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Pentagono conferma l’autenticità del video su un Ufo del 2019

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Il Pentagono ha confermato l’autenticità  del filmato di un oggetto non identificato girato nel 2019 da una nave della Marina militare americana. Un Ufo insomma, che aveva caratteristiche tali da sfidare le leggi della fisica. Al termine delle indagini da parte della task force che all’interno del Dipartimento alla difesa si occupa dei fenomeni aerei non identificati, la portavoce Susan Gough ha spiegato come quelle immagini non siano una bufala. “Posso confermare che il video e’ stato effettivamente girato dal personale della Marina e che sulle immagini sono in corso delle indagini”, ha spiegato Gough. Il video, pubblicato dal documentarista Jeremy Corbell, mostra quello che gli esperti del Pentagono hanno definito “transmedium veichle”, un veicolo cioe’ in grado di muoversi in aria, in acqua e nel vuoto e che, come si vede dalle immagini, e’ entrato nelle acque dell’Oceano senza subire alcun danno. Intanto nelle prossime settimane e’ atteso dal Pentagono un rapporto comprensivo sull’attivita’ svolta per indagare sugli Ufo, rapporto che sara’ presentato al Congresso.

 

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Covid, Campania in zona bianca: alcuni bar si autoregolamentano

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La Campania entra in zona bianca, le regole del divertimento notturno cambiano ufficialmente dalla mezzanotte di oggi con la cancellazione del coprifuoco: ma tra gli operatori della movida napoletana c’e’ chi esorta comunque a forme di prudenza. “Da oggi abbiamo maggiore liberta’ – spiega Aldo Maccarone, presidente dell’associazione Chiaia Night che raggruppa i ‘baretti’ di due luoghi simbolo della movida napoletana – soprattutto ci siamo liberati dall’ansia di chiudere a un orario preciso, ma abbiamo anche una coscienza della categoria che ci spinge verso un’autoregolamentazione, come avvenuto a via Aniello Falcone, dove tutti i locali, tranne uno, hanno deciso che chiuderanno all’una dal lunedi’ al mercoledi’ e alle due gli altri giorni. E’ un segnale che lanciamo, per dire ai giovani di divertirsi ma che il covid esiste ancora”. L’arrivo della zona bianca e’ stato celebrato abusivamente la scorsa notte, con 24 ore di anticipo, da alcuni locali di Chiaia con una sorta di “notte bianca” che pero’ non ha avuto successo e da cui Chiaia Night ha subito preso le distanze: “Ci rendiamo conto che c’e’ tanta voglia di un ritorno alla normalita’, ma siamo consapevoli che ci deve essere anche tanta prudenza. Questo e’ un invito che rivolgiamo anche alla clientela, massima responsabilita’ e continuare a rispettare le normative anti-Covid”.

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Parkinson, con varianti genetiche simultanee cresce rischio

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La presenza contemporanea di alcune varianti genetiche rare aumenta significativamente il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson. Sequenziando il genoma di 500 pazienti affetti dalla malattia, sono stati infatti identificati ventisei geni, sedici dei quali associati per la prima volta alla patologia. E’ quanto evidenzia una ricerca nata dalla collaborazione tra I.R.C.C.S. Neuromed e Istituto di Genetica e Biofisica “Adriano Buzzati Traverso” del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb), pubblicata sulla rivista Molecular Neurodegeneration. Lo studio apre la strada a nuovi futuri approcci terapeutici e, nel breve termine, ad un possibile esame genetico che tenga conto del carico di varianti dannose presenti nel genoma di un individuo per una diagnosi precoce della patologia. Lo studio ha preso in esame i dati genetici di due tipologie di pazienti: quelli appartenenti a famiglie nelle quali la malattia di Parkinson e’ ricorrente e quelli in cui la patologia era comparsa senza che ci fosse familiarita’ (cosiddetti casi “sporadici”).

Inoltre gli autori del lavoro hanno approfondito la ricerca esaminando, sia su tessuti umani che su modelli animali, l’espressione genica. Cinque dei geni studiati sono risultati particolarmente espressi in neuroni dopaminergici della Substantia Nigra la cui degenerazione e’ la causa principale del morbo di Parkinson. Si tratta del piu’ ampio studio genetico realizzato su pazienti italiani affetti da morbo di Parkinson utilizzando metodiche di sequenziamento di ultima generazione. “Abbiamo potuto identificare – dice Alessandro Gialluisi, ricercatore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed, primo autore del lavoro – varianti correlate al rischio di Parkinson in ventisei geni, sedici dei quali non erano stati precedentemente associati alla malattia. E abbiamo potuto riscontrare anche come la maggior parte di questi geni siano coinvolti in meccanismi importanti per la funzionalita’ del sistema dopaminergico la cui degenerazione porta allo sviluppo della patologia”.

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Parkinson, Neuromed e CNR identificano 16 geni prima mai associati alla malattia

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È il più ampio studio genetico realizzato su pazienti italiani affetti da morbo di Parkinson: l’IRCCS Neuromed di Pozzilli, Isernia, e l’Istituto di Genetica e Biofisica “Adriano Buzzati Traverso” del
CNR di Napoli hanno sequenziato il genoma di 500 pazienti. Identificati ventisei geni, sedici dei quali associati per la prima volta alla patologia.

La ricerca, pubblicata su Molecular Neurodegeneration, ha evidenziato come alcune varianti genetiche rare, se presenti simultaneamente, possano esercitare un ruolo importante nell’aumentare significativamente il rischio di ammalarsi di Parkinson.

Lo studio ha preso in esame i dati genetici di due tipologie di pazienti: quelli appartenenti a famiglie nelle quali la malattia di Parkinson è ricorrente e quelli in cui la patologia era comparsa senza che ci fosse familiarità (cosiddetti casi “sporadici”). Inoltre gli autori del lavoro hanno approfondito la ricerca esaminando, sia su tessuti umani che su modelli animali, l’espressione genica (il processo di trascrizione dell’informazione genetica in proteine funzionali). Cinque dei geni studiati sono risultati particolarmente espressi in neuroni dopaminergici della Substantia Nigra la cui degenerazione è la causa principale del morbo di Parkinson.

Si tratta del più ampio studio genetico realizzato su pazienti italiani affetti da morbo di Parkinson utilizzando metodiche di sequenziamento di ultima generazione. “Abbiamo potuto identificare – dice Alessandro Gialluisi, ricercatore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed, primo autore del lavoro – varianti correlate al rischio di Parkinson in ventisei geni, sedici dei quali non erano stati precedentemente associati alla malattia. E abbiamo potuto riscontrare anche come la maggior parte di questi geni siano coinvolti in “pathways” importanti per la funzionalità del sistema dopaminergico la cui degenerazione porta allo sviluppo della patologia”.

 

 

Un risultato importante dello studio è che le varianti esaminate possono avere una sorta di effetto cumulativo. “La presenza contemporanea di due o più di queste varianti rare – spiega Teresa Esposito, ricercatrice dell’Istituto di Genetica e Biofisica Buzzati-Traverso del CNR e responsabile del Laboratorio CNR presso il Neuromed, ultimo autore dello studio – si è rivelata associata con un aumento della probabilità di sviluppare il Parkinson nel 20% dei pazienti. Possiamo parlare di un ‘carico’ di mutazioni crescente che, in futuro, potrebbe portarci a valutare il rischio di malattia proprio attraverso l’individuazione del numero di varianti dannose presenti nel DNA di una persona”.

“Questi risultati – commenta il professor Antonio Simeone, Direttore dell’Istituto di Genetica e Biofisica ‘A Buzzati-Traverso’ – appaiono promettenti nella prospettiva di perfezionare le tecniche di diagnostica molecolare rivolte a individuare precocemente le persone a rischio elevato. Saranno naturalmente necessari altri studi da un lato per aumentare il numero di pazienti diagnosticabili e dall’altro per comprendere e sviluppare potenziali approcci terapeutici, primi fra tutti quelli basati su sviluppi farmacologici e di medicina rigenerativa. Ciò che possiamo pensare, per un futuro più vicino, è un esame genetico che tenga conto del carico di varianti dannose presenti nel genoma di un individuo. Potrebbero aprirsi possibilità importanti per avviare screening di popolazione e, quindi, migliorare la diagnosi precoce di una patologia che si sviluppa nel tempo, e nella quale i sintomi si manifestano solo quando i pazienti hanno già perso il 50% dei neuroni dopaminergici, quelli maggiormente implicati nel Parkinson”.

Alessandro Gialluisi, Mafalda Giovanna Reccia, Nicola Modugno, Teresa Nutile, Alessia Lombardi, Luca Giovanni Di Giovannantonio, Sara Pietracupa, Daniela Ruggiero, Simona Scala, Stefano Gambardella, International Parkinson’s Disease Genomics Consortium (IPDGC), Licia Iacoviello, Fernando Gianfrancesco, Dario Acampora, Maurizio D’Esposito, Antonio Simeone, Marina Ciullo and Teresa Esposito. Identification of sixteen novel candidate genes for late onset Parkinson’s disease. Molecular Neurodegeneration.

DOI: doi.org/10.1186/s13024-021-00455-2
https://molecularneurodegeneration.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13024-021-00455-2

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