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Patto M5S-Pd anche nei Comuni, ma c’è il nodo di Roma

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L’asse fra il Pd e il M5s tiene a Napoli, è in salute a Bologna e ha buone possibilita’ di concretizzarsi a Torino. Su Roma, invece, in pochi ci scommettono. Le amministrative di ottobre saranno il primo campo di prova di quell’alleanza di centrosinistra con i Cinque Stelle che il segretario Pd Enrico Letta sta cercando di tessere, trovando sponda nel capo in pectore del Movimento, Giuseppe Conte, e in Luigi Di Maio. Piu’ problematico il rapporto con Italia Viva. Matteo Renzi, che e’ fermo sul “mai con i 5 Stelle”, punta su Carlo Calenda nella Capitale e sulla “sua” Isabella Conti per Bologna. Due nomi che non sono proprio cuciti addosso ai programmi del Pd. “Chiunque e’ disposto ad allargare la coalizione e’ benvenuto – ha detto il deputato dem Francesco Boccia – Le regole del Pd sono sempre le stesse: le primarie”. Il nodo Roma resta il piu’ difficile da sciogliere. Il Pd non e’ intenzionato ad appoggiare la sindaca uscente Virginia Raggi, che invece si ripresentera’. In assenza di un cambio di strategia del M5s, che pero’ non sembra in vista, non c’e’ possibilita’ di accordo. Agli altri alleati di centrosinistra, i dem propongono di scegliere il candidato con le primarie. La consultazione potrebbe essere organizzata per giugno, on line. L’ex ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, ha dato la sua disponibilita’.

Potrebbe essere il nome sponsorizzato dal Pd. Anche se fra i dem si continua a coltivare la speranza che alla fine si possa giocare la carta Nicola Zingaretti. Il governatore del Lazio ha risposto piu’ volte “no grazie”: la priorita’ sono le vaccinazioni. Ma se cambiasse idea – e’ il ragionamento – magari anche Calenda sarebbe piu’ disponibile a fare un passo di lato, visto che non sembra intenzionato a sposare l’ipotesi primarie. A Bologna centrosinistra e M5s dovrebbero convergere sull’attuale assessore alla cultura Matteo Lepore (Pd), anche se in campo c’e’ pure un altro assessore dem, Alberto Aitini. Alleanza M5s e Pd probabile a Napoli. Per il candidato sindaco c’e’ un pressing sul presidente della Camera, Roberto Fico, che ancora non ha sciolto la riserva. Il suo nome sembra favorito rispetto a un altro che comunque non dispiace a dem e 5s, quello dell’ex ministro Gaetano Manfredi. In attesa di una scelta, si e’ candidato “autonomamente” anche l’ex sindaco Antonio Bassolino. Su Torino, invece, i giochi sono aperti. Pd e M5s si stanno studiando, ma non c’e’ accordo sul nome. I dem hanno proposto il capogruppo Stefano Lo Russo. Ma in questi anni ha fatto opposizione dura alla sindaca Chiara Appendino e il M5s non lo vuole. Mentre non appare fondata la possibilita’ che corra l’ex calciatore Claudio Marchisio. Per questo non e’ escluso che il nome venga scelto con le primarie.

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Clima: John Kerry in Italia, ridurre emissioni subito

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Sulla lotta alla crisi climatica, l’America e’ tornata. Dopo i quattro anni di Trump, che aveva portato fuori gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, Washington vuole riprendersi la leadership della battaglia contro il riscaldamento globale. Oggi l’inviato speciale di Joe Biden sul clima, l’ex segretario di stato di Obama, John Kerry, e’ arrivato a Roma per capire cosa stia facendo il nostro paese. Sullo sfondo, c’e’ una scadenza importante: la Cop26 di Glasgow, la conferenza annuale dell’Onu sul clima, dal primo al 12 novembre. Dopo 5 anni dall’Accordo di Parigi del 2015 (l’anno scorso la Cop e’ saltata per il Covid), e’ previsto che i paesi firmatari aggiornino i loro target, oramai insufficienti per conseguire gli obiettivi dell’Accordo (mantenere il riscaldamento entro 2 gradi dai livelli pre-industriali). Gli Stati Uniti hanno dato la linea il 22 aprile scorso, al summit virtuale dei leader mondiali convocato da Biden: taglieremo i gas serra del 50-52% entro il 2030, ha annunciato il presidente. Ora, il suo inviato speciale per il clima fa il giro del mondo per spingere gli altri paesi a fare altrettanto. A Roma, oggi Kerry ha incontrato per primo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Hanno parlato un’ora, soprattutto di G20 (quest’anno in Italia) e di Cop26. Il ministro ha spiegato anche gli investimenti del Recovery Plan per la decarbonizzazione. Kerry al termine ha fatto una breve dichiarazione. Prima ha attaccato Cina e Russia, che al summit di aprile non si sono impegnati gran che: “Ogni paese deve ridurre le emissioni in questo decennio. Non e’ abbastanza dire ‘emissioni zero nel 2050′”. Poi ha parlato ai cittadini del mondo preoccupati per i costi della decarbonizzazione: “Non e’ una scelta fra la prosperita’ e un’economia che funziona meno, ma e’ una opportunita’, una enorme opportunita’”. Infine, ha chiarito che “non c’e’ una cosa sola che possa risolvere la crisi climatica. Serve un approccio multiplo”. Dopo Cingolani, Kerry e’ andato a pranzo a Villa Pinciana (residenza dell’Ambasciata Usa) con il Gotha dell’imprenditoria energetica nazionale: Claudio Descalzi di Eni, Francesco Starace di Enel, Marco Alvera’ di Snam, Nicola Monti di Edison ed Emma Marcegaglia, presidente per l’Italia del B20, il gruppo di lavoro degli imprenditori per il G20. Kerry ha spiegato loro gli obiettivi da raggiungere alla Cop26, i manager hanno raccontato i loro impegni per decarbonizzare. L’inviato di Biden ha poi visto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e quello dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. “Italia e Usa – ha commentato il titolare della Farnesina – sono chiamati ad esercitare un ruolo di leadership per convincere i nostri partner che la transizione energetica e la lotta per la salvaguardia del pianeta sono un vantaggio e una grande opportunita’ per tutta la Comunita’ internazionale”. Domani, Kerry incontrera’ il premier Mario Draghi.

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Le verità di Di Battista: sapevo di Draghi premier, me l’aveva detto Di Maio

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“Fu Luigi Di Maio a dirmi, a fine novembre 2020, che la crisi del governo Conte ci sarebbe stata; mi disse che Matteo Renzi non si sarebbe fermato” e di Mario Draghi premier mi parlarono “fonti istituzionali, non del Movimento, per la prima volta già a metà agosto. Erano però i giorni in cui Di Maio si incontrò con Mario Draghi, Repubblica lo rivelò e il ministro degli Esteri del Governo Conte spiegò che era normale incontrare protagonisti delle istituzioni italiane. All’epoca si parlava di un ipotetico futuro Governo Draghi. Governo che poi è nato. Governo di cui Di Maio fa parte e di cui Di Battista dice peste e corna. Anzi, Di Battista ha lasciato il M5S per questa scelta. Pochi giorni dopo, l’attuale presidente del Consiglio parlo’ al meeting di Comunione e Liberazione. Tenne un discorso ordinario, ma che venne commentato con toni di adorazione, neanche fosse Martin Luther King. Per questo scrissi un articolo definendolo ‘apostolo delle e’lite'”. Cosi’ Alessandro Di Battista sul Fatto quotidiano dove fa presente di essere “assolutamente convinto” nell’aver detto no a questo governo, che “ha accumulato un ritardo colossale sui ristori e soprattutto non si parla piu’ di politica. La pax draghiana l’ha distrutta”. “Il M5s non deve avere paura di me, io sono fuori”, osserva facendo presente che il Movimento “di prima, quello di cui facevo parte, ormai non c’e’ piu’. Si sta trasformando, legittimamente, in qualcosa d’altro. E saranno gli elettori a valutarlo. Ma e’ chiaro che potrei riavvicinarmi al Movimento solo se uscisse dal governo Draghi”. Sulla corsa a sindaco di Roma: “Se Virginia” Raggi “vorrà io la sosterro'”. “C’e’ un livello di conformismo nel Paese che non c’era neanche con Berlusconi. Dappertutto si adora Draghi. E poi le banche hanno occupato la politica, ormai – osserva – ero molto dubbioso anche quando dicemmo si’ al governo con il Pd. Ma in quel caso, come era avvenuto nell’esecutivo con la Lega, avevamo ancora la maggioranza relativa in Consiglio dei ministri, ovvero il M5s poteva porre il veto a cio’ che non voleva. Ora invece nel governo di tutti e’ minoranza. E questo e’ un nodo politico”. Sul ponte sullo Stretto di Messina, dice di non avere “una posizione laica” come Giuseppe Conte: “Ogni volta che leggo qualche 5 stelle parlarne mi sento piu’ lontano dal M5s. Mi indigna che si discuta di piu’ del Ponte sullo Stretto che della strage del Ponte Morandi. Ma per fortuna e’ contraria anche una buona parte del M5s”.

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Belloni nuovo capo dei Servizi segreti, il sardo Sequi segretario generale della Farnesina

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Elisabetta Belloni capo dei Servizi segreti. Al suo posto Ettore Sequi, originario di Ghilarza, come segretario generale del ministero degli Affari esteri. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha scelto Belloni, ambasciatore, come Direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, in sostituzione dell’attuale Direttore generale, prefetto Gennaro Vecchione. Draghi, fa sapere Palazzo Chigi, ha preventivamente informato della propria intenzione il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, e ha ringraziato il prefetto Vecchione per il lavoro svolto a garanzia della sicurezza dello Stato e delle istituzioni. La nomina è disposta sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica.  Il nuovo segretario generale della Farnesina diventa così l’ambasciatore Ettore Sequi, originario di Ghilarza e attualmente capo di gabinetto del ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

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