Cronache
Ordinanze, Ischia fa la guerra ai “buttadentro” dei locali: i divieti bizzarri estivi, ma chi controlla?
Con l’avvicinarsi della stagione estiva, fioccano le nuove ordinanze nei comuni a vocazione turistica. Il caso più recente arriva da Ischia: il 10 aprile il sindaco Enzo Ferrandino ha firmato un’ordinanza che vieta in modo esplicito l’attività dei cosiddetti “buttadentro” – personale di ristoranti e bar appostato all’esterno per attirare clienti – insieme ad altre forme di promozione commerciale invasive sulle strade pubbliche e sulle aree demaniali dell’isola.
Nel dettaglio, il provvedimento proibisce qualsiasi attività di intermediazione o promozione di beni e servizi in luogo pubblico, inclusa la pubblicità ambulante, e in particolare vieta ai locali di impiegare personale all’esterno per adescare turisti. Anche i venditori ambulanti di articoli turistici non potranno più promuovere la propria merce fuori dalle aree consentite.
L’ordinanza – definita necessaria dal sindaco per contrastare una pratica “odiosa” e ormai dilagante – mira a tutelare l’immagine dell’isola e la qualità dell’esperienza dei visitatori. Ferrandino motiva il giro di vite con l’esigenza di garantire sicurezza e vivibilità ai turisti, ritenendo che certi atteggiamenti assillanti possano rovinare la vacanza e persino scoraggiare le future presenze, con ricadute negative sull’economia locale.
Le sanzioni previste non sono simboliche: chi violerà il divieto rischia una multa amministrativa da 173 fino a 694 euro, e in caso di recidiva è prevista persino la sospensione dell’attività commerciale fino a tre giorni. Insomma, a Ischia si prospetta tolleranza zero verso chi “assale i turisti” fuori dai locali. Ma questo pugno di ferro sulla carta sarà davvero applicato nella realtà quotidiana? L’interrogativo sorge spontaneo: chi materialmente vigilerà sul rispetto di queste regole durante l’affollatissima stagione estiva isolana?
Nord: in spiaggia vietato persino il castello di sabbia
Ischia non è un caso isolato. Dalla Riviera Adriatica alla Liguria, ogni estate molti sindaci emanano ordinanze singolari per disciplinare costumi e comportamenti dei vacanzieri. In Veneto, ad esempio, ha fatto discutere l’ordinanza balneare del Comune di Cavallino-Treporti (Venezia) che, per ragioni di sicurezza, ha vietato di costruire castelli di sabbia o scavare buche sulla battigia. Il provvedimento – in vigore su uno dei litorali più frequentati dell’Adriatico – nasce ufficialmente per non ostacolare l’eventuale passaggio di mezzi di soccorso sulla spiaggia. La misura è parsa a molti villeggianti un eccesso di zelo burocratico, tanto che un nonno in vacanza ha scritto ai giornali lamentando l’impossibilità di far giocare i nipotini sulla riva.
Di fronte alle proteste, il sindaco Roberta Nesto ha precisato che l’ordinanza recepisce norme nazionali e regionali e “va applicata con buonsenso” – in altre parole, i bambini che costruiscono torri di sabbia non saranno inseguiti dai vigili a meno che non creino reali intralci. Non a caso, la Capitaneria di Porto locale ha effettuato solo controlli informativi senza elevare contravvenzioni, intervenendo piuttosto contro situazioni ormai fuori controllo (come gli ombrelloni piantati troppo vicino al bagnasciuga). Anche sulla costa ligure si registrano iniziative curiose: a Bonassola, borgo turistico vicino alle Cinque Terre, a fine dell’estate scorsa il Comune ha addirittura integrato il regolamento di polizia urbana per vietare di camminare a torso nudo o scalzi per le vie del paese, nonché di entrare in negozi, bar o edifici pubblici in costume da bagno. La misura, richiesta da alcuni esercenti per tutelare il “decoro” locale, è stata approvata a stagione praticamente conclusa – suscitando perplessità sia tra chi la considera tardiva e di scarsa utilità, sia tra chi vi intravede un eccesso di severità verso semplici villeggianti in relax.
