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Pistola puntata sulla camera, Baldwin provava la scena

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La pistola puntata alla telecamera come previsto dal copione. Alec Baldwin stava provando la scena quando e’ partito il colpo fatale che ha ucciso sul set di Rust la direttrice della fotografia Halina Hutchins e ferito il regista Joel Souza. A rivelare il dettaglio e’ lo stesso Souza che, in una deposizione giurata agli investigatori, racconta di aver espressamente sentito l’urlo ‘cold gun’, pistola scarica, prima dell’incidente. Nel giro di pochi secondi pero’ tutti si sono resi conti che l’arma era carica. Il proiettile partito ha colpito Hutchins al petto e poi Souza alla clavicola. La donna si e’ subito accasciata al suolo dicendo di non sentirsi le gambe, ed e’ stata immediatamente soccorsa, ha ricordato Souza. La giornata di giovedi’, quella dell’incidente, era iniziata come di consueto di prima mattina ma – ha raccontato il regista – subito si erano subito accumulati dei ritardi causati dall’abbandono del set da parte di sei membri della troupe in protesta per i pagamenti in ritardo e le condizioni di sicurezza. Una nuova squadra era arrivata in sostituzione. Allestito il set la troupe si era presa la pausa pranzo salendo su un pulmino che l’aveva trasportata in un localita’ vicina. Prima di allontanarsi, pero’, le armi sulla scena erano state controllate. Una volta rientrata la troupe le prove sono iniziate. Baldwin era seduto sul banco della chiesa teatro della scena e stava spiegando come avrebbe tirato fuori l’arma dalla fondina e come il suo braccio di sarebbe successivamente posizionato con l’arma in mano. La pistola doveva essere puntata contro le lenti della telecamera. E proprio mentre provava il colpo e’ partito. Souza ha precisato agli investigatori di non sapere se dopo pranzo le armi fossero state nuovamente controllate, come sarebbe dovuto accadere. Sul set – ha detto – non dovrebbero mai esserci proiettili veri. Con le autorita’ ha parlato anche Reid Russell, un operatore che lavorava alle riprese di Rust. E ha descritto un Baldwin molto attento nel maneggiare la pistola accertandosi ripetutamente che nessuno fosse nelle vicinanze: secondo Russell, l’attore ha rispettato tutti i protocolli di sicurezza, spingendosi anche oltre. Eppure tutti i suoi controlli non sono bastati a evitare la tragedia. Secondo alcuni esperti sul set sono stati commessi alcuni errori che hanno causato la tragedia: il maggiore e’ stata la presenza di armi e proiettili reali. Ed e’ proprio su questo punto che gli investigatori cercano chiarezza.

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Omicidio Petito, nel diario la confessione del fidanzato

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“Sono stato io a uccidere Gabby Petito”. La confessione e’ di Brian Laundrie, il fidanzato della ragazza newyorchese trovata morta la scorsa estate in Wyoming. E’ contenuta nell’agendina scovata accanto al cadavere di Brian, i cui resti furono rinvenuti settimane dopo in una zona paludosa a migliaia di chilometri di distanza, in Florida. Tra le righe di quel block notes, fortemente danneggiato dall’acqua e dall’umidita’, gli investigatori hanno trovato conferma a quella che e’ sempre stata la loro tesi. Brian ammette le sue responsabilita’, anche se il dettaglio dei suoi appunti per ora non e’ stato svelato. Il caso che per settimane e settimane ha commosso e tenuto col fiato sospeso l’America intera sembra dunque avviarsi verso la definitiva chiusura. Per l’Fbi non ci sono altre persone sospettate o coinvolte nella vicenda. Tutto si e’ consumato all’interno dei turbolenti rapporti della giovane coppia che in una tappa del suoi viaggio, in Utah, era stata anche fermata dalla polizia in seguito a una violenta lite. Brian e Gabby, 23 e 22 anni stavano girando il Paese a bordo di in un piccolo camper, passando da uno stato all’altro degli Usa e raccontando le loro avventure sui social media. Ma quel viaggio on the road che avevano sempre sognato si e’ presto trasformato in tragedia, frutto dei crescenti screzi e dissapori tra i due fidanzati. Il cadavere di Gabby fu scoperto in un’area remota della Teton National Forest, in Wyoming. Per gli investigatori e i medici legali nessun dubbio: era stata strangolata. Brian invece fece perdere le sue tacce, e per settimane fu al centro di una vera e propria caccia all’uomo. Per giorni tento’ di ingannare le autorita’ chattando tra il suo telefono e quello di Gabby, facendo credere che lei fosse ancora viva. Mentre lui, utilizzando la carta di credito della vittima, si dirigeva verso la Florida, dove vivono i suoi genitori. La sua fuga fini’ in una zona della Carlton Reserve di North Port. Il corpo fu trovato in un terreno che fino a pochi giorni prima era sommerso dall’acqua, un’area paludosa abitata da diverse specie di serpenti e alligatori. Da qui la difficolta’ iniziali incontrate nell’identificare la vittima, col riconoscimento avvenuto grazie al fondamentale contributo della famiglia del ragazzo che partecipo’ attivamente alle ricerche. Accanto al cadavere, oltre all’agendina, uno zainetto e una pistola, quella con cui Brian si e’ suicidato.

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Putin merita rispetto, bufera sul capo della Marina tedesca

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“Putin vuole solo rispetto, e lo merita”. Le parole del capo della Marina tedesca circolano sulla rete e imbarazzano Berlino. Un video girato in India, a Nuova Delhi, nel corso di uno scambio di opinioni organizzato da un Think tank, e poi finito su Twitter, ha provocato clamore in Germania dove il vice ammiraglio Achim Kay Schoenbach e’ stato chiamato a rapporto dall’ispettore generale dell’esercito tedesco Eberhard Zorn. Nei giorni in cui anche la Germania e’ alle prese con le delicatissime trattative internazionali con Mosca, per evitare il temuto attacco militare all’Ucraina, Schoenbach si e’ lasciato andare ad un’analisi da cui il governo tedesco ha preso le distanze: “Le sue esternazioni, nei contenuti come nella scelta delle parole, non corrispondono in alcun modo alla posizione del ministero della Difesa”, ha detto un portavoce in una nota. “Davvero Putin vuole incorporare una parte dell’Ucraina? – dice in inglese il capo della Marina nel video – Questo e’ un nonsenso. Probabilmente il Cremlino vuole esercitare un po’ di pressione, perche’ Putin sa di poterlo fare. Cosi’ puo’ dividere l’Europa. Quello che Putin vuole davvero e’ rispetto. E’ facile dargli il rispetto che vuole e che, probabilmente, merita anche”. Il viceammiraglio afferma fra l’altro che “la Russia ci serve, ci serve contro la Cina”. “Io sono un cattolico romano radicale. Io credo in Dio e nella cristianita’”, sillaba nella discussione, in cui argomenta che “la Russia e’ un paese cristiano”, la Cina no. Schoenbach fa delle valutazioni anche sull’invasione russa passata: “La Crimea e’ andata. Non tornera’ mai indietro. Questo e’ un fatto”, conclude sull’annessione della penisola, che non ha mai avuto il riconoscimento della comunita’ internazionale.

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Pelé ha il tumore: metastasi a fegato, intestino e polmoni

L’indiscrezione arriva dalla tv vía cavo Espn. Pelé sta molto male. Vero é che l’entourage dell’81enne leggenda del calcio non ha commentato ma pare che il tumore al colon si sia esteso a fegato, intestino e polmoni.

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O Rei invece combatte ancora. Non ha finito la sua battaglia contro il tumore. Certo é che non ha smesso mai un minuto di farlo. Almeno questo è quanto assicura chi gli sta vicino. La situazione però è seria, molto delicata. Giovedì 20 gennaio è stato sottoposto a un ciclo di chemioterapia e secondo il sito del canale sportivo Espn avrebbe un tumore al fegato, all’intestino e uno all’inizio del polmone. Ricoverato mercoledì, è rimasto in ospedale 48 ore ed è stato dimesso “in condizioni clinicamente stabili”, secondo il bollettino dell’ospedale Albert Einstein di San Paolo, che parla solo di colon. Nessuna conferma o smentita da parte del manager che da anni segue l’ex campione.

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