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Orrore turiste scandinave decapitate in Marocco, uno dei 24 arrestati confessa e rischia la pena di morte: sono pentito

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E’ stato rinviato per la terza volta, al 13 giugno, il processo in Marocco per l’uccisione di due turiste scandinave. I 24 imputati nel procedimento, che si era aperto il 2 maggio, sono 23 marocchini e un uomo con la doppia nazionalità svizzera e spagnola. Sono tutti accusati di costituzione di gruppo terrorista e omicidio premeditato. Secondo il procuratore Abdellatif Ouahbi il rinvio del processo in corso nella città di Sale è dovuto a dichiarazioni rese da uno dei quattro principali accusati.

A quanto riferisce l’emittente televisiva marocchina 2M a parlare sarebbe stato il capo del gruppo, di cui non è stato reso noto il nome. L’uomo si sarebbe dichiarato colpevole e pentito dei suoi atti.

I quattro principali imputati avevano girato un video con il loro giuramento di fedeltà allo Stato islamico, poco prima del ritrovamento dei corpi delle due giovani turiste lo scorso 17 dicembre. Le due ragazze – la norvegese Maren Ueland e la danese LouisaVesterager Jespersen -sono state uccise mentre erano impegnate in un trekking sui monti dell’Atlante.

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porcherie sull’Italia da un Tribunale di Germania: trattamento inumano e degradante per i migranti

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Un tribunale tedesco ha rifiutato di rimandare in Italia due migranti entrati illegalmente in Germania, due ‘dublinanti’, con motivazioni poche lusinghiere per il nostro Paese. “C’e’ il serio rischio di trattamento inumano e degradante” nel caso di un rientro in Italia, ha stabilito infatti il tribunale di seconda istanza del Nordreno-Vestfalia accogliendo il ricorso dei due richiedenti asilo, un somalo titolare di protezione internazionale e un maliano, che ora non saranno piu’ obbligati a lasciare la Germania. Il trattamento “inumano e degradante” si riferisce al fatto che nel caso di un rinvio nel nostro Paese i due “per un lungo periodo di tempo non avrebbero ne’ un alloggio ne’ un lavoro” e in piu’ “non avrebbero accesso alle cure”, si legge nel riassunto delle motivazioni della sentenza del tribunale superiore di Muenster, nelle quali si fa riferimento alla perdita del diritto all’alloggio per i migranti in Italia dopo un certo periodo di tempo introdotto nel 2018. “Il cosiddetto decreto Salvini del 2018 che limitava i diritti dei richiedenti asilo e dei beneficiari di protezione in Italia e’ stato riformato nel dicembre 2020 – ricorda il tibunale -. Tuttavia, le norme che regolano la perdita del diritto all’alloggio in un centro di accoglienza continuano ad essere applicate nonostante la riforma”. Trovare un posto dove dormire non e’ facile per chi non ha disponibilita’ economiche su cui contare e “i rifugi per i senzatetto o i ricoveri d’emergenza non sono disponibili in numero sufficiente”, secondi i giudici di Muenster. A questa ragione si sommano le condizioni non semplici del mercato del lavoro in Italia per tutti, anche per gli italiani, che rendono particolarmente difficile trovare un’occupazione per i giovani e in particolar modo per coloro che non parlano bene la lingua, sostengono ancora le toghe tedesche. Alla luce di tutto questo il tribunale di seconda istanza ha rigettato la richiesta delle autorita’ tedesche – in un caso del Bamf (Ufficio federale per la migrazione) e nell’altro di un tribunale di primo livello – di rimandare indietro i due migranti secondo il dettato del regolamento di Dublino, che prevede la presa in carico del procedimento d’asilo da parte del Paese di primo approdo. Non e’ la prima volta che questo accade in Germania del resto. Gia’ lo scorso gennaio lo stesso tribunale, per un motivo analogo, aveva rifiutato il trasferimento in Grecia di alcuni migranti richiesto dalle autorita’ tedesche dell’Ufficio federale per la migrazione. Ma la sentenza dei giudici di Muenster resta comunque un pesante atto d’accusa contro il sistema italiano di gestione della migrazione.

