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Economia

Pace fiscale, Salvini dice che saranno riaperti i termini per consentire ad altri di aderire

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“Come promesso in campagna elettorale e nel contratto di governo, il nostro provvedimento di ‘Pace fiscale’ ha già superato abbondantemente un milione e 300 mila adesioni. Nei prossimi giorni, con un emendamento, inseriremo un’ulteriore riapertura dei termini alle stesse condizioni. Un altro risultato del buon governo della Lega che ha permesso a centinaia di migliaia di cittadini contribuenti in difficoltà di chiudere il contenzioso con il fisco e tornare a vivere e a pagare le tasse”. Cosi’ il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.

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Economia

Potere d’acquisto in crescita in Italia: Eurostat conferma il primato nel 2025

Secondo Eurostat nel terzo trimestre 2025 il potere d’acquisto pro-capite in Italia cresce dell’1,7%, il dato più alto nell’UE.

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La combinazione tra il forte aumento degli occupati e il recupero, più lento ma progressivo, dei salari reali rispetto all’inflazione sta producendo un risultato complessivo positivo sul potere d’acquisto pro-capite degli italiani. Una dinamica che Istat aveva già anticipato nei conti trimestrali dei settori istituzionali e che ora trova conferma nei dati diffusi da Eurostat.

Nel terzo trimestre 2025, secondo le serie destagionalizzate e corrette per il calendario, il potere d’acquisto pro-capite in Italia è aumentato dell’1,7% rispetto al trimestre precedente. Si tratta dell’incremento più elevato tra i Paesi dell’Unione Europea per i quali sono disponibili dati omogenei.

Il confronto con gli altri Paesi UE

L’Italia precede Ungheria (+1,6%), Irlanda (+1,4%) e Portogallo (+1,3%). Più distaccate risultano Spagna (+0,6%) e Germania (+0,5%), mentre in Francia si registra un lieve calo (-0,3%).

Per potere d’acquisto pro-capite si intende il reddito disponibile delle famiglie e delle istituzioni senza scopo di lucro, depurato dall’inflazione tramite il deflatore dei consumi e rapportato alla popolazione residente, secondo le metodologie di contabilità nazionale.

L’andamento nel periodo post-inflazione

Se si considera il periodo che va dal quarto trimestre 2022, fase culminante dell’inflazione, al terzo trimestre 2025, il potere d’acquisto per abitante in Italia risulta cresciuto complessivamente del 7,5%. È il secondo miglior risultato tra i principali Paesi dell’Eurozona, alle spalle della sola Spagna (+8,5%), che però partiva da livelli più penalizzati.

Nello stesso arco temporale, la crescita è stata decisamente più contenuta in Francia (+1,8%) e in Germania (+1,2%). L’Italia precede anche il Belgio (+5,6%) e i cosiddetti Paesi “frugali”: Paesi Bassi (+5%), Danimarca (+3,8%), Austria (+1,4%) e Svezia (+1%).

Il dato del 2025

Particolarmente significativo è l’andamento del 2025. Tra il quarto trimestre 2024 e il terzo trimestre 2025, l’Italia ha registrato un aumento reale del reddito disponibile pro-capite pari al +3,5%, superiore anche a quello della Spagna (+0,9%). Nello stesso periodo, la Germania si è fermata a +0,3%, mentre la Francia ha segnato una flessione dello 0,4%.

Il confronto con i livelli pre-Covid

Al terzo trimestre 2025, rispetto ai livelli precedenti alla pandemia (quarto trimestre 2019), l’Italia mostra il maggiore aumento reale del reddito disponibile per abitante tra i principali Paesi UE: +7,7%. Seguono Danimarca (+6,2%), Francia (+5,9%), Spagna e Paesi Bassi (entrambe +5,8%), Belgio (+5%), Austria (+3,1%), Germania (+2,8%) e Svezia (+2,4%).

Il balzo registrato nei primi tre trimestri del 2025 ha consentito all’Italia di superare nettamente Francia e Spagna, che a fine 2024 risultavano ancora leggermente avanti nella crescita cumulata rispetto al periodo pre-pandemico.

Una lettura complessiva

I dati Eurostat delineano un quadro che ridimensiona l’idea di un’Italia schiacciata dall’inflazione. Pur in presenza di salari reali che hanno recuperato terreno con gradualità, l’aumento dell’occupazione ha consentito un miglioramento significativo del potere d’acquisto aggregato pro-capite, compensando l’impennata dei prezzi registrata tra il 2022 e il 2023. Una tendenza che, al momento, colloca l’Italia tra le economie europee più dinamiche sotto questo profilo.

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Economia

Amazon sotto ispezione nei centri logistici. Verifiche su dati dei lavoratori e videosorveglianza

Ispezioni congiunte del Garante privacy e dell’Ispettorato del lavoro nei centri Amazon di Passo Corese e Castel San Giovanni. Sotto esame dati e videosorveglianza.

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Ispezioni in corso nei principali centri logistici di Amazon, tra cui Passo Corese e Castel San Giovanni. L’iniziativa è stata avviata congiuntamente dal Garante per la protezione dei dati personali e dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, anche a seguito di notizie di stampa.

Dati personali e sistemi di controllo

Sotto la lente delle autorità è finito il trattamento dei dati personali dei lavoratori e l’uso di sistemi di videosorveglianza. In particolare, l’attenzione si concentra su software e strumenti digitali utilizzati per monitorare le prestazioni e le attività del personale all’interno dei magazzini.

