Cronache
Pisani a Napoli: “La Polizia non è la controparte dei manifestanti”
Il capo della Polizia Vittorio Pisani, a Napoli per l’ottantesimo anniversario del IV Reparto Mobile, ha sottolineato il ruolo delle forze dell’ordine nella tutela del diritto di manifestare. La Sala benessere è stata intitolata alla memoria del vice questore Ciro Lomaistro.
“La Polizia non è la controparte dei manifestanti”. Il capo della Polizia, Vittorio Pisani, sceglie parole nette per definire il ruolo delle forze dell’ordine nella gestione dell’ordine pubblico. Lo fa a Napoli, durante l’evento per l’ottantesimo anniversario della fondazione del IV Reparto Mobile, una ricorrenza segnata anche dall’intitolazione della Sala benessere alla memoria del vice questore Ciro Lomaistro.
Il messaggio è chiaro: il compito dei Reparti mobili non è contrapporsi a chi scende in piazza, ma garantire il pacifico esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, tutelando insieme sicurezza pubblica e diritti costituzionali.
Il ruolo dei Reparti mobili nelle piazze
Pisani ha ricordato che il personale dei Reparti mobili è quello che opera direttamente nelle strade e nelle piazze, spesso nei momenti più delicati della vita democratica del Paese.
“Il personale del Reparto mobile è quello che sta per strada e ha il compito di garantire il pacifico esercizio della libertà di manifestazione del pensiero”, ha spiegato il capo della Polizia.
Un ruolo complesso, chiamato a conciliare il diritto dei cittadini a manifestare con l’esigenza di prevenire tensioni, disordini e violenze.
In Italia fino a dodicimila manifestazioni l’anno
Il capo della Polizia ha poi richiamato un dato significativo: l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di manifestazioni. Ogni anno se ne svolgono tra 11mila e 12mila.
Secondo Pisani, la professionalità degli operatori è dimostrata dal fatto che solo nel 3% dei casi si verificano incidenti. Un dato che, nella lettura del capo della Polizia, conferma la capacità del sistema di garantire nella grande maggioranza dei casi lo svolgimento ordinato e pacifico delle iniziative pubbliche.
Il nodo degli infiltrati violenti
Quando gli incidenti si verificano, ha aggiunto Pisani, ciò avviene spesso per la presenza di gruppi o soggetti violenti che si inseriscono nei cortei con l’obiettivo di provocare disordini.
“Quando accadono, è perché ci sono infiltrati violenti che colgono l’occasione per generare disordini e impedire il pacifico esercizio del diritto di manifestare delle migliaia di cittadini che partecipano ai cortei”, ha osservato.
Il tema, dunque, non è limitare la piazza, ma proteggerla da chi prova a trasformarla in terreno di scontro.
Il ricordo di Ciro Lomaistro
La cerimonia napoletana ha avuto anche un forte valore umano e simbolico. La Sala benessere del IV Reparto Mobile è stata intitolata alla memoria del vice questore Ciro Lomaistro, scomparso dopo il tragico incidente stradale avvenuto il 28 dicembre 2019 a Pozzuoli.
Un omaggio a un funzionario che ha servito la Polizia di Stato con professionalità, senso del dovere e spirito di abnegazione, lasciando un ricordo profondo tra colleghi e familiari.
Sicurezza e diritti democratici
L’intervento di Pisani ha riportato al centro il rapporto tra sicurezza e libertà costituzionali. In un Paese attraversato ogni anno da migliaia di manifestazioni, la gestione dell’ordine pubblico diventa uno degli snodi più delicati della democrazia.
Il messaggio lanciato da Napoli è che la tutela delle istituzioni passa anche dalla garanzia del diritto dei cittadini a esprimere pacificamente il proprio pensiero.
Cronache
Trova i ladri in casa e li insegue, travolto dal Suv durante la fuga
Un uomo di 61 anni sorprende i ladri nella propria abitazione a Spessa Po, nel Pavese, e li insegue. Durante la fuga viene investito dal loro Suv. È ricoverato al San Matteo, non è in pericolo di vita.
Cronache
Caldo, Italia ancora in rosso: 19 città al massimo livello di allerta
L’ondata di calore continua a interessare l’Italia: 19 delle 27 città monitorate dal Ministero della Salute sono oggi in bollino rosso. Il 13 agosto scenderanno a 18.
Il rosso continua a dominare la mappa italiana del caldo. Sono 19 le città al massimo livello di allerta oggi, 11 agosto, sulle 27 monitorate dal Ministero della Salute. Lo stesso numero è previsto per domani, mentre il 13 agosto i bollini rossi dovrebbero scendere a 18.
Il livello rosso, o livello 3, segnala condizioni di rischio elevato legate a un’ondata di calore persistente e non riguarda esclusivamente le persone considerate più fragili. Il Ministero aggiorna i bollettini con previsioni fino a 72 ore.
Oggi 19 città in rosso
La situazione dell’11 agosto vede soltanto Torino e Cagliari con il bollino giallo.
Sono invece in arancione Ancona, Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona. Tutte le altre città comprese nel monitoraggio ministeriale risultano al livello massimo di allerta.
Il quadro conferma quindi la persistenza dell’ondata di calore che sta interessando gran parte del Paese.
Domani ancora 19 bollini rossi
Per il 12 agosto il numero delle città in rosso dovrebbe rimanere invariato a 19, ma cambia la distribuzione degli altri livelli di allerta.
Brescia, Milano, Trieste, Venezia e Verona passeranno infatti dall’arancione al giallo, segnalando un primo ridimensionamento del rischio in parte del Nord.
Il 13 agosto lieve attenuazione
Un ulteriore, seppure limitato, miglioramento è previsto per giovedì 13 agosto, quando le città con bollino rosso dovrebbero scendere a 18.
Cagliari sarà l’unica città in arancione, mentre otto saranno contrassegnate dal giallo: Ancona, Brescia, Milano, Pescara, Torino, Trieste, Venezia e Verona.
Il sistema del Ministero della Salute monitora complessivamente 27 città italiane e utilizza quattro livelli di rischio, dal verde al rosso, per valutare i possibili effetti delle temperature sulla salute della popolazione.
Cronache
Interdittiva annullata, l’imprenditore resta bloccato: «Sono alla disperazione»
Il Consiglio di Stato ha annullato l’interdittiva antimafia del 2023 contro l’impresa agricola di Michele Quitadamo. Il trentenne denuncia però di essere ancora escluso da contributi e autorizzazioni indispensabili per lavorare.
L’interdittiva antimafia è stata annullata definitivamente, ma Michele Quitadamo sostiene di non essere ancora riuscito a recuperare la piena operatività della propria impresa agricola.
Il trentenne, coltivatore diretto di Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, denuncia di non poter accedere ai contributi agricoli e di non avere ottenuto neppure l’autorizzazione per il gasolio agevolato necessario alle attività nei campi.
La vicenda è ricostruita dal suo legale, l’avvocato Michele Sodrio, che sollecita un intervento della Prefettura di Foggia.
Le due interdittive
Il primo provvedimento risale all’aprile 2021. L’impresa venne successivamente ammessa al controllo giudiziario, proseguito per due anni e concluso, secondo quanto riferito dalla difesa, con una valutazione positiva.
Nel settembre 2023 arrivò però una seconda interdittiva antimafia. Il provvedimento è stato successivamente impugnato e annullato dal Consiglio di Stato con una sentenza dello scorso gennaio.
Le interdittive antimafia sono misure amministrative preventive e non equivalgono a una condanna penale. Servono a impedire che imprese ritenute esposte al rischio di condizionamenti criminali possano intrattenere rapporti economici con la pubblica amministrazione.
Secondo il legale, nel caso di Quitadamo avrebbe avuto un peso determinante la lontana parentela con persone indicate come vicine ad ambienti mafiosi della frazione Macchia. Una valutazione contestata dalla difesa e poi superata dalla pronuncia amministrativa.
Il frantoio chiuso e i dipendenti
Durante il lungo contenzioso Quitadamo sarebbe stato costretto a chiudere il proprio frantoio oleario, lasciando senza lavoro quindici dipendenti.
L’imprenditore, sempre secondo la ricostruzione del suo avvocato, non avrebbe potuto ricevere nuovi contributi agricoli e avrebbe dovuto restituire anche somme percepite negli anni precedenti.
Danni economici che la difesa considera particolarmente gravi e per i quali aveva già prospettato una possibile azione risarcitoria.
Il nodo delle autorizzazioni
Nonostante l’annullamento dell’interdittiva, il nome dell’imprenditore risulterebbe ancora inserito negli elenchi utilizzati dalle amministrazioni per verificare la posizione delle aziende.
Questa circostanza, denuncia il legale, impedirebbe a Quitadamo di ottenere anche l’assegnazione del gasolio agricolo agevolato, indispensabile per alimentare trattori e macchinari.
«Mi stanno portando alla disperazione. Non so più cosa fare e a chi rivolgermi», afferma l’imprenditore.
L’avvocato Sodrio parla di una situazione paradossale: «Anni di battaglie e pronunce dei tribunali non riescono a scalfire l’inerzia della Prefettura, che si ostina a non restituire a Quitadamo le sue libertà di operatore economico».
Al momento non risulta una replica pubblica della Prefettura di Foggia alle contestazioni della difesa. Resta quindi da chiarire se il mancato aggiornamento dipenda da ritardi amministrativi, da ulteriori verifiche o da altri provvedimenti non ancora resi noti.


