Collegati con noi

Politica

Pisani: quelli che pontificano su Maresca sono i fratellini e i nipotini di chi s’è mangiato Napoli

Avatar

Pubblicato

del

Da qualche settimana leggo con passione e curiosità, ma non senza stupore, alcune dotte disquisizioni circa un futuro impegno in politica di Catello Maresca, un magistrato che ha fatto qualcosa di buono da quando indossa la toga, almeno ci ha messo la faccia con risultati noti a tutti .
Di Catello Maresca se ne sono occupati alcuni opinion maker, editorialisti, politici trombati, politicanti buoni per tutte le stagioni, soprattutto ex magistrati, giureconsulti cavillosi e l’antimafioso in servizio permanente effettivo Roberto Saviano. Tutti hanno voluto lasciare una loro opinione circa un futuro impegno in politica di Catello Maresca e dare lezioni purtroppo sempre teoriche e finalizzate .

Catello Maresca. Sostituto procuratore generale al Tribunale di Napoli

Chi è questo Maresca? E perché così tanti benpensanti benaltristi si occupano di lui tutti assieme e tutti i giorni? Maresca è quel signore che ha fatto l’inquirente in anni difficili ed è stato applicato dalla Procura distrettuale antimafia di Napoli contro il clan dei Casalesi.
Maresca, assieme ad altri suoi colleghi pm e con la collaborazione fondamentale della polizia giudiziaria, ha ridotto al lumicino la potenza militare criminale dei casalesi e ne ha fiaccato quella economica con sequestri per centinaia di milioni di euro. Poi ha anche arrestato Michele Zagaria, Giuseppe Setola e altri criminali sanguinari che sembravano imprendibili. Fa parte del lavoro che viene richiesto ad un inquirente.

Michele Zagaria. Il capo dei casalesi in arresto

Infatti alcuni di questi appassionati recenti commentatori di giornali locali sostengono anche che Maresca ha fatto solo il suo dovere! Sono d’accordo. Ha fatto “solo” il suo dovere. In un Paese “normale” dove non si parla più di mafie e mafiosi, quello che ha fatto Maresca è per me “solo il suo dovere” ma anche un qualcosa di rivoluzionario che tanti altri dovrebbero fare. Tengo queste considerazioni sullo sfondo perché sono anche io di quelli che pensano che fare il proprio dovere nella vita è il minimo sindacale per dirsi cittadini di un Paese “normale”. Potremmo dire la stessa cosa di tante categorie , sui giornalisti o su scrittori. Sono davvero tutti cani da guardia delle istituzioni? O ci sono anche tanti cagnolini da riporto o da salotto del padrone di turno che versa loro lo stipendio più munifico in ragione della loro cieca obbedienza?
Quanti sono i “cani” che abbaiano per le istituzioni?

Qualcuno dice: ma che vuole questo Maresca? Gli dobbiamo forse qualcosa? Che so, riconoscenza? Non basta forse lo stipendio da magistrato che gli versiamo ogni mese? Sono domande lecite che molte persone normali si pongono. Io credo che a Maresca gli dobbiamo rispetto. Sulla gratitudine, sommessamente la penso come Leo Longanesi che diceva che “i debiti di riconoscenza si pagano entro le ventiquattro ore con l’antipatia”. E Maresca non sfugge a questa regola.

Io rispetto Maresca. Non come magistrato (ha fatto solo il suo dovere) ma come cittadino italiano che nell’esercizio dei suoi doveri professionali non ha esitato a mettere in pericolo la sua vita e quella dei suoi congiunti per eradicare la mafia in territori dove fino a ieri lo Stato o non c’era o se c’era andava a braccetto con la mafia, certo non con i cittadini perbene. Io rispetto Maresca perché da 13 anni vive sotto scorta perché c’erano alcuni piani per scannarlo, non per ucciderlo ma per fare in modo tale che non lo riconoscessero da morto. Maresca fa, a mio sommesso avviso, una vita non esattamente bella per aver arrestato camorristi che prima nessuno si avventurava a mettere in galera. Ha fatto “solo” il suo dovere Maresca? Sì, ma l’ha fatto bene!

