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Papa Francesco denuncia il cimitero di migranti nel Mediterraneo, i fischi della piazza della Lega

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Il Mediterraneo “si sta convertendo in un cimitero”, denuncia Papa Francesco. Non è vero, lo contraddice Matteo Salvini: “I morti nel Mediterraneo li stiamo azzerando, con orgoglio e spirito cristiano”. Ma lo scambio a distanza – non il primo – tra il Pontefice e il vicepremier leghista, irrompe tra i militanti leghisti e sovranisti assiepati in piazza Duomo a Milano: partono alcuni fischi, in nome dello stop ai migranti anche Bergoglio finisce contestato. La scintilla sono le parole pronunciate da Papa Francesco in mattinata, sulla necessità di “non dimenticare” chi muore in mare tentando di raggiungere l’Europa. Salvini, che dal palco cita sia Papa Ratzinger che Wojtyla come esempi positivi, dice che con questo pontefice lui non è d’accordo: “Con l’azione di governo ho dato risposte con fatti non con parole. Lo dico anche a Papa Francesco: il governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo, con orgoglio e spirito cristiano. Stiamo salvando vite. Diciamolo con orgoglio domani andando a messa”, e’ il suo invito ai militanti, spiegando che si sarebbe scesi dai 15mila morti tra il 2015 e il 2018 a meno di mille vittime.

Alle parole di Salvini, una parte della piazza fischia. “Non mi piacciono i fischi ma erano tanti che applaudivano e pochi che fischiavano”, dice il ministro dell’Interno in serata, provando a ridimensionare l’episodio. “Oggi il Papa ha giustamente ricordato le stragi. I morti in mare sono sempre troppi ma il mio obiettivo e’ zero”. Incontrare Bergoglio, aggiunge, “per me sarebbe una gioia, non l’ho mai chiesto e mi piacerebbe farlo in futuro”. Ma i fischi di piazza Duomo giungono alle orecchie di alleati e avversari politici della Lega. Dal M5s Emilio Carelli esprime un “profondo sentimento di rammarico e tristezza: è assolutamente deprecabile”. E’ “sconcertante”, si indigna dalle fila di Forza Italia Mara Carfagna: “I dirigenti della Lega fermino questa deriva”. “Dopo questi attacchi per noi democristiani – fa sapere Gianfranco Rotondi – non è possibile nessuna alleanza politica con Salvini”. Di sicuro, e’ “il punto piu’ basso della loro squallida campagna elettorale”, afferma dal Pd Filippo Sensi.

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Prescrizione, ancora non c’è intesa in maggioranza

