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Pierpaolo Marino torna in campo: sarà direttore generale del Bari per rilanciare il club biancorosso
Pierpaolo Marino è il nuovo direttore generale del Bari. Dopo tre anni lontano dal campo, il dirigente avellinese torna in pista per guidare il rilancio del club biancorosso, reduce dalla retrocessione in Serie C e atteso da una fase societaria delicata.
Tre anni di attesa possono bastare. Il posto di Pierpaolo Marino è nel calcio, tra campo, mercato e costruzione societaria. Ora il dirigente avellinese torna in pista da direttore generale del Bari, chiamato a guidare una delle piazze più importanti del Sud in uno dei momenti più delicati della sua storia recente.
L’annuncio ufficiale del club biancorosso chiude settimane di indiscrezioni e apre una nuova fase per la società di Luigi De Laurentiis, reduce dalla retrocessione in Serie C e da stagioni segnate da risultati negativi, tensioni ambientali e dal peso irrisolto della multiproprietà.
Una missione difficile per un dirigente esperto
Il Bari riparte da Marino perché ha bisogno di esperienza, relazioni e conoscenza profonda del calcio italiano. La situazione non è semplice: la piazza chiede risposte immediate, la squadra va ricostruita e la società dovrà affrontare anche il tema del possibile passaggio di mano nei prossimi anni.
Da regolamento, infatti, la proprietà De Laurentiis sarà chiamata a cedere il club entro il 2028, salvo eventuali modifiche o chiarimenti del nuovo corso federale. Marino dovrà quindi lavorare su due fronti: quello sportivo, per riportare subito il Bari in alto, e quello societario, in una fase di transizione potenzialmente decisiva.
Il ritorno dopo l’esperienza all’Udinese
Per Marino si tratta del ritorno operativo dopo l’ultima esperienza all’Udinese, chiusa nel 2023. Nato ad Avellino quasi 72 anni fa, ha attraversato il calcio italiano da protagonista, prima da calciatore e poi soprattutto da dirigente.
Proprio ad Avellino cominciò a farsi conoscere, attirando l’attenzione di Italo Allodi e del Napoli. Nel 1984 entrò nel club azzurro nell’estate più iconica della sua storia: quella dell’arrivo di Diego Armando Maradona.
Dal Napoli di Maradona alla rinascita con De Laurentiis
Marino fu tra i dirigenti del primo scudetto del Napoli, prima di iniziare un lungo percorso tra Roma, Avellino, Pescara e Udinese. Ma il suo nome resta legato soprattutto alla ricostruzione del Napoli dopo il fallimento del 2004.
Con Aurelio De Laurentiis nacque un rapporto forte e diretto. Marino fu uno degli uomini chiave della risalita dalla Serie C alla Serie A, fino alle porte dell’Europa. A lui sono legati colpi importanti come Lavezzi, Gargano, Sosa e Hamsik, simboli di un Napoli tornato competitivo partendo quasi da zero.
Bari spera nella stessa magia
Ora la famiglia De Laurentiis si affida di nuovo a Marino, questa volta per il Bari. La piazza biancorossa spera che, almeno in parte, possa ripetersi la magia vissuta a Napoli vent’anni fa: ricostruire, dare identità, restituire entusiasmo e riportare risultati.
La priorità, però, è immediata: rialzare la testa dopo la retrocessione e costruire una squadra capace di tornare subito protagonista. Per farlo, il Bari sceglie una delle figure più riconoscibili e competenti del calcio italiano.
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Terremoto alla FIFA: licenziato Kevin Lamour dopo l’attacco frontale a Infantino
La FIFA ha ufficializzato il licenziamento del direttore operativo Kevin Lamour. Il dirigente francese pagato le sanzioni per aver criticato pubblicamente il presidente Gianni Infantino sul progetto, poi ritirato, di cedere quote dei Mondiali a fondi privati.
Si consuma una rottura traumatica ai vertici del calcio mondiale. La FIFA ha licenziato con effetto immediato il suo direttore operativo (COO), il dirigente francese Kevin Lamour. La decisione arriva a poche settimane dalle dure prese di posizione pubbliche dello stesso Lamour contro il controverso piano del presidente Gianni Infantino di cedere il 20% delle quote commerciali dei Mondiali a investitori privati.
La nota inviata ai membri del Consiglio FIFA formalizza la fine del rapporto di lavoro spiegando che «la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto per Kevin».
