Collegati con noi

Economia

Pensioni, boom del riscatto della laurea: oltre 38mila domande all’Inps nel 2025

Con lo stop a Quota 103 e Opzione Donna cresce il ricorso al riscatto della laurea: oltre 38mila domande all’Inps nel 2025, +50% in un anno.

Pubblicato

del

Con la progressiva riduzione delle possibilità di pensionamento anticipato, gli italiani riscoprono il riscatto della laurea come strumento per avvicinare l’uscita dal lavoro. Nel 2025 le domande presentate all’INPS hanno superato quota 38mila, tra gestione pubblica e privata, con un aumento di circa il 50% rispetto al 2024.

Il riscatto resta uno dei pochi canali rimasti per evitare di arrivare ai 67 anni previsti dalla legge Fornero, soprattutto dopo il ridimensionamento di Quota 103 e Opzione Donna. L’obiettivo è avvicinarsi alla soglia dei circa 42 anni di contributi necessari per accedere prima all’assegno previdenziale.

Il nodo dei costi e l’intervento del governo

A fine dicembre il governo, su indicazione della Ragioneria dello Stato, aveva ipotizzato una riduzione progressiva del valore contributivo del riscatto sulla pensione futura a partire dal 2031, per compensare gli aggiustamenti dell’ultima legge di Bilancio. Il tentativo è stato però bloccato dalla Lega.

Nel frattempo, come evidenziato da un report della CNA, l’ingresso sempre più tardivo dei giovani nel mercato del lavoro colloca l’Italia al penultimo posto in Europa per durata attesa della vita lavorativa: 32,8 anni nel 2024, in calo rispetto ai 32,9 del 2023.

L’andamento delle domande

L’aumento del 2025 segna un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni. Dopo il picco di oltre 78mila richieste nel 2019, con l’introduzione del riscatto light a costo fisso, si era scesi alle poco più di 25mila domande del 2024. A pesare era stato soprattutto l’aumento dei costi legati all’inflazione.

In sei anni il rincaro ha superato il 17%: per una laurea triennale quasi 3mila euro in più, che diventano circa 4.500 euro considerando anche la magistrale. Con la circolare Inps attesa entro febbraio, il costo per ogni anno di laurea salirà a 6.208 euro, portando l’aumento complessivo dal periodo pre-Covid a quasi il 19%.

Poche alternative all’anticipo pensionistico

In un sistema in cui restano disponibili solo strumenti limitati – Ape sociale per lavori gravosi, Quota 41 per i lavoratori precoci e l’uscita contributiva con almeno 20 anni di versamenti e assegno pari ad almeno tre volte quello sociale – il riscatto della laurea diventa una scelta obbligata per chi può permetterselo. Anche a costo di investire decine di migliaia di euro.

La campagna informativa sui giovani

Il boom delle domande coincide con la campagna informativa avviata dall’Inps nel 2025, che ha riunito in un unico spazio digitale e sull’app dell’Istituto tutti i servizi dedicati agli under 35. L’obiettivo è avvicinare i giovani alle prestazioni pubbliche, a partire proprio dal riscatto della laurea.

Secondo le regole attuali, per chi oggi ha meno di 34 anni l’accesso alla pensione potrebbe slittare oltre i 70 anni. Anticipare i contributi diventa quindi una strategia quasi obbligata, anche in vista del lancio di AppLi, l’assistente virtuale del ministero del Lavoro per supportare l’occupazione giovanile.

Il divario di genere

Resta ampio il gap sulle lavoratrici. In Europa la durata media attesa della vita lavorativa per le donne è di 35 anni, mentre in Italia si ferma a 28,2. Incidono l’uscita dal lavoro per la cura familiare, i salari più bassi e la carenza di servizi. In Germania le ragazze hanno un’aspettativa lavorativa di quasi dieci anni superiore rispetto all’Italia, in Francia di oltre sette. Un dato che, se confrontato con le quarantenni di oggi, mostra comunque un miglioramento: per le quindicenni del 2000 l’attesa era di appena 21,9 anni.

Advertisement

Economia

Ferrari accelera sui conti: nel 2026 ricavi a 7,5 miliardi e margine Ebitda al 39%

Ferrari punta nel 2026 a ricavi per 7,5 miliardi e a un margine Ebitda del 39%. Superati con un anno di anticipo i target finanziari fissati al Capital Markets Day 2022.

Pubblicato

del

Ferrari punta a raggiungere nel 2026 ricavi pari a 7,50 miliardi di euro, con un margine Ebitda del 39%, sostenuta da un mix di prodotto definito robusto. Lo rende noto la casa di Maranello, delineando un quadro di crescita che conferma la solidità del modello industriale e commerciale del gruppo.

Ebitda, utile operativo e cassa

Per il 2026 Ferrari prevede un Ebitda adjusted superiore a 2,9 miliardi di euro, un utile operativo adjusted oltre i 2,2 miliardi e un free cash flow industriale maggiore di 1,5 miliardi. Indicatori che rafforzano la traiettoria di crescita del Cavallino Rampante e la capacità di generare valore anche in uno scenario complesso.

Target raggiunti in anticipo

La casa di Maranello sottolinea che gli obiettivi finanziari fissati per il 2025 sono stati non solo raggiunti, ma superati. Inoltre, i target finanziari per il 2026, delineati nel Capital Markets Day Ferrari 2022, sono stati conseguiti con un anno di anticipo, a testimonianza di una performance superiore alle attese.

Un contesto globale complesso

La performance viene definita straordinaria anche alla luce del contesto geopolitico e macroeconomico che ha caratterizzato il 2025. Ferrari ha dovuto gestire l’incertezza legata all’aumento dei dazi sulle auto dell’Unione europea importate negli Stati Uniti, oltre a significative oscillazioni valutarie sui mercati internazionali.

La resilienza del modello Ferrari

Secondo quanto evidenziato dall’azienda, i risultati confermano la resilienza del modello di business Ferrari, capace di mantenere redditività elevata e solidità finanziaria anche in una fase di forti tensioni economiche globali. Un modello che continua a puntare su esclusività, innovazione e valore del marchio come leve principali della crescita futura.

Continua a leggere

Economia

Ferrari e Cina, Vigna: “Mercato rilevante, puntiamo sull’Amalfi e sugli 8 cilindri”

Ferrari registra un calo delle consegne in Cina nel 2025. L’ad Benedetto Vigna spiega le ragioni fiscali e annuncia il rilancio con l’Amalfi e i motori 8 cilindri.

Pubblicato

del

«Il mercato cinese per Ferrari non è irrilevante, ci lavorano tanti colleghi». Lo ha dichiarato Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, nel corso di un incontro con la stampa dedicato ai conti 2025.

Il calo delle consegne nel 2025

Nel quarto trimestre del 2025 Ferrari ha registrato una flessione delle consegne in Cina, Hong Kong e Taiwan del 36%, con 182 unità consegnate. Su base annua, il calo è stato del 19%, a quota 941 vetture.

Differenze tra Cina e Taiwan

Vigna ha sottolineato la necessità di distinguere tra i diversi mercati dell’area. In Cina, ha spiegato, è in vigore un regime di tassazione particolarmente penalizzante per i modelli a 12 cilindri. «Il nostro portafoglio è impostato più per Taiwan e per il resto del mondo – ha aggiunto – e l’offerta 2024-25 non era in linea con la domanda dei clienti cinesi».

La strategia: Amalfi e motori 8 cilindri

L’obiettivo ora è rilanciare la presenza sul mercato cinese con modelli più adatti al contesto fiscale e alla domanda locale. «Puntiamo sull’Amalfi – ha spiegato l’ad – che ha un range di prezzo corretto, sull’8 cilindri che non è tassato come il 12, e sul tetto rigido». Una strategia mirata a intercettare una clientela più ampia, mantenendo il posizionamento del marchio.

L’espansione in Asia

Sempre in Asia, Ferrari ha aperto anche in Corea del Sud, dove, secondo Vigna, è stato raggiunto il numero critico di vendite. Un segnale di rafforzamento della presenza del Cavallino Rampante nell’area, nonostante le difficoltà registrate nel mercato cinese.

Continua a leggere

Economia

UniCredit, accordo sul premio di produttività 2025: il Vap più alto del settore bancario

UniCredit chiude l’accordo sul Premio di Produttività 2025 per l’Italia: Vap più alto del settore bancario e rafforzamento del welfare aziendale.

Pubblicato

del

UniCredit ha raggiunto l’accordo sul Premio di Produttività relativo all’esercizio 2025 per il perimetro italiano. Un’intesa che arriva a pochi giorni dalla positiva conclusione della precedente trattativa sindacale e che, secondo la banca, rafforza ulteriormente un sistema di welfare già tra i più avanzati nel panorama nazionale.

Le parole dell’amministratore delegato

«Il nostro successo è la conseguenza diretta dell’impegno delle nostre persone, che sono il motore delle nostre performance record», afferma Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit. «A loro va tutta la nostra gratitudine. Siamo orgogliosi di essere l’istituto bancario che eroga il più alto Vap in Italia», aggiunge Orcel, sottolineando il valore strategico del contributo dei dipendenti ai risultati del gruppo.

Il dialogo con i sindacati

La responsabile People & Culture Italia e Coo Italia di UniCredit, Italia Dalla Riva, evidenzia come l’intesa rappresenti una «dimostrazione concreta dell’impegno di UniCredit a supporto dei nostri dipendenti» e metta in luce l’importanza di un dialogo costante e costruttivo con le organizzazioni sindacali. Un confronto che viene indicato come elemento centrale del modello di relazioni industriali adottato dal gruppo.

Vap e welfare aziendale

Secondo quanto spiegato dalla banca, l’accordo consolida UniCredit al vertice del settore bancario italiano per valore del premio di produttività. Le misure previste confermano l’impegno continuo dell’azienda nel sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e nel migliorare le condizioni complessive del welfare aziendale, rafforzando un sistema che viene descritto come tra i più evoluti a livello nazionale.

Una strategia di lungo periodo

L’intesa sul premio di produttività 2025 si inserisce in un percorso più ampio di dialogo sociale e di attenzione alle persone, che UniCredit indica come leva fondamentale per la competitività e la sostenibilità del gruppo. Un modello che, nelle intenzioni dell’istituto, punta a coniugare risultati economici e valorizzazione del capitale umano.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto