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Economia

Pensioni, dal 2029 possibile slittamento di tre mesi: scontro politico e sindacale

Secondo la Ragioneria dello Stato dal 2029 potrebbero servire tre mesi in più per andare in pensione. Sindacati e opposizioni chiedono lo stop all’adeguamento automatico.

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Dal 2029 potrebbero essere necessari tre mesi in più per accedere alla pensione. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento del Rapporto n. 26 “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario 2025”, pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso la Ragioneria generale dello Stato.

Secondo le nuove proiezioni, per la pensione di vecchiaia – con almeno 20 anni di contributi – il requisito salirebbe a 67 anni e 6 mesi, mentre per la pensione anticipata a 43 anni e 4 mesi (un anno in meno per le donne). Uno scenario più severo rispetto alle stime di giugno 2025, che indicavano un aumento di due mesi.

Il nodo Istat e la speranza di vita

Il rapporto precisa che gli adeguamenti effettivi saranno definiti sulla base dei dati a consuntivo dell’Istat, attesi in primavera. Le ultime tabelle, aggiornate nel 2024, indicano una speranza di vita a 65 anni pari a 21,3 anni, il valore più alto dall’inizio delle serie storiche nel 2002.

Dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia è ferma a 67 anni, mentre il requisito contributivo per l’anticipata è di 42 anni e 10 mesi (41 e 10 per le donne). Dal 2027, però, tornerà in vigore il meccanismo di adeguamento biennale alla speranza di vita, ridimensionato dall’ultima legge di bilancio: un mese nel 2027 e due mesi dal gennaio 2028.

Pressioni politiche e posizione del governo

La questione è già diventata terreno di confronto politico. La Lega, storicamente contraria all’aumento dell’età pensionabile, ha impegnato il governo a sterilizzare l’aumento previsto. Sul punto ha mostrato apertura il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha ipotizzato, compatibilmente con i conti pubblici, una possibile riduzione già dal 2027.

La Ragioneria, che proietta gli effetti fino al 2084, stima ulteriori incrementi: due mesi dal 2031 e un mese dal 2033.

Sindacati e opposizioni all’attacco

Dura la reazione dei sindacati. La segretaria confederale della CGIL Lara Ghiglione parla di dati che “smentiscono il blocco dell’aumento dell’età pensionabile” e chiede di fermare per legge il meccanismo automatico, aprendo un confronto strutturale sulla riforma del sistema. Anche la CISL, con la segretaria Daniela Fumarola, sollecita l’istituzione di un tavolo di confronto stabile.

In Parlamento le opposizioni hanno presentato mozioni sul tema. Il Partito Democratico ha ottenuto la discussione in Aula, mentre il Movimento 5 Stelle chiede una presa di posizione netta del governo. La maggioranza valuta una mozione unitaria, ma al momento non c’è una decisione definitiva.

Il quadro parlamentare e le altre misure

Intanto alla Camera prosegue l’iter del decreto milleproroghe, con oltre mille emendamenti all’esame delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio. Tra le proposte in discussione, il rinvio della tassa sui piccoli pacchi e la proroga di un anno della permanenza volontaria in servizio fino a 72 anni per i dirigenti medici, con l’esclusione dei professori universitari.

La partita sulle pensioni resta aperta e legata a un equilibrio delicato tra sostenibilità dei conti pubblici e tutela sociale, con la decisione finale che spetterà alla politica sulla base dei dati definitivi.

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Economia

Mps integra Mediobanca e prepara il delisting di Piazzetta Cuccia

Mps delibera la fusione per incorporazione di Mediobanca e il delisting da Piazza Affari. Nascerà una nuova Mediobanca non quotata controllata al 100% dal Monte.

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Banca Monte dei Paschi di Siena rompe gli indugi e indica la rotta per Mediobanca: Piazzetta Cuccia verrà tolta da Borsa Italiana e incorporata nel Monte, che ne diventerà controllante al 100%.

Il consiglio di amministrazione ha deliberato la piena integrazione attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting. La decisione è stata assunta all’unanimità.

Nasce una nuova Mediobanca non quotata

Il marchio Mediobanca non scomparirà. Le attività di corporate & investment banking e il private banking di fascia alta confluiranno in una società non quotata che manterrà la denominazione “Mediobanca S.p.A.”, interamente controllata da Mps.

All’interno della nuova entità verrà trasferita anche la partecipazione del 13,1% in Assicurazioni Generali, asset ritenuto strategico negli equilibri del Leone di Trieste.

In Mps confluiranno invece la rete di consulenti di Mediobanca Premier, destinata all’integrazione con Banca Widiba, e le attività di credito al consumo di Compass, rafforzando il profilo retail del gruppo senese.

Strategia industriale e governance

Secondo Mps, la nuova struttura è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali. L’operazione è coerente con l’ops lanciata a gennaio 2025 e con l’obiettivo di creare un campione nazionale del credito integrato.

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio punta a un gruppo con base di ricavi diversificata, mentre la mediazione del presidente Nicola Maione avrebbe contribuito a ricompattare il consiglio.

Il progetto di fusione dovrà essere approvato dai due cda e dalle assemblee degli azionisti. Mps controlla l’86% dei voti di Mediobanca, elemento che rafforza la fattibilità dell’operazione.