Le inchieste giornalistiche

A riaccendere il dibattito è stato il programma di approfondimento Report di Rai 3, con i servizi “Amazon Files” e “I giochi di Amazon”. Le inchieste hanno mostrato, attraverso testimonianze e immagini, l’utilizzo di software sui computer aziendali per il controllo delle performance e di telecamere per monitorare le azioni dei lavoratori.

Le criticità segnalate dal Garante

Secondo la nota diffusa dal Garante, l’attività ispettiva nasce da approfondimenti tecnici che avrebbero evidenziato “possibili criticità nell’acquisizione e nel trattamento di dati personali dei lavoratori e nell’uso di sistemi di videosorveglianza in assenza delle garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori”. Le verifiche riguardano i principali snodi logistici, con particolare attenzione ai centri di Passo Corese e Castel San Giovanni.

Il ruolo della Guardia di finanza

Le ispezioni sono curate dagli uffici dell’Autorità e dalle strutture centrali dell’Ispettorato del lavoro, con il supporto del Guardia di finanza, in particolare del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche. L’obiettivo dichiarato è garantire un presidio istituzionale efficace in contesti ad alta complessità organizzativa e tecnologica, dove l’impatto dei sistemi di monitoraggio può incidere in modo rilevante sui diritti dei lavoratori.

La posizione di Amazon

Amazon ha fatto sapere di essere “pienamente disponibile a fornire tempestivamente qualsiasi documentazione”. In una nota, la società sottolinea di collaborare costantemente con le autorità competenti e di accogliere con favore ogni verifica o richiesta di chiarimento sulle proprie pratiche operative, ribadendo l’impegno al rispetto del quadro normativo vigente e a un dialogo costruttivo con le istituzioni.

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Economia

Antitrust Ue contro Meta. Bruxelles minaccia misure urgenti su WhatsApp e intelligenza artificiale

La Commissione europea minaccia misure provvisorie contro Meta per l’esclusione dei chatbot concorrenti da WhatsApp. Sotto accusa l’integrazione di Meta AI.

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Nuova tegola per Meta. A soli due mesi dall’avvio dell’indagine, la Commissione europea ha avvertito il gruppo di Menlo Park che potrebbe adottare misure provvisorie se non aprirà WhatsApp ai servizi di intelligenza artificiale della concorrenza. Bruxelles ritiene necessario intervenire rapidamente per evitare effetti irreversibili sul mercato.

I nuovi termini di servizio nel mirino

Al centro dell’istruttoria c’è l’aggiornamento dei termini di servizio per le aziende di app di messaggistica, annunciato nell’ottobre scorso e operativo dal 15 gennaio. La clausola contestata vieta ai fornitori di IA di utilizzare WhatsApp quando l’intelligenza artificiale rappresenta il servizio principale offerto. In questo modo, secondo l’Antitrust, Meta avrebbe escluso i chatbot di terze parti, rendendo Meta AI l’unico assistente virtuale autorizzato a interagire con gli utenti sulla piattaforma.

Il sospetto di abuso di posizione dominante

La Commissione, che ha avviato l’indagine a fine 2025 per una possibile violazione delle norme sulla concorrenza, sospetta che Meta stia abusando della propria posizione dominante. L’obiettivo, secondo Bruxelles, sarebbe quello di assicurarsi un vantaggio decisivo in un mercato emergente come quello degli assistenti di intelligenza artificiale, prima che possa consolidarsi una reale concorrenza. Da qui la valutazione sulla necessità di misure provvisorie per prevenire “danni gravi e irreparabili al mercato”.

L’ipotesi di un ripristino forzato dei chatbot

Se Meta non fornirà chiarimenti ritenuti sufficienti, la Commissione potrebbe imporre il ripristino degli assistenti IA concorrenti su WhatsApp per tutta la durata dell’indagine. L’Antitrust Ue, guidato dalla vicepresidente Teresa Ribera, punta ad accelerare i tempi per evitare che il settore degli assistenti IA venga di fatto monopolizzato in questa fase di forte espansione.

La posizione di Bruxelles

Secondo Ribera, l’intelligenza artificiale sta già portando benefici rilevanti ai consumatori e rappresenta un mercato in rapida evoluzione che necessita di una concorrenza effettiva. L’avvertimento è chiaro: le grandi piattaforme tecnologiche non possono sfruttare la propria forza di mercato per ottenere vantaggi sleali e limitare l’accesso dei concorrenti.

La replica di Meta

Dura la risposta di Meta, che definisce l’impostazione dell’indagine basata su un “presupposto errato”. Secondo la società di Mark Zuckerberg, gli utenti non sarebbero privati della possibilità di scelta, potendo accedere ad altri servizi di IA tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership industriali. Per questo, a giudizio del gruppo, Bruxelles non avrebbe motivo di intervenire.

Il caso italiano

Il procedimento europeo non riguarda direttamente l’Italia. Sul territorio nazionale, infatti, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato è già intervenuta imponendo a dicembre a Meta la sospensione dei nuovi termini di servizio che escludono i chatbot concorrenti da WhatsApp. Meta ha inoltre comunicato che dal 16 febbraio le aziende che intendono mantenere le proprie piattaforme di intelligenza artificiale sull’app in Italia dovranno pagare per ogni risposta generata dai bot automatici.

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