Esteri
Palm Beach, l’aeroporto intitolato a Donald Trump: nuovo codice “DJT” dal 18 agosto
Il Palm Beach International Airport è stato ufficialmente intitolato a Donald Trump. Il presidente americano celebra la decisione e annuncia una grande ristrutturazione dello scalo.
Il Palm Beach International Airport, in Florida, è stato ufficialmente rinominato President Donald J. Trump International Airport. Lo scalo si trova a pochi chilometri da Mar-a-Lago, la residenza privata del presidente degli Stati Uniti.
La nuova denominazione è stata approvata dopo la legge firmata nel marzo scorso dal governatore della Florida Ron DeSantis. L’iter ha ricevuto anche il via libera della Federal Aviation Administration.
Trump celebra la decisione
Donald Trump ha commentato la notizia sul suo social Truth, definendo la cerimonia una giornata particolarmente importante e un grande onore personale.
Il presidente ha sottolineato il valore strategico e immobiliare dell’area, annunciando una profonda ristrutturazione dello scalo. Secondo Trump, l’aeroporto è destinato a diventare uno dei più grandi e spettacolari del mondo.
Il nuovo codice sarà “DJT”
La trasformazione dell’identità visiva dell’aeroporto avverrà progressivamente nel corso delle prossime settimane. Il codice utilizzato dai passeggeri per le prenotazioni resterà temporaneamente PBI.
Dal 18 agosto 2026, il codice internazionale dello scalo dovrebbe diventare DJT, le iniziali di Donald J. Trump. Il costo complessivo della rinomina e del nuovo marchio è stimato in circa 5,5 milioni di dollari.
Il primo volo della nuova era
Il primo aereo ad atterrare dopo il cambio ufficiale del nome è stato il jet privato della Trump Organization, conosciuto come “Trump Force One”, con a bordo Eric Trump e altri componenti della famiglia.
L’aeroporto di Palm Beach serve ogni anno milioni di passeggeri ed è uno dei principali scali della Florida meridionale.
Esteri
Liam Payne, nuovi documenti sulle ultime ore a Buenos Aires
Circa tremila documenti investigativi ottenuti dal Mail on Sunday ricostruiscono le ultime ore di Liam Payne. Immagini e testimonianze rafforzano l’ipotesi di una caduta accidentale, senza chiarirne definitivamente la dinamica.
Esteri
Groenlandia, trivelle senza via libera: Nuuk avverte la società Usa
Greenland Energy prepara una campagna esplorativa nella Groenlandia orientale, ma non possiede ancora tutte le autorizzazioni. Il governo di Nuuk ha contestato il trasferimento di attrezzature effettuato da White Flame Energy.
Esteri
Gaza, gli Usa ridimensionano lo strappo con Netanyahu
Washington non considera una rottura le dichiarazioni pubbliche di Netanyahu sul piano americano per Gaza. Secondo Axios, il premier avrebbe promesso a Kushner di concedere una possibilità al progetto sul disarmo di Hamas.
La Casa Bianca non sarebbe preoccupata dalle dichiarazioni pubbliche con cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha contestato il piano americano per Gaza. A riferirlo è un alto funzionario statunitense citato da Axios.
«Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi. Non abbiamo problemi al riguardo, purché continui a fare ciò che chiediamo, in particolare per quanto riguarda la limitazione degli attacchi a Gaza», avrebbe affermato il funzionario.
Il colloquio con Kushner
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post sulla base delle informazioni di Axios, Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a concedere una possibilità al piano promosso dal presidente Donald Trump per il disarmo di Hamas.
Il colloquio sarebbe avvenuto la scorsa settimana, quindi prima delle dichiarazioni pubbliche con cui Netanyahu ha ribadito che Israele non procederà al ritiro senza un disarmo completo e verificabile dell’organizzazione palestinese.
La diversa successione temporale lascia emergere una distanza tra la linea espressa pubblicamente dal premier e gli impegni che sarebbero stati assunti nei colloqui riservati con Washington.
Il graduale ritorno alla Linea Gialla
Secondo Axios, le Forze di difesa israeliane avrebbero iniziato un graduale ripiegamento verso la cosiddetta Linea Gialla, fermando contemporaneamente gli attacchi nella Striscia.
Washington e i mediatori chiedono ora ad Hamas di avviare concretamente il processo di disarmo. Restano tuttavia aperti i nodi sulla successione delle operazioni: Israele pretende che Hamas consegni prima tutte le armi, mentre il piano americano collega il disarmo a un ritiro progressivo delle forze israeliane.
La Casa Bianca sembra quindi interpretare le parole di Netanyahu soprattutto alla luce delle esigenze della politica interna israeliana, valutando il comportamento operativo del governo e dell’esercito come il vero banco di prova per l’attuazione del piano.


