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Cronache

Piantedosi chiede svolta su migranti. Arriva documento Ue

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 Ci sono “sfide epocali che non possono essere affrontate dai singoli Stati”. E’ quindi arrivato il tempo che l’Unione europea “sviluppi una grande politica per le migrazioni”, perché finora l’Italia è stata penalizzata, con il Canale di Sicilia che è “la principale rotta degli ingressi illegali” nel Continente. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella sua informativa alle Camere rivendica la strategia del Governo, “ispirata a umanità e fermezza”, ribadisce che le navi ong costituiscono un “fattore d’attrazione” dei flussi, ma raffredda la temperatura dello scontro con la Francia, dopo il caso Ocean Viking, che ha creato attriti “assolutamente non voluti dall’Esecutivo”. Una linea dialogante che è stata poi esplicitata da Giorgia Meloni: “in questa materia è molto meglio collaborare che stare a discutere”, ha detto da Bali a margine dei lavori del G20. E da Bruxelles arrivano aperture dopo il grande gelo dei giorni scorsi. “Siamo pronti a dare sostegno e ad aiutare in questa situazione”, ha assicurato la commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson. E la presidenza di turno Ue (Repubblica Ceca) intende procedere sul dossier consultando i singoli Paesi e sulla base di un documento di lavoro che la Commissione dovrebbe mettere sul tavolo. Mentre la premier francese, Elisabeth Borne, riconosce che le navi ong “fanno un lavoro importante ma una cooperazione più fluida e trasparente con i poteri pubblici è indispensabile”. “Non abbiamo nessuna intenzione di venir meno ai doveri di accoglienza e solidarietà, ma in Italia – rimarca il ministro dell’Interno – non si entra illegalmente e la selezione di ingresso non la fanno i trafficanti di esseri umani”. Piantedosi rileva come il sistema di accoglienza – 104mila ospiti – sia messo sotto pressione dagli sbarchi, cresciuti del 64% rispetto al 2021 (93mila arrivi) ed i prefetti segnalano difficoltà a reperire ulteriori posti. Inoltre, la maggior parte dei migranti “è spinta da motivazioni di carattere economico e, quindi, non ha titolo a rimanere sul territorio nazionale”, dal momento che nel 57% dei casi l’esame della domanda di asilo si è concluso con un diniego. Quanto alle navi ong, l’ex prefetto invoca un “maggior coinvolgimento dello Stato di bandiera dell’imbarcazione: non può essere un soggetto privato a scegliere il Paese dove sbarcare i migranti”. Una frecciata il ministro la riserva anche agli “Stati che esortano l’Italia ad accollarsi gli oneri dell’accoglienza, ma sono tra i fautori più intransigenti, in sede europea, del contrasto ai movimenti secondari e tra i principali oppositori al mutamento del regime di asilo di Dublino”. Più in generale, serve “una nuova politica europea”, visto che il meccanismo volontario di solidarietà per i ricollocamenti ha dato risultati “del tutto insoddisfacenti”. Di questo il ministro parlerà già nelle prossime ore nella riunione G7 di Wiesbaden con il commissario Johansson e con gli altri colleghi. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è per calmare le acque. “Abbiamo posto – spiega – un problema generale. Non è un problema che l’Italia ha con la Francia, noi poniamo un problema politico, di legalità. Non si può prescindere da una solidarietà europea”. E “mi sembra che questo grido partito dai Paesi frontalieri del sud cominci ad essere accolto, c’è disponibilità”. Del tema si è parlato alla riunione dei Rappresentanti dei 27, nell’ambito del quale è stata riconosciuta – come chiede Roma – la peculiarità dei salvataggi in mare pur a fronte della pressione che si sta registrando sulla rotta balcanica. Nessuna decisione, invece, riguardo la convocazione di un Consiglio ministeriale straordinario. E mentre si portano avanti trattative con Bruxelles e gli altri Paesi coinvolti, il Governo pensa a nuovi provvedimenti in materia di migranti, come promesso dalla premier Meloni. Piantedosi rileva tuttavia che “le norme le scrive il Parlamento”, sembrando così chiudere la strada all’ipotesi di un decreto legge, dopo le polemiche seguite a quello contro i rave. Si agirà però sul decreto flussi, che riserva quote d’ingresso ad una serie di Paesi, rivedendo i meccanismi previsti in modo da premiare gli Stati che garantiscano “concretamente la loro collaborazione nella prevenzione delle partenze e soprattutto nell’attuazione dei rimpatri”. Saranno inoltre rafforzati i corridoi umanitari per i vulnerabili. Tra Camera e Senato pieno sostegno della maggioranza all’informativa del ministro, critiche dall’opposizione. “Deve decidere se agisce come capo gabinetto di Salvini o come ministro della Repubblica che fa politica e la fa per la nazione”, attacca Piantedosi il leader di Azione, Carlo Calenda.