Che cosa voglio dire? Voglio dire che capisco la legittima preoccupazione di qualche editorialista che chiede a Maresca di fargli sapere se e quando scenderà in campo e si misurerà col consenso. Ma non ho capito alcune elucubrazioni di taluni noti moralisti o ex magistrati che si dicono preoccupati del fatto che Maresca possa candidarsi a sindaco di Napoli. Il fatto che se ne parli di questa presunta candidatura – argomentano questi i saggi e sapientoni di turno – creerebbe grande imbarazzo all’ordine giudiziario che purtroppo nel Belpaese , soprattuto dopo la vetrina Palamara, gode più o meno della stessa credibilità della politica negli anni di Tangentopoli.

E chi sono questi criticoni in ansia ed anche ex magistrati preoccupati? Viene da ridere. Sono anche quelli che un giorno prima indossavano la toga da integerrimi servitori dello Stato e il giorno dopo incassavano la pensione delle Stato e facevano (e fanno) i funzionari di partito.

Di questi giustizieri e moralisti di turno che dispensano opinioni e consigli pontificando su Maresca, una sola cosa non riesco a capirla.
Ma presumo manco loro l’abbiano ancora capita o se l’han compresa, ancora fanno un poco di confusione tra le funzioni di un pm e quelle di un sostituto procuratore generale. Avere opinioni poco simpatiche su Maresca è lecito, ammantare l’antipatia personale per ragioni professionali o ideologiche (Maresca è stato un grande magistrato, lo dicono i suoi successi contro le mafie) con lezioni di inutile moralismo è invece poco etico.
Perchè se è lecito che un cittadino o un giornalista non capisca la differenza tra un Pm e un Sostituto Procuratore generale, nessun giurista può permettersi il lusso di questa ignoranza. Un magistrato in servizio sa bene che da oltre un anno Catello Maresca fa il sostituto procuratore generale e rappresenta l’accusa nei processi di appello (senza fare indagini). Sa bene che può avocare le indagini solo per inerzia del pm di primo grado. Sa bene che ha funzioni in tema di cooperazione internazionale e di esecuzione della pena. Un critico serio sa bene che Maresca si occupa di esecuzione penale mettendo in esecuzione le condanne e facendo il calcolo delle pene irrogate e passate in giudicato se concorrono più condanne. Si sa bene che quella di Maresca oggi è una funzione pressoché amministrativa. Maresca nel suo ruolo non fa indagini e processi di appello ma solo le udienze di sorveglianza. Ecco, a quei signori che rilasciano interviste e si dicono scandalizzati del fatto che un magistrato inquirente come Maresca possa candidarsi alle elezioni, dico che lo scandalo è la loro finta ignoranza, sono le loro interviste, queste sì, di contenuto politico e neanche trasversale . Ad oggi non ho mai letto, mai sentito Maresca parlare di partiti, con i partiti, partecipare a dibattiti di politici o di partiti. Mentre ho letto anche di molti magistrati che da sempre partecipano a congressi di partito, parlano come politici, prendono parti politiche piuttosto che altre e pontificano su questioni politiche che nulla hanno a che vedere con la funzione di un magistrato, senza suscitare alcuna reazione o polemica come invece tocca a Maresca forse perché come sempre in Italia la legge non è uguale per tutti come invece c’è scritto .

Fuor di metafora: a questi censori politicizzati ed ideologizzati che per una vita intera (con e senza toga) hanno manifestato legittimamente le loro legittime idee partitiche senza che nessuno li abbia mai censurati, forse non va giù il fatto che Maresca probabilmente non è servo di una ideologia o di un partito politico.

