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Pisani, NoiConsumatori: gli abbonati Sky devono essere risarciti per le pratiche commerciali scorrette, vi spiego come aderire alla class action

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Dalla stagione 2018-19 (e per il triennio 2018-21) Sky Italia trasmette solo sette partite di Serie A; al gruppo Perform, sulla piattaforma Dazn, le restanti tre del campionato di serie A. I vecchi abbonati però si sono visti rinnovare automaticamente l’abbonamento allo stesso prezzo, nonostante un’offerta ridimensionata (veniva meno anche l’intero campionato di Serie B, passato a Dazn). A quel punto potevano mantenere l’abbonamento, oppure disdirlo, pagando delle penali e scontrandosi con gli ostacoli posti dall’azienda per il recesso. E i nuovi abbonati? Sky non avrebbe fornito informazioni chiare ed immediate sul contenuto del pacchetto, lasciando intendere, a chi l’ha sottoscritto, di poter usufruire di tutte le partite del campionato. Per queste ragioni, nel febbraio 2019 l’Antitrust ha inflitto a Sky una multa di 7 milioni di euro per due violazioni del Codice del Consumo, poi confermata, lo scorso 15 settembre, dal Tar del Lazio a cui l’emittente televisiva aveva fatto ricorso. E adesso parte la class action: diverse associazioni dei consumatori sono scese in campo per chiedere il risarcimento dei consumatori danneggiati. Fra queste, c’è anche Noiconsumatori, l’associazione presieduta dall’avvocato Angelo Pisani, fra i primi a prendere posizione e a denunciare la condotta scorretta di Sky Italia.

Angelo Pisani. L’avvocato che sta rappresentando centinaia di abbonati Sky per i rimborsi 

Avvocato Pisani, quali categorie di consumatori sono state danneggiate dalla condotta di Sky?
Intanto i vecchi clienti, i cui abbonamenti si rinnovano tacitamente ogni anno. Uno pensa di avere lo stesso prodotto dell’anno precedente e invece si trova, dal 2018, con una decurtazione di partite allo stesso prezzo di prima, ed è costretto a spendere altri soldi con un altro operatore per poter vedere le rimanenti partite del campionato. Non è stata fornita nessuna spiegazione al consumatore, né è stato applicato uno sconto sull’abbonamento. Un fatto eclatante che noi abbiamo denunciato da subito. Nonostante la palese violazione, Sky ha continuato a perseverare nella sua politica, perché sui grandi numeri gli conviene sempre, pure se mille o duemila consumatori gli fanno causa.

Nel febbraio 2019 l’Antitrust infligge a Sky una multa da 7 milioni di euro per due violazioni del Codice del Consumo. Nei giorni scorsi il Tar del Lazio ha respinto il ricorso promosso da Sky. Come commenta questa sentenza?
Noi ci siamo mossi da subito e siamo stati tra i primi a denunciare quello che stava accadendo. Abbiamo fatto tanti esposti che sono poi confluiti all’Antitrust. Adesso, la sentenza del Tar rappresenta un’ulteriore conferma della fondatezza delle denunce degli utenti. Sarà un altro documento che va a suffragare le richieste risarcitorie o di rimborso. Per le multinazionali le sanzioni dell’Antitrust sono un rischio calcolato, che manager e commercialisti mettono a bilancio: il guadagno derivante dalla condotta scorretta è per loro sempre superiore al danno economico provocato dalle sentenze di condanna.

Come funziona l’istituto della class action?
Purtroppo la nostra legislazione in materia è alquanto carente e farraginosa, e non consente ai cittadini di difendersi con una vera e propria class action all’americana, in cui basta che ad un cittadino venga riconosciuto di aver subito una violazione, perché quella sentenza valga automaticamente nei confronti di tutti i danneggiati. In Italia invece, fanno parte della classe solo quelli che vi aderiscono volontariamente. È dunque possibile una maxi-azione in cui tutti i cittadini coinvolti danno mandato al legale di denunciare le violazioni subite e richiedere un rimborso o un risarcimento danni. Nonostante le difficoltà burocratiche, sono tantissimi gli utenti che hanno sottoscritto (e ancora possono farlo) l’azione di rimborso. Ad oggi, Sky ha fatto solo una brutta figura e avrà di certo un notevole danno d’immagine.

