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Parnasi puntava anche a basket, Roma capitale sport e della musica

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“L’affare piu’ grande” era lo spostamento della sede dell’Acea nel business park che sorgera’ accanto al nuovo Stadio di Tor di Valle. Ma il sogno che Parnasi aveva condiviso con Marcello De Vito e che voleva realizzare con la “copertura politica della citta’” era un altro: far diventare “Roma capitale dello sport”. Utilizzando l’area dell’ex Fiera di Roma per creare un grande polo di intrattenimento, con uffici e un grande impianto sportivo, il “palazzo del basket”, dove portare la grande pallacanestro grazie all’aiuto di uno sponsor e ospitare i concerti di grandi artisti. Perche’ “il Parco della Musica e’ un posto molto fico, ma per uno come me che e’ un rocker e vuole portare gli Imagine Dragons a Roma” c’e’ bisogno di molto di piu’ dell’Auditorium di Renzo Piano. Le carte dell’inchiesta che ha portato in carcere il presidente del consiglio comunale rivelano quanto fossero stretti i rapporti tra l’esponente dell’ala piu’ ortodossa dei grillini e l’imprenditore al centro dell’inchiesta sullo stadio della Roma. Tanto che ai pm che gli chiedono degli “incarichi” all’avvocato Mezzacapo, Parnasi ammette senza problemi che fu una sollecitazione arrivata da De Vito: “Me lo ha indicato…e io avevo tutto l’interesse a soddisfare la richiesta”. Del legale Parnasi non aveva mai sentito parlare e lo vede la prima volta a marzo del 2017 da Vanni, storico bar di Prati a due passi dalla Rai. Gia’ al primo incontro tutto e’ chiaro. “Ho percepito immediatamente – dice ai pm – che De Vito gradisse l’avvio di un rapporto professionale con lo studio Mezzacapo…non c’e’ stata alcuna imposizione” ma e’ chiaro che “non era occasionale la presenza del Mezzacapo…e che De Vito, pur non avendomi detto nulla, ha sponsorizzato si da quel primo incontro la nascita del nostro rapporto professionale”. Gli “incarichi” arrivano e De Vito non dimentica. Anche perche’ al sogno di Parnasi sembra credere, promettendo di parlare direttamente con l’assessore allo Sport Daniele Frongia e con il capogruppo 5S in Campidoglio Paolo Ferrara. C’e’ infatti un problema da risolvere, la delibera di Giunta voluta dell’ex assessore Berdini che ha ridotto la cubatura dagli iniziali 67.500 mq ai 44.360 mq. Per aggirare l’ostacolo Parnasi ha una soluzione: la legge sugli stadi. “Allora dove sta la scusa urbanistica per fare questa operazione – dice in una riunione il 4 maggio del 2018 – si applica per il secondo campo a Roma la legge sugli stadi, una cosa positiva, per fare un grande polo…la legge sugli stadi e’ un’operazione che bypassa qualunque strumento urbanistico in base alla legge…e’ oggetto di una potenziale…diciamo variante di governo”. Il 31 dello stesso mese ne parlano invece Parnasi e De Vito, assieme all’immancabile avvocato Mezzacapo. E i carabinieri registrano. “Ne parliamo sabato anche con Paolo (Ferrara, ndr), cosi’ lavoriamo anche un po’ sulla maggioranza” dice De Vito che poi aggiunge: “mo tu parlane con Daniele (Frongia, ndr). E Parnasi: “Parlo con Daniele…glielo sfumo…siccome Daniele e’ uno che ha una velocita’ in testa che…Io con Daniele ho un buon rapporto, lui onestamente e’ un po’, e’ un po’, come si dice a Roma ‘rintorcinato'”. De Vito traduce il senso dal romanesco: “ha la modalita’ del giocatore di scacchi russo”. E piu’ avanti riprende, “Quando ho visto Daniele, lui mi aveva posto un’idea…ci potremmo mettere dentro anche il Flaminio, non perche’…io ho parlato l’altro giorno con Malago’, secondo me loro un accordo il Coni e il Comune lo trovano eh”. Parnasi capisce che si puo’ fare. “Prendetevi un po’ di tempo per fare una riflessione anche piu’ ampia…politica – dice a De Vito e Mezzacapo – perche’ la cosa va gestita molto bene…puo’ essere una cosa per Roma”.

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Figlio di Salvini sulla moto acqua della polizia, i pm chiedono l’archiviazione per agenti che impedirono di filmare

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Il fatto è di tenue entità. E allora la Procura della Repubblica di Ravenna non vuole procede contro i tre agenti della scorta di Matteo Salvini che il 30 luglio tentarono di impedire a un giornalista di Repubblica di riprendere la scena del figlio dell’allora ministro dell’Interno che dalla spiaggia di Milano Marittima, dove era in vacanza col padre, partì per un giro su una moto d’acqua della polizia guidata da un agente. La Procura , infatti, ha chiesto al gip di archiviare l’inchiesta per “tenuità del fatto”. Anche perchè il reato, ammesso sia stato commesso, non è perseguibile. Che cosa era accaduto? Che il giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio filmò il figlio di Salvini mentre saliva su una moto d’acqua della polizia di Stato per fare un giro nel mare di Milano Marittima. Tre agenti cercarono di impedire al giornalista di documentare quel giro in moto del figlio dell’allora ministro Salvini. La procura aveva poi chiesto al Viminale di identificare i cinque agenti coinvolti nella vicenda: i due addetti alla moto d’acqua e i tre che avevano invece cercato di impedire a Lo Muzio di riprendere la scena. Per i primi due la vicenda era parsa sin da subito risolversi con un procedimento disciplinare interno alla Polizia. Non dovevano far salire il ragazzo sulla moto d’acqua. Gli altri tre agenti, sono stati indagati dalla procura di Ravenna e sono stati sentiti nelle settimane scorse. Insieme ai rispettivi legali hanno spiegato al pm la loro ricostruzione della vicenda. Al termine di questo ciclo di indagini, gli inquirenti hanno chiesto al gip di archiviare il fascicolo per la “tenuità del fatto”. Ora tocca capire che cosa vuole fuori il giornalista, Valerio Lo Muzio. Possono opporsi  alla richiesta della procura.

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Ancora un sequestro di marijuana: più di 100 chili nascosti sotto il fieno. Arrestati due incensurati

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Avevano nascosto 112 chili di marijuana sigillati in buste di cellophane all’interno di fusti di plastica interrati e poi coperti da balle di fieno: i carabinieri hanno trovato la droga ed arrestato due persone incensurate un 46enne di Mugnano Napoli ed un 18enne albanese. Il terreno agricolo, a Marano di Napoli, era riconducibile ai due arrestati. Sequestrati anche quasi 50 mila euro in contanti e materiale per il confezionamento della droga oltre a un panetto di hashish da 50 grammi.

 

 

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Docente universitaria arrestata per stalking ai danni di due colleghi

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Una docente universitaria dell’Ateneo Vanvitelli,  Facoltà di  Giurisprudenza di Santa Maria Capua Vetere, è finita agli arresti domiciliari per stalking.  Si tratta di C.C. 30enne di Grazzanise (Caserta). La donna non riusciva a rassegnarsi alla decisione del capo dipartimento della Facoltà che l’aveva sostituita con un’altra docente di Pignataro Maggiore (Caserta). Sono stati i carabinieri di Capua diretti dal tenente Franco Ciardiello  ad eseguire il provvedimento restrittivo emesso dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere dopo la denuncia presentata dalle due vittime.

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