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Cinema

Oscar, in nomination ‘Pupille’ di Alice Rohrwacher e Aldo Signoretti

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Un pezzetto d’Italia nelle nomination per gli Oscar 2023, che saranno assegnati il 12 marzo prossimo. E cioè “Le Pupille”il cortometraggio live action tutto al femminile, scritto e diretto da Alice Rohrwacher, prodotto da Alfonso Cuaron. Aldo Signoretti è in gara per la categoria “Makeup e hairstyling” per il film “Elvis” di Baz Luhrmann.

Il film sorpresa della stagione “Everything Everywhere All at Once” guida con 11 candidature

Everything Everywhere All at Once a sorpresa con 11 nomination sbarra la strada a un mostro sacro come Steven Spielberg ma soprattutto agli Spiriti dell’Isola e a Niente di nuovo sul Fronte Occidentale.

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Cameron su Cameron, Avatar 2 supera Titanic, 3/o sempre a estero 

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 Cameron supera Cameron. Avatar: La via dell’acqua ha superato il Titanic al botteghino internazionale con una cifra stimata di 1.538 miliardi di dollari, rispetto a 1.535 miliardi del film del 1997 con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.

 

Questo lo rende il film numero 3 di tutti i tempi all’estero, dietro l’originale Avatar del 2009 al primo con oltre 2 miliardi 138 milioni e Avengers: Endgame, secondo con 1 miliardo 941 milioni. Tuttavia, il vecchio Titanic scenderà ancora in mare, di nuovo in sala dal 9 febbraio in occasione del 25/mo anniversario in versione rimasterizzata e dunque le classifiche potrebbero cambiare di nuovo.

 

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Profeti, la marcia incongrua di culture che si scontrano quando cercano di incontrarsi

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Profeti. Un film scabro, rigoroso, enumerativo più che descrittivo. Un’opera di registrazione piuttosto che di esplorazione, che conferma la cifra narrativa e stilistica di Alessio Cremonini, regista di Border –dove si parla di confini e linee di attraversamento- e di Sulla mia pelle, che narra la vicenda di Stefano Cucchi. Una fiction documentaria, si potrebbe dire, con immagini impressive, dialoghi stringati, sequenze che si avventurano nell’impossibile missione di ricostruire la frantumata architettura di una storia senza destino.

La giornalista italiana Sara è a Kobane, per un servizio sulla guerra dell’ISIS contro Siria e Iraq, i potentati che disegnano in Medio Oriente quei paesaggi della blasfemia che il Califfato vuole distruggere. Parla con i curdi, ne raccoglie le ragioni: rivendicazioni taglienti e fiere per i combattenti che le enunciano, mentre muoiono lottando contro i jihadisti; atti d’accusa nei confronti di un Occidente che si è servito di loro nella sua global war on terrorabbandonandoli poi a un destino di sterminio, perpetrato da ultimo anche per mano turca. Sulla via del ritorno, Sara è fatta prigioniera dai jihadisti e viene condotta in un campo di addestramento dove è affidata a Nur, una giovane siriana, emigrata a Londra e lì educata secondo i valori dell’Occidente. E tuttavia, sedotta dalle rigorose pratiche interpretative del Corano, diventa una combattente dell’ISIS e va in sposa al mujaheddin Abdullah, da cui attende un bambino.

Nel suo rapporto con Nur, Sara entra gradualmente nella vertigine della “regola islamica” declinata dal Califfato. Una regola che se da un lato le fa scoprire la potenza delle certezze a petto dei suoi dubbi di donna senza Dio, senza marito e senza figli, dall’altro lato la mette di fronte alla sua doppia fragilità: intrinseca oltre che oggettiva e contingente, di prigioniera priva di autonomia. Proprio questo progressivo sprofondamento nella sua debolezza, la porta infine ad accettare la sottile e tenace suggestione di Nur, incaricata dallo shaykh, il capo, esattamente di questa missione: la conversione di Sara all’Islam.

La shahada, la professione di fede, è un atto tanto solenne per i mujaheddin, quanto drammatico per Sara, che lo compie attraverso un intimo, sconvolgente travaglio di accettazione di una religione che consente indicibili atti di orrore, come il rogo di Faisal, il suo cameramen musulmano fatto prigioniero con lei. E diventa, la conversione, atto di orrore essa stessa quando Sara scopre che il suo gesto non conduce a una liberazione, bensì ad una prosecuzione della propria “sottomissione” ad Allah (questo è il significato della parola Islam), diventando a sua volta la sposa di un mujaheddin. Sara intuisce così che la sua vita si profila ormai come una “normalità” non già configurata dalla libera scelta, ma dall’imposizione gerarchizzata, nel segno di una legge che gli uomini (i maschi, intendo) fanno valere in nome e per conto del Dio che essi ricavano dalle loro interpretazioni più o meno letteralistiche del Libro sacro. La vicenda si chiude in modo rapido e brutale, con l’arrivo dell’esercito regolare siriano. E mentre Nur muore sotto le bombe, Sara viene liberata e proiettata in una storia che tocca a ciascuno di noi immaginare.

