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Pistoia, arrestato medico accusato di prescrivere antidepressivi per dimagrire

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Ai pazienti che si rivolgevano a lui per dimagrire avrebbe prescritto, come cura, farmaci ansiolitici, antidepressivi e ormoni tiroidei. Sono sostanze il cui utilizzo è vietato per scopi dimagranti. Per questo un medico di Torino, con studio medico nel capoluogo piemontese e a Pistoia, specializzato in scienza dell’alimentazione a indirizzo dietologico e dietoterapico, è stato arrestato dai carabinieri del Nas di Firenze in esecuzione di una misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari disposta dal gip di Pistoia. Sottoposte alla misura dell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria la titolare e una dipendente di una farmacia di Pistoia.

L’indagine è stata avviata nel gennaio 2019, quando nel corso di una verifica ispettiva in una farmacia a Pistoia, i militari del Nas hanno sequestrato centinaia di ricette con prescrizioni di farmaci il cui impiego è vietato per scopi dimagranti e tutte a firma del medico torinese poi arrestato. Secondo le accuse, tra il 2017 e il 2018 il medico aveva compilato – per pazienti che si erano a lui rivolti per perdere peso – centinaia di ricette con diverse tipologie di farmaci ad azione stupefacente o psicotropa, sotto forma di preparazioni magistrali da allestire in farmacia. Essendo l’utilizzo di queste sostanze vietato per scopi dimagranti, secondo quanto ricostruito dai militari del Nas, il medico avrebbe attestato falsamente che le prescrizioni fossero per curare altre patologie, tipo depressione e ansia. La titolare e una dipendente della farmacia di Pistoia che si trova in prossimità dello studio medico, sempre secondo gli inquirenti, pur consapevoli che le prescrizioni mediche rilasciate dal medico attestavano falsi stati patologici, allestivano ugualmente le preparazioni magistrali.

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Corruzione elettorale ad Aversa, indagato il consigliere regionale Pd Stefano Graziano: sono tranquillo perchè estraneo alla vicenda

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Il consigliere regionale della Campania Stefano Graziano (Pd) è indagato dalla Procura di Napoli Nord che ipotizza nei suoi confronti il reato di corruzione elettorale. La notizia è stata resa nota dal quotidiano “Il Mattino”. Insieme con Graziano gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati anche il consigliere comunale di Aversa (Caserta) Pasquale Fiorenzano, Nicola Tirozzi e una quarta persona, Luigi Comparone.

La vicenda sulla quale si stanno concentrando gli investigatori riguarda l’ultimo rinnovo del Consiglio comunale di Aversa e la promessa di un posto di lavoro come operatore socio sanitario in cambio di un pacchetto di voti per Fiorenzano, che sarebbe stata fatta a Comparone. Una promessa non mantenuta che avrebbe indotto l’uomo – riferisce il giornale – a denunciare il consigliere regionale, il suo collaboratore e anche il consigliere comunale, finendo, a sua volta, nel registro degli indagati. Stiamo parlando di accuse, non di sentenze. Gli indagati sono ovviamente innocenti fino a prova contraria che dovranno fornire in giudizio i magistrati. Alla notizia dell’inchiesta, Graziano si è difeso sostenendo di stare “tranquillo perchè assolutamente estraneo alla vicenda che mi vede indagato per non aver segnalato/raccomandato la persona, che proprio per la mancata segnalazione prima mi ha denunciato, e poi ha tentato di diffamarmi. I fatti si riferiscono, tra l’altro non alla mia campagna elettorale ma a quella di un altro. Sono ancora una volta fiducioso nella magistratura e perseguirò con il massimo rigore qualsiasi tentativo di attribuirmi comportamenti illeciti”.

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Miserie della politica, i consiglieri comunali che truffavano sui gettoni di presenza nelle Commissioni: 29 su 32 indagati

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Percepivano il gettone di presenza per la partecipazione a commissioni quando invece non andavano affatto o erano presenti solo per poco tempo rendendo, di fatto, impossibile il reale svolgimento della riunione. E’ l’accusa mossa dalla Procura di Catanzaro a 29 dei 32 consiglieri comunali di Catanzaro ai quali è stato notificato un avviso conclusione indagini con le accuse, a vario titolo, di truffa aggravata per erogazione pubbliche, falsità ideologica, uso di atti falsi. Gli indagati sono complessivamente 34.

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Autostrade e camorra, comincia il processo e revocano la scorta al testimone di giustizia chiave Gennaro Ciliberto

Paolo Chiariello

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Nel video che avrete la pazienza di ascoltare, a parlare è Gennaro Ciliberto, 47 anni, testimone di giustizia. Chi è quest’uomo? È un signore che anni fa venuto a conoscenza della commissione di reati gravi decise di rivelarli alla giustizia e di collaborare per farli perseguire. Insomma una persona perbene che non ha deciso di voltarsi dall’altra parte. A pochi giorni da un processo chiave che dovrà verificare presunti rapporti corruttivi tra camorristi (alcuni presunti, altri già condannati per reati associativi di natura mafiosa) e funzionari di Autostrade, l’Ucis (organismo che si occupa di concedere, revocare, alzare o abbassare il livello di protezione di persone che rischiano la vita in ragione della loro collaborazione con la giustizia) ha revocato la scorta a Gennaro Ciliberto, testimone chiave di questo processo che stenta a cominciare. Pensate, è difficile persino la costituzione delle parti.

