Collegati con noi

Cinema

Palma d’oro a Ostlund, Italia vince con Le otto montagne

Pubblicato

del

“Ho voluto fare un film che piacesse al pubblico, che lo facesse discutere, porre domande, riflettere, un film da condividere in sala”: e’ la frase con cui lo svedese Ruben Ostlund ha ringraziato dopo aver appena vinto la Palma d’oro – la seconda a 5 anni da THE SQUARE – per TRIANGLE OF SADNESS, una satira feroce sul capitalismo, arringando letteralmente la platea del Grand Theatre Lumiere alla fine della cerimonia di premiazione del 75/o festival. Non solo una frase a caldo, in quell’avvicinarsi al pubblico con un film godibile per tutti (non solo per i cinefili) e in quel richiamo alla sala c’e’ l’essenza dello spirito di questa edizione di Cannes. Di ripartenza, di ritorno alla condivisione dell’esperienza cinematografica hanno parlato tutti, dal presidente Vincent Lindon all’ospite Javier Bardem. “E’ un anno particolare – ha detto l’attore spagnolo – veniamo da un periodo di chiusure, e’ ora di tornare a celebrare con entusiasmo il cinema”. E un altro ospite della chiusura, Alfonso Cuaron ha aggiunto speranzoso: “Cannes e’ un luogo particolare, e’ il posto in cui il cinema vive e oggi celebriamo il suo futuro”. Se la politica aveva dato la scossa a Cannes 2022 con un inizio choc con il collegamento con il presidente dell’Ucraina Zelensky, il cinema si e’ ripreso la scena in chiusura e tutta la serata di premiazione e’ stata un inno alla settima arte. Momenti di emozione, standing ovation e baci sulla bocca che hanno aggiunto spontaneita’ alla serata risultata decisamente calorosa e poco formale.

Baci a ripetizione, abbracci, e slanci sono venuti sinceri a Charlotte Vandermeersch verso il compagno Felix Van Groeningen quando sono stati chiamati sul palco per il premio della giuria per LE OTTO MONTAGNE, il film italiano da loro diretto, girato in Valle d’Aosta, dal romanzo di Paolo Cognetti, interpretato da Alessandro Borghi e Luca Marinelli (prodotto da Wildside e Vision). E un bacio a sorpresa e’ quello che il presidente della giuria Vincent Lindon ha stampato sulla bocca di Carole Bouquet chiamata a dare un premio speciale, il premio del 75/o anniversario ai fratelli Jean Pierre e Luc Dardenne, gia’ vincitori di due palme e altri premi a Cannes, che hanno presentato TORI ET LOKITA e dedicato il premio al fornaio di Besancon che aiuta i minori immigrati. Commovente, con standing ovation di tutta la platea, il riconoscimento del secondo premio di Cannes, il Grand Prix a CLOSE di Lukas Dhont, un film sulla storia di due tredicenni indivisibili, interpretati dai formidabili Eden Dambrine e Gustav De Waele. “Proprio in questo periodo abbiamo scoperto l’importanza dell’amicizia. Questo film racconta la tenerezza della gioventu’ e la loro fragilita’ che puo’ diventare un superpotere”, ha detto il belga Dhont tra le lacrime, regista al secondo film, il cui esordio era gia’ stato premiato a Cannes con la Camera d’or. L’altro Grand Prix, dato ex aequo, e’ andato a STARS AT NOON di Claire Denis (che aveva vinto la Palma per Chocolat).

Si e’ commossa, e a ragione, ZAR AMIR EBRAHIMI, l’attrice iraniana che ha vinto per Holy Spider di Ali Abbasi. “E’ una mia rivincita, sono stata umiliata ma il cinema mi ha salvata, la Francia che mi ha accolta mi ha salvata”, ha detto ricordando la sua epopea dopo che da star del cinema iraniano era stata costretta a fuggire dal suo paese dopo che un suo video sexy con il fidanzato era stato messo sul web e solo dopo anni di traversie e’ arrivata a Parigi e recuperando il suo lavoro. Di esilio ha parlato anche Tarik Saleh nato in Svezia di origine egiziana vincitore con la migliore sceneggiatura per BOY FROM HEAVEN. Se questi sono stati alcuni dei momenti emozionanti, ha fatto ridere tutti invece il polacco Jerzi Skolimowski che con EO ha condiviso il premio della giuria con Le otto montagne. Il film racconta la storia di un asino che nel suo cammino incontra solo persone che lo sfruttano.