Quanto sono importanti queste azioni collettive per contrastare le pratiche commerciali scorrette delle multinazionali?
Sono fondamentali. I consumatori devono sapere che possono ottenere giustizia nei confronti delle multinazionali solo se si attivano in prima persona, con l’arma della denuncia o con la richiesta di rimborso o risarcimento danni. Sono i cittadini le vere sentinelle della legalità contro questi poteri forti. Per fortuna si sono mosse tante associazioni dei consumatori, possiamo creare una maxi squadra della legalità per difendere e tutelare i diritti dei clienti.

Quante domande di rimborso sono state presentate?
Al momento è difficile dirlo con certezza. Lo stabiliranno i vari giudici di pace chiamati a pronunciarsi; i giudizi di rimborso non sono ancora finiti. Spetterà ai giudici di pace stabilire il danno subito da ogni cittadini e il rimborso che gli spetta. Ricordo che c’è ancora tempo per partecipare, basta compilare il modulo di adesione già pubblicato su Juorno e mandarcelo allegando una copia del contratto. Presenteremo a Sky la domanda di contestazione e di rimborso, prima in mediazione, in fase extragiudiziale, poi, se Sky non risponde e non aderisce alla richiesta dell’abbonato, si va davanti al giudice di pace.

C’è poi anche la questione della fatturazione ogni 28 giorni, che ha consentito a Sky e alle compagnie telefoniche di riscuotere 13 mensilità in un anno…
Quella del pagamento a 28 giorni è un’altra pratica scorretta che sin da subito denunciammo su Juorno. Anche in quel caso l’Antitrust ha recepito le nostre denunce imponendo alle multinazionali di cessare quel tipo di sistema. Come dicevo prima, purtroppo, loro ci hanno guadagnato talmente tanto che quei pochi milioni che dovranno pagare come risarcimento li hanno già messi a bilancio.

Modulo per il rimborso

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Governo apre a sindacati su blocco licenziamenti

