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Piano dell’Iran per uccidere l’ambasciatrice Usa Lana Marks, Mike Pompeo: minacce serie

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Il ministro degli Esteri americano Mike Pompeo ha detto ieri sera che sta prendendo “seriamente” le informazioni su un presunto piano iraniano per “assassinare” un diplomatico americano, tacciate invece come “infondate” da Teheran. Secondo il sito d’informazione Politico, che cita due funzionari statunitensi in condizione di anonimato, i servizi di intelligence Usa ritengono che il governo iraniano stia prendendo in considerazione il tentativo di assassinare l’ambasciatrice statunitense in Sudafrica, Lana Marks, vicina al presidente Donald Trump.

Qassem Soleimani. Il capo dei Pasdaran iraniani ucciso dagli americani sul suolo dell’Iraq nel corso di un attacco

La minaccia, rilevata a partire dalla primavera, e’ diventata piu’ precisa nelle ultime settimane, secondo fonti di Politico, in quanto Teheran intende vendicare la morte del suo potente generale Qassem Soleimani, ucciso a gennaio da un attacco americano su ordine di Trump. “Prendiamo sul serio questo tipo di dichiarazioni”, ha detto Mike Pompeo a Fox News. “Sappiamo che la Repubblica islamica dell’Iran e’ il primo stato al mondo a sostenere il terrorismo e che hanno gia’ compiuto questo tipo di assassini in Europa e altrove”, ha aggiunto. “Faremo tutto cio’ che e’ in nostro potere per proteggere ciascuno dei nostri funzionari del Dipartimento di Stato”, ha continuato Pompeo avvertendo l’Iran: “Attaccare un americano, ovunque sia, chiunque sia e in qualsiasi momento, che sia un diplomatico, un ambasciatore o un soldato, e’ del tutto inaccettabile”.

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Trump Vs Trump, il Presidente e lo sfidante Biden sono fatti della stessa materia

Giovanni Mastroianni

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Siamo alla vigilia dell’incoronazione del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, al culmine della cinquantanovesima tornata elettorale. Una competizione profondamente segnata dalle restrizioni da Coronavirus, celebrata in un contesto surreale dove spesso gli sfidanti hanno parlato, ma anche gridato, ad una folla che fisicamente non c’era. Ma tant’e’. Ormai tutto o quasi scorre sui social, tra proclami sensazionalistici, insulti, fake news, promesse e bugie, dove odiatori professionisti creano caos ed incertezza. Ed anche in questa nuova giungla il quarantacinquesimo presidente uscente degli USA, ancora in carica per qualche giorno salvo riconferma, continua a muoversi con l’agilità e la determinazione di una tigre affamata. Donald Trump, cinico ed irriverente, ma maledettamente diretto, che ha fatto di tutto per farsi odiare da avversari ed antagonisti in modo da tenere alta sempre la posta in gioco, un “risultato” lo ha di sicuro ottenuto, avendo condizionato ed in parte demolito la pregevolissima linea politica dei democratici che, soprattutto attraverso il buon e garbato Obama, per dieci anni avevano puntato tantissimo sui Diritti Civili con particolare attenzione al mondo gay, ecologia, lotta al possesso delle armi e sanità per tutti.

Ma pur avendocela messa tutta, con stile ed una umanità unica, molte delle visioni e delle suggestioni di Barak sono rimaste tali, con l’economia rimasta ferma al palo mentre la Cina si è rafforzata a dismisura. E così, proprio come un ciclone creato dai venti del risentimento e della frustrazione è arrivato lui, la faccia più dura e rude dell’America, ma anche quella più selvaggiamente autentica, che al grido di battaglia “America First” ha fatto ribollire lo spirito mai sopito della frontiera di un popolo che non accetterà mai di essere secondo a nessuno, orgoglioso e quindi stanco di vedere un sistema rozzo ed arretrato come quello della Repubblica Popolare, consentire al colosso capital comunista di diventare la nazione più potente al mondo a loro discapito. Proprio quella Cina che calpesta i diritti e le libertà basilari dei suoi cittadini, se ne infischia dell’inquinamento globale e mente spudoratamente per mesi sulla falla del Coronavirus, così diventato pandemia letale in tutto il mondo con le drammatiche conseguenze che abbiamo pagato e pagheremo per chi sa quanto ancora.

Pur essendo stato politicamente scorrettissimo, Mr. Trump ha fatto decollare l’economia, almeno fino al diffondersi della pandemia, ha messo a nudo i problemi del suo paese ed ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di attuare il suo programma elettorale, ponendo la Nazione che ha governato al centro di un sistema  di protezione aggressiva e,  contrariamente al monito di tanti soloni economisti, ha ridato linfa a settori produttivi ormai caduti nel baratro . Ed è proprio questo che oggi chiedono gli elettori ai propri leader, pragmatismo senza ipocrisia e titubanza, perché alla faccia di tutti i proclami ed affondi anche minacciosi, questo tycoon Repubblicano, a differenza di tutti i presidenti democratici che lo hanno preceduto, non ha mai avviato nessuna guerra.

Quindi non importa più cosa tu faccia, purché tu abbia il coraggio di concretizzare le promesse elettorali, cosa questa praticamente sparita dalla scena di ogni governo Occidentale, dove chi amministra sembra assomigliare sempre più ad un giocoliere con l’ossessione di rimanere a galla mentre nuota affannosamente tra le ondate isteriche di Facebook.

Dal loro canto, per affondare questo rapace imprenditore salito al trono, i Democratici USA hanno quindi pensato “bene” di mettere in campo uno sfidante fatto della stessa materia dell’uomo da battere, e peggio davvero non potevano fare. Alla faccia dei buoni intenti degli ultimi anni, sono spariti d’improvviso o relegati a ruoli di supporto i tanti possibili candidati portatori di interessi green, socialisti, appartenenti a “minoranze” etniche o religiose, esponenti del mondo LGBS (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) che fino all’alba delle presidenziali sembravano i più accreditati per la corsa alla Casa Bianca. Ecco dunque Joe Biden, fresco settantottenne classe 1942, maschio, bianco, eterosessuale, già vicepresidente degli Stati Uniti e senatore del Delaware dal 1973 al 2009, ossia per ben 36 anni di fila. Un vero e proprio imprenditore della politica che, per restare a galla in un sistema così spietato, di certo avrà utilizzato artigli affilati come quelli dello sfidante. Fatti della stessa materia dunque, forgiati nel segno della competizione e della vittoria a tutti i costi. E così giorno dopo giorno stiamo assistendo ad una sfida che sembra essere sempre più caratterizzata da Trump contro Trump, che a prescindere dalla sua riconferma, ha già condizionato il prossimo futuro a Stelle e Strisce.

Giovanni Mastroianni

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Esteri

La polizia uccide un altro afroamericano, scontri a Filadelfia

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Un altro afroamericano ucciso dalla polizia a Filadelfia ad una settimana dalle elezioni rischia di riaccendere l’ondata di proteste antirazziste che ha travolto il paese dopo la morte di George Floyd lo scorso maggio a Minneapolis, con effetti imprevedibili sul voto. Nella citta’ piu’ grande della Pennsylvania, uno degli Stati piu’ importanti tra quelli in bilico, c’e’ stata una notte di scontri violenti tra dimostranti armati di pietre e mattoni e agenti in assetto anti sommossa: il bilancio finale e’ di 30 poliziotti feriti, di cui uno investito da un pickup, 20 arresti, decine di negozi saccheggiati e auto danneggiate. Una rivolta scatenata ancora una volta dal video di un passante, che ha registrato la scena con il suo smartphone e postato le immagini sui social, come successe con Floyd. La Casa Bianca ha gia’ lanciato il suo monito, cavalcando lo slogan ‘law and order’ di Donald Trump: “Siamo pronti a dispiegare risorse federali, il presidente non tollerera’ alcuna violenza contro le forze dell’ordine americane. Lasceremo che le indagini facciano il loro corso ma non consentiremo l’illegalita’ nelle nostre strade”, ha avvisato la direttrice delle comunicazioni Alyssa Farah sulla Fox.

La nuova vittima si chiama Walter Wallace, 27 anni, con problemi mentali, stando alla famiglia. L’episodio e’ avvenuto a West Philadelphia, una zona dominata dalla black community. Nelle immagini, diffuse dalla Cnn e da altre tv, si vede il giovane camminare intorno ad alcune auto parcheggiate, prima di attraversare la strada. Quindi spunta una donna, identificata poi come sua madre, che tenta di fargli scudo mentre due agenti gli puntano addosso la pistola. Quando l’afroamericano gira attorno ad una vettura e si avvicina a loro con un coltello, i due poliziotti arretrano intimandogli di lasciare cadere l’arma. Poi esplodono diversi colpi. Inutile la corsa all’ospedale. Alcuni testimoni hanno riferito che anche loro avevano chiesto a Wallace di mollare il coltello e alla polizia di non usare la forza. “Perche’ gli hanno sparato 10 volte, perche’ non hanno usato la pistola Taser”, ha denunciato il padre, che si chiama come il figlio. “Aveva problemi mentali, prendeva dei medicinali”, ha aggiunto.

Domande legittime, che ripropongono gli interrogativi sul grilletto facile della polizia e sulla sua incapacita’ a riconoscere e fronteggiare situazioni di disagio psichico. Il sindaco dem di Filadelfia Jim Kenney ha chiesto una indagine “veloce e trasparente”: ‘ho visto il video di questo tragico incidente e ci sono domande difficili cui va data risposta”. Una posizione condivisa dalla commissaria della polizia locale, Danielle Outlaw, la quale ha riconosciuto che il video “solleva molti interrogativi” e promesso un’inchiesta completa. “Quando sono andata sul posto, ho sentito la rabbia della comunita’”, ha riferito. Intanto i due agenti coinvolti sono stati tolti dal servizio esterno in attesa degli accertamenti, cui contribuirà anche la body cam che indossavano. Filadelfia pero’ teme una seconda notte di violenze.

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Corona Virus

Nuove strette in Ue, la Francia verso il lockdown

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Il coprifuoco non basta piu’ contro il coronavirus e alcuni Paesi in Europa si preparano al lockdown nazionale o regionale. Un tentativo disperato di frenare la seconda ondata che sta colpendo indiscriminatamente il Vecchio Continente dalla Svezia alla Gran Bretagna, con l’Oms che segnale un allarmante aumento del 40% delle vittime di Covid-19 rispetto alla settimana precedente. Il primo Paese europeo a tornare in lockdown potrebbe essere la Francia, dove ormai si viaggia oltre i 50.000 nuovi casi di Covid-19 al giorno. L’annuncio della chiusura (totale o parziale) potrebbe arrivare domani alle 20 in un discorso alla nazione del presidente francese Emmanuel Macron. Constatato il fallimento del coprifuoco decretato due settimane fa, il capo dell’Eliseo potrebbe annunciare la serrata a livello nazionale o un coprifuoco anticipato con confinamento nel fine settimana. Chiusure sono previste anche in Spagna, ma per il momento soltanto a livello regionale. Lo stato d’emergenza varato dal premier Pedro Sanchez qualche giorno fa ha dato la liberta’ alle regioni di chiudere i propri confini se necessario. Pare che a questo stiano pensando Andalusia, Madrid e Castilla y Leon che hanno gia’ chiesto un parere ai loro comitati tecnico-scientifici in vista del ponte di Ognissanti. Il presidente dell’Andalusia, Juan Manuel Moreno, ha ammesso in un’intervista a Cadena Cope di essere “molto pessimista sulla possibilita’ di mantenere aperta la regione questo fine settimana”. “Il numero di ricoverati e di terapie intensive ci fa pensare che non sia il momento giusto per autorizzare flussi di persone che entrano e escono dalla regione”, ha detto. In Spagna i medici hanno incrociato le braccia per protestare contro il mancato rafforzamento del sistema sanitario nel giorno in cui il governo Sanchez ha presentato la legge di bilancio per il 2021 che prevede un aumento del 151% della spesa per il settore. Molti di loro hanno scioperato in modo simbolico continuando a garantire i servizi di base ma, secondo il principale sindacato di categoria (il Cesm), all’agitazione ha aderito l’85% dei 267.000 dottori spagnoli. L’intenzione e’ di scioperare l’ultimo martedi’ del mese per un periodo di tempo indeterminato mentre nel Paese oltre ai casi continuano ad aumentare i ricoveri per coronavirus. Dati preoccupanti anche in Gran Bretagna che ha visto un balzo di morti, saliti a 367, il numero quotidiano nettamente piu’ elevato dall’epoca della prima ondata dei mesi scorsi. Piu’ limitato invece l’incremento dei contagi, che toccano i 22.885 ma su un totale di test giornalieri sceso da 321.000 a 262.000 circa. E pure la Svezia, unico Paese al mondo a non aver mai imposto il lockdown contro la pandemia, ha registrato un record di casi, 1.870, contro i 1.698 di fine giugno. Sul fronte vaccino, mentre la Commissione europea insiste nel dire che una volta pronto l’antidoto contro il Covid-19 potrebbe non bastare per tutti i 450 milioni di cittadini entro la fine del 2021, la Russia preme sull’acceleratore e chiede all’Oms la registrazione “rapida” di Sputnik V. Il vaccino era stato annunciato ad agosto da Mosca come il primo al mondo contro il coronavirus nonostante non avesse completato tutti i test clinici necessari. Secondo il Fondo di investimenti diretti russo, che ha finanziato Sputnik V, la registrazione rapida renderebbe il vaccino russo disponibile in tutto il mondo prima rispetto alle procedure ordinarie.

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