Collegati con noi

Cronache

Palermo, ragazza di 22 anni ferita alla testa durante una rissa nella movida: fermato un ventenne

Una ragazza di 22 anni è stata ferita alla testa da un colpo di pistola durante una rissa nella notte a Palermo. I carabinieri hanno fermato un ventenne sospettato di aver sparato contro l’auto sulla quale viaggiava la giovane. Cresce l’allarme sicurezza nelle zone della movida cittadina.

Pubblicato

del

Ancora violenza nelle strade della movida di Palermo, dove una ragazza di 22 anni è rimasta gravemente ferita alla testa da un colpo di pistola esploso durante una rissa avvenuta intorno alle 3 della notte.

La giovane si trovava a bordo di un’Audi Q3 insieme al fidanzato quando sarebbe stata raggiunta dal proiettile.

Trasportata d’urgenza all’Ospedale Villa Sofia, è stata sottoposta a un delicato intervento neurochirurgico per una frattura nella regione temporo-parietale destra.

Fermato un ventenne sospettato di aver sparato

I carabinieri hanno accompagnato in caserma un ventenne sospettato di aver aperto il fuoco contro l’auto.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, il giovane avrebbe estratto una pistola da un borsello ed esploso quattro colpi contro il veicolo, danneggiando il lunotto posteriore. Uno dei proiettili avrebbe colpito la ragazza.

L’ogiva estratta durante l’intervento chirurgico è stata consegnata agli investigatori per gli accertamenti balistici.

Le telecamere e la ricostruzione della dinamica

I carabinieri del nucleo investigativo stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza per ricostruire con precisione quanto accaduto e chiarire il contesto della sparatoria.

Il giovane fermato è stato interrogato, mentre proseguono gli accertamenti per verificare eventuali responsabilità di altre persone coinvolte nella rissa.

Come previsto dalla legge italiana, ogni eventuale responsabilità penale dovrà essere accertata nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Palermo e l’emergenza violenza nella movida

L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza a Palermo, già segnata negli ultimi mesi da episodi di criminalità e violenza armata.

Dalle intimidazioni ai commercianti ai colpi di arma da fuoco esplosi in varie zone della città, cresce la preoccupazione soprattutto nelle aree della movida e nei quartieri più frequentati durante le ore notturne.

Negli ultimi mesi il prefetto Massimo Mariani aveva disposto diverse “zone rosse” con controlli rafforzati nelle aree di via Maqueda, Vucciria, Teatro Massimo e piazza Sturzo dopo altri episodi di sangue.

Residenti e politica chiedono più sicurezza

Dopo il ferimento della giovane sono arrivate nuove richieste di interventi straordinari per la sicurezza cittadina.

Il comitato La Lumia, che rappresenta residenti e commercianti della zona, ha parlato di un lavoro “vanificato da chi decide di non rispettare le regole”.

Anche esponenti politici locali e rappresentanti sindacali hanno chiesto un rafforzamento delle misure contro criminalità e diffusione delle armi tra i giovani.

La consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Concetta Amella ha denunciato “la facilità con cui troppi giovani riescono a entrare in possesso di armi da fuoco” e quella che ha definito una risposta insufficiente delle istituzioni.

Advertisement

Cronache

Omicidio di Luigi “Luca” Esposito, in auto con lui c’era un’altra persona: si cerca il misterioso accompagnatore

Le immagini di videosorveglianza mostrerebbero Luigi “Luca” Esposito arrivare nella zona periferica di Eboli insieme a un’altra persona. Gli investigatori cercano l’uomo che potrebbe conoscere dettagli decisivi sull’omicidio del giornalista 53enne.

Pubblicato

del

Luigi “Luca” Esposito non sarebbe arrivato da solo nella strada interpoderale di località Cioffi, alla periferia di Eboli, dove il suo corpo carbonizzato è stato ritrovato all’alba di domenica.

Secondo quanto emergerebbe da un esame più approfondito delle immagini di videosorveglianza, il giornalista sportivo di 53 anni avrebbe raggiunto la zona a bordo della sua Lancia Y bianca insieme a un’altra persona.

Un particolare che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire le ultime ore di vita della vittima.

Il mistero dell’accompagnatore

Dell’uomo che si trovava con Esposito non ci sarebbe, al momento, alcuna traccia.

Gli investigatori stanno cercando di identificarlo e di chiarire quale ruolo abbia avuto nella vicenda. Potrebbe aver partecipato al delitto oppure essere in possesso di informazioni fondamentali sull’incontro e sulle circostanze che hanno preceduto la morte del giornalista.

Le immagini, già visionate in una prima fase dai carabinieri, sono state analizzate nuovamente fotogramma per fotogramma nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Salerno.

Gli accertamenti sui rapporti personali

La ricostruzione della rete di conoscenze di Esposito si sta rivelando complessa.

Dopo l’Arpac e la Regione Campania, anche l’Ordine dei biologi avrebbe escluso che il 53enne fosse iscritto al relativo albo professionale. Gli investigatori stanno quindi verificando le informazioni relative alla sua attività lavorativa, ma l’attenzione resta concentrata soprattutto sui rapporti personali.

Le sorelle della vittima sono assistite dall’avvocata Annalisa Califano.

I sommozzatori nel canale vicino al luogo del delitto

I carabinieri del nucleo sommozzatori sono tornati nella zona del ritrovamento per controllare un piccolo corso d’acqua pieno di rifiuti che scorre alle spalle del terreno.

L’obiettivo è individuare eventuali oggetti utilizzati per colpire Esposito e poi abbandonati nel canale. Gli accertamenti medico-legali avrebbero infatti escluso l’uso di armi da fuoco.

Gli investigatori cercano bastoni, corpi contundenti o altri strumenti compatibili con le profonde lesioni riscontrate sul corpo.

L’autopsia e le lesioni

L’autopsia è stata eseguita dal medico legale incaricato dalla Procura, Gabriele Casaburi, alla presenza del consulente della famiglia, Giuseppe Raimo.

Sono stati effettuati esami istologici, tossicologici e genetici, questi ultimi necessari anche per la conferma definitiva dell’identità della vittima.

Gli accertamenti dovranno chiarire la causa e l’orario della morte e soprattutto stabilire se Esposito fosse già morto quando il corpo è stato dato alle fiamme.

Fratture al volto e alla clavicola

L’esame autoptico avrebbe confermato le lesioni già emerse dalla Tac total body effettuata dal dottore Fiorentino Mondillo, direttore dell’Unità operativa di Radiologia del Dea di Battipaglia-Eboli-Roccadaspide.

Sono state rilevate fratture alle ossa nasali, a una clavicola e al volto. Sarebbe invece esclusa, allo stato, l’ipotesi dello strangolamento, non essendo state riscontrate lesioni compatibili alle vertebre cervicali o alle cartilagini del collo.

Una frattura al bacino potrebbe essere stata provocata dall’aggressione oppure dall’azione del fuoco appiccato nel tentativo di distruggere il corpo e cancellare le tracce del delitto.

La salma resta sotto sequestro in attesa degli esiti completi degli esami.

Continua a leggere

Cronache

Tragedia in Alta Valtellina, bambino di un anno travolto e ucciso da un pick-up

Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up guidato da un familiare a Valdidentro, in Alta Valtellina. La tragedia è avvenuta durante la raccolta del fieno. Indagano i carabinieri.

Pubblicato

del

Un bambino di poco più di un anno è morto dopo essere stato investito da un pick-up in località Plator, nel territorio comunale di Valdidentro, in Alta Valtellina.

L’incidente è avvenuto poco prima delle 18.30 durante le operazioni di raccolta del fieno.

Il mezzo era guidato da un familiare

Secondo le prime informazioni, il veicolo era guidato da un familiare stretto del piccolo.

Il bambino sarebbe sfuggito al controllo dei genitori e sarebbe finito nella traiettoria del mezzo. Si tratta tuttavia di una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori.

Indagano i carabinieri

Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Tirano, chiamati a ricostruire con precisione la dinamica della tragedia e le circostanze nelle quali il bambino si trovava vicino al pick-up.

Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli. La comunità dell’Alta Valtellina è sconvolta per la morte del piccolo.

Continua a leggere

Cronache

Tragedia nel lago di Como, muore a 9 anni davanti ai familiari

Arwa Rfali, bambina marocchina di 9 anni in vacanza con la famiglia, è annegata nel lago di Como davanti al Tempio Voltiano. Il corpo è stato recuperato dai sommozzatori dopo ore di ricerche.

Pubblicato

del

Una bambina di 9 anni, Arwa Rfali, di nazionalità marocchina, è morta dopo essere scomparsa nelle acque del lago di Como, davanti al Tempio Voltiano, nella zona dei cosiddetti Giardini a lago.

La piccola si trovava in Italia con i genitori per trascorrere un periodo di vacanza e fare visita ad alcuni parenti residenti da anni nel Monzese. Nel pomeriggio stava giocando in acqua insieme ai cuginetti, a pochi metri dalla riva, quando è improvvisamente scomparsa.

L’allarme e le ricerche nel lago

A raccogliere per prima la richiesta di aiuto dei genitori è stata una pattuglia della polizia che si trovava nella zona. È quindi scattata una vasta operazione di ricerca alla quale hanno partecipato vigili del fuoco, unità navali della Guardia di finanza, personale sanitario e sommozzatori arrivati anche da Torino.

Le ricerche sono proseguite per circa otto ore, fino al ritrovamento del corpo nella tarda serata di martedì 21 luglio. Per la bambina, che avrebbe compiuto 10 anni il mese successivo, non c’era ormai più nulla da fare.

Il pericolo della falsa secca

La tragedia si è consumata in un tratto del lago caratterizzato da un fondale particolarmente insidioso. Per alcuni metri l’acqua appare poco profonda e il terreno sembra scendere gradualmente, ma subito dopo si apre un improvviso dislivello.

È possibile che la bambina sia stata sorpresa dalla profondità o trascinata dalla corrente. Saranno gli accertamenti a ricostruire con precisione la dinamica.

Un tratto vietato alla balneazione

Nella zona è in vigore il divieto di balneazione, segnalato da numerosi cartelli. Nonostante questo, nelle giornate estive la spiaggetta davanti al Tempio Voltiano viene frequentata da centinaia di persone, soprattutto turisti.

Lo stesso tratto del lago era già stato teatro, negli anni passati, di diversi annegamenti. Le vittime erano in molti casi giovani stranieri che non conoscevano l’andamento del fondale e i pericoli di quell’area.

I genitori sotto choc

I genitori di Arwa hanno assistito per ore alle operazioni di soccorso e sono stati successivamente accompagnati in questura, profondamente provati.

La morte della bambina riapre a Como il tema della sicurezza nella zona dei Giardini a lago e dell’effettiva possibilità di far rispettare il divieto di balneazione in un’area liberamente accessibile e frequentata ogni estate da moltissime persone.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto