit del Partito popolare europeo che si riunira’ a Rotterdam il 31 maggio e il primo giugno. Atteso pure Silvio Berlusconi. Da qui la richiesta avanzata dal gruppo di Forza Italia di partecipare, assentandosi ovviamente dal Parlamento. Richiesta concessa. Per i senatori l’ultimo giorno di lavoro utile sara’ il 30. Con un menu’ di giornata abbastanza ricco: alle 11 tocchera’ alla legge sulla concorrenza, destinata alla prima approvazione in Aula, dopo tanti tira e molla e un accordo faticosamente raggiunto nella maggioranza. Poco prima, la commissione Lavoro sara’ alle prese con la riforma del codice appalti, ritoccata alla Camera il 24 maggio scorso e quindi ora di nuovo al Senato. Il testo dovrebbe filare liscio ma e’ quasi impossibile chiudere la partita in settimana (essendo una legge delega, pero’, non scade). A Montecitorio le ultime votazioni in aula saranno lunedi’ pomeriggio sulla tutela delle detenute madri, mentre il giorno dopo si discutera’ del volo da diporto fino al question time del primo giugno. In coda finiscono il decreto legge Elezioni, oltre alla contestatissima delega fiscale blindata pero’ al 20 giugno per l’approdo in Aula. Stesso giorno fissato per la proposta di legge che consente il voto dei fuorisede, mentre si allunga al 25 giugno la normativa sulla cannabis.

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Johnny Depp vs Amber Heard: violenza in famiglia davanti alla giuria

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Johnny Depp sogghigna, Amber Heard trattiene a stento le lacrime. Nell’aula della County Court di Fairfax in Virginia e’ calato oggi il sipario sulla parte piu’ spettacolare di una doppia vertenza ad altissimo contenuto mediatico. “Lui non e’ un santo, ma neanche un violento”, ha detto l’avvocatessa Camille Vasquez, designata dai fan come l’ultima conquista del “Pirata dei Caraibi”. Se credete a Johnny e non a Amber, “allora siete complici”, hanno replicato i legali della sua ex moglie: “Manderete un brutto messaggio alle vittime di violenza domestica il tutto il mondo”. Dopo sei settimane il processo e’ in dirittura d’arrivo. La violenza in famiglia e’ stata al cuore delle argomentazioni finali: “C’e’ una persona che ha commesso abusi in quest’aula, ma non e’ Johnny. E c’e’ una vittima di abusi, ma non e’ Amber”, ha detto la Vasquez. Chiuse le argomentazioni degli avvocati, la parola e’ passata ai sette uomini e donne della giuria che dovranno deliberare all’unanimita’. Johnny ha chiesto 50 milioni di dollari di danni “ma non e’ una questione di soldi. Vuole la sua vita e la sua reputazione indietro”, ha detto Ben Chew, l’altro dei suoi legali, ribadendo che l’articolo firmato da Amber tre anni fa sul “Washington Post”, a suo dire, gli avrebbe rovinato per sempre la carriera. Diffamata anche lei quando l’allora legale di Johnny, Adam Waldman, defini’ “false” le accuse di abusi e la sua “traiettoria da star” morti’ sul nascere, la Heard ha rilanciato con una richiesta 100 milioni: ma non si aspetta cosi’ tanto, era una pretesa simbolica, ha precisato l’avvocatessa Elaine Bredehoft. Waldman, dopo Johnny e Amber, e’ la terza persona centrale del processo: la Heard sostiene che parlo’ a nome dell’ex marito e oggi, nelle istruzioni alla giuria, la giudice ha respinto la richiesta del team Depp di considerare quelle affermazioni protette dal privilegio professionale. L’editoriale sul “Washington Post”, in cui Amber si mise in piazza come sopravvissuta alla violenza domestica, e’ al cuore delle vertenze. Ben Rotterborn, il legale di Amber, ha sostenuto che l’articolo, uscito nel dicembre 2018, era nel suo diritto: “La Costituzione protegge il free speech e lei aveva diritto di discutere la sua vita”. Questo processo – ha aggiunto l’avvocato – e’ molto di piu’ di Depp contro Heard: “E’ in gioco il Primo Emendamento sulla liberta’ di espressione”. Nell’articolo il nome di Depp non viene mai fatto: “Tutti pero’ sapevano che si parlava di lui”, hanno detto i legali dell’attore, nonostante che Johnny “non abbia mai alzato un dito sull’ex moglie, e su nessuna altra donna nei 58 anni in cui e’ vivo”. Un ragionamento che la squadra di Amber ha rovesciato: non sta alla giuria stabilire che Depp e’ stato un partner violento, “solo che nel corso del processo non e’ riuscito a dimostrare il contrario”.

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