Centro: crociate contro il “turista cafone” e bivacchi urbani
Nel Centro Italia ritroviamo ordinanze estive improntate al decoro e alla convivenza civile, spesso indirizzate ai cosiddetti “turisti cafoni”. In città d’arte come Firenze, da qualche anno l’amministrazione combatte la mala educazione dei visitatori a colpi di ordinanze anti-bivacco. Il sindaco Dario Nardella ha più volte riproposto il divieto di consumare cibi e bevande seduti per terra o sugli scalini di monumenti e negozi in alcune zone nevralgiche del centro storico (come Piazzale degli Uffizi e Via dei Neri, celebre ritrovo dello street food), nelle fasce orarie di punta. Questo provvedimento – noto come ordinanza “anti-panino” – nasce per impedire picnic improvvisati sui marciapiedi che intralciano il passaggio e sporcano il suolo pubblico. I trasgressori a Firenze rischiano multe salate, fino a 500 euro, e i commercianti della zona sono tenuti a esporre cartelli multilingue che avvisano del divieto. Secondo Palazzo Vecchio, tali misure hanno dato buoni risultati in termini di immagine e gradimento dei residenti. Resta però il dubbio di quanto i vigili urbani riescano effettivamente a sanzionare ogni turista con il panino fuori posto – e infatti l’ordinanza viene riproposta annualmente, segno che il problema tende a ripresentarsi ciclicamente.
Anche lungo la costa adriatica centrale si assiste a una fioritura di regole “anti-trasgressione estiva”. In Abruzzo, il Comune di Giulianova (Teramo) – nota località balneare – ha da tempo adottato un’ordinanza per proibire l’abbigliamento da spiaggia in città, e negli ultimi quattro anni non ha mai revocato tali norme sul decoro pubblico. Segno che, nonostante i divieti formali, c’è bisogno di continui “richiami” ai vacanzieri distratti. Un caso singolare riguarda poi il Parco Nord di Milano (pur non essendo località balneare, è meta di tintarelle estive): qui il regolamento dei parchi urbani è stato aggiornato per vietare di prendere il sole in modo indecoroso, ad esempio in topless o con il solo perizoma, pena sanzioni dai 300 euro in su. Si tratta di un contesto diverso – un grande parco cittadino – ma conferma la tendenza dei pubblici amministratori italiani a intervenire fin nei dettagli del “dress code” estivo, ovunque ci siano flussi di persone da gestire.
Sud: niente bikini in centro e stretta sulla movida
È però nel Sud turistico che spesso si registra la concentrazione maggiore di ordinanze singolari, specie nei luoghi di mare. Diversi comuni costieri impongono ai turisti di coprirsi adeguatamente quando lasciano la spiaggia. Il caso di Tropea, perla calabrese affollata ogni anno da migliaia di visitatori, è emblematico. Qui dal 2019 vige un’ordinanza del sindaco (riconfermata ogni estate) che vieta di circolare o sostare per le vie cittadine in costume da bagno, a torso nudo o persino scalzi al di fuori delle aree balneari. Chi trasgredisce al dress code può incorrere in una multa compresa tra 125 e 500 euro, con possibilità per la polizia locale di intimare l’allontanamento immediato dal centro storico. Le motivazioni ufficiali riprendono un copione noto: tutelare il decoro e la decenza percepiti dalla maggioranza dei cittadini e turisti perbene, evitando “comportamenti contrari al normale convivere civile”. Insomma, a Tropea il bikini lontano dalla spiaggia viene equiparato a un oltraggio al pudore locale. Provvedimenti analoghi si ritrovano in molte altre località del Mezzogiorno: in Campania ad esempio Sorrento ha introdotto divieti praticamente identici contro chi passeggia seminudo per le strade del centro, così come varie città pugliesi (Margherita di Savoia, Barletta, Andria) e località del litorale laziale e toscano non sono state da meno. Persino nelle isole maggiori ci si muove su questa linea: il sindaco di Cagliari ha messo nero su bianco il divieto di stare in costume fuori dalle spiagge urbane, e analoghi ordinanze sono state firmate a Villasimius (Sardegna) e a Praia a Mare (Calabria) limitatamente alla scorsa stagione estiva. In alcune zone ad altissima vocazione turistica si è adottato un approccio “misto”: a Riccione, in Romagna, la restrizione vale solo per le vie centralissime più affollate, creando di fatto una sorta di “ZTL del bikini” dove chi entra senza maglietta rischia una sanzione (massimo 50 euro); a Trieste, invece, l’amministrazione comunale si è limitata a posizionare cartelli di cortesia sul lungomare di Barcola, raccomandando un abbigliamento adeguato quando si lascia la spiaggia per andare al bar – un invito più che un divieto, nato dopo polemiche sui media locali. Questa varietà di approcci, dal più severo al più bonario, rivela un fatto importante: le regole spesso dipendono dall’enfasi comunicativa del sindaco di turno, più che da un’effettiva emergenza di ordine pubblico.
