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Cronache

Paolo De Chiesa, la verità dietro la Valanga Azzurra: lo sparo, il silenzio e la rinascita

Paolo De Chiesa racconta al Corriere della Sera lo sparo che interruppe la sua carriera e la rinascita dopo il trauma. Nel libro Ho sfiorato il cielo la verità mai detta sulla Valanga Azzurra.

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Quella di Paolo De Chiesa (foto Imagoeconomica) è una storia che attraversa lo sport, il dolore e la rinascita. A raccontarla oggi è lui stesso, in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, occasione per presentare il libro Ho sfiorato il cielo (Minerva), scritto con il giornalista Sergio Barducci. Un racconto che scioglie finalmente il nodo più oscuro della sua carriera: quei tre anni scomparsi dalle piste, mai spiegati all’epoca.

La leggerezza come stile di vita

Sciare con De Chiesa, oggi, è ancora una lezione di stile e misura. Lo era anche quando, giovanissimo, faceva parte della Valanga Azzurra: 52 volte nei primi dieci, 12 podi, nessuna vittoria in Coppa del Mondo. «Forse mi è mancata la ferocia del vincitore», ammette, «ma soprattutto mi sono mancati tre anni di carriera».

Il primo ricordo sugli sci risale all’infanzia, a Cervinia: una caduta rovinosa, gli sci persi, i piedi nudi nella neve e una risata incontenibile. «Lì ho capito che non conta cadere, ma rialzarsi».

Borghese, non montanaro

De Chiesa non viene da una famiglia di montagna, ma da una borghesia colta di Saluzzo. Il padre, dentista di fama internazionale, lo portò a dodici anni alle Olimpiadi di Grenoble per vedere il suo idolo, Jean-Claude Killy. Studi classici, due anni di medicina a Genova, poi la scelta definitiva: non i camici, ma gli atleti, la velocità, il rischio.

La Valanga Azzurra: amici prima che campioni

«Eravamo un gruppo di amici», racconta. I nomi sono quelli della leggenda: Piero Gros, compagno di stanza e fratello maggiore; Gustav Thoeni, il più grande di tutti; Erwin Stricker, l’anima più simpatica; Herbert Plank, il discesista-contadino; Helmuth Schmalzl, il filosofo del gruppo.

Di Thoeni De Chiesa ricorda una concentrazione quasi mistica, come a Sun Valley nel 1975, quando nella seconda manche «massacrò tutti». E poi c’era Ingemar Stenmark, nato quattro giorni dopo di lui: «Una fortuna, non una sfortuna. Senza di lui avrei vinto qualche gara, ma mi ha costretto a migliorarmi sempre».

L’ingiustizia sportiva e la frattura

Le Olimpiadi di Innsbruck 1976 gli sfuggono per un soffio. Ai Mondiali di Garmisch 1978 viene escluso dallo slalom, nonostante fosse tra i favoriti. Litiga duramente con il ct Mario Cotelli. A Chamonix arriva terzo, davanti a Thoeni e Gros. Poi, nell’ottobre del 1978, tutto si spezza.

Lo sparo che cambiò tutto

Il cuore dell’intervista al Corriere è il racconto mai fatto prima. Una cena, una pistola appoggiata sul tavolo, una Smith & Wesson calibro 38. «La mia fidanzata la prese in mano. Io mi girai un attimo. E mi sparò in faccia». Il proiettile passa a millimetri dalla carotide e dalla spina dorsale. «Sono vivo per miracolo».

La versione ufficiale parla di incidente, di colpo partito mentre puliva l’arma. De Chiesa ammette di aver coperto la verità. «Dall’alto arrivò l’ordine di chiudere il caso». Da chi, non lo saprà mai.

Il buio: dolore e stress post-traumatico

Seguono anni di inferno: dolore cronico, incubi, emicranie, isolamento. «Ero una larva d’uomo». È la sindrome da stress post-traumatico, allora poco compresa. La notte era il momento peggiore. Pensieri estremi, paura, smarrimento.

La rinascita

A salvarlo sono i ricordi familiari, la fede, l’aiuto di religiosi amici e, soprattutto, il ritorno agli sci. Tre anni dopo lo sparo torna sul podio: terzo a Madonna di Campiglio nel 1981, dietro Stenmark e Phil Mahre. Piange, abbracciato a Gros.

Non vincerà mai una gara di Coppa del Mondo. Ai Mondiali di Schladming 1982 è quarto per cinque centesimi. A Sarajevo 1984 tutto va storto. A Bormio 1985 chiude sesto, rifiutando qualsiasi scorciatoia. «Non volevo barare».

Da Tomba alla seconda vita

Ha il tempo di sciare con un diciottenne bolognese appena arrivato in squadra: Alberto Tomba. «Diventammo amici. Poi, da commentatore, ho raccontato tutte le sue vittorie».

«Non un campione, ma un vincente»

De Chiesa non si definisce un campione. «Ma mi sento un vincente». Ha avuto figli, ha ritrovato l’amore, è sopravvissuto. E ha deciso di raccontare tutto. «Se qualcuno, leggendo la mia storia, troverà la forza per superare una crisi, sarà la mia vittoria più grande».

In fondo, dice, è rimasto quel bambino che rideva nella neve dopo una caduta. «Nessuna caduta è una disfatta. È sempre un punto di partenza».

