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Economia

Oracle partner di TikTok, bocciata l’offerta Microsoft

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ByteDance scarta l’offerta di acquisto di Microsoft e sceglie un accordo con Oracle come ‘partner tecnologico’ per le attivita’ americane di TikTok. L’intesa presentata al Dipartimento del Tesoro non e’ una vendita a tutti gli effetti, come di fatto richiesto dalle autorita’ americane, ma potrebbe comunque soddisfare la Casa Bianca di Donald Trump, che ha imposto la scadenza del 20 settembre per la cessione o il divieto della popolare app. L’accordo passa ora all’esame del Committee on Foreign Investment in the United States (Cfius), il comitato intergovernativo per gli investimenti esteri negli Stati Uniti che ha l’autorita’ di bloccare accordi e acquisizioni sulla base della sicurezza nazionale. La proposta sara’ “rivista in settimana e saranno poi effettuate la raccomandazioni al presidente”, afferma il segretario al Tesoro Steven Munchin, osservando che l’intesa prevede la creazione di un quartier generale negli States con la creazione di 20.000 posti di lavoro. In base all’accordo, secondo indiscrezioni, Oracle dovrebbe essere la responsabile della salvaguardia dei dati degli utenti americani creando un muro chiaro e distinto da ByteDance, inizialmente scettica ma poi spinta all’intesa – e’ il parere di alcuni analisti – dal rallentamento della crescita cinese. In uno stringato comunicato Oracle conferma di essere “parte della proposta presentata da ByteDance al Tesoro”. Una proposta, spiega, in cui Oracle “servira’ da provider tecnologico privato. Oracle ha 40 anni di esperienza nell’offrire soluzioni tecnologiche sicure e dalle elevate performance”. Secondo gli osservatori l’impostazione della proposta potrebbe soddisfare i requisiti del Cfius ma, ammettono, il caso TikTok e’ diverso da tutti gli altri. A giocare a favore di Oracle c’e’ il fatto che il suo presidente, Larry Ellison, e’ uno dei pochi nella Silicon Valley che sostiene Trump e che l’amministratore delegato della societa’, Safra Catz, faceva parte della squadra per la transizione alla Casa Bianca del presidente nel 2016. Non mancano comunque le incognite: il tycoon, al quale spetta l’ultima parola, e’ infatti impegnato in un duro scontro con la Cina e qualsiasi cedimento potrebbe essere visto come una debolezza. Segnale, quest’ultimo, che il presidente non vuole assolutamente inviare nel mezzo della campagna elettorale e dopo mesi trascorsi ad accusare la Cina di essere responsabile per la pandemia. La tensione e’ alta anche a Pechino, che segue passo passo l’evoluzione. “La caccia a TikTok negli Usa e’ un tipico esempio di estorsione di governo. Ci opponiamo al bullismo economico degli Stati Uniti”, tuona il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin. A complicare ulteriormente la partita e’ il passo indietro dell’ambasciatore americano in Cina, Terry Branstad, che ha rassegnato le sue dimissioni. I motivi dell’addio non sono chiari: Branstad in ottobre tornera’ negli Stati Uniti, nel suo Iowa dove e’ stato a lungo governatore. Lasciando l’ambasciatore afferma: “Stiamo riequilibrando il rapporto Usa-Cina in modo che sia equo e reciproco e possa alimentare una crescita positiva in entrambi i Paesi”. Un riequilibrio che, comunque, agli occhi di molti esperti, sembra ancora lontano.

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Governo apre a sindacati su blocco licenziamenti

