Il petrolio registra una nuova frenata nei mercati statunitensi. Nelle contrattazioni after hours i principali benchmark dell’energia hanno segnato una netta discesa.
Il Wti ha ceduto il 5,91%, scendendo a 89,17 dollari al barile, mentre il Brent ha perso il 9,27%, attestandosi a 89,79 dollari, riportandosi entrambi sotto la soglia psicologica dei 90 dollari.
La correzione arriva dopo una fase di forte volatilità che aveva spinto le quotazioni dell’oro nero fino a circa 120 dollari al barile.
Trump valuta misure per stabilizzare il mercato
A influenzare l’andamento dei prezzi sono state anche le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha anticipato la possibilità di allentare alcune sanzioni sul petrolio russo.
L’ipotesi è emersa dopo una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. Tra le opzioni allo studio dell’amministrazione americana figurerebbe anche lo svincolo di scorte di greggio dalle riserve strategiche.
L’obiettivo sarebbe quello di contenere l’aumento dei prezzi del petrolio, aggravato dalle tensioni legate al conflitto con l’Iran e alle difficoltà di approvvigionamento dal Medio Oriente.
Il nodo dello Stretto di Hormuz
Nel corso di un intervento pubblico in Florida, Trump ha affermato che gli Stati Uniti stanno valutando la revoca temporanea di alcune sanzioni contro determinati Paesi per stabilizzare il mercato energetico.
Il presidente ha collegato la misura alla sicurezza delle rotte energetiche globali, affermando che le restrizioni potrebbero essere rimosse finché lo Stretto di Hormuz resterà aperto al traffico petrolifero.
Il passaggio marittimo rappresenta uno dei corridoi più strategici al mondo per il trasporto di greggio.
Le implicazioni geopolitiche della scelta
Un eventuale allentamento delle sanzioni nei confronti della Russia potrebbe aumentare l’offerta globale di petrolio, compensando almeno in parte le interruzioni nelle spedizioni provenienti dal Medio Oriente.
La scelta, tuttavia, potrebbe anche complicare la strategia occidentale volta a ridurre le entrate energetiche della Russia, considerate una delle principali fonti di finanziamento della guerra in Ucraina.
Il confronto tra i Paesi del G7 sulle riserve strategiche
Tra le opzioni sul tavolo figura anche un rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche delle economie avanzate del G7.
La possibilità è stata discussa dai ministri delle Finanze del gruppo, ma al momento non è stata presa una decisione definitiva. Il dossier passa ora ai ministri dell’Energia, chiamati a valutare ulteriori misure per stabilizzare i mercati energetici internazionali.