Cronache
Papa Leone XIV ad Acerra, il giorno della speranza nella Terra dei Fuochi: “Non vogliamo più essere la terra dei veleni”
Storica visita di Papa Leone XIV ad Acerra, nel cuore della Terra dei Fuochi. Migliaia di fedeli attendono il Pontefice tra preghiere, testimonianze e richieste di bonifiche e giustizia ambientale. Attesa per l’omelia del Papa e per il suo messaggio di speranza ai territori feriti dall’inquinamento.
Settanta bambini e ragazzi del centro diurno della Caritas di Acerra saranno i primi ad accogliere Papa Leone XIV al suo arrivo in città. Con bandierine vaticane e il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, i giovani attenderanno la discesa del Papa dall’elicottero al centro sportivo Arcoleo, dando il via a una giornata destinata a entrare nella storia della Chiesa campana.
A rendere ancora più simbolico il momento sarà la presenza di bambini immigrati e musulmani che canteranno insieme il celebre inno alla vita e al creato, in un messaggio di fraternità e dialogo che supera culture e religioni.
Una visita storica nel cuore della Terra dei Fuochi
È la prima visita di un pontefice ad Acerra. Una permanenza breve, circa quattro ore, ma dal valore enorme per un territorio che da oltre trent’anni convive con l’incubo dell’inquinamento ambientale, delle discariche abusive e dei roghi tossici.
La città e l’intera Terra dei Fuochi attendono soprattutto le parole del Papa.
L’omelia di Leone XIV viene vissuta come un momento di verità, memoria e speranza per una terra segnata da migliaia di morti e malati di cancro, conseguenza dei veleni industriali sepolti illegalmente tra Napoli e Caserta.
La preghiera per il creato scritta dal Papa
Per l’occasione il Pontefice ha composto una speciale “Preghiera per la cura del creato”, stampata in oltre 10mila copie da distribuire ai fedeli presenti in piazza Calipari.
“Il mondo è infinitamente più di un problema da risolvere. È un mistero da contemplare con gratitudine e speranza”, si legge nel testo preparato per Acerra.
Una preghiera che richiama direttamente il tema della custodia della casa comune, undici anni dopo la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’.
Il vescovo Di Donna: “Qui per tutti i territori feriti”
Antonio Di Donna ha definito la visita del Papa un momento storico per tutti i territori italiani feriti dall’inquinamento.
“Leone XIV riannoda quel filo interrotto”, ha spiegato il vescovo, ricordando come la visita riguardi simbolicamente tutti i 51 siti italiani contaminati.
Tra Acerra, Napoli e Caserta il numero di vittime legate a tumori e malattie respiratorie viene considerato enorme, in un territorio trasformato per anni in terminale illegale di rifiuti industriali e tossici.
La richiesta degli attivisti: “Servono interventi concreti”
Al Pontefice sarà consegnata anche una lettera degli attivisti del Comitato Unitario No 4 Linea e per la Tutela Ambientale.
“Santo Padre, dica di agire presto e in maniera concreta. Questa terra non può più aspettare”, scrivono gli ambientalisti.
Il messaggio che sale dalla Terra dei Fuochi è chiaro: non bastano più parole o commemorazioni, servono bonifiche, controlli e interventi strutturali immediati.
L’incontro con i familiari delle vittime
Ad accogliere il Papa ci saranno anche i familiari delle vittime della Terra dei Fuochi, che incontrerà in cattedrale insieme ai sacerdoti e ai vescovi della diocesi.
Successivamente Leone XIV raggiungerà piazza Calipari, dove lo attendono oltre 50mila fedeli e circa 90 sindaci dei territori colpiti dall’emergenza ambientale.
Tra i doni previsti per il Pontefice una statuina di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori realizzata dall’artista Marco Ferrigno e una lettera autografa del santo custodita nel museo diocesano di Arienzo.
La Campania vive un mese storico per la Chiesa
Dopo la visita dell’8 maggio a Napoli e Santuario di Pompei, l’arrivo del Papa ad Acerra segna un altro momento destinato a lasciare un segno profondo nella memoria della Chiesa campana.
Per molti fedeli e cittadini della Terra dei Fuochi questa visita rappresenta soprattutto un riconoscimento morale del dolore vissuto per decenni, ma anche l’inizio di una nuova richiesta collettiva di giustizia ambientale e dignità.
Cronache
Poggioreale, abbattuto un drone con hashish e un iPhone diretto nel carcere
Un drone carico di hashish e con un telefono di ultima generazione è stato abbattuto prima di raggiungere il carcere di Poggioreale. L’Uspp chiede più agenti e sistemi tecnologici contro le consegne illegali.
Cronache
Ranucci-Lavitola, incontri, cene e affari mancati: sotto esame un rapporto iniziato nel 2019
Gli investigatori ricostruiscono il rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, iniziato nel 2019 e diventato progressivamente personale. Al centro delle verifiche ci sono le cene al Cefalù Bistrò, i crediti di carbonio e alcune mediazioni imprenditoriali. Ranucci resta vittima e parte lesa.
«Valter mi portava ovunque, neanche fossi la Madonna di Pompei. Come testimonial, però, sono stato un fallimento». Con questa battuta Sigfrido Ranucci ha descritto il rapporto complesso costruito negli anni con Valter Lavitola, tra incontri, cene e presentazioni organizzate al Cefalù Bistrò di Roma.
È proprio la natura di quella frequentazione a occupare uno spazio rilevante nell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025. Lavitola è indicato come il presunto mandante dell’esplosione, mentre Ranucci resta vittima e parte lesa. Le responsabilità dell’ex editore dovranno essere accertate definitivamente nel processo.
I primi incontri risalgono al 2019
Il rapporto sarebbe cominciato almeno nel 2019, quando Lavitola entrò nella sede della Rai per incontrare Ranucci. Un secondo accesso risulta nel 2021.
Durante la pandemia, Lavitola avrebbe inoltre ospitato gratuitamente nel bed and breakfast vicino al proprio ristorante un inviato di Report rientrato dal Brasile e sottoposto a quarantena.
Ranucci avrebbe inizialmente considerato Lavitola una fonte utile per arrivare a un’intervista con Marcello Dell’Utri. Con il passare del tempo, tuttavia, il legame sarebbe diventato più personale, alimentato anche dalle frequenti cene nel locale romano.
Lavitola parla di «amicizia interessata»
Davanti al Tribunale del Riesame, Lavitola ha definito il rapporto con Ranucci un’«amicizia interessata». Il giornalista, secondo la sua ricostruzione, avrebbe potuto aiutarlo a riconquistare una reputazione dopo le precedenti vicende giudiziarie.
L’ipotesi accusatoria è che l’attentato fosse stato organizzato anche per favorire un aumento della protezione assegnata a Ranucci e spingerlo verso una futura candidatura politica. Lavitola avrebbe immaginato per sé il ruolo di consigliere e mediatore.
La Procura ritiene che il giornalista sia stato progressivamente manipolato. Ranucci, invece, ha spiegato di aver fornito soltanto consigli personali e disinteressati.
Le cene al Cefalù Bistrò
Il ristorante di via dei Quattro Venti sarebbe stato il punto d’incontro tra giornalisti, imprenditori e persone vicine a Lavitola.
Tra le cene finite sotto osservazione c’è quella alla quale parteciparono Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni di Urban Vision, società della quale Report si era occupato in passato per l’ingresso di Marco Dell’Utri, figlio di Marcello.
Gli inviti sarebbero stati organizzati da Giuseppe Lavitola, figlio ventiduenne di Valter e consigliere di Urban Venture, società partecipata dal gruppo. Urban Vision non avrebbe poi investito nel progetto africano sui crediti di carbonio al quale lavorava Lavitola.
Il progetto dei crediti di carbonio
Un altro passaggio riguarda l’intervista concessa da Ranucci il 5 luglio a un giornale dello Zimbabwe. L’iniziativa sarebbe stata sollecitata da Lavitola, impegnato in un’attività imprenditoriale nel settore dei crediti di carbonio.
Durante il colloquio, il giornalista accennò a un possibile interesse di Report per la corruzione nel Paese africano. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se quell’intervento avesse una finalità esclusivamente giornalistica o potesse essere utile agli interessi di Lavitola.
Ranucci ha sempre respinto l’ipotesi di condizionamenti sulle scelte editoriali della trasmissione. Ha inoltre negato l’esistenza di un’inchiesta sull’eolico influenzata dall’ex editore, dopo l’annuncio di un esposto da parte di Fratelli d’Italia.
La mediazione per acquistare il ristorante
Lavitola avrebbe chiesto a Ranucci anche un intervento per tentare di acquistare le mura del Cefalù Bistrò dalla famiglia Pulcini. Il giornalista ha spiegato che i proprietari erano estimatori di Report e che il suo ruolo si sarebbe limitato a una mediazione personale.
L’operazione non si concluse. Le conversazioni successive, però, mostrerebbero una notevole confidenza tra i due. Lavitola ringraziò il giornalista con parole molto calorose e Ranucci gli rispose confermando il proprio affetto.
Messaggi che non dimostrano il coinvolgimento di Ranucci negli affari dell’ex editore, ma documentano un rapporto personale più stretto di una semplice relazione tra giornalista e fonte. È su questa zona di confine che si concentrano ora gli accertamenti.
Cronache
Ranucci ironizza sul sondaggio: “Io al 7% senza neppure fare campagna elettorale”
Sigfrido Ranucci ironizza sul sondaggio Swg che gli attribuisce il 7% in un’ipotesi politica. Il giornalista rivendica inoltre una credibilità personale e di Report superiore al 60%, dato da lui riferito ma non ancora pubblicato.
«Il sondaggio è stato una sorpresa: non ho annunciato di volermi candidare e non ho neppure fatto campagna elettorale». Sigfrido Ranucci commenta con ironia la rilevazione realizzata da Swg e diffusa da La7, che gli attribuisce il 7% nell’ipotesi di una sua discesa in campo.
Il giornalista è intervenuto a margine della presentazione del libro “Il ritorno della casta”, a Roma.
“Più interessanti gli elettori ancora incerti”
Ranucci invita a leggere anche gli altri risultati della rilevazione. «Più interessante è il 23% che, alla domanda se mi voterebbe, risponde “può darsi”, oppure il 30% che dice “non saprei”», osserva.
Le percentuali, secondo il conduttore, mostrerebbero l’esistenza di un’area ancora molto ampia di persone che non esclude di sostenerlo. Ranucci non ha però annunciato alcuna candidatura né indicato un eventuale progetto politico.
La rivendicazione sulla credibilità di Report
Il giornalista richiama poi una parte della rilevazione che, a suo dire, non sarebbe stata resa pubblica e riguarderebbe la sua credibilità personale e quella delle inchieste di Report.
«È sopra il 60%, dopo tre mesi di campagne vergognose», afferma Ranucci, parlando della «più grande character assassination della storia».
Il dato sulla credibilità superiore al 60% viene riferito dal diretto interessato e non è contenuto nei risultati del sondaggio finora diffusi pubblicamente.
L’attacco agli autori degli articoli
Ranucci sostiene di essere stato oggetto di una campagna finalizzata a danneggiarne la reputazione e attacca quanti hanno pubblicato articoli critici nei suoi confronti.
«Qualcuno dovrà dire a quelli che hanno scritto tutti questi articoli che hanno sbagliato», conclude il giornalista.
Le sue parole alimentano il dibattito su un possibile futuro politico, ma al momento restano dichiarazioni pronunciate in risposta a uno scenario ipotetico formulato attraverso un sondaggio.