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 Denunciarono furto carburante, botte a 3 operatori Ama 

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Tempo fa avevano denunciato alcuni furti di carburante dai mezzi dell’azienda, oggi sono stati aggrediti, a freddo, mentre andavano a lavoro. Nel mirino di un uomo, che è riuscito a scappare, tre operatori dell’Ama, l’azienda capitolina che si occupa dei rifiuti della Capitale. Il primo ad essere colpito con un oggetto tagliente è stato un tecnico che, intorno alle 5, stava entrando nella sede operativa di piazza Sapri, a Castro Pretorio, zona non distante dalla stazione Termini. In sua difesa sono intervenuti due colleghi. Ne è nata una colluttazione, poi l’aggressore è scappato e tutti e tre i dipendenti di 51, 48 e 58 anni sono stati ricoverati per accertamenti al Policlinico Umberto I. Uno ha riportato contusioni al viso, un un altro dovrà sottoporsi a un intervento per una frattura multipla al polso, mentre il primo ad essere aggredito, è sotto osservazione in ospedale. Le indagini, condotte dalla polizia, dovranno anche accertare se vi è un collegamento tra l’aggressione di oggi e la vicenda dei furti di carburante, denunciata dai tre dipendenti all’Organismo interno di vigilanza. Una segnalazione confluita nell’indagine della procura di Roma che nell’ottobre scorso ha portato all’arresto di sei persone, tra cui anche alcuni dipendenti dell’Ama, accusati di far parte di un’associazione a delinquere che rubava il carburante utilizzato anche per i camion della raccolta dei rifiuti per rivenderlo in una sorta di mercato nero. Un’indagine ampia che ha portato iscrivere nel registro degli indagati 26 persone e ha scosso l’azienda municipalizzata, già investita in passato dalle polemiche per gli episodi di assenteismo registrati tra i dipendenti. “Quanto è accaduto è grave e ci rafforza nel convincimento che la scelta da noi intrapresa di potenziare le varie strutture di sicurezza, a tutela dei lavoratori e dell’azienda, è quanto mai opportuna. Sul posto è intervenuta la Polizia del commissariato Viminale, con cui collaboreremo sporgendo denuncia”, ha detto il presidente Ama, Daniele Pace. “Insieme con il generale Antonio Di Terlizzi, che di recente abbiamo incaricato di affrontare i vari aspetti di security nel concreto dell’operatività sul territorio – ha aggiunto – stiamo perlustrando a 360 gradi tutti gli ambiti importanti in questo campo”. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha sentito telefonicamente i tre operatori aggrediti: “fortunatamente stanno abbastanza bene. Questi lavoratori si erano peraltro distinti per aver denunciato i presunti furti di carburante all’interno dell’azienda. Mi auguro che il responsabile di questa vigliacca aggressione venga presto individuato e assicurato alla giustizia. Forza Davide, Nicola e Stefano, tutta Roma è con voi”. Solidarietà anche dall’assessore all’Ambiente e Ciclo dei rifiuti Sabrina Alfonsi: “Attendiamo l’esito delle indagini sull’accaduto da parte degli organi inquirenti per acclarare se vi sia un collegamento tra questo episodio e la denuncia fatta dagli stessi dipendenti Ama in difesa della propria azienda riguardo ai furti di carburante”.   

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Padre in lotta per vedere figlia, madre condannata 

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featured, Stupro di gruppo, 6 anni ,calciatore, Portanova

 Da 7 anni Emilio Vincioni di Sassoferrato (Ancona) lotta per riportare la figlioletta in Italia, almeno per “periodi congrui”, dopo che l’ex moglie ha partorito in Grecia ed è rimasta lì con la bimba dal 2016. Ora una sentenza del Tribunale di Ancona gli restituisce un filo di speranza: la donna è stata condannata a due anni di carcere e due anni di sospensione della responsabilità genitoriale per sottrazione e trattenimento di minore all’estero. Un verdetto “pesante”, dice Vincioni, che cercherà “in tutti i modi di sfruttarne l’effetto anche in Grecia per far venire la bambina in Italia, farla rimanere per periodi congrui qui, cosa che nel diritto internazionale è chiaramente descritta e che fino ad oggi mi è stata negata dopo sette anni di battaglie”. Ora l’uomo chiede l’intervento della diplomazia italiana affinché si riesca a sollecitare le autorità e la giustizia greca a rendergli giustizia e a non lasciare di fatto la sua bambina “orfana di padre”. Il sassoferratese si è battuto senza successo in tutte le sedi in questi anni, anche affiancato dal consigliere regionale dei Civici Marche Giacomo Rossi che ha presentato una mozione in Consiglio sulla vicenda approvata all’unanimità. Grazie all’abnegazione della sua legale, avv. Silvia Pellegrini, ha ottenuto la condanna dell’ex moglie che, per il trattenimento della figlia all’estero, subì allora anche l’addebito della separazione in sede civile.

La bimba compirà 7 anni a febbraio, non ha mai varcato i confini nazionali e non parla italiano. Il padre la vede “due o tre volte l’anno, – riferisce Emilio Vincioni – quando posso, considerato il lavoro, i costi e gli altri ostacoli, in un parco alla presenza della madre”. Nel febbraio 2020 venne anche arrestato in aeroporto in Grecia dopo essere andato a trovare la figlia per il compleanno. La giustizia greca gli ha sempre negato di farla venire in Italia; ha statuito che la bambina “deve fare un corso d’italiano ma la mia ex non ce la porta”. Vincioni non vuole togliere la figlia alla madre, ma solo fare il padre, portarla in Italia per periodi adeguati e non vederla in un parco ‘circondato’. La sentenza penale può essere un “grimaldello” per “convincere i giudici greci che – attacca – hanno negato le istanze argomentando in maniera opposta l’interesse superiore della minore, in momenti diversi: “è troppo piccola, è troppo grande e non parla italiano. E’ vergognoso. Una storia alluncinante, io mi sto devastando – racconta – dal punto di vista economico e umano. Ogni mossa che fai sono migliaia di euro. Più cresce peggio è, e nel cuore dell’Europa”. Vincioni lamenta anche un diverso trattamento tra i vari casi a livello diplomatico e non nasconde la propria amarezza: “L’Italia pensa a Patrick Zaki ma a Vincioni Emilio e sua figlia, e tanti altri genitori come me, nulla”. Ora però si appella alla “diplomazia italiana e di tutti quelli che hanno titolo. Vediamo se l’Italia può muoversi per garantire diritti di padre e figlia”.

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Muore a 5 mesi dopo essere stato dimesso da ospedale, indagini 

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 Un bambino di 5 mesi è morto poche ore dopo essere stato dimesso dall’ospedale dove i genitori lo avevano portato per una crisi respiratoria: ora hanno presentato denuncia e sull’episodio la procura di Salerno ha aperto un fascicolo. Il piccolo, secondo quanto si è appreso, era stato dimesso dall’ospedale di Salerno dopo le analisi e gli accertamenti relativi a un malessere che lo aveva colpito. Circa 24 ore dopo, però, aveva avuto la stessa crisi. Nuova corsa dei genitori, stavolta verso il più vicino ospedale di Battipaglia, ma per il bambino non c’è stato niente da fare.

 

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