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Patti Smith vulcanica al Teatro Grande di Pompei

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Patti Smith in scena a Pompei, con tutta la sua potenza iconica. “Sono grata di essere qui con voi”: e’ con queste parole che la cantautrice, poetessa, fotografa e artista originaria di Chicago ha salutato gli oltre duemila spettatori accorsi nella storica scenografia romana, gia’ cornice di leggendari spettacoli come quello dei Pink Floyd del 1972, prima di attaccare “Grateful” seguita, senza soluzione di continuita’, da “Redondo Beach”. Dopo due giorni trascorsi tra le strade di Napoli, dove Patti Smith ha approfittato per visitare il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino alla Cappella Sansevero e “Le opere della Misericordia” di Caravaggio alla Cappella del Pio Monte della Misericordia, il teatro (sold out) di Pompei viene cosi’ illuminato dalla grazia e dall’energia della sacerdotessa del rock che, accompagnata dal figlio Jackson Smith alla chitarra, Tony Shanahan al basso e Sed Rochford alla batteria, regala alla platea una scaletta vulcanica. Storici brani come “Dancing Barefoot”, “My Bleaken Year” e “Nine” si sono, infatti, alternati a composizioni come “Beneath the Southern Cross” (una versione messianica che regala un virtuoso scambio di assoli con citazione-omaggio finale di “Money” dei Pink Floyd) o “Boy Cried Wolf” (con una speciale dedica di Smith per tutte le “insensate” vittime americane morte per armi da fuoco).

Toccante la dedica all’amico di una vita Allen Ginsberg, con la performance del brano del poeta simbolo della Beat Generation “Footnote to Howl”, come emozionante l’inedita versione acustica del classico dylaniano “One Too Many Mornings”. Ma non mancano interpretazioni di cover illustri con la forza impetuosa della dylaniana “Wicked Messenger” o con la divertita versione di “Walk on the Wild Side” di Lou Reed (cantata da Tony Shanahan) o, ancora, con “After the Gold Rush” di Neil Young. Il trittico di pietre miliari composto da “Gloria”, “Pissing in a river” e la springsteeniana “Because the night”, anticipato dalla lettura inglese de “L’infinito” di Giacomo Leopardi, hanno aperto la strada per il travolgente bis di “People have the power”, che sugella il finale di uno show in bilico tra spiritualita’ e rock che ha gia’ il sapore di storia. Dopo lo show napoletano, il minitour italiano proseguira’ a Roma (27 luglio), Stresa (29 luglio) e Cervia (31 luglio), con quelle che saranno probabilmente, come confessato dalla stessa Smith in questi giorni, le ultime date dal vivo della cantautrice, prima di un lungo silenzio creativo che la terra’ lontano dai palcoscenico.

 

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Elezioni, Luigi Di Maio non rieletto a Napoli

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Il ministro degli Esteri e leader di Impegno Civico, Luigi Di Maio, non è stato rieletto. Quando mancano ormai poche sezioni al risultato definitivo (403 le sezioni scrutinate su 440) nel collegio di Napoli Fuorigrotta 2 per la Camera, ha ottenuto il 24,3% dei voti. Nettamente primo l’ex ministro dell’Ambiente, in lizza per il Movimento 5 Stelle, Sergio Costa, al 40,5%. Terza Maria Rosaria Rossi, in lizza per il centro destra, col 22,2%. Solo quarta la ministra Mara Carfagna, di Azione, al 6,7. Per Di Maio è uno stop clamoroso.

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Cala l’affluenza alle urne, è un crollo al Sud: Lazio tiene, Campania ultima

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Meno italiani alle urne rispetto a quattro anni fa, almeno secondo le percentuali. Continua a scendere l’affluenza di elettori e crolla al Sud rispetto al 2018. Cambia ancora la geografia della partecipazione al voto, nel Mezzogiorno sale l’astensionismo e in nessuna regione il dato supera o eguaglia quello delle precedenti elezioni politiche: a livello nazionale il gap e’ di oltre 7 punti percentuali, ma in alcuni casi, come in Campania, raggiunge il -15 punti. A quattro ore dalla chiusura dei urne, alle ore 19, l’affluenza era del 51,14%. Rispetto al 2018 le regioni che registrano il minor calo dell’affluenza sono Lazio (-2,3), Lombardia (-4,2), Sicilia (-5,2, considerando che qui si svolgono anche le elezioni regionali), Toscana (-5,8) e Friuli-Venezia Giulia (-6,2). L’Emilia Romagna e’ invece la regione dove in percentuale si e’ votato di piu’, al 59,76 (ore 19). I cali piu’ importanti dell’affluenza rispetto a quattro anni fa si registrano invece in Campania (-13,9), Calabria (-12,7), Molise (-12,4), Basilicata (-11,9) e Sardegna (-11,5). Alle precedenti politiche invece era stato proprio il Sud a trainare i dati di affluenza rispetto al passato, un elemento che – visti poi i risultati elettorali – aveva portato alte percentuali di voto per il Movimento 5 stelle, primo partito alle elezioni 2018. Quest’anno i numeri sono in minor calo – secondo le rilevazioni di YouTrend – nei Comuni dove ci sono piu’ laureati, occupati e con maggiore presenza di stranieri mentre diminuiscono ulteriormente dove c’e’ maggiore presenza di disoccupati e dove c’e’ una minor presenza di stranieri. Ancora, analizzando i dati pervenuti alle 19, in base alle caratteristiche dei Comuni, l’affluenza cala maggiormente in quelli meno popolosi e con il reddito inferiore rispetto a quelli piu’ popolosi e con il reddito medio piu’ alto. A Roma ha votato il 54,15% (rispetto al 56,24% delle precedenti politiche) e a Rieti, in controtendenza, l’affluenza aumenta: 54,29% rispetto al 53,71%. Inoltre, puntando la lente di ingrandimento su grandi citta’ come la capitale, i municipi periferici della capitale, sia nelle aree popolari sia in quelle benestanti conservatrici, sono quelli dove l’affluenza per il voto e’ minore. In quelli storicamente progressisti l’affluenza cresce piu’ della media – e molti ricadono nel collegio dove sono candidati Calenda e Bonino. Durante l’unica giornata di voto in tutta Italia, non sono mancati gli errori, i disguidi, le contestazioni e persino le querele. Alcune code si sono registrate in diversi seggi della Capitale e a Bari con elettori che, in diversi casi, hanno atteso oltre mezz’ora per votare e in alcuni episodi anche a causa di lentezze nelle procedure di voto dovute al tagliando antifrode, quello attaccato a un lembo della scheda e che va staccato prima di essere inserito nell’urna. Sempre a Roma in una scuola gli elettori con disabilita’ non hanno potuto votare se non dopo aver aspettato per ora la riparazione di un ascensore guasto. Disagi sono stati segnalati anche da alcuni cittadini malati di Covid che, nonostante una pec inviata agli uffici del Comune per la richiesta di voto a domicilio, non avrebbero ricevuto risposte. Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista, ha segnalato situazioni di ‘caos’ nella capitale, con seggi in cui si sarebbero fatti votare elettori che portano nella cabina i telefonini e che poi postano le foto sui social e il caso di una cabina elettorale collocata fuori dal seggio, nell’androne della scuola, con schede elettorali portate fuori dal seggio, che avrebbero viaggiano tra un piano all’altro, passando tra le persone in coda per votare. A Torre del Greco, nel Napoletano, un guasto ai server del Comune, ha rallentato le duplicazioni dei certificati elettorali, tanto che e’ stato consentito di votare con quelli esauriti o non aggiornati. A Genova un errore di stampa o di assemblaggio di alcuni manifesti affissi in un seggio del centro ha fatto scomparire i nomi di alcuni candidati e ha inserito al loro posto quelli di un altro collegio. Nell’Imperiese invece, a Santo Stefano mare, alcuni elettori si sono ritrovati a votare gia’ per le elezioni del 2025, per un errore sul timbro della scheda elettorale. A Cagliari la candidata della Lega, Roberta Loi, ha segnalato che nel plurinominale per il Senato, al posto di ‘Roberta’ e’ stato stampato il nome di ‘Roberto’. A Bologna Cathy La Torre, avvocata e attivista per i diritti della comunita’ Lgbt, ha invece detto di essere stata insultata da uno scrutatore, per il quale ha ora preannunciato una querela.

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Esteri

Inglese catturato dai russi racconta il suo calvario al Sun

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 Uno dei cinque britannici catturati in Ucraina e tornato nel Regno Unito dopo uno scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev ha raccontato al tabloid britannico The Sun di essere stato picchiato e costretto a cantare l’inno russo mentre era detenuto. Aiden Aslin, 28 anni, era stato fatto prigioniero in Ucraina, dove stava combattendo per Kiev, ed era stato condannato a morte con l’accusa di essere un mercenario. Dopo la sua resa durante l’assedio di Mariupol a aprile, “il soldato ha chiesto in russo ‘da dove vieni?’ Gli ho detto che venivo dalla Gran Bretagna e mi ha preso a pugni in faccia”, ha detto al Sun. Secondo il suo racconto, è stato poi separato dagli altri prigionieri e interrogato sul retro di un veicolo blindato. “L’ufficiale stava fumando una sigaretta e si è inginocchiato davanti a me per chiedermi ‘sai chi sono? Ho detto di no e lui ha risposto in russo “Io sono la tua morte”. “Ha detto ‘vedi cosa ti ho fatto? Mi ha mostrato le spalle. Mi ha mostrato il suo coltello e ho capito che mi aveva colpito con quello”.

L’ufficiale gli ha poi chiesto se voleva “una morte rapida o una bella morte”, ha continuato il britannico, la cui partner è ucraina, e ha risposto che voleva una morte rapida. “Ha sorriso e ha detto ‘No, avrai una morte bella’”, ha proseguito Aiden Aslin. L’ex prigioniero ha raccontato di aver trascorso i successivi cinque mesi in una cella di 1,20 x 1,80 metri infestata da scarafaggi e pidocchi, privata della luce del giorno tranne quando veniva portato fuori per girare video di propaganda o per poter comunicare con il ministero degli Esteri britannico. Sempre secondo il suo racconto al Sun, al britannico è stato ripetutamente ordinato di alzarsi in piedi e cantare l’inno russo o essere picchiato, e anche di gridare “gloria alla Russia”.

Aiden Aslin ha inoltre ringraziato “dal profondo del suo cuore” l’oligarca russo Roman Abramovich – sotto sanzioni britanniche e europee – per il suo ruolo nella sua liberazione e degli altri quattro britannici, che hanno potuto tornare nel loro Paese dopo uno scambio di prigionieri favorito dalla mediazione saudita.

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