Prossime tappe

Ulteriori dettagli tecnici e tempistiche saranno illustrati il 27 febbraio con la presentazione del nuovo piano industriale. Parallelamente prosegue il lavoro sulla lista per il rinnovo del cda, con l’obiettivo di chiudere entro il 3 marzo.

L’operazione segna una svolta negli assetti della finanza italiana, ridefinendo il ruolo storico di Piazzetta Cuccia all’interno di un gruppo bancario integrato guidato da Siena.

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Economia

Bayer verso maxi accordo da 10,5 miliardi per chiudere le cause sul Roundup

Bayer pronta a un accordo transattivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legate al Roundup negli Usa. Il titolo sale a Francoforte.

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Bayer si prepara ad annunciare un accordo transattivo complessivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legali in corso e future legate al diserbante Roundup.

Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il gruppo tedesco starebbe lavorando a un accordo collettivo da 7,5 miliardi di dollari presso una corte statale del Missouri, con l’obiettivo di risolvere le azioni legali esistenti e quelle potenziali nei prossimi vent’anni.

A questo si aggiungerebbe un ulteriore accordo da 3 miliardi di dollari per chiudere le cause negli Stati Uniti in cui alcuni utilizzatori del Roundup attribuiscono al prodotto l’insorgenza di linfomi non-Hodgkin.

Un’eredità della Monsanto

Bayer ha ereditato il contenzioso sul Roundup con l’acquisizione della Monsanto nel 2018 per 66 miliardi di dollari.

Il contenzioso legale ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali nodi per il colosso chimico tedesco. Secondo i dati disponibili, Bayer avrebbe già versato oltre 10 miliardi di dollari tra condanne e accordi transattivi.

Restano ancora circa 67 azioni legali pendenti da parte di persone che sostengono che l’esposizione prolungata al glifosato, principio attivo del Roundup, abbia causato loro patologie tumorali.

Reazione positiva in Borsa

Le indiscrezioni sull’accordo hanno spinto il titolo Bayer alla Borsa di Francoforte, dove ha registrato un rialzo del 4,8% a 48,22 euro.

L’eventuale definizione del contenzioso rappresenterebbe un passaggio rilevante per il gruppo, chiamato a ridurre l’incertezza legale che da anni pesa sui conti e sulla percezione del mercato.

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Economia

Export Italia 2025 in crescita: +3,3%, surplus a 50,7 miliardi. Focus sugli Stati Uniti

Nel 2025 l’export italiano torna a crescere (+3,3%), aumenta il surplus commerciale e cala il deficit energetico. Stati Uniti secondo mercato, ma dicembre segna un lieve calo.

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Il 2025 si chiude con un ritorno alla crescita delle esportazioni italiane, pari a +3,3% in valore, dato che sale a +3,7% al netto dei prodotti energetici. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat.

La crescita è trainata principalmente dall’aumento dei valori medi unitari (+2,6%), mentre i volumi registrano un incremento più contenuto (+0,7%). Il confronto con il 2024, anno chiuso a -0,5%, segna un’inversione di tendenza.

Il saldo commerciale migliora ulteriormente: il 2025 si chiude con un avanzo di 50,746 miliardi di euro, oltre 2 miliardi in più rispetto ai 48,287 miliardi dell’anno precedente. L’Istat evidenzia che il miglioramento è interamente attribuibile agli scambi con i Paesi extra Ue.

Stati Uniti osservati speciali

Gli Stati Uniti restano il secondo mercato di destinazione dell’export italiano, con una quota del 10,4%, dietro alla Germania (11,3%). Nel 2025 le esportazioni verso gli Usa crescono del 7,2% rispetto al 2024.

Tuttavia, il dato di dicembre registra un calo dello 0,4% su base annua. Parallelamente, le importazioni italiane dagli Stati Uniti aumentano del 61,1% a dicembre e del 35,9% nella media annua.

Il surplus commerciale con gli Usa, pur rimanendo consistente a 34,191 miliardi di euro, risulta inferiore rispetto al 2024. Secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, l’incremento dell’export nel corso dell’anno sarebbe stato favorito anche da acquisti anticipati prima dell’entrata in vigore dei dazi annunciati dall’amministrazione Donald Trump.

Importazioni in ripresa e prezzi in calo

Le importazioni crescono del 3,1% in valore, con un aumento dei volumi del 2,0% e un incremento più contenuto dei prezzi medi (+1,1%).

Sul fronte energetico, il deficit si riduce sensibilmente, passando da 54,290 miliardi nel 2024 a 46,939 miliardi nel 2025. Prosegue inoltre il calo dei prezzi all’importazione, che scendono dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua; nella media 2025 la flessione è dell’1,7%.

Le reazioni del Governo e dell’Ice

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani attribuisce i risultati all’impegno delle imprese e al sostegno del “Sistema Italia”, indicando come priorità l’espansione verso mercati emergenti come Mercosur, America Latina, India e Oriente.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parla di export in crescita anche verso gli Stati Uniti, mentre il presidente dell’ICE – Agenzia Matteo Zoppas sottolinea la capacità del “bello e ben fatto” italiano di reggere anche in un contesto internazionale complesso.

Il quadro complessivo mostra dunque un sistema export in recupero, con segnali positivi sul saldo commerciale e sull’energia, ma con uno scenario internazionale ancora segnato dalle tensioni commerciali e dalle dinamiche dei dazi.

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