Ebbene Skolimowski (che ha ringraziato i partner italiani della coproduzione) ha voluto citare uno ad uno i nomi dei suoi asini, alcuni polacchi, altri italiani Taco e Pola, Marietta, Rocco e Mela dalla Sardegna, dalla Sicilia e dal Lazio. Ha dedicato il premio agli animali e ha fatto piu’ volte il raglio hi-ho. Alice e Alba Rohrwacher hanno dato i premi della giuria, annunciati da Jasmine Trinca. Meno empatici, come da educazione culturale, gli asiatici del palmares: Park Chan Wook di DECISION TO LEAVE (premio regia) e SONG KANG HO, il divo coreano di Parasite migliore attore per BROKER del giapponese Kore-eda. Vincent Lindon a nome dei giurati ha parlato dell’esperienza di queste due settimane. “Sono triste, vorrei prolungare la festa, abbiamo visto bei film, discusso tanto, assegnato i premi usando la democrazia, ma qui a nome di tutti voglio dire a Cannes che e’ ora di rompere con le tradizioni: tutti noi vogliamo restare qui per altri quattro anni”. Cala il sipario su Cannes 2022: il cinema del Nord Europa esce vincente con ben 4 premi.

 

Questo il Palmares completo della 75/a edizione del Festival di Cannes: Palma d’Oro a TRIANGLE OF SADNESS (SANS FILTRE) DI Ruben OeSTLUND Grand Prix ex aequo a CLOSE di LUKAS DHONT e a STARS AT NOON di CLAIRE DENIS Premio per la miglior regia a PARK Chan-Wook per HEOJIL KYOLSHIM (DECISION TO LEAVE) Premio speciale della 75/a edizione del Festival a TORI AND LOKITA (TORI ET LOKITA) di Jean-Pierre & Luc DARDENNE Premio della Giuria ex aequo a LE OTTO MONTAGNE (LES HUIT MONTAGNES) di Charlotte VANDERMEERSCH e Felix VAN GROENINGEN e a EO di Jerzy Skolimowski Miglior attore SONG Kang-Ho per BROKER di KORE’EDA Hirokazu Migliore sceneggiatura a BOY FROM HEAVEN (WALAD MIN AL JANNA) di Tarik SALEH Migliore attrice Zar AMIR EBRAHIMI per HOLY SPIDER (LES NUITS DE MASHHAD) di Ali ABBASI Camera d’Or a WAR PONY di Riley KEOUGH e Gina GAMMELL, presentato nella selezione ufficiale di Un Certain Regard Palma d’oro per il miglior cortometraggio a THE WATER MURMURS (HAI BIAN SHENG QI YI ZUO XUAN YA) di JIANYING CHEN.

Advertisement

Cinema

A Giffoni Sogno di volare, Pompei e i “suoi” giovani

Pubblicato

del

Tutto il mondo vede Pompei, la ama e ce la invidia. Per assurdo quelli che la vivono e la godono di meno sono proprio i pompeiani, le famiglie che abitano il territorio. Su di loro, specialmente sui più giovani, si è concentrato lo sguardo visionario del direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel che ha avuto l’idea di portare in scena un progetto teatrale realizzato in collaborazione con Ravenna Festival, Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Teatro Nazionale/Teatro di Napoli e Giffoni Film Festival, diventato oggi il documentario Sogno di volare presentato tra scroscianti applausi ai Giffoner. “Ero appena arrivato come direttore a Pompei – racconta piuttosto commosso Zuchtriegel alla platea dei giovani del festival di Giffoni – e vedevo arrivare visitatori e turisti da tutti il mondo, ma il confine del parco divideva tutto questo splendore e questa bellezza dal suo territorio. Gli invisibili erano gli abitanti del posto, gente normale con le sue gioie ma anche i suoi problemi (il degrado urbanistico, l’annoso problema di trasporti, la criminalità…) che non riusciva a impossessarsi di quello che era anche “suo”. Addirittura un dipendente ucciso per una lite per un parcheggio… Potevo fare il solito laboratorio ma i ragazzi sarebbero stati passivi, “recipienti” di quello che qualcuno gli vuole insegnare. Anche nella scuola ormai si pensa un po’ troppo solo a riempirli di nozioni. Allora ho voluto che divenissero finalmente protagonisti!”. Ecco allora l’idea: coinvolgere professionisti e insegnanti del mondo dello spettacolo e chiamare a raccolta i ragazzini del luogo per guidarli nella messa in scena a maggio della commedia “Uccelli” di Aristofane riadattata con la regia di Marco Martinelli, musiche di Ambrogio Sparagna e disegno luci di Vincent Longuemare. “Il primo giorno – ricorda Zuchtriegel – arrivarono solo 3 ragazze di Scafati. Alla fine al Teatro grande di Pompei hanno recitato in più di settanta. Quel giorno mi sono scese le lacrime e mi scenderanno anche oggi quando vedrò il documentario che e è venuto fuori. Non è stato il solito teatrino e da subito abbiamo pensato che dovevamo raccontarlo”. Il direttore non nasconde che all’inizio è stato difficile far partire e spiegare il progetto. “Molti – spiega – mi dicevano che ero appena arrivato, cosa stavo cercando? Sono andato a Ravenna, poi a Napoli. Uno dei primi a crederci è stato proprio Claudio Gubitosi e per questo siamo anche onorati oggi di presentarlo a Giffoner”. Il direttore del festival infatti comincia a raccontare entusiasta: “Per me è stato come quando abbiamo fatto Giffoni Hollywood. I Giffoner erano lì al Kodak Theatre con Jon Voight, il papà di Angelina Jolie – spiega subito ai suoi adorati ragazzini – che gli urlava: “Vedi tu sei seduto al posto di Meryl Streep…”. Ecco avevamo smitizzato il Kodak ed era diventato anche dei ragazzi. E così a Pompei: prima quando arrivava Gabriel Zuchtriegel, i ragazzini dicevano: “è arrivato o’ proprietario”. Quando sono saliti sul palco, se ne sono appropriati e Pompei, come è giusto che sia, è diventata anche loro”. La conferma arriva anche da due dei giovanissimi protagonisti dello spettacolo, i 17enni Ines e Simone. “Studiamo all’Istituto tecnico Pantaleo di Torre del Greco – dice Ines – io informatica e lui l’alberghiero. Non c’entriamo niente con il mondo dello spettacolo e per questo è stato ancora più bello”. E Simone aggiunge: “Hanno conciliato il mondo dei grandi, delle persone importanti con noi che ancora non siamo niente e siamo invisibili. Io sono uno di voi – dice ai Giffoner – adesso vado a casa, mangio la pasta con la salsa e aspetto che ricominci la scuola. Mi alleno a cucinare perché voglio fare il cuoco da grande”. Quest’esperienza li ha anche aiutati ad aprirsi e a superare alcune delle loro insicurezze: “Io ad esempio – dice Simone – diventavo sempre tutto rosso in viso, il mio corpo mi tradiva. E invece ora non mi succede più”.

Continua a leggere

Cinema

Addio a Paul Sorvino, uno dei bravi ragazzi di Scorsese

Pubblicato

del

 Addio a Paul Sorvino. L’attore italo americano, il boss Paulie di Brooklyn nel film di Martin Scorsese “Quei bravi ragazzi” (1990) aveva 83 anni. Lo ha annunciato la moglie Dee Dee, dicendo che e’ deceduto per cause naturali, sebbene avesse anche sofferto di diabete di tipo 2. Aveva tre figli, due dei quali attori, Mira e Michael. “I nostri cuori sono spezzati, non ci sara’ mai un altro Paul Sorvino, e’ stato l’amore della mia vita e uno dei piu’ grandi artisti che abbia mai abbellito lo schermo e il palcoscenico”, ha detto Dee Dee Sorvino, sua terza moglie. Con oltre 160 tra film e titoli della tv, Paul Sorvino, nato a New York il 13 aprile 1990 da genitori italiani (il padre di Napoli, la madre della provincia di Campobasso) era un attore veterano. Ha recitato in film come Reds e Dick Tracy di Warren Beatty, The Rocketeer, Romeo + Juliet di Baz Luhrmann, Repo! The Genetic Opera e Nixon di Oliver Stone, dove interpretava Henry Kissinger. Ha anche recitato in una stagione di “Law & Order” nel ruolo del sergente della polizia di New York Phil Cerreta. E in tanti ruoli televisivi come la prima stagione nel ’76 delle Strade di San Francisco e piu’ di recente in Godfather of Harlem. Ha avuto una carriera anche italiana: Giovanni Veronesi lo aveva voluto in Streghe da Nord, Renzo Martinelli in Carnera – The Walking Mountain, Giulio Base nei film tv con Terence Hil ‘Doc West’, Salvatore Samperi in L’onore e il rispetto Quando nel dicembre 2017, Mira Sorvino disse che Harvey Weinstein aveva danneggiato la sua carriera dopo aver rifiutato alcune delle sue avances, il padre Paul, intervistato da Tmz in pieno #MeToo, dise che lo avrebbe ucciso se si fossero mai incontrati. “Se lo incontro per strada… dovrebbe sperare che finisca in galera, perche’ se ci imbattiamo, penso che in qualche modo sara’ sdraiato sul pavimento, magicamente”, ha detto Sorvino. Prima di diventare attore, Sorvino e’ stato cantante d’opera di formazione classica: a 18 anni, volendo diventare, cantante studio’ all’American Musical and Dramatic Academy. Il suo primo ruolo cinematografico e’ stato Senza un filo di classe di Carl Reiner, e in seguito ha ottenuto il plauso come protagonista sia della versione di Broadway che dell’adattamento cinematografico di “Quella stagione del campionato”. Sorvino fu anche un abile scultore, lavorando principalmente con il bronzo e creando modelli ispirati alle figure greche. Nel 2006, ha presentato alcune delle sue opere al Boca Raton Museum of Art e nel 2017 Page Six aveva riferito di essere in trattative per essere incaricato di creare sculture in bronzo sia di Prince che di Whitney Houston.

Continua a leggere

Cinema

Michael J. Fox, Oscar onorario per lotta Parkinson

Pubblicato

del

Un Oscar onorario per il suo impegno contro il Parkinson: l’Academy che ogni anno assegna i premi piu’ ambiti del cinema ha deciso di rendere omaggio a Michael J. Fox e alla sua trentennale battaglia contro la malattia che lo ha colpito giovanissimo mettendo un freno a una promettente carriera a Hollywood. Gli Oscar onorari saranno consegnati il 19 novembre e andranno anche a Peter Weir, l’australiano che ha diretto film memorabili come “Witness”, “L’Attimo Fuggente”, “Truman Show” e “Master and Commander”; alla regista della Martinica Euzhan Palcy, che diresse nel 1989 Susan Sarandon e Marlon Brando in “Un’arida stagione bianca” e fu la prima donna regista nera di un film di una major; e alla cantautrice e compositrice americana Diane Warren, 13 volte candidata di cui una con Laura Pausini per “Io Si”. Il “Jean Hersholt Humanitarian Award” e’ assegnato “a una personalita’ del mondo delle arti e delle scienze cinematografiche i cui sforzi umanitari hanno dato lustro all’industria del cinema”. Finora ne sono stati attribuiti solo una quarantina: tra gli altri a Gregory Peck, Frank Sinatra, Oprah Winfrey, Jeffrey Katzenberg, Angelina Jolie e a Lina Wertmuller nel 2019, prima donna nella storia a essere candidata all’Oscar come migliore regista, per il film Pasqualino Settebellezze. Fox, dopo la diagnosi del Parkinson (un lieve ma persistente tremolio a un mignolo) nel 1991, si e’ dedicato anima e corpo a raccogliere fondi contro la malattia e nei giorni scorsi e’ uscito allo scoperto con la lunga battaglia contro l’alcolismo, un problema aggiuntivo per fortuna superato: “Avere il Parkison era niente in confronto a quello”, ha detto l’attore di “Ritorno al Futuro” in una intervista con il comico Mike Birbiglia. Fox riceve il riconoscimento “per la sua instancabile spinta alla ricerca sul morbo di Parkinson”, ha spiegato David Rubin, presidente dell’Academy’s Board of Governors, che ieri ha rivelato anche i nuovi membri eletti tra cui l’attrice di “Coda” Marlee Matlin, il regista Jason Reitman, il produttore Jason Blum e il direttore del cast Richard Hicks. “Insieme al suo sconfinato ottimismo, Fox e’ l’esempio perfetto dell’impatto che una persona ha nel cambiare il futuro per milioni di altre persone”. Michael aveva scoperto di avere il Parkinson a soli 29 anni e aveva reso pubblica la diagnosi otto anni dopo. Aveva creato la Michael J. Fox Foundation, attraverso la quale, dal 2000 a oggi, ha raccolto piu’ di un miliardo di dollari. Seppure malato non aveva smesso di recitare: tra i ruoli quello ricorrente nella serie “The Good Wife” e come protagonista della sua sitcom “The Michael J. Fox Show”. Adesso il 61enne canadese-americano e’ sostanzialmente in pensione: “C’e’ un tempo per ogni cosa e lavorare 12 ore al giorno e memorizzare sette pagine di dialogo sono ormai cose del passato”, ha scritto nel suo memoir del 2020 “No Time Like The Future”. La vita di Michael J. Fox verra’ raccontata da un documentario realizzato tra New York, Los Angeles e Vancouver dal regista premio Oscar Davis Guggenheim per Apple Original Films.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto