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Piano Napoli market della droga a cielo aperto, retata dei carabinieri a Boscoreale: 10 arresti

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I Carabinieri della Stazione di Boscoreale hanno dato esecuzione a una misura cautelare personale e reale, emessa dal GIP su richiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, nei confronti di 10 persone, indagate a vario titolo per i reati di detenzione e spaccio di stupefacenti, commessi all’interno del quartiere popolare “Piano Napoli” di Boscoreale. Quello che emerge dall’inchiesta sono le cessioni di cocaina,  hashish e marijuana.

Nella maggior parte dei casi, le consegne di droga agli acquirenti venivano effettuate “su prenotazione” ai pusher. Gli spacciatori quando non vendevano a Boscoreale si recavo  nell’area vesuviana e nell’agro nocerino-sarnese, da dove venivano effettuate le richieste al telefono. Sono decine gli episodi documentati nel corso delle indagini ed accertati mediante intercettazioni telefoniche, monitoraggio con dispositivi gps sugli autoveicoli, servizi di pedinamento e sequestro di stupefacenti a carico degli acquirenti.

 

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Morto a Regina Coeli, botte 3 giorni prima in cella

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Un omicidio in cella, nel carcere di Regina Coeli, commesso tre giorni dopo una prima aggressione. E’ questa l’ipotesi che si fa avanti sulla morte di Carmine Garofalo, il detenuto del carcere di Regina Coeli, trovato morto nella sua cella lo scorso 16 agosto: una vicenda sulla quale la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta. A dare forza alle testimonianze di alcuni detenuti, i quali per primi avevano detto che Garofalo – trovato senza vita dietro le sbarre per un apparente aneurisma – era stato ucciso dal compagno di cella, che lo avrebbe soffocato prendendolo alle spalle con un braccio stretto al collo. Secondo quanto risulta dagli atti del carcere, l’uomo aveva avuto una prima colluttazione con l’altro suo compagno di detenzione. “E’ un violento, una persona con problemi psichiatrici che gia’ in passato aveva tentato di uccidere Carmine”, dicono due testimoni. Sulla vicenda – per la quale la stessa amministrazione penitenziaria ha disposto una sua indagine – sorge ora piu’ di un interrogativo e diversi dubbi sull’efficacia della sorveglianza di quella cella, l’annoso problema del sovraffollamento delle carcere e sul perche’ un detenuto pericoloso, con precedenti di aggressivita’ e problemi mentali – qualora questi elementi fossero confermati – fosse ristretto con tutti gli altri. In effetti la dirigenza del carcere aveva disposto la sorveglianza a vista per la ‘cella 24′ fin dal 2 agosto ma, nonostante questo, tra il personale nessuno si sarebbe accorto di nulla. L’episodio risale a oltre un mese fa, quando il corpo di Garofalo e’ stato trovato riverso in terra senza vita nel pomeriggio del 16 agosto scorso e secondo il referto la causa sarebbe stata un aneurisma celebrale, forse provocato da una caduta accidentale nella quale avrebbe battuto la testa. Ma dal racconto dei testimoni l’uomo sarebbe morto soffocato per mano del suo compagno di cella, che dopo averlo ucciso avrebbe ripulito tutto prima di rimettersi a dormire. Non e’ escluso che i magistrati, oltre ad aver disposto l’autopsia, abbiano ascoltato in queste ore il compagno di cella di Garofalo. Quest’ultimo in passato aveva anche tentato il suicidio. “Quando ci sono delle voci o qualcosa che viene riferito e riportato e’ sempre necessario andare in fondo su due livelli: da un lato da parte della Procura e dall’altro da parte dell’amministrazione penitenziaria – sostiene il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma -. E se l’ipotesi dell’omicidio di Carmine Garofalo e’ fondata, perche’ il caso non e’ emerso subito, ma solo adesso? E’ chiaro che un’indagine interna e’ assolutamente necessaria per fare chiarezza. E’ sempre inquietante questo bisbigliare, questo dire e non dire”.

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Anziana strangolata in casa a Siena

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Strangolata sul suo letto con un laccio o una corda per motivi che rimangono ignoti cosi’ come la o le persone che l’hanno uccisa. Indaga la squadra mobile senese, coordinata dal procuratore facente funzione della citta’ del Palio, Nicola Marini, sulla morte di Annamaria Burrini, 81 anni, trovata priva di vita nella sua abitazione, al quarto piano di un palazzo in largo Sassetta a Siena, zona benestante alle porte del centro storico. Al vaglio ogni ipotesi o movente, dalla lite alla rapina e al momento il fascicolo per omicidio aperto in procura e’ contro ignoti. A dare l’allarme sono stati alcuni vicini dopo aver sentito alcuni rumori, intorno all’ora di cena. Sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno aperto casa trovando il cadavere e stanze messe a soqquadro. Sul posto sono poi intervenuti polizia e la scientifica i cui accertamenti sono proseguiti nella notte e poi fino a stamani: i risultati sono attesi per domani. Disposta oggi poi l’autopsia che dovra’ confermare quanto emerso al momento, ovvero morte per strangolamento. Nella casa arrivati anche lo stesso magistrato e il questore Pietro Milone. Da quanto appreso, sulla porta d’ ingresso e sulle finestre dell’abitazione non sarebbero stati rilevati segni di effrazione. L’intero appartamento e’ stato posto sotto sequestro. La camera dell’anziana, cosi’ come altre stanze della casa ma non tutte, sono state trovate a soqquadro. Si sta cercando di capire se possano essere stati portati via oggetti di valore o denaro e gli inquirenti stanno vagliando tutti i possibili moventi. Il giallo sulla morte dell’81enne gira anche intorno alle persone che frequentavano l’abitazione dato che, secondo quanto emerso, la donna avrebbe affittato piu’ stanze a studenti e lavoratori. Sentite diverse persone tra vicini, altri inquilini del palazzo e negozianti: dalle loro testimonianze emerge che l’anziana avrebbe condotto una vita riservata, con pochi contatti con chi abitava nel suo stesso stabile. La vittima era stata titolare di una storica bottega del centro cittadino poi dismessa e affittava fondi commerciali nella zona. “Era una donna forte, che ha vissuto da sola tutta la vita, quindi era abituata a risolvere problemi e gestire situazioni” ha ricordato una delle titolari di un’attivita’ commerciale che aveva in affitto il fondo di proprieta’ dell’anziana. “La conoscevo bene perche’ era la proprietaria del fondo della nostra attivita’ – ha confermato -; avevamo contatti costantemente, anche perche’ ultimamente non si sentiva molto sicura a camminare da sola e quindi mi occupavo di pagarle le bollette”. La stessa testimone, ascoltata anche dagli inquirenti, ha infine rivelato: “Da quanto mi risulta in casa aveva anche una donna, ma non so cosa era successo di preciso, se le aveva rubato e l’aveva mandata via; era un po’ preoccupata, tant’e’ che le ho suggerito di cambiare la serratura”.

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Imprenditore ucciso, chiesto ergastolo per nipote

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Ergastolo. E’ quanto chiesto dai pm di Brescia nei confronti di Giacomo Bozzoli, unico imputato per l’omicidio dello zio Mario, l’imprenditore svanito nel nulla la sera dell’otto ottobre 2015 dalla fonderia di sua proprieta’ a Marcheno, in Valtrompia nel Bresciano. “Giacomo e’ un violento e prevaricatore. Odiava lo zio e voleva ucciderlo, pianificava la sua morte da anni nei minimi dettagli e per noi Mario Bozzoli e’ stato ucciso oltre ogni ragionevole dubbio dal nipote Giacomo Bozzoli nel forno della fonderia”, hanno detto i pubblici ministeri Silvio Bonfigli e Marco Martani che nei mesi scorsi avevano ridisegnato il perimetro della loro contestazione nei confronti di Bozzoli. L’uomo e’ a processo “per avere distrutto o comunque soppresso il cadavere di Bozzoli Mario adagiandolo, anche avvalendosi della collaborazione di terze persone, sulla superficie di un bagno di metallo fuso nel forno grande della fonderia Bozzoli srl sino a ottenerne la carbonizzazione e l’incenerimento, ovvero trasportandolo fuori dallo stabilimento della Bozzoli srl e facendone perdere definitivamente le tracce”, si legge nel capo di imputazione che l’accusa ha modificato nell’udienza dello scorso 29 giugno aggiungendolo alla originale ricostruzione secondo la quale l’imputato avrebbe ucciso lo zio in fonderia portando poi il cadavere fuori dall’azienda a bordo della sua auto. Nel baule della vettura, va ricordato, non sono mai state isolate tracce riconducibili a Mario Bozzoli. L’accusa ha chiesto anche la trasmissione degli atti in Procura per falsa testimonianza e favoreggiamento nell’omicidio per gli operai Oscar Maggi e Abu presenti in fonderia il giorno della scomparsa di Mario Bozzoli. “Hanno avuto un ruolo attivo nella fase successiva, quando il corpo viene distrutto nei forni e loro erano presenti” e’ la tesi accusatoria. Chiamato in causa anche Giuseppe Ghirardini, l’addetto ai forni che spari’ sei giorni dopo il suo datore di lavoro e che venne trovato senza vita in Vallecmonica con un’esca al cianuro nello stomaco. Per chi indaga e’ stato un suicidio. “E’ un suicidio parlante nonostante non siano stati ritrovati biglietti. Non regge al rimorso, al peso e alla paura per quello che ha fatto, cioe’ avere aiutato Giacomo a uccidere Mario. Capisce che sarebbero arrivati a lui e di essere l’anello debole della catena. Quindi la prova logica e’ regina, non ci possono essere altre ragioni dietro la morte Ghirardini. Non era depresso, non aveva problemi economici, viveva nell’attesa di rivedere il figlio che sarebbe tornato dal Brasile” sono state le parole in aula dell’accusa. L’imprenditore sarebbe morto attorno alle 19.20 dell’otto ottobre quando dal forno piu’ grande della fonderia bresciana esce una fumata anomala. “L’unico che manca all’appello in quella fase e’ Giacomo Bozzoli. E’ l’unico tra i presenti di cui si perdono le tracce nei momenti cruciali in cui sparisce anche Mario Bozzoli”, hanno detto i pubblici ministeri davanti alla Corte d’assise presieduta da Roberto Spano’. “Tutti i falsi testimoni di questo processo hanno cercato di allontanare Mario dalla zona forni al momento della fumata. Ci sono stati clamorosi depistaggi, i piu’ gravi quelli di Maggi e Abu” ha concluso l’accusa prima di chiedere l’ergastolo per l’unico imputato. Domani il processo riprendera’ con l’arringa della difesa, poi le repliche e la Corte iniziera’ la camera di consiglio. La sentenza e’ attesa per la giornata di venerdì.

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