Il paradosso italiano: le leggi ci sono, i controlli un po’ meno
Viene quindi da chiedersi quale sia l’efficacia reale di queste ordinanze balneari e “pseudo-civiche”. L’Italia dispone già di codici di comportamento (regolamenti di polizia urbana, norme igienico-sanitarie, codice della strada, etc.) che coprono molti dei problemi che si vorrebbero arginare: dal disturbo alla quiete pubblica, all’occupazione indebita di suolo, fino agli atti contrari alla pubblica decenza. Eppure ogni anno, con l’arrivo dell’estate, assistiamo al rito tutto italiano della nuova ordinanza estiva: divieti spesso ridondanti, annunciati con enfasi dalla giunta comunale, che fanno il giro dei media e danno l’idea di un’azione decisa.
Il vero nodo, tuttavia, è farle rispettare. Le spiagge e i centri storici brulicano di visitatori e richiederebbero un impegno costante di polizia locale, guardia costiera o forze dell’ordine per vigilare su ogni “infrazione da costume da bagno” o su ogni buttadentro che importuna i passanti. Quante amministrazioni possono permettersi pattuglie dedicate a multare chi gira a torso nudo o chi costruisce un castello di sabbia fuori posto? Spesso queste norme restano sulla carta o vengono applicate in modo sporadico, magari solo per qualche caso eclatante, giusto a mo’ di esempio. Non a caso, perfino nei comunicati ufficiali si ammette che certe regole vanno applicate con discernimento, e in molti luoghi le sanzioni sono rare o lasciate al buon senso degli agenti.
Alcuni osservatori sottolineano poi un altro paradosso: invece di emanare nuovi divieti “simbolici”, i sindaci potrebbero concentrare energie sul rispetto delle leggi già esistenti (ad esempio contrastando l’abusivismo commerciale, l’inquinamento acustico, il degrado urbano con gli strumenti normativi già a disposizione) e sul miglior impiego delle risorse derivanti dalla tassa di soggiorno pagata dai turisti. Ogni estate, infatti, milioni di euro affluiscono nelle casse comunali attraverso l’imposta di soggiorno, denaro che per legge dovrebbe essere reinvestito nel turismo, nella sicurezza e nel decoro delle città ospitanti. Quanti comuni rendicontano in modo trasparente l’uso di questi fondi per potenziare i controlli o i servizi ai villeggianti? Invece di assumere vigili stagionali, installare servizi igienici o pulire le strade, molte amministrazioni sembrano preferire la via più facile dell’ordinanza “spot”, che fa notizia ma spesso non cambia la realtà dei fatti. È più semplice firmare un divieto di balneazione notturna che organizzare pattugliamenti in spiaggia dopo il tramonto; più rapido vietare per decreto i venditori ambulanti che combattere realmente il commercio abusivo con operazioni congiunte.