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L’intesa non c’e’, la maggioranza fibrilla. Si cercava “piena condivisione” per portare giovedi’ in Consiglio dei ministri la riforma del processo penale e della prescrizione. E invece arriva una nuova fumata nera. Chiude Italia viva: la soluzione proposta del premier Giuseppe Conte di fermare la prescrizione solo per i condannati “e’ incostituzionale”, dice tranchant Matteo Renzi. E anche se Lucia Annibali, uscendo da Palazzo Chigi dopo un vertice di maggioranza lungo tre ore, apre uno spiraglio, e’ difficile che una soluzione arrivi prima che siano chiuse le urne in Emilia Romagna. Il tempo stringe: martedi’ in Aula alla Camera si vota la proposta di Fi per cancellare la riforma Bonafede sulla prescrizione. Se Iv vota con gli azzurri, attacca Nicola Zingaretti, rischia di “sfasciare la maggioranza”. Ma e’ proprio quello il timore di molti Dem: che se Bonaccini sara’ sconfitto, Iv apra il redde rationem, a partire dalla giustizia. “C’e’ una maggioranza da tutelare”, dichiara Zingaretti dal salotto di Porta a porta e invita percio’ Renzi a non votare con Italia viva per bloccare la prescrizione ma anche Luigi Di Maio a non “farne una bandierina”. Conte sperava di ottenere di piu’: in mattinata da Firenze confidava che si potesse “finalmente” trovare “piena condivisione” sulla bozza di riforma elaborata dal ministro Alfonso Bonafede e inviata ai partiti di maggioranza prima di sedersi al tavolo. Un testo di 35 articoli per una riforma complessiva che mira a dare tempi certi a ogni grado di giudizio con l’obiettivo di chiudere in 3 o massimo 4 anni, abbreviare le indagini preliminari, riformare la composizione e il metodo di elezione del Csm, fermare il ritorno ai ruoli giudicanti per i magistrati che siano passati alla politica. “Continuiamo a lavorare per abbreviare i tempi dei processi”, dicono da Palazzo Chigi al termine del vertice di maggioranza. Ma, al netto dei dubbi su specifici aspetti del testo, e’ la prescrizione il nodo che ancora divide la maggioranza. Renzi anticipa la posizione di Iv in un’intervista radiofonica, a vertice ancora in corso: e’ “incostituzionale” il “lodo Conte” che prevede di fermare la prescrizione per i condannati e sospenderla per gli assolti per due anni in caso di processo di appello. Al tavolo di maggioranza, Maria Elena Boschi e Lucia Annibali (ma anche il senatore di Leu Pietro Grasso) esprimono forti dubbi, ma non chiudono del tutto. Per una mediazione si spendono il premier e il deputato di Leu Federico Conte. Tra le proposte c’e’ quella di far correre la prescrizione, senza alcuna sospensione, per chi sia assolto e bloccarla per i condannati ma solo temporaneamente, a condizione che poi la condanna sia confermata in appello. Sia il ministro Bonafede che i Dem sostengono che sono stati fatti “passi avanti” e che il “lodo Conte” sulla prescrizione non e’ incostituzionale. Ma, a taccuini chiusi, la convinzione diffusa tra gli alleati di governo, e’ che il no dei renziani sia politico: che vogliano rompere e martedi’ votare in Aula con Fi contro il resto della maggioranza. Da Iv negano: nessuna decisione e’ presa, spiega Annibali. Ma non sfuggono ai partecipanti al vertice di Chigi le parole di Renzi, che attacca Di Maio: “Si occupi di Libia, non del populismo da quattro soldi” alimentato da richieste come quella di ritirare la concessione ad Autostrade, che aprirebbe la strada a una “causa miliardaria” con Aspi. I nodi, dalle controverse norme del decreto Milleproroghe fino alle concessioni autostradali, verranno tutti al pettine dopo le regionali in Emilia Romagna e Calabria. Ma gia’ gli ex compagni di partito di Iv e Pd se le danno di santa ragione. I renziani si accordano con Azione di Calenda e +Europa di Bonino per proporre la giornalista Federica Angeli come candidata alle suppletive per la Camera che si terranno il primo marzo nel collegio Roma 1, pur sapendo che Zingaretti ha proposto la candidatura a Gianni Cuperlo. Il segretario Pd ricorda di aver “fatto di tutto” per tirare il Pd “fuori dal coma” in cui era caduto nel 2018, alle elezioni con Renzi segretario.

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M5S, Di Maio medita il passo indietro: si studia “reggenza”

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È una voce. La voce. di un possibile passo indietro, a breve, di Luigi Di Maio dalla guida del Movimento 5 Stelle. Rumors ricorrenti, non confermati dal suo staff di comunicazione, prevedono addirittura un possibile annuncio del capo politico prima della chiusura della campagna elettorale per le regionali di domenica. E mentre oggi danno il loro addio al Movimento due nuovi deputati, domani il leader M5s presentera’ a Roma la nuova squadra di facilitatori regionali scelti dalla Rete per fare da raccordo tra il territorio e la direzione nazionale del Movimento: potrebbe quella essere l’occasione in cui il ministro degli esteri e leader del Movimento fornira’ un chiarimento sulle sue intenzioni.  Che appaiono legate strettamente alla stessa esistenza di questi nuovi organismi: la durata in carica dei facilitatori nazionali e regionali e’ infatti connessa alla permanenza di Di Maio al vertice. Il loro mandato, per regolamento, coincide con quello del capo politico.

Questa circostanza spinge ad allontanare l’ipotesi che Di Maio getti la spugna proprio nel giorno della proclamazione dei nuovi “facilitatori”, il team creato per rendere “collegiale” la direzione del Movimento, come chiesto da molti parlamentari. Di contro la permanenza di questi nuovi organismi sarebbe comunque assicurata nel momento in cui il leader pentastellato dovesse decidere di annunciare lo status di leader dimissionario in vista degli Stati generali del movimento convocati per meta’ marzo.

Questa ipotesi consentirebbe alla dirigenza di traghettare il Movimento agli Stati generali con un leader dimissionario, coadiuvato nel suo lavoro anche dal Comitato dei garanti costituito dal viceministro Giancarlo Cancelleri, dal sottosegretario Vito Crimi e dalla consigliera regionale Roberta Lombardi. Di certo la questione sara’ affrontata in occasione di un vertice con i ministri pentastellati convocati a palazzo Chigi. Intanto a sottolineare il clima di nervosismo che attraversa il Movimento in queste settimane, sono state formalizzate proprio due nuove uscite di parlamentari. Se ne vanno Michele Nitti e Nadia Aprile. Raggiungono i colleghi ex M5s al gruppo Misto dove ad inizio anno ha traslocato anche l’ex ministro Lorenzo Fioramonti che ha in programma la costituzione di un nuovo gruppo che si chiamerà Eco. Con i due nuovi passaggi salgono a 14 i deputati ex M5s che siedono al Misto: per formare un nuovo gruppo ne servono 20. In totale in questa legislatura sono 31 i parlamentari eletti con il M5s e passati ad altri gruppi, per scelta personale o perche’ espulsi. Molti di loro sono stati obbligati a traslocare (altri lo hanno fatto indipendentemente) per questioni legate alle cosiddette restituzioni di parte del loro stipendio da parlamentare. “Basta andare sul sito tirendiconto.it per vedere che la deputata Nadia Aprile ha effettuato la sua ultima restituzione a dicembre 2018, mentre per Michele Nitti le restituzioni sono ferme ad Aprile 2019.

Per tale motivo i due, che oggi hanno annunciato di lasciare il gruppo M5S alla Camera, andavano incontro ad un provvedimento disciplinare” sottolineano fonti del M5S convinti che proprio la “stretta” dei probiviri sui termini per le cosiddette rendicontazioni abbia prodotto questi movimenti in uscita. “La maggioranza e’ solida sia alla Camera che al Senato, non vedo preoccupazioni” assicura il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Inca’.

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Salvini cavalca vicenda Gregoretti, duello con Conte

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Matteo Salvini continua a cavalcare la vicenda Gregoretti. All’indomani del voto in Giunta per le immunita’, il leader leghista, ancora in Emilia per gli ultimi giorni di campagna elettorale, duella con il premier Giuseppe Conte sul presunto coinvolgimento del governo nella decisione del mancato sbarco dei migranti. Uno scontro che ha portato Salvini ad annunciare addirittura una sorta di sciopero della fame, un digiuno di protesta. Il Presidente del Consiglio, da Firenze, ribadisce infatti che a suo avviso ormai e’ tutto “chiarito”. “La Presidenza del Consiglio – osserva Conte – e’ stata senz’altro coinvolta come sempre nella redistribuzione dei migranti. Poi la decisione specifica, se sbarcare, in quale momento, in quale ora, era competenza del ministro Salvini che l’ha rivendicata pubblicamente”. Immediata la replica dell’ex titolare dell’Interno, al termine di uno dei tanti comizi anche oggi lungo l’Appennino bolognese. “Ne parleremo in Tribunale”, commenta da Porretta Terme. Gregoretti a parte, anche oggi il segretario federale s’e’ detto convinto non di vincere ma di “stravincere”, in Emilia in un voto che a suo giudizio avra’ un valore storico, “come una seconda liberazione”. Lo ribadisce proprio nelle terre che fecero da scenario ai tragici eccidi ad opera dei nazisti, durante la loro drammatica occupazione. A Porretta Terme, a due passi da Marzabotto, luogo della piu’ grave strage di civili italiana durante la seconda guerra mondiale, sfida apertamente una decina di contestatori che cantano Bella Ciao: “Se ci fosse qui chi ha combattuto per liberare l’Italia davvero ad ascoltare questi che cantano Bella Ciao, cambierebbero marciapiede, perche’ una cosa e’ agire, un’altra e’ parlare…”. Qualche piccola contestazione anche a Vergato, il centro dell’Appennino scelto da Salvini come sede di un comizio anche perche’ luogo dove risiedono piu’ migranti della zona: “Alle montagne che si spopolano, la sinistra risponde mandando qui gli emigranti: ma non e’ l’idea che abbiamo per l’Emilia-Romagna”, attacca. Quindi, ironizza sulla mobilitazione delle sardine: “Domenica votano uomini e donne, non scoiattolini e pesciolini. E poi preferisco le trote, i pesci di acqua dolce, che sono piu’ intelligenti di quelli di acqua salata”. In serata, passeggiata al Pilastro, un quartiere della periferia bolognese, dove e’ arrivato a citofonare, sotto i riflettori delle tv e circondato da decine di agenti, a un presunto spacciatore. Domani Salvini volera’ in Calabria, quindi tutto pronto a Ravenna per il gran finale: alla manifestazione di chiusura il ‘Capitano’, insieme alla candidata Lucia Borgonzoni, sara’ sullo stesso palco con il Presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e il Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

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