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Non basta la proroga della cassa integrazione Covid per altre sei settimane ed il blocco dei licenziamenti fino al prossimo 31 gennaio. Cgil, Cisl e Uil incontrano il premier Giuseppe Conte e, all’indomani dell’ok al decreto Ristori, insistono perche’ le misure vengano ulteriormente prolungate e vadano di pari passo, almeno fino a marzo. Lo spazio puo’ essere quello della legge di Bilancio. Il braccio di ferro continua. Ma poi il governo, durante il confronto andato avanti per quasi cinque ore, apre sulla possibilita’ di prolungare il blocco (magari per i settori “piu’ deboli”, maggiormente penalizzati dalla crisi). Prima, pero’, e’ necessario un confronto con le associazioni imprenditoriali, atteso gia’ nelle prossime ore. Intanto, il confronto con i sindacati viene aggiornato a venerdi’ pomeriggio. Serve dare “un messaggio positivo”, “un segnale di rassicurazione” ai lavoratori in questa fase di emergenza sanitaria ma anche economica e sociale, sostengono i segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri. Una direzione che non piace affatto a Confindustria: “Il governo ha deciso il blocco dei licenziamenti senza coinvolgerci. Vedo un governo che non ascolta e prende decisioni unilaterali”, attacca il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. “Il Governo ha confermato le 18 settimane di cassa Covid e la disponibilita’ a prevedere un prolungamento del blocco dei licenziamenti anche dopo la scadenza del 31 gennaio. La proposta del sindacato e’ di prolungare il blocco fino alla scadenza delle 18 settimane di cassa Covid. Il Governo – affermano Cgil, Cisl e Uil – si e’ riservato di fare una verifica nelle prossime ore ascoltando le associazioni imprenditoriali”. Sulle prossime sei settimane di cig Covid previste dal dl Ristori, che potranno essere utilizzate dal 16 novembre al 31 gennaio 2021, il governo ha destinato oltre 2 miliardi di euro, sottolinea Gualtieri, rimarcando che gli indennizzi saranno veloci: “Abbiamo cercato di avere la massima rapidita’, non sara’ necessario fare domanda e dovremmo farcela entro il 15 novembre, forse anche qualche giorno prima”. Sull’altro capitolo centrale, quello dell’utilizzo delle risorse del Recovery fund, Conte intanto assicura che ci sara’ un tavolo ad hoc: “Faremo un incontro specifico con i sindacati sul Next Generation Ue, assieme naturalmente al ministro Amendola, con le indicazioni progettuali a cui stiamo lavorando, fermo restando le linee guida e gli obiettivi gia’ approvati dal Parlamento”, afferma il presidente del Consiglio, spiegando che “non abbiamo varato il piano dei progetti, siamo ancora in una sua fase di elaborazione e definizione. C’e’ ancora tempo e avremo la possibilita’ di ricevere i vostri suggerimenti”. Durante il confronto in videoconferenza anche con i ministri del Lavoro, dell’Economia e dello Sviluppo economico, Nunzia Catalfo, Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, l’accento e’ tornato sulla questione della “protezione” ai lavoratori. Vanno previste almeno 18 settimane di cassa integrazione con il “contestuale” bocco dei licenziamenti, per arrivare a dare una copertura ai lavoratori fino alla fine dell’inverno, ovvero fino al 21 marzo, dice Landini: “Serve dare un messaggio positivo” di fronte al “rischio di emergenza sociale”. In un momento “complicato come questo non trovare un’intesa sul blocco dei licenziamenti sarebbe nefasto per il destino del Paese. Diventerebbe socialmente ingestibile, soprattutto per quello che puo’ accadere nelle piccole imprese”, insiste Furlan. A ribadire la posizione del sindacato anche Bombardieri: “se c’e’ cassa integrazione a disposizione, le aziende non possono licenziare. Altrimenti viene ulteriormente meno la tranquillita’ delle lavoratrici e dei lavoratori”. Contrario all’ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti che “non puo’ andare avanti all’infinito”, il presidente di Confindustria. “Dobbiamo pensare a sostenere le persone che perdono il lavoro”, insiste Bonomi guardando alle politiche attive. “Se le imprese non fanno ricorso alla cassa integrazione Covid o fanno ricorso solo alla cassa integrazione ordinaria, che paghiamo noi, non mi puoi mettere il blocco dei licenziamenti”, afferma.

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Whirlpool, Conte conferma i licenziamenti: ma stipendi pagati fino al 31 dicembre

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“Lo scorso 22 ottobre” Whirpool “ha evidenziato di aver subito un drastico crollo nella domanda globale per il modello di lavatrici di alta gamma prodotto nel sito di Napoli. Pur ritenendo l’Italia un Paese strategico, dove prevede di investire 250 milioni di euro entro il 2021, Whirlpool ha confermato il 31 ottobre come data di cessazione della produzione a Napoli”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al question time alla Camera. “Nel confermare tale decisione – ha aggiunto – la multinazionale ha affermato che avrebbe comunque garantito la retribuzione dei lavoratori fino al 31 dicembre 2020 e che solo dopo tale data avrebbe avviato le procedure di licenziamento”.

Whirlpool chiude il 31 ottobre, gli operai bloccano raccordo autostradale di Napoli

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Whirlpool chiude il 31 ottobre, gli operai bloccano raccordo autostradale di Napoli

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I lavoratori della Whirlpool di Napoli hanno bloccato il raccordo autostradale all’altezza dello stabilimento di via Argine. La protesta rientra nelle iniziative di lotta contro la chiusura dello stabilimento prevista per sabato prossimo, 31 ottobre. Oggi i lavoratori stanno effettuando otto ore di sciopero proclamate dalle organizzazioni sindacali di categoria per sollecitare il governo ad un intervento deciso sulla multinazionale per scongiurare la cessazione delle attivita’ produttive.

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