La frattura tra il numero tre della federazione e il presidente era ormai insanabile. Nelle scorse settimane Lamour aveva denunciato pubblicamente la gestione del progetto sui diritti dei Mondiali, affermando che lo staff dell’organizzazione era stato «ingannato» e definendo la trattativa come «il progetto di una sola persona». Consapevole dei rischi legati alle sue esternazioni, il dirigente transalpino aveva dichiarato in una lettera aperta di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità, affermando: «Se questo significa perdere il mio incarico, così sia».
Nonostante il piano di vendita ai fondi d’investimento sia stato successivamente ritirato da Infantino a causa della fortissima opposizione interna e delle principali confederazioni internazionali, il prezzo politico pagato da Lamour è stato l’estromissione immediata dall’organigramma di Zurigo.
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Scontro sul vivaio Milan, Filippo Galli replica a Maldini: «Nessuno ha mai vietato di dribblare»
L’ex responsabile del settore giovanile del Milan Filippo Galli ha replicato alle accuse di Paolo Maldini, secondo cui nel vivaio rossonero si privilegerebbe la tattica a scapito del talento. Galli ha difeso il lavoro svolto dal 2009 al 2018 incentrato sulla crescita dei ragazzi.
Tensione tra due leggende del Milan sulla gestione dei giovani talenti. Filippo Galli, pilastro della difesa rossonera negli anni d’oro, ha risposto per le rime attraverso un post sul proprio blog (filippogalli.com) alle recenti dichiarazioni dell’ex compagno di squadra e capitano Paolo Maldini, critico nei confronti dei metodi utilizzati nel vivaio del club.
Maldini aveva lanciato una stoccata diretta al sistema di formazione giovanile rossonero: «Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema».
Parole che non sono passate inosservate a Filippo Galli, responsabile del Settore Giovanile rossonero dal 2009 al 2018. «Quelle affermazioni mi riguardano direttamente», ha sottolineato l’ex difensore. «In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore, di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro».
Galli ha poi evidenziato come Maldini non abbia vissuto in prima persona la quotidianità del vivaio milanista: «Non posso muovergli una colpa per non avere, negli anni da dirigente, seguito da vicino il Settore Giovanile. Capisco quanto la prima squadra assorba ogni energia. Gli muovo, semmai, l’osservazione che non si possa parlare della formazione dei giovani senza aver mai attraversato da dentro quel lavoro. Avrò certamente commesso degli errori, ma non posso lasciar passare una descrizione così distante da ciò che è stato quel percorso».
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Zverev domina i tie-break: Atmane piegato, il tedesco vola agli ottavi a Cincinnati
Alexander Zverev accede agli ottavi del Masters 1000 di Cincinnati battendo Terence Atmane 7-6, 7-6 dopo una partita lottata e decisa nei tie-break. Il tedesco prosegue il suo cammino da favorito nel torneo.
Un successo di pura potenza ed esperienza. Alexander Zverev, numero tre del mondo e prima testa di serie del tabellone, conquista l’accesso agli ottavi di finale del Masters 1000 di Cincinnati superando il transalpino Terence Atmane con il punteggio di 7-6 (7/4), 7-6 (7/6).
Non è stata una serata semplice per il tennista tedesco. Nella calda e umida notte del Midwest americano, il ventiquattrenne mancino francese ha messo a dura prova la testa di serie numero uno del torneo, affidandosi a un dritto chirurgico e a un uso sapiente delle palle corte. Nei momenti chiave del match, tuttavia, la maggiore lucidezza di Zverev ha fatto la differenza. Nel primo tie-break Atmane ha pagato a caro prezzo un errore di dritto, mentre nel secondo il tedesco ha alzato la barra della qualità: due discese a rete immediate e un passante di rovescio da applausi hanno chiuso definitivamente i conti.
Al termine dell’incontro, Zverev ha speso parole d’elogio per l’avversario: «Ha giocato benissimo, è stato estremamente aggressivo e ha servito in modo incredibile. Sono davvero felice di averla portata a casa», ha dichiarato a caldo, scherzando poi sulla fatica e sul sudore lasciato in campo.
Il recente campione del Roland Garros prosegue così la sua marcia da principale favorito sul cemento statunitense, complici le assenze di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz e l’uscita di scena prematura di Novak Djokovic. Agli ottavi di finale Zverev attende ora il vincente della sfida tra l’americano Tommy Paul e il paraguaiano Adolfo Vallejo.


