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Economia

Oxfam: in Italia ricchi sempre più ricchi e lavoratori più poveri, la disuguaglianza si allarga

Oxfam descrive l’Italia come un Paese di “fortune invertite”: il 5% più ricco detiene metà della ricchezza, salari reali in calo e lavoro che non basta a uscire dalla povertà.

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Un’analisi di Oxfam descrive l’Italia come un Paese di “fortune invertite”, dove il divario tra ricchi e poveri continua ad ampliarsi. Il 5% delle famiglie più benestanti detiene circa la metà della ricchezza nazionale e, negli ultimi 15 anni, ha intercettato il 91% dell’aumento complessivo della ricchezza. Alla metà più povera della popolazione è andato appena il 2,7%.

Un’ereditocrazia che si consolida

Il rapporto evidenzia una crescente “ereditocrazia”: quasi due terzi dei patrimoni dei miliardari italiani derivano da eredità. Nell’ultimo anno la ricchezza reale dei 79 miliardari è cresciuta mediamente di 150 milioni di euro al giorno, portando il totale a 307,5 miliardi.

Salari fermi e potere d’acquisto in calo

Sul fronte del lavoro, i salari reali restano sotto i livelli pre-Covid. La perdita cumulata del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali è stimata in 7,1 punti percentuali; per il 2025 è atteso un recupero limitato (+0,5 punti). Lavorare non basta più a evitare la povertà per il 15,6% delle famiglie.

Povertà lavorativa e precarietà

Nel 2024 le famiglie in povertà assoluta sono 2,2 milioni, dato stabile ma con una crescita dei nuclei in cui almeno un componente lavora, spesso con contratti precari o part-time involontari. Tra il 1990 e il 2018 la quota di occupati a bassa retribuzione nel settore privato è salita dal 26,7% al 31,1%. Il 10% dei dipendenti meno pagati ha perso il 30% del salario reale, mentre per il 20% meglio retribuito le buste paga sono rimaste invariate.

Minori e affitti: le aree più fragili

Aumenta la povertà assoluta tra i minori: nel 2024 l’incidenza è al 13,8%, il valore più alto dal 2014. Le difficoltà sono maggiori tra le famiglie in affitto, con tassi elevati per i nuclei con almeno uno straniero (37,2%) e per quelli con figli (32,3%). Nei grandi centri urbani la spesa per la casa supera spesso il 40% del reddito familiare.

Le reazioni politiche

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito i dati “drammatici”, chiedendo al governo di concentrarsi sulle condizioni materiali e ribadendo l’impegno per il salario minimo.
L’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Pasquale Tridico, sostiene che le politiche attuali finiscano per rafforzare le disuguaglianze. Per Angelo Bonelli, dell’area Alleanza Verdi e Sinistra, l’Italia è “sempre più ingiusta e diseguale”.

Il confronto europeo

Nel 2023 l’Italia era al 20° posto nell’Ue per equità nella distribuzione dei redditi. Oxfam prevede per il 2024 un’ulteriore recrudescenza della disuguaglianza, trainata dal peggioramento dei redditi più bassi. A metà 2025, il 10% più ricco delle famiglie possedeva oltre otto volte la ricchezza della metà più povera, contro un rapporto poco superiore a sei nel 2010.

Una tendenza che non si arresta

I dati delineano una traiettoria di lungo periodo: concentrazione della ricchezza in alto, salari stagnanti e crescente povertà lavorativa. Il tema torna centrale nel dibattito pubblico, con richieste di interventi strutturali su lavoro, redditi e accesso alla casa per invertire una dinamica che, secondo Oxfam, rischia di diventare strutturale.

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Economia

Mps integra Mediobanca e prepara il delisting di Piazzetta Cuccia

Mps delibera la fusione per incorporazione di Mediobanca e il delisting da Piazza Affari. Nascerà una nuova Mediobanca non quotata controllata al 100% dal Monte.

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Banca Monte dei Paschi di Siena rompe gli indugi e indica la rotta per Mediobanca: Piazzetta Cuccia verrà tolta da Borsa Italiana e incorporata nel Monte, che ne diventerà controllante al 100%.

Il consiglio di amministrazione ha deliberato la piena integrazione attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting. La decisione è stata assunta all’unanimità.

Nasce una nuova Mediobanca non quotata

Il marchio Mediobanca non scomparirà. Le attività di corporate & investment banking e il private banking di fascia alta confluiranno in una società non quotata che manterrà la denominazione “Mediobanca S.p.A.”, interamente controllata da Mps.

All’interno della nuova entità verrà trasferita anche la partecipazione del 13,1% in Assicurazioni Generali, asset ritenuto strategico negli equilibri del Leone di Trieste.

In Mps confluiranno invece la rete di consulenti di Mediobanca Premier, destinata all’integrazione con Banca Widiba, e le attività di credito al consumo di Compass, rafforzando il profilo retail del gruppo senese.

Strategia industriale e governance

Secondo Mps, la nuova struttura è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali. L’operazione è coerente con l’ops lanciata a gennaio 2025 e con l’obiettivo di creare un campione nazionale del credito integrato.

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio punta a un gruppo con base di ricavi diversificata, mentre la mediazione del presidente Nicola Maione avrebbe contribuito a ricompattare il consiglio.

Il progetto di fusione dovrà essere approvato dai due cda e dalle assemblee degli azionisti. Mps controlla l’86% dei voti di Mediobanca, elemento che rafforza la fattibilità dell’operazione.

