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Politica

Pacchetto sicurezza verso il Consiglio dei ministri, polemica sulla norma “salva-Almasri”

Nel pacchetto sicurezza in arrivo al Consiglio dei ministri spunta una norma definita “salva-Almasri”. Critiche di Bonelli (Avs) e un ampio ventaglio di misure su minori, migranti e ordine pubblico.

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Nel pacchetto sicurezza che dovrebbe approdare entro fine mese sul tavolo del Consiglio dei ministri compare una disposizione definita “salva-Almasri”. A sollevare il caso è Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), secondo il quale si tratterebbe di “un uso personale della legislazione sulla sicurezza per proteggere responsabilità politiche e amministrative”.

Struttura del pacchetto e misure principali

Le bozze circolate delineano due provvedimenti distinti: un disegno di legge composto da 40 articoli e un decreto legge di 25. Il pacchetto contiene una serie articolata di interventi: stretta sulla criminalità minorile, inasprimento delle pene per furti e scippi, espulsioni più efficaci dei migranti e uno “scudo” per cittadini e forze di polizia che eviti l’iscrizione automatica nel registro degli indagati in presenza di cause di giustificazione come la legittima difesa, l’adempimento del dovere o l’uso legittimo delle armi.

La norma contestata e il caso Almasri

La cosiddetta “salva-Almasri” è inserita nel ddl all’articolo 16. Prevede la possibilità di disporre la consegna allo Stato di appartenenza di una persona la cui permanenza in Italia possa compromettere la sicurezza della Repubblica o le relazioni internazionali, oppure quando la consegna sia necessaria per obblighi derivanti da accordi internazionali di sicurezza. Secondo Bonelli, la disposizione tenterebbe di riscrivere ex post una vicenda che ha esposto l’Italia a critiche sul piano internazionale e che avrebbe riflessi anche su responsabilità amministrative oggetto di indagine.

Minori, armi improprie e nuove fattispecie di reato

Nel disegno di legge trova spazio l’ampliamento dei reati per i quali può essere applicato l’ammonimento del questore ai ragazzi tra 12 e 14 anni, con sanzioni pecuniarie per i genitori. È previsto il divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile o tagliente oltre i 5 centimetri e il divieto di vendita ai minori, anche online, di armi improprie. Introdotta inoltre la possibilità di arresto in flagranza per i minori che portano coltelli illegalmente e un nuovo reato, punito fino a cinque anni di reclusione, per chi non si ferma all’alt delle forze di polizia e fugge con modalità pericolose.

Giornalisti, manifestazioni e stadi

Il pacchetto introduce un’aggravante comune per i delitti non colposi commessi contro giornalisti. Viene depenalizzato il mancato preavviso di riunione in luogo pubblico, sostituendo le sanzioni penali con multe da 3.500 a 20mila euro. Nel decreto legge è prevista anche la possibilità di utilizzare sistemi di identificazione biometrica remota a posteriori per il contrasto della violenza negli stadi.

Migranti e controlli alle frontiere

Sul fronte migratorio, il ddl consente l’interdizione temporanea delle acque territoriali in caso di minaccia grave all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, una disposizione che potrebbe incidere sulle attività delle navi delle ong. Si delimitano inoltre i confini del sindacato del giudice nella convalida dei provvedimenti di accompagnamento alla frontiera e di trattenimento, con l’obiettivo dichiarato di evitare interpretazioni che finora hanno ostacolato alcune politiche di rimpatrio, come il piano Albania. Vengono ristrette anche le categorie di familiari per il ricongiungimento.

Il pacchetto sicurezza si presenta quindi come un intervento ampio e complesso, destinato a suscitare un confronto politico e giuridico serrato, in cui le singole misure – e in particolare la norma “salva-Almasri” – saranno al centro del dibattito parlamentare e pubblico.

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Politica

Tajani convoca l’ambasciatore iraniano dopo il gesto contro Mattarella

Un parlamentare iraniano ha strappato l’immagine del presidente Sergio Mattarella. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani convoca l’ambasciatore iraniano.

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Un parlamentare iraniano ha strappato l’immagine del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’episodio è stato definito “increscioso” dal ministro degli Esteri.

La notizia è stata resa nota dal titolare della Farnesina, che ha espresso solidarietà al capo dello Stato.

La convocazione dell’ambasciatore

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore iraniano in Italia.

La decisione rientra nelle prerogative diplomatiche del governo italiano in presenza di episodi ritenuti offensivi nei confronti delle istituzioni della Repubblica.

Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle circostanze in cui si è verificato il gesto né sulle eventuali conseguenze nei rapporti tra Roma e Teheran.

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Politica

Referendum giustizia, scontro governo-magistratura: lettere e accuse sul comitato per il No

Si acuisce lo scontro tra governo e magistratura in vista del referendum sulla giustizia. Botta e risposta tra ministero e Anm, opposizioni parlano di intimidazione.

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Resta alta la tensione tra l’esecutivo e la magistratura in vista del referendum sulla giustizia. Alla polemica sulle parole del ministro Carlo Nordio, che ha parlato di un “sistema paramafioso” in seno al Csm, si aggiunge uno scambio di lettere tra il Ministero della Giustizia e l’Associazione Nazionale Magistrati.

La capo di Gabinetto di via Arenula, Giulia Bartolozzi, ha scritto al presidente dell’Anm Cesare Parodi ipotizzando un “potenziale conflitto” tra magistrati iscritti all’associazione e privati sostenitori del “Comitato Giusto dire No”, invitando a rendere noti eventuali finanziamenti ricevuti.

La replica dell’Anm e le reazioni politiche

Parodi ha risposto precisando che il comitato è stato promosso dall’Anm ma è “giuridicamente autonomo”. Ha inoltre sottolineato che la richiesta di rendere pubblici i finanziamenti potrebbe confliggere con la tutela della privacy dei cittadini.

L’iniziativa ministeriale segue i dubbi sollevati dal deputato di Forza Italia Enrico Costa, che aveva presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo chiarimenti su possibili legami tra magistrati in servizio e sostenitori privati del comitato.

Le opposizioni – Pd, M5S, Avs e altri partiti impegnati per il No – parlano di “grave intimidazione” e di rischio di “liste di proscrizione”, denunciando un attacco all’equilibrio costituzionale.

Le parole di Nordio e la controffensiva

Nel frattempo Nordio ha ribadito le sue critiche al Consiglio superiore della magistratura, affermando che l’espressione “sistema paramafioso” riprendeva dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo. Il Guardasigilli ha annunciato di avere altre frasi da citare nei prossimi giorni.

Dal centrodestra arrivano sostegni differenziati. Fratelli d’Italia, con il responsabile Giustizia Andrea Delmastro, difende nel merito le posizioni del ministro. La Lega non prende le distanze. In Forza Italia, invece, si registrano toni più cauti, con l’invito a evitare scontri frontali.

Campagna referendaria e clima politico

La campagna per il referendum si preannuncia accesa. I partiti di maggioranza preparano iniziative pubbliche, tra cui un convegno di giuristi per il Sì a Milano, mentre nel centrosinistra si intensifica la mobilitazione per il No.

Resta sullo sfondo il nodo dell’affluenza e il possibile coinvolgimento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che per ora mantiene un profilo istituzionale.

Il confronto politico si sviluppa dunque su un doppio binario: da un lato le questioni tecniche e costituzionali legate ai quesiti referendari, dall’altro uno scontro istituzionale che alimenta un clima già teso tra potere esecutivo e ordine giudiziario.

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Italia al Board of Peace su Gaza, Tajani a Washington tra tensioni politiche

Il governo italiano parteciperà come osservatore al Board of Peace su Gaza promosso da Donald Trump. Tajani a Washington, opposizioni compatte contro la scelta.

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Il governo guidato da Giorgia Meloni parteciperà come Paese osservatore alla prima riunione del Board of Peace su Gaza, organismo promosso da Donald Trump.

A rappresentare l’Italia a Washington sarà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’ufficialità è attesa dopo le comunicazioni del ministro in Parlamento.

Secondo la linea dell’esecutivo, non essere presenti significherebbe rinunciare a incidere in un momento ritenuto cruciale per il processo di pace.

Il mandato politico e il confronto in Aula

Alla Camera Tajani terrà comunicazioni ufficiali e la risoluzione della maggioranza formalizzerà il mandato a partecipare anche a eventuali future attività del Board, richiamando la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Dal governo si sottolinea che l’Italia non aderirà formalmente all’organismo, ritenuto incompatibile con lo statuto costituzionale, ma parteciperà come osservatore su invito politico. La figura non sarebbe prevista formalmente dallo statuto del Board, ma l’iniziativa viene inquadrata come politica e non come trattato internazionale.

Fonti dell’esecutivo evidenziano interlocuzioni con il Quirinale per verificare la compatibilità giuridica della partecipazione.

Le divisioni politiche

Le opposizioni, da Pd a M5s, da Avs a Azione, hanno presentato una risoluzione unitaria contraria alla partecipazione “in qualunque forma” e a eventuali contributi finanziari, ritenendo il Board non conforme ai principi dell’articolo 11 della Costituzione e al diritto internazionale.

Dal Pd, Peppe Provenzano ha criticato la linea del governo, mentre il confronto politico resta acceso anche alla luce della posizione della Commissione europea.

Il quadro internazionale

L’Unione europea ha precisato che non sarà membro del Board of Peace, ma parteciperà a discussioni su Gaza con la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica. A Bruxelles si evita il termine “osservatore”.

Tra i Paesi che prenderanno parte ai lavori figurano Cipro, Giappone e altri membri del G7. Presente anche Viktor Orbán. Berlino ha confermato l’assenza del cancelliere Friedrich Merz.

Nel dibattito interno si evidenzia inoltre che l’Autorità nazionale palestinese sarebbe favorevole all’iniziativa, così come diversi Paesi arabi. Il Qatar starebbe valutando un contributo significativo alla ricostruzione di Gaza.

La scelta italiana si inserisce dunque in un quadro diplomatico complesso, con l’obiettivo dichiarato di mantenere un ruolo attivo nel processo politico, ma tra forti tensioni parlamentari e interrogativi sull’equilibrio tra iniziativa politica e quadro giuridico internazionale.

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