In conclusione, le ordinanze estive rappresentano un curioso rito all’italiana: proliferano divieti a volte bizzarri – dal gelato sui gradini al bikini fuori luogo – emanati in nome del decoro e della sicurezza, ma che rischiano di rimanere lettera morta se non si affronta il vero problema, ovvero la costante e credibile applicazione delle regole. Un turismo sostenibile e di qualità si tutela con investimenti, pianificazione e rispetto delle normative (vecchie e nuove) sul campo, non solo con proclami estemporanei. Finché si continuerà con ordinanze spot senza adeguati controlli, resteremo con il dubbio che a certi sindaci interessi più poter dire di aver “messo ordine” sulla carta, che assicurarsi che quell’ordine si materializzi davvero tra i vicoli affollati e sulle spiagge affollate delle nostre estati italiane. In altre parole, il mare di divieti annunciati ogni anno rischia di infrangersi, come un’onda effimera, contro gli scogli eterni della nostra proverbiale capacità di arrangiarci – scalzi o in costume che sia – quando mancano veri guardiani a far rispettare le regole.
Cronache
Campi Flegrei, scontro Musumeci-sindaci. A Ischia nuove case
Da Ischia, Musumeci afferma di non essere stato avvisato della manifestazione per i Campi Flegrei. I sindaci replicano di avere inviato una lettera al ministero e a Palazzo Chigi e chiedono risorse e tempi certi nel prossimo decreto. Durante la visita, il commissario Feola illustra i progetti per abitazioni, scuola e riduzione del rischio sull’isola.
«I sindaci non mi hanno avvisato». «La manifestazione era stata comunicata con una lettera». Sui Campi Flegrei si apre un confronto tra il ministro Nello Musumeci e i primi cittadini dell’area, all’indomani della mobilitazione che ha portato a Roma oltre 700 cittadini e sfollati. Al centro restano le richieste di sostegno alle famiglie, sicurezza degli edifici e aiuti alle attività economiche colpite dal bradisismo.
Il ministro interviene da Ischia, dove la visita del 9 ottobre è dedicata alla ricostruzione dopo il terremoto del 2017 e la frana del 2022. Sull’isola, il commissario Marcello Feola presenta gli interventi per nuove abitazioni, un nuovo plesso scolastico e la riduzione del rischio.
Musumeci: «Ho saputo della manifestazione dai giornali»
«Ho letto sul giornale che c’era una manifestazione per i Campi Flegrei. I sindaci non mi hanno avvisato, ma non solo: non mi hanno mai chiesto un appuntamento», afferma Musumeci.
Il ministro sostiene che le leggi adottate finora siano state concordate con la Regione Campania e con i Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Napoli. Da qui la domanda sul destinatario della protesta e l’affermazione secondo cui, per chiedere ulteriori interventi, non sarebbe necessario manifestare.
Assicura comunque che il prossimo decreto sui Campi Flegrei conterrà nuove misure e riordinerà quelle introdotte dal settembre 2023, con una prospettiva di più lunga durata.
I sindaci: «Avevamo scritto al ministero e a Meloni»
La replica arriva con una nota congiunta dei sindaci Luigi Manzoni, di Pozzuoli, Josi Gerardo della Ragione, di Bacoli, Antonio Sabino, di Quarto, e Salvatore Scotto di Santolo, di Monte di Procida.
I primi cittadini si dicono sorpresi e dichiarano di avere comunicato l’iniziativa la settimana precedente con una lettera indirizzata al ministero, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ad altri ministri.
Nella comunicazione, spiegano, erano state illustrate l’esasperazione dei cittadini e la delusione per gli emendamenti non approvati. La mobilitazione, aggiungono, serviva a ottenere risposte per sfollati, edifici e attività economiche, ma anche a ricostruire il rapporto tra comunità e governo.
Le dichiarazioni delle due parti restituiscono versioni divergenti sulla comunicazione della protesta. L’invio di una lettera e la richiesta di un appuntamento sono, inoltre, due aspetti distinti.
Delocalizzazione, i Comuni chiedono anche altre risposte
Musumeci richiama il sostegno dello Stato, anche finanziario, per chi intenda lasciare volontariamente le zone a rischio dei Campi Flegrei. Sulle valutazioni relative alla sicurezza dei territori, rimanda alle autorità scientifiche.
I sindaci chiedono però che il nuovo decreto non si limiti alla delocalizzazione volontaria. Vogliono misure adeguate, finanziamenti e tempi certi anche per le altre esigenze delle comunità.
«La disponibilità al dialogo resta piena», assicurano, dichiarandosi pronti a lasciare da parte le polemiche e a confrontarsi sui prossimi interventi.
A Ischia, nuove abitazioni nell’area dell’ex scuola Ibsen
Sul versante della ricostruzione di Ischia, Feola considera la visita del ministro un passaggio concreto nel percorso avviato dopo gli eventi calamitosi del 2017 e del 2022.
Tra gli interventi illustrati figura la demolizione dell’ex scuola Ibsen a Casamicciola, nella cui area è prevista la realizzazione di nuove abitazioni. Il nuovo plesso scolastico è invece destinato a sorgere nell’ambito del complesso del Pio Monte della Misericordia.
Il commissario descrive questi progetti come un segnale di recupero della fiducia dei cittadini. Si tratta di opere da realizzare: il loro completamento dipenderà dall’avanzamento delle procedure e dei cantieri.
Feola: «I fondi devono tradursi in risultati»
Dopo otto mesi di mandato, Feola richiama la necessità di utilizzare efficacemente le risorse disponibili.
«Serve a poco sbandierare finanziamenti stanziati e ottenuti», afferma. L’obiettivo, nella sua valutazione, è trasformare la disponibilità finanziaria in risultati, affrontando quotidianamente i problemi e coordinando i singoli interventi.
Il commissario ringrazia Musumeci per l’attenzione dedicata all’isola e rivendica il lavoro della struttura, indicando nella realizzazione delle opere il banco di prova della ricostruzione.
Monte Epomeo, demolizioni e riduzione del rischio
Una delle priorità resta la messa in sicurezza del versante del Monte Epomeo interessato dalla frana del 2022, nella quale morirono 12 persone, tra cui quattro bambini.
Feola spiega che l’ordinanza 43 ha ampliato le possibilità di delocalizzazione e indennizzo e previsto un’accelerazione delle demolizioni pubbliche. Per gli edifici soggetti a questi provvedimenti, l’esecuzione sarà affidata direttamente alla struttura commissariale.
La rimozione degli immobili interessati viene indicata come un passaggio necessario per attuare gli interventi di riduzione del rischio.
Il percorso ischitano comprende situazioni di delocalizzazione obbligatoria: va quindi distinto dal sostegno alla scelta volontaria richiamato dal ministro per i Campi Flegrei.
Musumeci: «Avanti fino alla fine del mandato»
Durante la visita, il ministro interviene anche sulla durata dell’esecutivo, dopo l’approvazione parlamentare della nuova legge elettorale.
«Andremo avanti fino alla scadenza del mandato. Il governo è stabile e solido», dichiara, sostenendo che la continuità favorisca credibilità internazionale e capacità di mantenere gli impegni.
Musumeci critica inoltre le opposizioni e ribadisce l’intenzione di completare il programma. È una posizione politica sul futuro della legislatura, mentre il confronto con i territori resta legato ai contenuti e all’attuazione dei prossimi provvedimenti.
Cronache
Maltempo, case e scuola devastate a Marsala: circa 20 feriti
Violenti vortici hanno colpito Marsala e Petrosino, distruggendo abitazioni e danneggiando la scuola De Gasperi, dove erano presenti 273 alunni. Il bilancio provvisorio è di circa venti feriti, senza morti o dispersi segnalati. Allagamenti anche in Campania, Puglia, Lazio e Lombardia. Per il 10 ottobre è prevista allerta arancione in Sicilia e in settori di altre tre regioni.
Case distrutte, automobili ribaltate e una scuola gravemente danneggiata mentre all’interno si trovavano 273 alunni. È il Trapanese l’area più colpita dall’ondata di maltempo che ha attraversato l’Italia, con circa venti persone ferite, tra cui alcuni bambini, e una coppia di anziani trasferita in codice rosso a Palermo. Il bilancio resta provvisorio: nelle informazioni diffuse dalla Prefettura di Trapani non risultano morti né dispersi.
Le trombe marine, trasformatesi in violenti vortici al passaggio sulla terraferma, hanno provocato gravi danni tra Marsala e Petrosino. Allagamenti e disagi si sono registrati anche in altre regioni, dalla Lombardia alla Campania. Per sabato 10 ottobre è prevista allerta arancione in Sicilia e in settori di Calabria, Puglia e Campania.
Marsala, case distrutte e auto ribaltate
La sindaca di Marsala, Andreana Patti, ha descritto il territorio colpito come una «scena di guerra», indicando un primo bilancio di cinque case distrutte e avvertendo che la ricognizione dei danni potrebbe far emergere ulteriori criticità.
Il vento ha abbattuto alberi e pali, danneggiato edifici e scaraventato veicoli fuori dalla sede stradale. Si sono verificate anche interruzioni della circolazione stradale e ferroviaria.
Tra i casi più gravi, quello di una coppia di anziani che si trovava in un’auto sollevata e ribaltata dal vortice. L’uomo, di 70 anni, ha riportato un politrauma; la donna fratture e altri traumi. Entrambi sono stati trasferiti in codice rosso in due ospedali di Palermo.
Colpita la scuola De Gasperi con 273 alunni
Particolarmente pesanti i danni al plesso di contrada Terrenove dell’istituto comprensivo Alcide De Gasperi, a Marsala. Al momento del passaggio del vortice erano presenti 273 alunni.
Il dirigente scolastico Leonardo Gulotta ha spiegato che il personale ha cercato riparo nelle zone più sicure dell’edificio, perché uscire durante il fenomeno sarebbe stato pericoloso.
Gli insegnanti hanno protetto e rassicurato gli studenti, successivamente affidati alle famiglie. Alcuni bambini hanno riportato escoriazioni e ferite lievi e sono stati sottoposti ad accertamenti sanitari.
La docente Ilenia Amato, che si è gettata sui propri alunni per ripararli, ha raccontato il terrore di quei momenti: «Vedi arrivare la morte».
Circa venti feriti, nessun disperso segnalato
Il bilancio complessivo riportato nelle successive informazioni è di circa venti feriti, compresi una decina di bambini, assistiti negli ospedali di Marsala e Mazara del Vallo.
I conteggi diffusi durante la giornata sono cambiati con l’arrivo dei pazienti e l’avanzamento delle verifiche. Il numero definitivo delle persone coinvolte resta quindi da consolidare.
La Prefettura di Trapani ha precisato che, al momento delle comunicazioni, non risultano decessi né persone disperse.
La Regione annuncia risorse per l’emergenza
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha seguito la situazione mantenendo i contatti con il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, il capo del Dipartimento Fabio Ciciliano e il sottosegretario Alfredo Mantovano.
Musumeci ha espresso vicinanza alle comunità colpite e ringraziato i soccorritori. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha telefonato alla sindaca di Marsala, assicurando il proprio sostegno.
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha annunciato un emendamento alle variazioni di bilancio per destinare le prime risorse agli interventi urgenti. Lo stanziamento dovrà essere definito attraverso il relativo passaggio istituzionale.
Allagamenti a Napoli e Ischia, soccorsi a Nettuno
Il maltempo in Campania ha provocato allagamenti, smottamenti, cadute di alberi e interruzioni dell’energia elettrica nell’area metropolitana di Napoli, con criticità anche a Pozzuoli e Giugliano.
A Ischia, i vigili del fuoco sono intervenuti per strade invase da fango e detriti. Nella serata dell’8 ottobre, un blackout delle telecomunicazioni ha inoltre interrotto per oltre due ore telefonia e collegamenti internet, aggravando i disagi durante la fase di maltempo.
A Nettuno, nel Lazio, i carabinieri hanno soccorso due persone con disabilità motorie rimaste bloccate nella propria abitazione allagata, prima che il livello dell’acqua aumentasse ulteriormente.