Roberto Saviano

C’è poi la filippica del sempre ispiratissimo Roberto Saviano, il leader del marketing del male che inconsapevolmente ha inquinato il futuro di tanti giovani non scolarizzati e capaci di analizzare i messaggi tv, sacerdote dell’antimafia, sulle candidature future a sindaci di Napoli. Su una possibile candidatura di Maresca parla di “candidatura che ha dei profili decisamente inquietanti, fa percepire un disorientamento che potrebbe rivelarsi esiziale”. Inquietante? Maresca inquietante? “Si parla di Maresca candidato con il centro-destra, ma il centro destra in Campania era Nicola Cosentino e oggi è Luigi Cesaro; francamente la sua candidatura in quella compagine politica lascia sgomenti. Se dipendesse da me, candiderei Lorenzo Diana a sindaco di Napoli contro Maresca, così magari, grazie alla campagna elettorale, avremo finalmente l’opportunità di capire perché, in qualità di pubblico ministero, Maresca abbia tenuto in “ostaggio” (mi riferisco alle infinite lungaggini giudiziarie) una delle personalità più rilevanti (come appunto Lorenzo Diana) nel contrasto al clan dei casalesi per ben cinque anni. Non credo che questa anomalia sia evidente solo a me”. Ecco, questo modo di sporcare l’immagine di persone perbene con ragionamenti e sillogismi patetici, è un modo per contribuire ad abbattere quei magistrati coraggiosi che hanno messo a repentaglio la loro vita per fermare l’avanzata della mafia in Italia. È un regalo che Saviano fa a quei mafiosi che Maresca lo vogliono morto. Uno schizzo di fango ogni tanto, prima o poi qualcosa resta. E questo Saviano lo sa, lo capisce bene. Temo possa esserci una regia, un gruppo di persone, che condividono un obiettivo: fare del male a Maresca, impedirgli di parlare, impedirgli l’esercizio dei suoi diritti di cittadino italiano. Chi è stanco di questi comportamenti, di questo modo di aggredire le persone perbene usando ogni mezzo, deve far sentire la propria voce. Maresca rappresenta la Napoli per bene, la maggioranza dei napoletani che vuole cambiare, vuole riprendersi in mano il suo destino. Quelli che pontificano e sputano sentenze su chiunque, lo fanno da 30 anni, gestiscono Napoli da 30 anni. E Napoli è ridotta così perchè loro l’hanno ridotta così con la collaborazione di chi è sempre rimasto in silenzio e li ha lasciati fare.

Advertisement

Politica

Braccio ferro su congresso del Pd, Zingaretti chiede lealtà

Avatar

Pubblicato

del

Si inaspriscono i toni del confronto nel Pd, con le minoranze di Base riformista e dei “giovani turchi” che sollecitano il congresso entro l’anno, suscitando la reazione di Nicola Zingaretti che chiede “lealta’”, in un contesto che per il Nazareno sta diventando esageratamente conflittuale. Ad accendere gli animi anche le parole del segretario martedi’ sera alla Direzione del Pd del Lazio, in cui ha parlato di legge elettorale e alleanze, suscitando l’ira di Matteo Orfini, con una netta replica della segreteria. “Quello che sto leggendo e’ incredibile. Tutte le decisioni sulla gestione della crisi e la formazione del Governo Draghi – sottolinea Zingaretti – sono state prese collegialmente da organismi dirigenti unitari. Cosi’ come la condotta parlamentare in questi 3 anni e’ stata gestita da capigruppo che non avevano sostenuto questa segreteria. Una delle condizioni fondamentali dei rapporti politici e’ la lealta’ e il coraggio di assumersi le proprie responsabilita’”. Un riferimento ad Andrea Marcucci – sono convinti in molti – che anche martedi’ aveva chiesto il congresso. La necessita’ di Assise entro l’anno e’ stata ribadita anche da Stefano Ceccanti, in un lungo documento, quasi una mozione congressuale, che rilancia il profilo riformista delle origini. A surriscaldare i toni anche i commenti su quanto detto da Zingaretti martedi’ alla Direzione del Pd Lazio, che oggi ha votato in favore dell’alleanza con M5s, con l’ingresso dei pentastellati nella Giunta guidata dal leader Pd. Il segretario aveva osservato che l’alleanza potrebbe servire anche a livello nazionale se rimanesse in vigore l’attuale legge elettorale, dove il 35% dei seggi e’ assegnato in collegi maggioritari. Orfini lo ha accusato di fare “l’opposto” di quanto ha votato la Direzione nazionale confermando una settimana fa l’appoggio ad una legge proporzionale. In piu’ Orfini ha attaccato Zingaretti per quanto scritto da un quotidiano, per il quale il leader Dem avrebbe un accordo con Salvini sul maggioritario. In una nota la segreteria ha smentito l’asse con il leader della lega, ed ha controattaccato: “creare polemiche infondate, partendo da articoli di giornale, fa parte del degrado politico nel quale e’ precipitato il confronto interno del Pd contro il suo gruppo dirigente”. Un clima da assedio, dunque, che rende difficile arrivare serenamente all’Assemblea nazionale del 13 marzo, dove Zingaretti dovra’ decidere se offrire il posto da vicesegretaria ad una esponente della minoranza interna o ad una della propria magigroanza. In ogni caso l’alleanza tra Pd e M5s nella Regione guidata dallo stesso Zingaretti, suscita nervosismo in quanti tra i Dem sono scettici su questo legame. Patrizia Prestipino, coordinatrice di Base RIformista nella Capitale ha chiesto un congresso non solo a livello nazionale ma anche a livello Regionale e cittadino, visto che le precedenti Assise escludevano questo scenario. Nonostante Zingaretti abbia esplicitato che tale alleanza non si trascini poi sui Comuni, il pensiero tra i Dem va a Roma, dove il Pd ha sempre osteggiato Virginia Raggi. Un Pd che dovesse convergere su Raggi preoccupa non solo Base Riformista e i “giovani turchi” ma anche esponenti di altre aree che guidano i Municipi in mano al Pd. Di qui il suggerimento di alcuni parlamentari a lavorare con i vertici di M5s per un passo indietro dell’attuale sindaca e una candidatura al Campidoglio del segretario Dem, con il Pd nazionale che a quel punto non terrebbe un normale congresso bensi’ una vera e propria nuova Costituente, Costituente richiesta da Giorgio Tonini e Roberto Morassut. Un scenario definito da “fantapolitica” da diversi esponenti della segreteria.

Continua a leggere

Politica

Allarme contagio, il Governo rinvierà le elezioni amministrative a dopo l’estate

Avatar

Pubblicato

del

Massima prontezza a ulteriori strette, priorità assoluta l’accelerazione dei vaccini, primi passi nella rimodulazione del Recovery Plan: la fase due dell’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi percorre innanzitutto queste tre priorita’. E’ sempre l’allerta Covid a tenere altissima l’attenzione del presidente del Consiglio. Ed e’ un’allerta che, in un prossimo Cdm, potrebbe portare il governo a rinviare a dopo l’estate tutte le elezioni amministrative previste da qui a fine giugno: le Regionali in Calabria dell’11 aprile, le suppletive a Siena, le amministrative che si terranno in circa 1200 Comuni. Tra i quali metropoli come Roma, Milano, Napoli, Torino. Il rinvio è sul tavolo del titolare del Viminale Luciana Lamorgese. L’istruttoria e’ stata conclusa, manca il decreto legge necessario per concretizzare lo slittamento, che potrebbe cadere tra settembre e ottobre con l’ipotesi di una sola data per Regionali calabresi e Comunali. Servirebbe l’informale ok dei segretari dei partiti, si spiega in ambienti ministeriali. Il rinvio potrebbe fare meno comodo a quelle forze date dai sondaggi in costante ascesa. “Ma pensare a un voto e ai comizi che lo precedono, in un momento in cui si paventa una zona rossa nazionale sarebbe illogico”, spiega una fonte di maggioranza. E il tempo stringe. Per le Regionali in Calabria il governo deve varare il dl entro la meta’ di marzo. Per le amministrative entro la fine di aprile. Piu’ facile allora che si attui un rinvio “erga omnes” delle prossime tornate elettorali. Ci sono, inoltre, due appendici a rafforzare la possibile mossa del governo. La prima e’ la scuola: ulteriori rallentamenti del calendario a causa dell’organizzazione dei seggi andrebbero a danneggiare uno dei settori piu’ colpiti dalla pandemia. La seconda fa riferimento alle parole con cui il presidente Sergio Mattarella, annunciando il conferimento dell’incarico a Draghi, sottolineo’ il rischio epidemiologico di un ritorno al voto in primavera. Parole che un qualsiasi partito di maggioranza avrebbe difficolta’, con la curva dei contagi in ascesa, a contraddire. Il Recovery e il nodo vaccini sono i due dossier che, in una conversazione telefonica nel pomeriggio, Draghi affronta poi con la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen. Un colloquio che cade in un momento in cui dai Paesi membri sale il pressing su Bruxelles e sull’Ema per accelerare la distribuzione e la produzione dei vaccini. L’exit strategy invocata da Matteo Salvini, quello dello Sputnik, non e’ contemplata dal governo italiano. “Non e’ solo geopolitica, e’ che le dosi sono poche”, spiega una fonte di governo. Ma la mossa di Austria e Danimarca di produrre vaccini in joint venture con Israele, quindi con un Paese Extra-Ue, non lascerebbe indifferente l’esecutivo. Roma, almeno per ora, vuole agire in piena sinergia con Bruxelles. Ma ogni passo falso dell’Ue puo’ costare caro. E il pressing di Roma si estende anche ad un altro nodo, quello dei migranti. “L esigenza di una gestione europea dei flussi migratori mirata a una maggiore proporzionalita’ tra responsabilita’ e solidarieta’ degli Stati Membri”, e’ infatti il terzo nodo che Draghi affronta con von der Leyen in vista dei prossimi Consigli europei.

