Cronache
Palazzo Fienga va giù, crolla il simbolo del clan Gionta: Torre Annunziata prova a liberarsi delle sue ombre
Procede la demolizione di Palazzo Fienga a Torre Annunziata, storica roccaforte del clan Gionta. Magistrati e istituzioni vedono nell’abbattimento del bene confiscato un simbolo di riscatto contro la camorra. Al centro del dibattito anche l’ipotesi di intitolare il nuovo spazio a Giancarlo Siani.
Per oltre mezzo secolo è stato uno dei simboli più inquietanti del potere criminale del clan Gionta a Torre Annunziata. Oggi Palazzo Fienga sta lentamente scomparendo sotto i colpi delle ruspe.
A due settimane dall’apertura del cantiere, la demolizione procede senza particolari intoppi. Un caterpillar lavora tra i detriti mentre i militari del Genio guastatori dell’Esercito presidiano l’area interdetta al pubblico.
La caduta di Palazzo Fienga rappresenta molto più di un semplice abbattimento edilizio: è il tentativo dello Stato di cancellare fisicamente uno dei luoghi simbolo della camorra oplontina.
Il ricordo di Giancarlo Siani
Sul crollo dell’ex roccaforte del clan aleggia inevitabilmente la memoria di Giancarlo Siani, il giovane cronista de Il Mattino assassinato dalla camorra nel 1985.
Siani aveva raccontato i rapporti, gli equilibri e le dinamiche criminali che ruotavano attorno al potere dei clan nell’area vesuviana.
Per molti magistrati e investigatori, dedicare proprio a Siani il nuovo spazio urbano che nascerà dalle macerie di Palazzo Fienga rappresenterebbe il segnale più forte di riscatto civile.
Lo scontro sul nome della nuova piazza
Ed è proprio sul futuro nome dell’area che si è acceso uno scontro simbolico ma molto significativo.
Da una parte il procuratore di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso e il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, favorevoli a un’intitolazione diretta a Giancarlo Siani.
Dall’altra l’amministrazione comunale, orientata verso una più generica “Piazza della legalità”.
Per i magistrati, però, la forma coincide con la sostanza: dare il nome di Siani a quel luogo significherebbe imprimere un segno preciso e permanente nella memoria collettiva della città.
Le ombre denunciate da Fragliasso
La demolizione di Palazzo Fienga si inserisce in un clima politico e istituzionale estremamente teso.
Proprio durante la cerimonia di avvio del cantiere, alla presenza dei ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini, Fragliasso aveva parlato pubblicamente di “troppe ombre” sulla città.
Parole poi approfondite in una successiva audizione secretata davanti alla Commissione Antimafia.
Nel frattempo il sindaco di Torre Annunziata si avvia alle dimissioni dopo settimane di durissime polemiche istituzionali.
Un caso unico in Italia
Quella di Palazzo Fienga è un’operazione senza precedenti nel panorama italiano.
Per la prima volta un bene confiscato alla criminalità organizzata viene demolito completamente per trasformarlo in un simbolo fisico della presenza dello Stato.
Non una semplice riconversione, ma la cancellazione totale di un luogo percepito come monumento del potere mafioso.
L’immobile era rimasto inutilizzato per circa 15 anni dopo lo sgombero, in attesa di una decisione definitiva sul suo destino.
Il ruolo del commissario straordinario
Per accelerare i lavori il Governo ha nominato un commissario straordinario, Giuseppe Priolo, incaricato di gestire i 12 milioni di euro di fondi statali destinati all’intervento.
Priolo coordina un’operazione estremamente complessa nel cuore del tessuto urbano oplontino, tra vicoli stretti, edifici abitati e continui problemi logistici.
Fondamentale il supporto dell’Esercito Italiano e dell’Agenzia del Demanio.
Obiettivo: demolizione entro il 30 settembre
Secondo il cronoprogramma ufficiale, la demolizione dovrebbe concludersi entro il 30 settembre insieme all’approvazione del progetto esecutivo per la futura riqualificazione urbana dell’area.
Il prefetto Nicola Di Bari ha sottolineato il forte valore simbolico dell’operazione, condiviso con il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e con il procuratore di Napoli Nicola Gratteri.
Una città ancora sospesa tra paura e cambiamento
Attorno al cantiere resta un silenzio pesante. Finestre chiuse, strade semideserte, poche parole.
Torre Annunziata continua a convivere con ferite profonde e con il peso di decenni di dominio criminale.
Eppure qualcosa sembra muoversi.
Secondo il commissario Priolo, finora non sarebbero emersi atteggiamenti ostili da parte dei residenti. In alcuni casi ci sarebbe stata persino collaborazione concreta da parte dei cittadini per facilitare i lavori.
Forse il vento sta davvero cambiando, anche se la città appare ancora sospesa tra il bisogno di liberarsi dal passato e la difficoltà di guardarsi finalmente allo specchio.
Cronache
Metaponto, 18enne arrestato per la presunta violenza su una 17enne: lunedì davanti al gip
Un diciottenne sarà interrogato dal gip di Matera dopo l’arresto per la presunta violenza sessuale su una minorenne nella notte di Ferragosto a Metaponto. Sequestrati indumenti e telefono.
Cronache
Chiuso per caldo: sulle Alpi si scioglie anche lo sci d’estate
Le temperature troppo elevate hanno imposto la sospensione dello sci estivo sul ghiacciaio dello Stelvio. Con le chiusure già registrate al Cervino e negli altri comprensori alpini, in Europa le possibilità di sciare all’aperto sono ormai quasi scomparse.
A tremila metri di quota l’estate ha cancellato l’inverno. Dopo il Cervino e il comprensorio di Ponte di Legno-Tonale, anche sul ghiacciaio dello Stelvio gli sci sono stati riposti: fa troppo caldo per garantire piste praticabili e condizioni di sicurezza accettabili.
La sospensione è scattata a Ferragosto e resterà in vigore fino a quando le temperature non consentiranno di preparare nuovamente il terreno. Le funivie continueranno a trasportare turisti ed escursionisti verso il ghiacciaio, ma senza sci ai piedi.
Non è più sufficiente salire oltre i tremila metri per trovare neve compatta. Le temperature restano elevate durante il giorno e scendono troppo poco nelle ore notturne. Senza il necessario rigelo, la superficie perde consistenza, aumenta il rischio di cedimenti e diventa impossibile assicurare gli standard richiesti per lo sci.
La società che gestisce gli impianti dello Stelvio continuerà a controllare quotidianamente lo stato del ghiacciaio. Una riapertura resta possibile, ma dipenderà interamente da un abbassamento delle temperature. Non c’è, quindi, una data da indicare sul calendario.
Il domino delle chiusure
Lo Stelvio è soltanto l’ultimo tassello di una crisi che coinvolge ormai l’intero arco alpino.
Sul Cervino lo sci estivo era stato fermato già all’inizio di agosto dalla società svizzera che gestisce gli impianti del ghiacciaio del Teodulo e di Plateau Rosa. Dal versante italiano le funivie in partenza da Breuil-Cervinia hanno continuato a funzionare, ma esclusivamente per escursionisti e visitatori.
Anche sul Presena, nel comprensorio Ponte di Legno-Tonale, la stagione sulla neve si è conclusa. In Austria, persino Hintertux, a lungo presentato come il ghiacciaio sul quale era possibile sciare tutto l’anno, ha sospeso l’attività estiva, rinviando la ripresa all’autunno.
Il risultato è una geografia dello sci europeo estivo ridotta praticamente a zero. Chi vuole sciare deve rivolgersi alle strutture al coperto oppure spostarsi nell’emisfero australe.
Il caldo cambia anche l’alpinismo
Le conseguenze non riguardano soltanto le piste. Sul Monte Bianco l’aumento delle temperature ha accresciuto il pericolo di frane e cadute di pietre, imponendo limitazioni agli accessi e la chiusura di rifugi lungo alcune delle vie più frequentate.
Quando il ghiaccio che tiene insieme rocce e detriti si indebolisce, interi versanti diventano instabili. Sentieri, vie di arrampicata e percorsi un tempo considerati praticabili durante l’estate possono trasformarsi in poche ore.
La montagna continua a essere accessibile, ma non alle condizioni alle quali escursionisti, guide e gestori degli impianti erano abituati. Le stagioni si accorciano, i percorsi cambiano e le decisioni devono essere prese quasi giorno per giorno.
Nove gradi a tremila metri
Le temperature rilevate in alta quota spiegano meglio di qualsiasi immagine la situazione: circa 17 gradi nella zona del ghiacciaio dei Forni, oltre i duemila metri, e nove gradi nei pressi del Passo Marinelli, a circa tremila metri.
Sono valori incompatibili con la conservazione di una superficie adatta allo sci. Ma sono anche il segnale di un problema più ampio: i ghiacciai alpini stanno perdendo massa e spessore da anni, mentre le estati calde e prolungate accelerano lo scioglimento e riducono la neve capace di proteggerli.
Una singola ondata di caldo non basta, da sola, a raccontare il cambiamento climatico. La contemporanea chiusura dei principali comprensori glaciali, però, non può essere considerata un semplice incidente stagionale.
Lo sci estivo, nato sull’idea che in alta montagna l’inverno non finisse mai, sta diventando un’attività intermittente e sempre più fragile. Il cartello “chiuso per caldo” appeso idealmente sulle Alpi non rappresenta soltanto una stagione turistica compromessa. È l’immagine concreta di una montagna che sta cambiando più rapidamente delle abitudini costruite intorno ad essa.
Cronache
Ferragosto violento a Mondragone, rissa sulla spiaggia: cinque denunciati
Una rissa tra numerose persone è scoppiata sulla spiaggia libera di Fiumarella a Mondragone. Il video è stato pubblicato da Francesco Emilio Borrelli. I carabinieri hanno identificato e denunciato cinque persone, tra le quali un minorenne.
Una violenta rissa ha coinvolto numerose persone nella notte di Ferragosto sulla spiaggia libera di Fiumarella, a Mondragone. Le immagini dell’accaduto, pubblicate sui social dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, sono diventate rapidamente virali.
Secondo una prima ricostruzione, lo scontro sarebbe nato da un’accesa discussione tra due gruppi. In pochi istanti dalle parole si sarebbe passati alle aggressioni fisiche. La dinamica completa e le responsabilità individuali sono ancora in corso di accertamento.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone. Cinque persone, tra le quali un minorenne, sono state identificate e denunciate. Le loro eventuali responsabilità dovranno essere valutate dall’autorità giudiziaria.
Borrelli: «Servono controlli più serrati»
«Una notte di festa trasformata nell’ennesimo teatro di violenza», ha commentato Borrelli, chiedendo un rafforzamento dei controlli sul litorale domizio.
Secondo il deputato, ordinanze e divieti non possono rimanere soltanto sulla carta: chi trasforma spiagge e luoghi pubblici in scenari di violenza deve essere individuato e sanzionato.