È inutile che vi racconti quello che sta passando Gennaro Ciliberto. Basta ascoltare quello che dice. Basta anche provare a comprendere quello che passa per la sua testa in questo momento. Non sarà facile presentarsi in una udienza così importante da solo, senza scorta, senza alcuna protezione. Non è detto che si presenti. Ora Ciliberto, da quel che a noi è dato sapere, è ricoverato in un ospedale. Ha seri problemi di diabete. La notizia della revoca della scorta l’ha distrutto psicologicamente. Lui si è rivolto subito ai suoi avvocati, Sergio e Angelo Pisani, per chiedere l’immediata revoca del provvedimento dell’Ucis. Non sarà facile farlo in tempo, ma i legali ci proveranno.

In questo processo che comincerà il 19 dicembre davanti al Gip Emanuela Attura, Tribunale di Roma, occorrerà capire se davvero gli indagati di Autostrade (nel processo la società del gruppo Atlantia è allo stato parte lesa) in cambio di mazzette e regali avrebbero consentito ad aziende in odore di mafia di infiltrasi negli appalti per la costruzione di tratti di autostrade.  Ciliberto, come spiegavamo, è teste chiave. Nel processo i reati contestati vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio all’abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti. Sono i reati più gravi che il sostituto procuratore di Roma, Francesco Dall’Olio, contesta a 11 tra funzionari di Autostrade per l’Italia e società controllate e titolari di aziende che avrebbero incamerato appalti in Autostrade ed avrebbero eseguito le opere con materiali scadenti o comunque non eseguendo lavori a perfetta regola d’arte così come previsto nella realizzazione di opere pubbliche. Nel caso di specie parliamo di autostrade, caselli, cavalcavia e dunque di trasporti, da qui anche la contestazione del reato di attentato alla sicurezza dei trasporti. Reati commessi in concorso e con circostanze aggravanti che rendono la questione molta più seria di quello che sembra.

Il 19 dicembre, alle 10,30, al Tribunale di Roma, sezione del Giudice per le Indagini Preliminari, Ufficio XXVI Gip, la dottoressa Emanuela Attura, giudice della indagini preliminari, sarà chiamata a pronunciarsi  sulla richiesta di rinvio a giudizio depositata dal sostituto procuratore  Dall’Olio in relazione a questa delicata inchiesta che verte sui lavori per la realizzazione dei caselli autostradali di Firenze Nord, San Giovanni Valdarno, Rosignano e il cavalcavia di Capannori. Secondo quanto appurato e contestato dal pm Dall’Olio, l’ingegnere Vittorio Giovannercole, funzionario di Autostrade per l’Italia spa, e quindi anche in veste di pubblico ufficiale in quanto era Rup (responsabile unico del procedimento), avrebbe “in violazione dei  doveri di indipendenza e imparzialità, e mettendosi a disposizione di Mario e Pasquale Vuolo”  operato pressioni ed interferenze sul direttore dei lavori e sugli altri dipendenti del gruppo Autostrade al fine di assicurare ai due imprenditori originari di Castellammare di Stabia, il veloce pagamento dei corrispettivi, la abolizione o limitazione al minimo di eventuali penali che venivano comminate per  inadempimenti imputabili all’impresa, l’uso di  mezzi speciali, materiali e dipendenti dell’ente Autostrade, facendo così risparmiare costi importanti di noleggio dei mezzi alle aziende private aggiudicatarie degli appalti” è scritto negli atti d’inchiesta.

Che cosa ne avrebbe ricavato in cambio Giovannercoli? Che cosa ne avrebbero ricavato  altri funzionari di Autostrade e quadri dirigenti di aziende controllate da Autostrade gruppo Atlantia? Secondo la pubblica accusa ne avrebbero ricavato orologi di marca Rolex, altri oggetti di valore, lavori a casa gratis ed altre utilità che il magistrato avrebbe svelato nella sua inchiesta. Sia Giovannercoli che gli altri funzionari di Autostrade o aziende controllate sono accusati dal pm di aver agito in violazione dei propri doveri di correttezza e imparzialità e avrebbero anche omesso di segnalare la frode nelle forniture di materiali scadenti e l’uso di manodopera non specializzata con la conseguenza di avere consentito di montare strutture inadeguate in particolare con riguardo alle saldature realizzate, tanto che in un caso si verificò il crollo parziale dei pennelli inerenti la pensilina del casello autostradale di Rosignano sulla A/12. Quello che emerge da questa inchiesta è solo uno dei tanti bubboni della vertenza nazionale legata alla sicurezza delle autostrade italiane. Non è escluso infatti che analoghe pratiche siano state adottate altrove. E non è escluso che il magistrato voglia vederci chiaro su altri lavori eseguiti sempre dalle aziende dei Vuolo di Castellammare di Stabia altrove in Italia per conto di Autostrade. Perché queste aziende hanno eseguito altre opere lungo la direttrice Nord Sud di Autostrade.

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