Continua a leggere

Politica

Alta tensione nel M5s, timori per accentramento Conte

Avatar

Pubblicato

del

Passato il clamore e l’entusiasmo per l’adesione di Giuseppe Conte al Movimento e il battesimo officiato da Grillo per offrire il suo nome sull’altare della leadership pentastellata, il M5s affronta ora le conseguenze che questa scelta, un po’ affrettata e lontana dai protocolli delle forze politiche, sta imponendo al mondo pentastellato. Il progetto di rifondazione annunciato da Conte, al di la’ dei buoni propositi di rilancio ed innovazione della proposta politica, inizia infatti a suscitare qualche dubbio. Soprattutto nella parte, mai smentita, di voler azzerare gli organismi di rappresentanza di cui il Movimento, dopo un anno di preparazione degli Stati generali, si sta per dotare. Per arrivare, invece, ad una sorta di diarchia Conte-Luigi Di Maio che potrebbe poi tramutarsi, in vista delle future elezioni e una volta archiviata l’esperienza Draghi, ad un “tridente” anche con Alessandro Di Battista, il front-man delle piazze che la nuova dirigenza spera di poter recuperare. Non sono, dunque, solo le critiche al “caminetto” che, “senza alcun mandato della base”, ha deciso la svolta. E’ la sostanza della scelta di tornare ad affidare le redini del partito ad una “oligarchia”, come qualcuno gia’ la chiama, che impensierisce una parte del M5s. I dubbi sono emersi anche in occasione dell’assemblea dei gruppi. “C’e’ bisogno di un cambiamento” e l’ex premier “ci proporra’ un progetto”, annuncia Crimi cercando di smorzare le polemiche e assicurando come, finora, “nessuna decisione e’ stata assunta”. A porre la questione arriva pero’ l’intervento del senatore Primo Di Nicola che tuona, appunto, contro i “caminetti” convocati all’insaputa di tutti per decidere le sorti di un partito che invece si batte per una democratizzazione della sua organizzazione interna: “Mi auguro che voi non crediate ad una sola delle parole che avete detto” dice rivolto a Crimi e ai capigruppo. Lo sfogo segnala un malessere gia’ emerso nei giorni scorsi in Parlamento. Anche Luigi Gallo, esponente della vecchia ala ortodossa dei 5 stelle, evidenzia il problema. “Io spero in un processo democratico. E’ un’ esigenza emersa negli Stati Generali che hanno visto la partecipazione di 8 mila persone, in cui tutti hanno convenuto che il M5s ha bisogno di fortificare i processi di democrazia interna. Non e’ piu’ possibile continuare ad affidarci ad una democrazia ‘infantile'” dice il deputato che tuttavia assicura: “Io mi fido di Conte: credo che abbia capito”. Altra questione ormai divenuta bollente e’ quella del rapporto con Rousseau: “Bisogna decidere che fare, ci sono state ingerenze”, ammette Crimi in assemblea mentre si attende a breve anche una convocazione degli iscritti per votare sull’ingresso nella giunta laziale del M5s, con tutte le conseguenze che questa portera’ anche sul contestatissimo processo che portera’ per le candidature al Campidoglio. Ma la “tabula rasa” che la futura dirigenza intende portare avanti, include anche le relazioni con Davide Casaleggio, da “liquidare” con un assegno da circa 500 mila euro. Per poi ripensare tutta la comunicazione del Movimento, con altri strumenti, che decidera’ Rocco Casalino, che sara’ della partita. Intanto mentre tutti si chiedono che fine fara’ il dogma del tetto ai due mandati, restano le espulsioni. Al momento, resta la linea dura. Nessun reintegro, a meno che, in futuro, non dimostrino di aver cambiato idea. “A quel punto valuteremo”, e’ lo spiraglio aperto da Crimi. Anche se i ribelli, compresa Barbara Lezzi, procedono con i ricorsi: in Parlamento e in sede civile, dove chiederanno anche un’azione di risarcimento per “danni morali, di immagine ed esistenziali”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto