Esteri
Pezeshkian minaccia le dimissioni se Teheran boccia l’accordo con gli Stati Uniti
Secondo il New York Times, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian avrebbe informato la Guida Suprema Mojtaba Khamenei della volontà di dimettersi se l’accordo con gli Stati Uniti venisse respinto.
La trattativa tra Iran e Stati Uniti apre una frattura sempre più evidente dentro il potere iraniano. Secondo quanto riferito dal New York Times, il presidente Masoud Pezeshkian avrebbe informato la Guida Suprema, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, di essere pronto a dimettersi nel caso in cui l’accordo con Washington venisse respinto.
Il nodo dell’accordo con Washington
La posizione attribuita a Pezeshkian arriva in una fase delicatissima per Teheran. Il presidente iraniano, favorevole alla prosecuzione del negoziato con gli Stati Uniti, avrebbe posto la questione in termini politici molto netti: senza il via libera all’intesa, la sua permanenza alla guida del governo diventerebbe insostenibile.
Nei giorni scorsi Pezeshkian aveva già affermato che nessun colloquio con Washington sarebbe stato possibile senza il consenso della Guida Suprema, sottolineando che il governo agisce nel quadro delle decisioni istituzionali iraniane.
Lo scontro interno a Teheran
La vicenda conferma la tensione tra la linea negoziale del presidente e le componenti più dure del sistema iraniano, contrarie a concessioni agli Stati Uniti. Secondo diverse ricostruzioni, il confronto riguarda non solo la politica estera, ma anche gli equilibri reali del potere dopo la successione ad Ali Khamenei.
Pezeshkian prova a legare la propria responsabilità politica all’esito dell’intesa. Ma la decisione finale, come sempre nella Repubblica islamica, resta nelle mani della Guida Suprema e degli apparati che orientano le scelte strategiche del Paese.
Una crisi politica nel cuore della Repubblica islamica
Se confermata, la minaccia di dimissioni rappresenterebbe un passaggio di grande rilievo: non soltanto una pressione sul vertice religioso, ma anche il segnale di una crisi più profonda nella gestione del dossier americano.
L’Iran si trova così davanti a un bivio: accettare l’accordo e tentare una difficile normalizzazione, oppure respingerlo, con il rischio di aprire una nuova fase di instabilità politica interna.
Esteri
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Esteri
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Esteri
Gaza, gli Usa ridimensionano lo strappo con Netanyahu
Washington non considera una rottura le dichiarazioni pubbliche di Netanyahu sul piano americano per Gaza. Secondo Axios, il premier avrebbe promesso a Kushner di concedere una possibilità al progetto sul disarmo di Hamas.
La Casa Bianca non sarebbe preoccupata dalle dichiarazioni pubbliche con cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha contestato il piano americano per Gaza. A riferirlo è un alto funzionario statunitense citato da Axios.
«Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi. Non abbiamo problemi al riguardo, purché continui a fare ciò che chiediamo, in particolare per quanto riguarda la limitazione degli attacchi a Gaza», avrebbe affermato il funzionario.
Il colloquio con Kushner
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post sulla base delle informazioni di Axios, Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a concedere una possibilità al piano promosso dal presidente Donald Trump per il disarmo di Hamas.
Il colloquio sarebbe avvenuto la scorsa settimana, quindi prima delle dichiarazioni pubbliche con cui Netanyahu ha ribadito che Israele non procederà al ritiro senza un disarmo completo e verificabile dell’organizzazione palestinese.
La diversa successione temporale lascia emergere una distanza tra la linea espressa pubblicamente dal premier e gli impegni che sarebbero stati assunti nei colloqui riservati con Washington.
Il graduale ritorno alla Linea Gialla
Secondo Axios, le Forze di difesa israeliane avrebbero iniziato un graduale ripiegamento verso la cosiddetta Linea Gialla, fermando contemporaneamente gli attacchi nella Striscia.
Washington e i mediatori chiedono ora ad Hamas di avviare concretamente il processo di disarmo. Restano tuttavia aperti i nodi sulla successione delle operazioni: Israele pretende che Hamas consegni prima tutte le armi, mentre il piano americano collega il disarmo a un ritiro progressivo delle forze israeliane.
La Casa Bianca sembra quindi interpretare le parole di Netanyahu soprattutto alla luce delle esigenze della politica interna israeliana, valutando il comportamento operativo del governo e dell’esercito come il vero banco di prova per l’attuazione del piano.