Jasmine Trinca e Isabella Nfar, Sara e Nur, interpretano con empatia e profonda convinzione il ruolo di due donne che esprimono mondi irriducibili l’uno all’altro. Una fotografia essenziale, un accompagnamento musicale mimetico. Ardito e seducente il tentativo del regista di restare neutro di fronte a questo “scontro di civiltà”, suggerendoci forse che non di “civiltà” si tratta davvero, ma di “circostanze” che sopravvengono nei territori oscuri di una ragione smarrita.

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Volata finale per gli Oscar, martedì le nomination

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Volata finale per gli Oscar: martedì saranno annunciate le nomination per 23 categorie di artisti del cinema e i giochi sono aperti. ‘Variety’ prevede che ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’, ‘Gli spiriti dell’isola’, ‘Elvis’ e ‘The Fabelmans’ domineranno il campo con otto candidature a testa, ma attenzione a ‘Everything Everywhere All at Once’, uscito rafforzato dalle shortlift dei Bafta e dai Critics Choice Awards: potrebbe staccare il gruppo posizionandosi a quota nove. Resta il dubbio se la commovente commedia sull’immigrazione prodotta dallo studio indipendente A24 (lo stesso di ‘The Whale’ e ‘Niente di nuovo’) riuscirà a conquistare l’Oscar nella categoria piu’ prestigiosa: il miglior film.

La shortlist è a dieci e il film di Daniel Kwan e Daniel Scheinert potrebbe vedersela con l’epopea di Edward Berger per Netflix sulle trincee nella prima guerra mondiale (15 candidature ai Bafta e cinque nelle shortlist degli Oscar), con il dramedy irlandese di Martin McDonagh che già vede quattro attori favoriti nei rispettivi slot del miglior protagonista e non protagonista. Favoriti per la top ten anche l’ultima fatica a sfondo autobiografico di Steven Spielberg, il musical su Elvis Presley di Baz Luhrmann, il sequel di ‘Top Gun’, e poi ‘Tar’ di Todd Field, ‘Triangle of Sadness’ di Ruben Ostlund, ‘The Whale’ di Darren Aronofsky, ‘Black Panther: Wakanda Forever di Kevin Feige e il dramma femminista di Sally Potter ‘Women Talking’, l’unico nella rosa dei favoriti diretto da una donna regista.

Per l’Italia l’attesa è per ‘Le Pupille’ di Alice Rohrwacher, entrata nella long list dei migliori corti ‘live action’ dopo che il film candidato dell’Italia, ‘Nostalgia’ di Mario Martone, era stato snobbato nella prima selezione. A preparare le nomination sono stati i passaggi delle associazioni di categoria: la Screen Actors Guild ha privilegiato film di insieme, i produttori hanno puntato sui sequel e blockbuster (unica eccezione ‘The Whale’) e i registi ancora una volta hanno snobbato le donne per la loro ‘line-up’ di maggior prestigio. Il caso Spielberg: salvato in corner dai ‘Golden Globes’ (Best Drama e Best Director) dopo esser stato snobbato dai premi per i direttori della cinematografia, ‘The Fabelmans’ non ha incontrato fuori dagli Usa come dimostra l’ostracismo dei Bafta dove, nel team del 76enne regista due volte premio Oscar, solo lo sceneggiatore Tony Kushner ha conquistato una candidatura.

Oltre a Spielberg, la cinquina dei migliori registi dovrebbe includere a Field, McDonagh, il duo Kwan-Scheinert e un interrogativo sul quinto slot: Joseph Kosinski (“Top Gun: Maverick”), James Cameron (“Avatar: La via dell’acqua”) o Berger di ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’? Cate Blanchett intanto naviga verso il terzo Oscar: nella categoria della migliore attrice doveva essere un duello tra la protagonista di Tar e Michelle Williams di ‘The Fabelmans’, ma dopo che la Blanchett ha vinto ai Globes e ai Critics Choice e la Williams è stata snobbata ai Sag sembra quasi certo che sarà l’australiana a strappare la sua terza statuetta dopo ‘The Aviator’ e ‘Blue Jasmine’.

Ma attenzione anche a Michelle Yeoh di ‘Everything Everywhere’, Viola Davis di “The Woman King’ e Danielle Deadwyler di ‘Till’, altre tre papabili per la cinquina. Per il migliore attore è una corsa a tre tra Austin Butler (‘Elvis’), Colin Farrell (‘Gli Spiriti dell’Isola’) e Brendan Fraser (‘The Whale’), mentre per gli altri tre slot i favoriti sono Bill Nighy di ‘Living’, Adam Sandler di ‘Hustle’ e Paul Mescal del dramma britannico ‘Aftersun’.

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