Prossime tappe

Ulteriori dettagli tecnici e tempistiche saranno illustrati il 27 febbraio con la presentazione del nuovo piano industriale. Parallelamente prosegue il lavoro sulla lista per il rinnovo del cda, con l’obiettivo di chiudere entro il 3 marzo.

L’operazione segna una svolta negli assetti della finanza italiana, ridefinendo il ruolo storico di Piazzetta Cuccia all’interno di un gruppo bancario integrato guidato da Siena.

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Economia

Bayer verso maxi accordo da 10,5 miliardi per chiudere le cause sul Roundup

Bayer pronta a un accordo transattivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legate al Roundup negli Usa. Il titolo sale a Francoforte.

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Bayer si prepara ad annunciare un accordo transattivo complessivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legali in corso e future legate al diserbante Roundup.

Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il gruppo tedesco starebbe lavorando a un accordo collettivo da 7,5 miliardi di dollari presso una corte statale del Missouri, con l’obiettivo di risolvere le azioni legali esistenti e quelle potenziali nei prossimi vent’anni.

A questo si aggiungerebbe un ulteriore accordo da 3 miliardi di dollari per chiudere le cause negli Stati Uniti in cui alcuni utilizzatori del Roundup attribuiscono al prodotto l’insorgenza di linfomi non-Hodgkin.

Un’eredità della Monsanto

Bayer ha ereditato il contenzioso sul Roundup con l’acquisizione della Monsanto nel 2018 per 66 miliardi di dollari.

Il contenzioso legale ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali nodi per il colosso chimico tedesco. Secondo i dati disponibili, Bayer avrebbe già versato oltre 10 miliardi di dollari tra condanne e accordi transattivi.

Restano ancora circa 67 azioni legali pendenti da parte di persone che sostengono che l’esposizione prolungata al glifosato, principio attivo del Roundup, abbia causato loro patologie tumorali.

Reazione positiva in Borsa

Le indiscrezioni sull’accordo hanno spinto il titolo Bayer alla Borsa di Francoforte, dove ha registrato un rialzo del 4,8% a 48,22 euro.

L’eventuale definizione del contenzioso rappresenterebbe un passaggio rilevante per il gruppo, chiamato a ridurre l’incertezza legale che da anni pesa sui conti e sulla percezione del mercato.

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Economia

Export Italia 2025 in crescita: +3,3%, surplus a 50,7 miliardi. Focus sugli Stati Uniti

Nel 2025 l’export italiano torna a crescere (+3,3%), aumenta il surplus commerciale e cala il deficit energetico. Stati Uniti secondo mercato, ma dicembre segna un lieve calo.

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Il 2025 si chiude con un ritorno alla crescita delle esportazioni italiane, pari a +3,3% in valore, dato che sale a +3,7% al netto dei prodotti energetici. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat.

La crescita è trainata principalmente dall’aumento dei valori medi unitari (+2,6%), mentre i volumi registrano un incremento più contenuto (+0,7%). Il confronto con il 2024, anno chiuso a -0,5%, segna un’inversione di tendenza.

Il saldo commerciale migliora ulteriormente: il 2025 si chiude con un avanzo di 50,746 miliardi di euro, oltre 2 miliardi in più rispetto ai 48,287 miliardi dell’anno precedente. L’Istat evidenzia che il miglioramento è interamente attribuibile agli scambi con i Paesi extra Ue.

Stati Uniti osservati speciali

Gli Stati Uniti restano il secondo mercato di destinazione dell’export italiano, con una quota del 10,4%, dietro alla Germania (11,3%). Nel 2025 le esportazioni verso gli Usa crescono del 7,2% rispetto al 2024.

Tuttavia, il dato di dicembre registra un calo dello 0,4% su base annua. Parallelamente, le importazioni italiane dagli Stati Uniti aumentano del 61,1% a dicembre e del 35,9% nella media annua.

Il surplus commerciale con gli Usa, pur rimanendo consistente a 34,191 miliardi di euro, risulta inferiore rispetto al 2024. Secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, l’incremento dell’export nel corso dell’anno sarebbe stato favorito anche da acquisti anticipati prima dell’entrata in vigore dei dazi annunciati dall’amministrazione Donald Trump.

Importazioni in ripresa e prezzi in calo

Le importazioni crescono del 3,1% in valore, con un aumento dei volumi del 2,0% e un incremento più contenuto dei prezzi medi (+1,1%).

Sul fronte energetico, il deficit si riduce sensibilmente, passando da 54,290 miliardi nel 2024 a 46,939 miliardi nel 2025. Prosegue inoltre il calo dei prezzi all’importazione, che scendono dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua; nella media 2025 la flessione è dell’1,7%.

Le reazioni del Governo e dell’Ice

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani attribuisce i risultati all’impegno delle imprese e al sostegno del “Sistema Italia”, indicando come priorità l’espansione verso mercati emergenti come Mercosur, America Latina, India e Oriente.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parla di export in crescita anche verso gli Stati Uniti, mentre il presidente dell’ICE – Agenzia Matteo Zoppas sottolinea la capacità del “bello e ben fatto” italiano di reggere anche in un contesto internazionale complesso.

Il quadro complessivo mostra dunque un sistema export in recupero, con segnali positivi sul saldo commerciale e sull’energia, ma con uno scenario internazionale ancora segnato dalle tensioni commerciali e dalle dinamiche dei dazi.

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