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Nuovo cuore disponibile per il bimbo del Monaldi, decisione dopo il consulto degli esperti

L’Azienda dei Colli: decisione sul nuovo trapianto di cuore al bimbo ricoverato al Monaldi solo dopo la valutazione del team di esperti.

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Ogni decisione sull’eventuale trapianto del nuovo cuore disponibile per il bambino ricoverato al Ospedale Monaldi sarà presa solo dopo la valutazione del team di esperti.

Lo rende noto l’Azienda dei Colli, precisando che nella giornata odierna i medici si esprimeranno sulla trapiantabilità del piccolo paziente attualmente ricoverato in Terapia Intensiva.

La gestione del cuore del donatore

Secondo quanto comunicato dall’azienda sanitaria, l’attesa non comporterà alcuna ripercussione sull’organo del donatore, in quanto compatibile con le procedure di gestione della donazione in corso.

La decisione finale sarà quindi subordinata alle condizioni cliniche del bambino e alle valutazioni multidisciplinari del pool di specialisti.

Resta alta l’attenzione sulla vicenda, mentre la famiglia attende l’esito del consulto medico che guiderà le prossime scelte terapeutiche.

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Cronache

Caivano, tenta di rapire bimbo al supermercato: arrestato 45enne

Paura a Caivano: un 45enne arrestato dai Carabinieri per tentato sequestro di persona dopo aver cercato di portare via un bimbo di 5 anni in un supermercato.

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Momenti di paura nel tardo pomeriggio a Caivano, dove un uomo di 45 anni è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di tentato sequestro di persona.

L’episodio è avvenuto intorno alle 19.30 in un supermercato di via Atellana. Alla centrale operativa è arrivata una richiesta di aiuto: “Ha tentato di rapire un bambino”.

Il tentativo davanti alle casse

Secondo la ricostruzione effettuata dai militari, supportata dalle immagini di videosorveglianza e dalle testimonianze raccolte, due donne stavano uscendo dal market con i figli di 5 e 8 anni quando l’uomo si è avvicinato, apparentemente in stato di ebbrezza.

Rivolgendosi a una delle donne, avrebbe detto: “Questo non è tuo figlio, dammelo”, tentando poi di prendere in braccio il bambino di 5 anni. L’amica della madre si sarebbe frapposta tra l’uomo e il piccolo. Il bambino, spaventato, avrebbe chiamato la madre.

La donna si è quindi rifugiata all’interno del supermercato, all’altezza delle casse, ma l’uomo l’avrebbe seguita tentando nuovamente di afferrare il minore. Una cassiera sarebbe intervenuta per fare da scudo.

L’intervento dei Carabinieri

L’uomo si è poi allontanato. Nel frattempo, il padre del bambino è arrivato in auto e la famiglia ha lasciato il luogo dell’accaduto.

Grazie all’analisi delle telecamere e agli accertamenti immediati, i Carabinieri hanno rintracciato il 45enne ancora nei pressi del supermercato e lo hanno arrestato.

L’uomo, di nazionalità ghanese e con precedenti, è stato trasferito in carcere. Dovrà rispondere di tentato sequestro di persona. La sua posizione sarà valutata dall’autorità giudiziaria nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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Incendio Teatro Sannazaro, Napoli promette la ricostruzione immediata

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«Purtroppo è distrutto», ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi, tra i primi ad arrivare in via Chiaia, dove decine di residenti sono stati evacuati.

Secondo una prima ricostruzione, un corto circuito partito dalla platea avrebbe innescato le fiamme, propagate rapidamente verso l’alto fino al crollo della cupola e di parte del tetto. Le cause sono in fase di accertamento.

Teatro Sannazzaro incendio

Sfollati, danni e ordinanza del Comune

Sono 60 gli sfollati e 24 gli appartamenti evacuati, di cui 12 gravemente danneggiati. Otto le persone tra intossicati e feriti lievi durante le operazioni di spegnimento.

Via Chiaia è stata chiusa al traffico, così come la metropolitana nella zona, con disagi e proteste. Il Comune ha emanato un’ordinanza invitando i residenti a tenere chiuse porte e finestre per l’aria resa irrespirabile dal fumo.

Una prima stima dei danni parla di 60-70 milioni di euro, cifra che include anche le attività commerciali adiacenti.

Le istituzioni: “Ricostruire subito”

Il presidente della Regione Roberto Fico ha definito l’evento “una ferita per tutti”. Il Ministero della Cultura è intervenuto con il ministro Alessandro Giuli, che ha promesso la ricostruzione, e con il sottosegretario Gianmarco Mazzi, che ha annunciato l’apertura di un tavolo con Comune e Regione per individuare fondi e tempi.

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per incendio colposo a carico di ignoti.

 

Il dolore del mondo dello spettacolo

La direttrice artistica Lara Sansone, insieme al marito Sasà Vanorio, ha parlato di “lutto”, chiedendo alle istituzioni di non lasciare solo il teatro.

Tra le voci del mondo dello spettacolo, Marisa Laurito ha sollecitato una ricostruzione immediata, mentre Luisa Ranieriha ricordato il Sannazaro come luogo della sua infanzia, legato alle rappresentazioni di Luisa Conte.

Il rogo colpisce uno dei luoghi simbolo della memoria culturale napoletana. Ora la priorità è la messa in sicurezza dell’area e la definizione di un piano per la ricostruzione.

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