Nubifragi in Lombardia e Puglia
A Castelleone, in provincia di Cremona, un forte temporale ha scaricato quasi 100 millimetri di pioggia in poche ore, accompagnati da grandine e raffiche di vento.
Nel Brindisino, un nubifragio ha allagato strade, scantinati e garage. Le precipitazioni hanno creato difficoltà alla circolazione e richiesto interventi per liberare i locali invasi dall’acqua.
Allerta arancione per il 10 ottobre
Per sabato 10 ottobre, il quadro delle criticità prevede allerta arancione in Sicilia e in settori di Calabria, Puglia e Campania.
In Campania sono interessate la Piana campana, Napoli, le isole e l’area vesuviana, oltre alla Penisola sorrentino-amalfitana, ai Monti di Sarno e ai Monti Picentini.
Sono possibili temporali intensi, forti raffiche, grandinate e criticità idrogeologiche. Le indicazioni operative e le eventuali limitazioni vanno verificate nei bollettini regionali e nelle comunicazioni dei Comuni.
Cronache
Report, respinto il ricorso urgente di Ranucci per il reintegro
Il Tribunale del lavoro di Roma ha respinto la richiesta urgente di Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione di Report. Nell’esame cautelare, la riorganizzazione della Rai è stata considerata distinta dalla vicenda disciplinare e finalizzata a superare le tensioni interne alla redazione. La difesa non condivide la decisione e valuta ulteriori iniziative.
Il Tribunale del lavoro di Roma ha respinto il ricorso urgente con cui Sigfrido Ranucci chiedeva il reintegro alla conduzione di Report. L’ordinanza lascia quindi invariati, in questa fase, gli effetti della riorganizzazione decisa dalla Rai. I legali del giornalista rispettano la pronuncia ma ne contestano le conclusioni e annunciano che valuteranno ulteriori iniziative.
Si tratta di una decisione cautelare, adottata sulla richiesta di tutela urgente, che non esaurisce la controversia tra Ranucci e l’azienda.
Le motivazioni del Tribunale
Nell’ordinanza, il Tribunale valuta la scelta della Rai di riorganizzare la redazione attraverso un avvicendamento autorale e di conduzione.
Secondo il provvedimento, questa decisione appare, «a un esame sommario», distinta dalla parallela vicenda disciplinare e finalizzata a risolvere la situazione di tensione interna tra i componenti della redazione.
In questa fase, il giudice considera dunque la riorganizzazione uno strumento per tutelare il sereno svolgimento del lavoro redazionale nel rispetto della legge. La precisazione sull’esame sommario è centrale per comprendere la portata della pronuncia: la valutazione è stata compiuta nell’ambito del procedimento urgente.
La risposta degli avvocati di Ranucci
«Prendiamo atto della decisione del Tribunale di Roma, che rispettiamo ma che non condividiamo», dichiarano in una nota Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita, legali di Sigfrido Ranucci.
Per la difesa, la vicenda solleva questioni che riguardano il rapporto tra potere organizzativo dell’azienda, autonomia professionale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico.
Gli avvocati precisano che esamineranno il provvedimento prima di definire le ulteriori iniziative nelle sedi competenti. La nota non indica, al momento, uno specifico nuovo passaggio giudiziario.
«Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano», conclude la difesa.
Il rigetto riguarda la richiesta urgente
L’ordinanza respinge la domanda di reintegro immediato alla conduzione di Report. Non va quindi presentata come una decisione definitiva su ogni aspetto del rapporto tra il giornalista e la Rai.
Anche la distinzione dalla vicenda disciplinare deve essere mantenuta: nelle motivazioni riportate, il Tribunale considera la riorganizzazione redazionale separata da quel procedimento, sulla base della valutazione svolta in sede cautelare.
Il confronto resta aperto. Da una parte, il giudice ha respinto la tutela urgente richiesta da Ranucci; dall’altra, i suoi legali intendono valutare come proseguire la contestazione della scelta aziendale.