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La Cina accoglie i talebani ‘gli Usa hanno fallito’

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La Cina ha accolto i talebani a Tianjin e ha sferrato un attacco diretto agli Stati Uniti, il cui ritiro precipitoso delle truppe dall’Afghanistan “ha in realta’ segnato il fallimento della politica americana”. Il ministro degli Esteri Wang Yi, incontrando la delegazione guidata dal capo negoziatore, il mullah Abdul Ghani Baradar, ha assicurato che il popolo afghano ha “un’importante opportunita’ per stabilizzare e sviluppare il Paese” e “tutte le fazioni dovrebbero unirsi, promuovere il processo di pace per avere risultati sostanziali quanto prima e stabilire in modo indipendente una struttura politica ampia e inclusiva”. Pechino si e’ lanciata negli sforzi per riempire lo spazio lasciato vuoto dal disimpegno americano, non ancora totale, con una mossa all’impronta del “pragmatismo cinese”: un invito pochi giorni dopo la visita della vice segretario di Stato americano Wendy Sherman e quando i combattenti talebani hanno rivendicato il controllo di circa meta’ dell’Afghanistan, fino al confine con la regione dello Xinjiang, a dispetto degli attacchi aerei Usa a sostegno delle forze di sicurezza afghane. La Cina e’ il piu’ grande vicino dell’Afghanistan, di cui ha rispettato “sempre la sovranita’ e l’integrita’ territoriale”, aderendo alla non interferenza negli affari interni di un altro Paese e perseguendo una politica amichevole, ha riferito il ministero degli Esteri in una nota. La priorita’ per Pechino e’ stabilizzare il Paese e scongiurare il timore che possa diventare la base di attivita’ terroristiche e di destabilizzazione dello Xinjiang, dove la minoranza uigura e musulmana e’ oggetto di repressione, secondo le accuse Usa e di molti Paesi occidentali. Wang ha esplicitamente citato il Movimento islamico del Turkistan orientale (Etim), definito “un’organizzazione terroristica internazionale elencata dall’Onu”, vista come “una minaccia diretta alla sicurezza nazionale e all’integrita’ territoriale della Cina”. E ha chiesto di “reprimere l’Etim”, la sigla separatista indicata da Pechino come responsabile delle turbolenze nello Xinjiang. Baradar, sempre il ministero degli Esteri cinese, ha espresso “la sua gratitudine per l’opportunita’ di visitare la Cina”, ritenuta “un amico degno di fiducia e un buon amico del popolo afghano” di cui apprezza “il ruolo giusto e attivo nel processo di pace e riconciliazione in Afghanistan. Non permetteremo mai ad alcuna forza di usare il territorio dell’Afghanistan per fare cose che mettano in pericolo la Cina”. Parole concilianti alle quali Pechino spera possano seguire i fatti, mentre continua la caccia agli attivisti uiguri in esilio. L’ultimo a finire nella rete e’ Yidiresi Aishan, arrestato in Marocco in base ad un mandato di cattura spiccato dalla Cina con l’accusa di terrorismo e diffuso attraverso l’Interpol, in base a quanto riferito dalla polizia locale. I gruppi di attivisti hanno lamentato di temere che l’uomo sia estradato estradato in Cina, denunciando il mandato d’arresto come mossa politica nell’ambito di una persecuzione dei dissidenti all’estero.

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Brasile, bimbo di 2 anni ucciso in una sparatoria tra gang

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Un bambino di due anni e’ morto nella notte tra sabato e domenica a Barra Mansa, comune dello Stato brasiliano di Rio de Janeiro, in seguito a una lite con armi da fuoco, probabilmente tra componenti di gang rivali: lo riferiscono oggi i media locali. Ycaro Miguel Sigiliao dos Santos era in strada con i suoi genitori e altri bambini quando un uomo si e’ avvicinato a un altro gruppo e ha iniziato a sparare. Il piccolo e’ stato colpito alla testa ed e’ arrivato in ospedale ormai senza vita. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, gli spari erano diretti a un 21enne identificato come Anderson Leite Antero Miranda, che e’ stato a sua volta colpito ed e’ deceduto in seguito alle gravi ferite riportate. Sul caso stanno indagando le forze dell’ordine, che stanno anche cercando di identificare l’autore del delitto.

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