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Non basta la proroga della cassa integrazione Covid per altre sei settimane ed il blocco dei licenziamenti fino al prossimo 31 gennaio. Cgil, Cisl e Uil incontrano il premier Giuseppe Conte e, all’indomani dell’ok al decreto Ristori, insistono perche’ le misure vengano ulteriormente prolungate e vadano di pari passo, almeno fino a marzo. Lo spazio puo’ essere quello della legge di Bilancio. Il braccio di ferro continua. Ma poi il governo, durante il confronto andato avanti per quasi cinque ore, apre sulla possibilita’ di prolungare il blocco (magari per i settori “piu’ deboli”, maggiormente penalizzati dalla crisi). Prima, pero’, e’ necessario un confronto con le associazioni imprenditoriali, atteso gia’ nelle prossime ore. Intanto, il confronto con i sindacati viene aggiornato a venerdi’ pomeriggio. Serve dare “un messaggio positivo”, “un segnale di rassicurazione” ai lavoratori in questa fase di emergenza sanitaria ma anche economica e sociale, sostengono i segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri. Una direzione che non piace affatto a Confindustria: “Il governo ha deciso il blocco dei licenziamenti senza coinvolgerci. Vedo un governo che non ascolta e prende decisioni unilaterali”, attacca il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. “Il Governo ha confermato le 18 settimane di cassa Covid e la disponibilita’ a prevedere un prolungamento del blocco dei licenziamenti anche dopo la scadenza del 31 gennaio. La proposta del sindacato e’ di prolungare il blocco fino alla scadenza delle 18 settimane di cassa Covid. Il Governo – affermano Cgil, Cisl e Uil – si e’ riservato di fare una verifica nelle prossime ore ascoltando le associazioni imprenditoriali”. Sulle prossime sei settimane di cig Covid previste dal dl Ristori, che potranno essere utilizzate dal 16 novembre al 31 gennaio 2021, il governo ha destinato oltre 2 miliardi di euro, sottolinea Gualtieri, rimarcando che gli indennizzi saranno veloci: “Abbiamo cercato di avere la massima rapidita’, non sara’ necessario fare domanda e dovremmo farcela entro il 15 novembre, forse anche qualche giorno prima”. Sull’altro capitolo centrale, quello dell’utilizzo delle risorse del Recovery fund, Conte intanto assicura che ci sara’ un tavolo ad hoc: “Faremo un incontro specifico con i sindacati sul Next Generation Ue, assieme naturalmente al ministro Amendola, con le indicazioni progettuali a cui stiamo lavorando, fermo restando le linee guida e gli obiettivi gia’ approvati dal Parlamento”, afferma il presidente del Consiglio, spiegando che “non abbiamo varato il piano dei progetti, siamo ancora in una sua fase di elaborazione e definizione. C’e’ ancora tempo e avremo la possibilita’ di ricevere i vostri suggerimenti”. Durante il confronto in videoconferenza anche con i ministri del Lavoro, dell’Economia e dello Sviluppo economico, Nunzia Catalfo, Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, l’accento e’ tornato sulla questione della “protezione” ai lavoratori. Vanno previste almeno 18 settimane di cassa integrazione con il “contestuale” bocco dei licenziamenti, per arrivare a dare una copertura ai lavoratori fino alla fine dell’inverno, ovvero fino al 21 marzo, dice Landini: “Serve dare un messaggio positivo” di fronte al “rischio di emergenza sociale”. In un momento “complicato come questo non trovare un’intesa sul blocco dei licenziamenti sarebbe nefasto per il destino del Paese. Diventerebbe socialmente ingestibile, soprattutto per quello che puo’ accadere nelle piccole imprese”, insiste Furlan. A ribadire la posizione del sindacato anche Bombardieri: “se c’e’ cassa integrazione a disposizione, le aziende non possono licenziare. Altrimenti viene ulteriormente meno la tranquillita’ delle lavoratrici e dei lavoratori”. Contrario all’ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti che “non puo’ andare avanti all’infinito”, il presidente di Confindustria. “Dobbiamo pensare a sostenere le persone che perdono il lavoro”, insiste Bonomi guardando alle politiche attive. “Se le imprese non fanno ricorso alla cassa integrazione Covid o fanno ricorso solo alla cassa integrazione ordinaria, che paghiamo noi, non mi puoi mettere il blocco dei licenziamenti”, afferma.

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Whirlpool, Conte conferma i licenziamenti: ma stipendi pagati fino al 31 dicembre

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“Lo scorso 22 ottobre” Whirpool “ha evidenziato di aver subito un drastico crollo nella domanda globale per il modello di lavatrici di alta gamma prodotto nel sito di Napoli. Pur ritenendo l’Italia un Paese strategico, dove prevede di investire 250 milioni di euro entro il 2021, Whirlpool ha confermato il 31 ottobre come data di cessazione della produzione a Napoli”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al question time alla Camera. “Nel confermare tale decisione – ha aggiunto – la multinazionale ha affermato che avrebbe comunque garantito la retribuzione dei lavoratori fino al 31 dicembre 2020 e che solo dopo tale data avrebbe avviato le procedure di licenziamento”.

Whirlpool chiude il 31 ottobre, gli operai bloccano raccordo autostradale di Napoli

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Whirlpool chiude il 31 ottobre, gli operai bloccano raccordo autostradale di Napoli

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I lavoratori della Whirlpool di Napoli hanno bloccato il raccordo autostradale all’altezza dello stabilimento di via Argine. La protesta rientra nelle iniziative di lotta contro la chiusura dello stabilimento prevista per sabato prossimo, 31 ottobre. Oggi i lavoratori stanno effettuando otto ore di sciopero proclamate dalle organizzazioni sindacali di categoria per sollecitare il governo ad un intervento deciso sulla multinazionale per scongiurare la cessazione delle attivita’ produttive.

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